Scaldabagno Elettrico: Schema Idraulico, Funzionamento e Installazione
Lo scaldabagno elettrico è un dispositivo ampiamente utilizzato per la produzione di acqua calda sanitaria (A.C.S.). In questo articolo, esploreremo il suo schema idraulico, il funzionamento, l'installazione e l'integrazione con l'impianto idraulico domestico, fornendo tutte le informazioni necessarie per una scelta consapevole e un utilizzo efficiente.
Cos'è uno Scaldabagno Elettrico?
Lo scaldabagno elettrico è costituito da un involucro metallico, solitamente di forma cilindrica, disponibile in diverse dimensioni standard come 10, 15, 50 e 80 litri. Nella parte inferiore si trovano gli elementi attivi dell'elettrodomestico.
Componenti Principali dello Scaldabagno Elettrico
- Resistenza: Elemento in rame a serpentina che riscalda l'acqua. L'energia elettrica, transitando al suo interno, scalda il rame, che a sua volta cede calore all'acqua. La resistenza è isolata ceramicamente per evitare cortocircuiti.
- Termostato: Dispositivo che interrompe automaticamente l'alimentazione quando l'acqua raggiunge la temperatura impostata, e la riattiva quando la temperatura scende. Funziona tramite una lamella bimetallica che si curva con le variazioni di temperatura, aprendo o chiudendo il circuito.
- Flessibili: Tubi flessibili che collegano lo scaldabagno all'impianto idraulico a parete.
Come Funziona uno Scaldabagno Elettrico?
A differenza di uno scaldabagno a gas, lo scaldabagno elettrico funziona senza gas, tramite un semplice allacciamento alla presa di corrente. L'acqua fredda entra (solitamente da destra) e, una volta riscaldata, esce (solitamente da sinistra). È fondamentale non collegare mai la corrente se lo scaldabagno non è pieno d'acqua. Una spia luminosa indica quando la resistenza è in funzione. Se la resistenza fatica a scaldare l'acqua o se la spia non sale, potrebbe esserci un eccessivo accumulo di calcare.
Schema dell'Impianto Idraulico
L'impianto idraulico ad uso civile si suddivide in:
- Adduzione e distribuzione dell'acqua (fredda e calda).
- Scarico delle acque nere.
La parte dell'impianto che conduce l'acqua ai diversi accessori è detta impianto di distribuzione. Le tubazioni possono essere in rame, rivestito in materiale plastico, o in PVC. Per l’impianto di distribuzione dell’acqua è preferibile la cosiddetta distribuzione a collettore, in cui ogni punto di erogazione è servito singolarmente da un unico tubo, senza giunzioni, che parte da un collettore centrale di distribuzione ed arriva alle singole utenze.
L'impianto di scarico può essere a doppio tubo (acque nere e bianche separate) o a tubo singolo. È sempre consigliabile un impianto a doppio tubo per una maggiore igiene.
Impianto di adduzione e distribuzione
L’impiego efficace dell’acqua all’interno di un edificio richiede un impianto di adduzione e distribuzione ben progettato e funzionale. Questo sistema è responsabile del trasporto dell’acqua potabile dalle fonti di approvvigionamento (serbatoi o reti pubbliche) verso i punti di utilizzo all’interno della struttura.
In genere, l’impianto inizia con un contatore, un dispositivo di chiusura (saracinesca, rubinetto di arresto) e un filtro per garantire la qualità dell’acqua in ingresso, seguito da una pompa o da un sistema di pressurizzazione che assicura il flusso costante e adeguato. Il percorso dell’acqua comprende tubazioni principali e diramazioni che portano ai vari punti di prelievo, come rubinetti, docce e apparecchi sanitari.
È essenziale che queste tubazioni siano dimensionate correttamente per evitare perdite di pressione e garantire un flusso sufficiente in ogni punto della rete. Per servire i vari punti di erogazione dell’acqua in un edificio, occorrono colonne verticali di maggiore sezione e reti di distribuzioni orizzontali ai vari piani.
Le tubazioni di distribuzione possono essere in rame, rivestito in materiale plastico, o in PVC. Le colonne montanti devono, invece, avere una sezione via via decrescente verso l’alto e possono essere in acciaio zincato, polietilene ad alta densità (PEAD), in rame o in PVC.
Per l’impianto di distribuzione dell’acqua è preferibile la cosiddetta distribuzione a collettore, in cui ogni punto di erogazione è servito singolarmente da un unico tubo, senza giunzioni, che parte da un collettore centrale di distribuzione ed arriva alle singole utenze. In questo modo la chiusura di una singola utenza non pregiudica il funzionamento delle altre e si evitano giunture che sono spesso causa di perdite. I collettori devono essere posizionati in una cassetta incassata dedicata, posta in un punto facilmente accessibile per eventuali operazioni di manutenzione. La stessa cassetta ospita un collettore per l’acqua calda ed uno per l’acqua fredda.
Impianto di scarico
Questo sistema è progettato per convogliare le acque reflue provenienti da lavandini, docce, wc e altri apparecchi sanitari verso la rete fognaria o il sistema di trattamento delle acque reflue. Le tubazioni di scarico devono essere dimensionate correttamente per evitare intasamenti e garantire un flusso adeguato.
Spesso, le tubazioni di scarico sono realizzate in PVC o polipropilene, materiali che offrono resistenza alla corrosione e alla formazione di incrostazioni. È essenziale che l’angolazione delle tubazioni sia accuratamente calcolata per consentire il corretto deflusso delle acque reflue gravitazionalmente. Inoltre, l’installazione di dispositivi come sifoni e ventose previene l’ingresso di odori sgradevoli negli ambienti interni e contribuisce a mantenere il sistema igienico e funzionale nel tempo.
Gli impianti di scarico possono essere di due tipi: a doppio tubo, cioè realizzati con due tubi distinti per lo scarico, per smaltire separate le acque nere e quelle bianche; tubo singolo nel quale confluiscono indistintamente le acque nere e quelle bianche. Qualora fosse possibile, è sempre consigliabile avere un impianto di scarico a doppio tubo perché offre il vantaggio di una maggiore igienicità. Optando per questa soluzione, infatti, si evita che il riflusso e il cattivo odore delle acque nere, risalgano attraverso gli scarichi di lavandini, docce, vasche, ecc.
Ad ogni modo, per evitare il fenomeno del riflusso, esistono dei componenti di collegamento tra le singole apparecchiature igieniche e le condutture di scarico, costituite da un tubo ricurvo (in metallo, plastica o PVC) detto sifone.
Il sifone può avere una forma ricurva a “pera”, a“ U”, oppure a “S”, che ospita sempre una piccola quantità d’acqua in grado di impedire il ritorno e l’uscita degli odori sgradevoli. Proprio a causa della sua forma ricurva, il sifone tuttavia rallenta il deflusso delle acque di scarico, favorendo talvolta il deposito delle sostanze in sospensione con conseguente ostruzione della condotta. Per questo, i sifoni devono essere sempre ispezionabili e pulibili, in modo da poter asportare le sostanze che causano l’intasamento.
L’impianto di scarico è costituito da:
- tubazioni orizzontali con leggera pendenza (superiore all’ 1%) che collegano i singoli apparecchi di servizio ad una cassetta di ispezione;
- tubazione orizzontale, con pendenza superiore all’1%, che collega la cassetta di ispezione alla braga situata sotto al WC;
- colonna di scarico (o fecale) che si sviluppa verticalmente, destinata a ricevere le acque nere e a convogliarle nell’impianto fognario pubblico, previa il passaggio in un pozzetto d’ispezione;
- sfiato di ventilazione, collocato generalmente sulla copertura del fabbricato.
Apparecchiature Igieniche dell'Impianto Idraulico
Le apparecchiature che compongono l’impianto idraulico solitamente includono:
- Lavello cucina: Montato tra gli 80 e gli 85 cm dal pavimento, con tubazioni da 1/2 pollice e scarico da 40 mm.
- Lavatrice e lavastoviglie: Richiedono una presa d'acqua fredda e uno scarico a 80 cm dal pavimento.
- Lavabo bagno: Posizionato a circa 80 cm dal pavimento, con rubinetto monocomando e scarico da 40 mm.
- Vasca e doccia: Richiedono erogatori d'acqua da 1/2 pollice e scarichi da 40 mm.
- Bidet: Con miscelatore monocomando e scarico da 40 mm.
- Vaso: Con scarico a pavimento o a parete e cassetta di scarico da 10 litri.
Installazione dello Scaldabagno Elettrico: Passo dopo Passo
Installare uno scaldabagno elettrico può essere più semplice di quanto si immagini. Ecco i passaggi fondamentali:
- Chiudere la chiave dell'acqua.
- Fissare la staffa al muro.
- Fissare lo scaldino alla staffa.
- Scegliere i flessibili adatti e applicare il nastro teflon.
- Avvitare i flessibili allo scaldino, aggiungendo una valvola di non ritorno per l'acqua fredda.
- Mettere lo scaldino in corrente e impostare la temperatura desiderata.
Attenzione: Installare lo scaldabagno elettrico al posto di quello a gas, per la parete di installazione comporta maggior peso da sopportare.
Scaldabagno Elettrico vs. Scaldabagno a Pompa di Calore
Il boiler a pompa di calore richiede meno energia elettrica rispetto a un boiler elettrico tradizionale. Uno scaldabagno a pompa di calore usa, su un totale di 100, solo il 30% dalla rete elettrica, risultando più conveniente sia di uno scaldabagno a gas sia di un tradizionale boiler elettrico.
Per il riscaldamento dell’acqua, i boiler in pompa di calore non utilizzano il gas ma il calore proveniente dall’aria, quindi non vi è alcuna combustione. Per scegliere lo scaldabagno a pompa di calore ideale, è fondamentale valutare il fabbisogno di A.C.S. e le caratteristiche dell'edificio.
Come Risparmiare sulla Bolletta con lo Scaldabagno Elettrico
Lo scaldabagno elettrico non è altro che un serbatoio di acqua calda coibentato, l'acqua nel serbatoio viene riscaldata tramite una resistenza elettrica fino a quando la temperatura raggiunta dell'acqua non raggiunge una certa temperatura impostata tramite il termometro (al massimo intorno ai 100 gradi), il suo principio di funzionamento consente di ottenere un buon rendimento sfruttando la maggior parte dell'energia prodotta dalla resistenza elettrica, tuttavia i costi dell'energia elettrica per far funzionare lo scaldabagno sono elevati.
Possiamo affermare, come da libretto, che i nuovi scaldabagni ad accumulo da 50 litri (dalla classe C in su) hanno lo stesso potere di distribuzione di acqua sanitaria del vecchio cilindrico 80 litri. ATTENZIONE: il numero delle docce diminuisce man mano che aumenta il calcare nella serpentina.
Tabella Comparativa: Scaldabagno Elettrico vs. Pompa di Calore
| Caratteristica | Scaldabagno Elettrico | Scaldabagno a Pompa di Calore |
|---|---|---|
| Consumo Energetico | Alto | Basso |
| Fonte di Energia | Elettricità | Elettricità e Calore dell'Aria |
| Costo Operativo | Alto | Basso |
| Installazione | Semplice | Più Complessa |
Data la sua semplice composizione non occorre nessun impianto del gas. L'acqua fredda entra da dx ed esce da sx (attacchi sotto il boiler) già riscaldata. Attenzione: mai collegare la corrente se prima il boiler non è pieno!!! Quando la lancetta non sale o riesce a salire meno la resistenza fatica a scaldare bene tutta l'acqua oppure c'è troppo calcare che impedisce la restituzione del corretto valore. Infatti, sulla scocca del boiler, troviamo una luce rossa che, quando è accesa, indica il funzionamento e quindi la corrente attiva sulla resistenza.
I moderni scaldabagni ad accumulo da 50 litri, quelli di classe energetica superiore alla "C", permettono fino a 4 docce, l'equivalente di 45 minuti di acqua calda (come il classico tradizionale 80 litri tubolare). Chiedi ad un idraulico se il tuo caso è previsto dalla normativa.
In sintesi, la scelta e l'installazione di uno scaldabagno elettrico richiedono una comprensione del suo funzionamento, dei componenti e dell'integrazione con l'impianto idraulico esistente.
