Impianto Idraulico ad Anello: Funzionamento, Vantaggi e Svantaggi

L’impianto idraulico ad anello rappresenta il modello più utilizzato per la distribuzione di acqua sanitaria, considerando gli innumerevoli vantaggi che comporta se confrontato con il sistema tradizionale con raccordo a T.

Funzionamento dell'Impianto Idraulico ad Anello

Sfruttando degli attacchi doppi si collega la tubazione con un preciso punto di prelievo. Si configura in questo modo un unico impianto, che prevede il collegamento di ogni utenza coinvolta. Dopo il raggiungimento dell’ultima utenza, la tubazione viene nuovamente collegata alla colonna principale. Inoltre, anche nel caso di un solo servizio, il ricambio d’acqua è sempre garantito.

La strategia di regolazione degli impianti idraulici può variare a seconda di svariati fattori. Molto diffusa è la semplice regolazione scorrevole del setpoint, che si basa sulla temperatura esterna. Implementando un semplice circuito idraulico si ottiene una decisa flessibilità di controllo per quanto concerne le temperature dell’anello. Al tempo stesso anche un ottimo funzionamento della pompa di calore. Elementi che accrescono il livello di affidabilità dell’intero impianto.

Sfruttando una valvola a tre vie si può controllare la temperatura dell’anello, grazie all’ausilio di una sonda. Si potranno così gestire due circuiti a diverse temperature. Al fine di favorire il flusso dell’acqua sono stati sviluppati degli appositi terminali doppi, con staffe. Un terminale che presenti uscite dal basso favorirà la circolazione a pavimento.

Vantaggi dell'Impianto Idraulico ad Anello

Uno dei principali vantaggi di un impianto idrico ad anello consiste nella riduzione dei tempi di stagnazione dell’acqua al suo interno. Un impianto ideale contro la stagnazione dell’acqua ma perché è necessario combattere tale processo? Presto detto, per la proliferazione del batterio della legionella.

Salubrità

La struttura ad anello rappresenta, come detto, un ottimo metodo per contrastare il batterio della legionella. Questo colpisce l’apparato respiratorio e può diffondersi attraverso sistemi idrici artificiali, dalle reti di distribuzione dell’acqua portabile fino agli impianti idraulici, come i sistemi di climatizzazione e umidificazione di edifici privati.

Le acque stagnanti sono il luogo ideale per la proliferazione del batterio, con una temperatura tra i 5.7° e i 55° C. Qualora la temperatura dovesse essere tra i 32° e i 45° C, lo sviluppo risulta massimo. Per questa ragione risulta necessaria l’installazione di un impianto idrico ad anello, con una temperatura all’interno dei sistemi di distribuzione al di sotto dei 25° C per l’acqua fredda e al di sopra dei 60° C per quella calda.

Pressione e temperatura uniforme

Altro vantaggio è dato dalla distribuzione uniforme di pressione e temperatura. L’utente potrà ottenere una riduzione delle perdite di carico fino a un massimo del 50%. Non risulta necessario inoltre che l’utenza sia vicina alla colonna principale. L’impianto è infatti in grado di servire anche chi è posizionato a una notevole distanza. A parità di sezione del tubo è inoltre possibile collegare un numero nettamente maggiore di punti di prelievo. Questa tipologia di installazione risulta utile anche in caso di disinfezione dell’impianto, potendo eseguire un trattamento in tutte le sezioni.

Scelta dei Materiali e Raccordi

Quando si tratta di installazioni idrotermosanitarie, esistono moltissime possibilità di scelta: si può optare tra moltissimi marchi, ma quello che poi contraddistingue la tecnica dell’impianto è il risultato a livello di operatività e di vantaggi energetici.

Tubi Multistrato

I tubi multistrato di Aquatechnik sono formati da diversi strati solidali tra loro: lo strato centrale di alluminio permette alle tubazioni di mantenere la sua forma quando viene piegata e funge da barriera all’ossigeno. Lo strato interno in PE-X garantisce resistenza, consente al tubo di soddisfare i requisiti più severi per la potabilità e garantisce la conservazione delle caratteristiche organolettiche dell’acqua. Lo strato esterno, in PE-X nel caso di multi-calor e in PE-HD nel caso di multi-eco, garantisce maggiore resistenza alla corrosione, rispetto alle loro controparti metalliche.

I principali punti di forza del multistrato sono la leggerezza, la flessibilità e la resistenza alla corrosione. Il peso contenuto rispetto alle tubazioni metalliche consente un trasporto facile in cantiere, mentre la flessibilità rappresenta un vantaggio importante durante l’installazione, poiché consente di mantenere la modellazione del tubo e ridurre il numero di raccordi necessari. La vera differenza è la resistenza alla corrosione, che consente l’applicazione del tubo multistrato Aquatechnik nei settori più svariati, anche di tipo industriale, garantendo una durata delle tubazioni più elevata rispetto a quelle in metallo. Multi-calor, per esempio, ha una durabilità di almeno 50 anni con l’impiego di pressioni di 10 bar e temperature in esercizio continuo di 70°C.

Raccordi per Tubi Multistrato

La scelta della tubazione più idonea a un impianto va di pari passo alla scelta dei raccordi. Tra i diversi fattori da considerare, bisogna valutare la compatibilità dei materiali con la finalità dell’impianto e le condizioni di temperatura e pressione. Per le tubazioni multistrato la giunzione tubo-raccordo non deve presentare criticità e deve raggiungere livelli inconfutabili di sicurezza: per questo è utile conoscere le tipologie di raccordo per tubi multistrato al fine di operare le giuste valutazioni.

Nel mercato sono disponibili i raccordi a pressare, a stringere e a passaggio totale.

Raccordi a Pressare

I raccordi a pressare sono una soluzione ad alte prestazioni per la giunzione tra tubi. Fin dalla loro nascita, alla fine degli anni ’50, la loro popolarità è stata fondamentale per il successo di molti progetti. Poiché non è necessario effettuare saldature e utilizzare pertanto calore, è un metodo di giunzione molto pulito e veloce, che avviene per compressione. Il collegamento si ottiene inserendo il raccordo nel tubo dopo operazione di calibratura dello stesso.

Tubi e raccordi vengono uniti per mezzo di macchine pressatrici elettromeccaniche. La pressatura, comprimendo e deformando la bussola, ancora il raccordo sul tubo in modo permanente, realizzando la tenuta meccanica, mentre la guarnizione O-Ring garantisce la tenuta idraulica.

Vantaggi dei raccordi a pressare:

  • Risparmio di tempo e denaro.
  • Tenuta e resistenza ad urti e impatti violenti.
  • Flessibilità anche in caso di riparazioni.

universal, un raccordo a pressare interamente in materiale polimerico con protezione o-ring, disponibile dal diametro 16 a 32 mm, escluso il 18 mm. Indispensabile quando la richiesta di progetto vieta il contatto del liquido veicolato con parti metalliche.

Raccordi a Stringere

Inizialmente classificato come una soluzione domestica leggera, oggi la soluzione a stringere viene invece utilizzata in un’ampia gamma di progetti. Questi raccordi hanno dimostrato di fornire connessioni affidabili, ma le normative vigenti non ne consentono l’installazione sotto muratura.

I raccordi a stringere funzionano con tre elementi principali: una parte che afferra saldamente il tubo, uno o più O-ring che creano una tenuta stagna e un meccanismo di bloccaggio che tiene tutto insieme. Come per la raccorderia a pressare, condividono rapidità di installazione senza l’utilizzo di fiamme.

Vantaggi dei raccordi a stringere:

  • Riduzione tempi di installazione.
  • Ridotta attrezzatura.
  • Facilmente smontabile.
  • Perfetti per lavorazioni in spazi ristretti.

Raccordi a Passaggio Totale

Nelle raccorderie tradizionali per tubi multistrato (a pressare, a stringere), la parte che si innesta nei tubi presenta restringimenti che influiscono in modo rilevante sulle portate di fluido con conseguenti perdite di carico. Questo favorisce la formazione di depositi con importanti effetti sulle condizioni di funzionamento dell’impianto.

La conseguenza diretta è il maggior regime necessario alla pompa per funzionare e, quindi, l’incremento del consumo energetico. Il raccordo viene ancorato al tubo attraverso una calotta dotata di un sistema antisvitamento per garantire il fissaggio. Il recupero del raccordo è comunque semplice e veloce. Un ulteriore vantaggio risiede nella riduzione dei tempi di lavorazione. A differenza dei metodi tradizionali, il sistema safety non richiede la svasatura del tubo.

Aquatechnik propone dunque una soluzione a passaggio totale con vantaggi nettamente superiori ai sistemi tradizionali soprattutto in termini di efficienza energetica. La nostra raccorderia propone inoltre un’ampia gamma di articoli e pezzi speciali fino a 90 mm, che consentono di ridurre gli ingombri ed economizzare ulteriormente il costo di installazione grazie alla riduzione del materiale necessario.

Impianto Idrico in Condominio

La Riforma del Condominio con la legge 11 dicembre 2012 n. 220/2012 ha ridefinito la nozione di “parti comuni” dell’edificio, includendo in modo più esplicito gli impianti idrici e fognari.

Nel testo novellato, infine, vengono definiti in modo diverso e in maniera decisamente di più respiro, rispetto al testo precedente, gli impianti che ricadono tra le parti comuni. è l’insieme delle tubature generalmente di acciaio zincato, predisposte per distribuire l’acqua alle singole utenze. Anche l’impianto idrico è di proprietà comune per le parti comprese tra il misuratore dell’Azienda erogatrice e la diramazione nelle singole proprietà esclusive (art. n. 1117 del c.c.).

Generalmente si compone di una conduttura ad anello, posta al piano più basso dell’edificio, che funge da collettore da cui si dipartono le colonne montanti che, salendo verticalmente, vanno a servire le varie unità immobiliari poste ai piani soprastanti. Alla sommità di ciascuna colonna montante è posta una valvola “Jolly” per il richiamo dell’aria nel caso di mancanza di flusso idrico. L’impianto può essere dotato di autoclave al fine di garantire l’affluenza dell’acqua ai piani più alti nel caso di ridotta pressione da parte dell’ente erogatore o a causa della particolare posizione dell’edificio servito. Anche questo impianto rientra nelle proprietà comuni.

Alla parte di impianto che è comune deve provvedere (e ne ha la relativa responsabilità) il condominio; alla parte di impianto di proprietà’ esclusiva debbono provvedere i singoli condomini, i quali non possono quindi pretendere che l’amministratore mandi a riparare i loro rubinetti o guasti e perdite di ogni genere che non derivino dai tubi montanti comuni.

Oneri di Conservazione, Riparazione e Manutenzione dell’Impianto

Il condominio è tenuto a mantenere in efficienza l’impianto idrico comune, trattandosi di un servizio essenziale e irrinunciabile, ed ogni indispensabile riparazione di esso ha quel carattere di urgenza che legittima l’amministratore a provvedere anche senza la preventiva approvazione della spesa da parte dell’assemblea (ultimo comma art. n. 1135 del c.c.). Gli oneri derivanti dalla conservazione, riparazione e manutenzione dell’impianto vengono normalmente ripartiti tra i condomini in ragione delle quote millesimali di ciascuno, se tutte le proprietà’ esclusive usufruiscano del servizio, altrimenti parteciperanno proporzionalmente alla spesa solo i condomini serviti. Ciò’ salvo diverse disposizioni del regolamento di condominio.

Installazione del Servizio nelle Proprietà Esclusive Sprovviste

A norma dell’art. n. 1102 del C.C. ciascun condomino ha diritto, in ogni tempo, ad allacciarsi all’impianto comune dell’acqua, se la sua proprietà’ esclusiva non e’ servita, o anche di creare nuovi allacciamenti. Ogni spesa di allacciamento è a suo carico e le opere debbono essere fatte in modo da non danneggiare l’impianto e le parti comuni. L’allacciamento comporta, ovviamente, l’onere del condomino che lo ha effettuato di partecipare alle spese di manutenzione, esercizio e conservazione dell’impianto nonché di pagare la sua quota di consumo, secondo i criteri in uso nell’edificio di cui si tratta.

Ripartizione delle Spese

All’interno dell’edificio il consumo dell’acqua potabile varia da condomino a condomino, a seconda dell’ampiezza della proprietà esclusiva, del numero di abitanti e della destinazione.

Ripartizione delle spese secondo le quote millesimali

Va quindi ritenuta illegittima una delibera assembleare che approvi il criterio di ripartizione delle spese di acqua potabile in base alla tabella millesimale e ciò indipendentemente dalla circostanza che le proprietà’ esclusive siano o non siano munite di contatore, perché’ la ripartizione delle spese per l’acqua potabile deve avvenire in base ai consumi e non per millesimi (Appello di Roma, sentenza n. 2116 del 2.5.1959), o, comunque, in base all’uso potenziale che ciascun utente può fare ( Cassazione, sentenza n. 1253 del 14.2.1985). E’ criticabile, quindi, l’operato di quell’amministratore che, in mancanza di norme del regolamento o di espressa delibera assembleare, ripartisca la spesa secondo le quote millesimali.

Ripartizione delle spese secondo il numero degli abitanti

Il metodo di ripartizione che è preferibile adottare quando non esistano ne’ contatori nelle proprietà esclusive, ne’ una norma di regolamento, dovrebbe essere quello per numero di abitanti. Tale criterio è certamente il più adatto per stabilire dei consumi presuntivi abbastanza attendibili, anche se la sua pratica applicazione presenta alcune difficoltà, specie se il condominio comprende anche locali ad uso diverso dall’abitazione. Per quanto riguarda gli appartamenti, il numero degli abitanti va determinato indipendentemente dall’età di essi, essendo nozione comune che i bambini provocano un consumo di acqua almeno pari a quello degli adulti.

Esistenza di contatori in tutte le proprietà esclusive

L’esistenza di contatori del consumo di acqua potabile in ciascuna proprietà esclusiva offre la possibilità di ripartire esattamente la spesa, in base alla lettura dei contatori, e, quindi, una corretta applicazione dei criteri che ispirano i commi 2* e 3* dell’art. 1123 del c.c. Sia che il regolamento di condominio disponga che la ripartizione deve essere fatta in base alla predetta lettura, sia che non disponga nulla, la ripartizione dovrà certamente farsi in base alle letture dei contatori.

Installazione Autoclave

Le questioni condominiali sulla installazione dell’autoclave, necessaria per ovviare alle deficienze di erogazione dell’acqua potabile nei piani alti, sono in genere caratterizzate dalla resistenza, rispetto alla spesa, da parte dei condomini dei piani bassi, che non risentono dell’inconveniente e, al contrario, dalla pretesa dei condomini dei piani alti che la spesa vada ripartita fra tutti e non sia posta solo a carico di essi.

I condomini che vogliono impedire l’installazione sostengono spesso che si tratti di una innovazione: la tesi e’ infondata. L’autoclave non muta ne’ la consistenza ne’ la destinazione dell’impianto idrico esistente, bensì’ lo modifica. La spesa va ripartita fra tutti i condomini secondo le rispettive quote millesimali, a nulla rilevando la diversa utilità’ dell’opera. L’installazione dell’autoclave è infatti riferibile ad un servizio essenziale (in quanto compensa la carente erogazione dell’acqua ai piani più alti dell’edificio) e non può quindi esimere alcun condomino dal pagamento della relativa spesa anche se in effetti alcuni condomini non se ne avvantaggiano (Appello di Roma, sentenza n. 878 del 30.1.1962, Cassazione n. 7172 del 29.11.1963).

Sicurezza dell’Impianto

Gli impianti idrosanitari nonché quelli di trasporto, trattamento, uso e consumo di acqua all’interno degli edifici condominiali sono soggetti, a partire dal punto di consegna dell’acqua fornita dall’ente distributore, alla legge 5 marzo 1990, n. 46 in tema di sicurezza degli impianti.

Impianto di Condizionamento

Per impianto di condizionamento si intendono quegli impianti in grado di tenere sotto controllo tutti i parametri da cui dipende il benessere ambientale, con particolare riferimento, quindi, non solo alla temperatura e all’umidità dell’aria, ma anche alla purezza di quest’ultima.

Tipi di impianti di condizionamento

Gli impianti di condizionamento dell’aria possono essere di due tipi:

  • Centralizzati
  • Singoli

Vantaggi e svantaggi degli impianti centralizzati

I principali vantaggi di questo tipo di impianti possono essere sintetizzati come segue:

  • Buone possibilità di controllo delle condizioni ambientali;
  • Completa assenza di tubazioni, cavi elettrici, filtri ed altro negli spazi condizionati;
  • Possibilità di localizzare i principali componenti di impianto in un’unica centrale di trattamento dell’aria;
  • Facilità di ricorrere ai ricuperatori di calore tra aria esterna ed aria di espulsione.

Per contro presentano alcuni non secondari svantaggi:

  • Scarsa efficienza energetica, in particolare per le soluzioni impiantistica che fanno abbondante uso del post-riscaldamento;
  • Ingombro e costo dei canali d’aria;
  • Necessità di accurati bilanciamenti della rete di canali.

Gli impianti di climatizzazione azionati da un fluido liquido, aeriforme, gassoso e di qualsiasi natura o specie sono soggetti alle norme della L. 5 marzo 1990 n. 46, in tema di sicurezza degli impianti. Pertanto, per l’installazione, la trasformazione così come per l’ampliamento di tali impianti, il proprietario o l’amministratore di condomino dovrà rivolgersi solo ad imprese o ditte abilitate ai sensi di legge e ottenere, preventivamente all’inizio dei lavori, l’obbligatoria redazione di un progetto . Viceversa, sono esclusi dalla presentazione di detto progetto i lavori concernenti la manutenzione ordinaria di tali impianti.

Tutti i condizionatori sono dotati di un termostato che consente di scegliere la temperatura preferita che permette di programmare una o più accensioni e relativi spegnimenti, nel corso della giornata. Oltre alla funzione di raffreddamento, gli impianti di condizionamento possono riscaldare l’aria e , soprattutto, possono deumidificarla. Anche se la deumidificazione di una corrente d’aria può avvenire per via chimica, impiegando sostanze assorbenti, il processo di gran lungo più diffuso nel condizionamento dell’aria è quello che utilizza la condensazione del vapore acqueo su di una superficie fredda, anche perché spesso nelle applicazioni pratiche vi è proprio la necessità di abbinare il raffreddamento alla deumidificazione.

L’installazione di condizionatori d’aria è una tendenza piuttosto recente pertanto, i costi energetici e la difficoltà di differenziare i consumi di ciascun appartamento sconsigliano di adottare impianti centralizzati. Comunque, laddove esistano impianti di aria condizionata condominiale si applicano gli stessi principi e le stesse disposizioni di legge che valgono per l’impianto di riscaldamento centralizzato, con la sola differenza che il criterio più corretto per ripartire i consumi dovrebbe essere quello della cubatura.

Impianti individuali

Gli impianti individuali, che sono certamente i più frequenti e si stanno diffondendo sempre più rapidamente, possono essere di due specie:

  • Fissi (da parete, da pavimento o da soffitto);
  • Trasportabili: compatti (un unico pezzo), split (due unità di cui una, rumorosa, va posta all’esterno).

Nel caso siamo in presenza di più ambienti da condizionare, è chiaro che deve essere preferita la soluzione dell’impianto fisso. Nel caso si volesse utilizzare l’impianto di condizionamento anche come impianto di riscaldamento, si consigliano i modelli split con pompa di calore che hanno consumi nettamente inferiori rispetto ai modelli che riscaldano con resistenza elettrica.

Il sistema di condizionamento deve essere progettato in funzione all’ambiente che dovrà essere condizionato: infatti, un condizionatore con elevata potenza non riuscirà a deumidificare l’aria. Viceversa, quello poco potente funzionerà sempre al massimo delle sue possibilità rischiando un cattivo funzionamento e, cosa ancora più preoccupante, gravi sprechi energetici.

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