Terremoto a Bagno di Romagna: Storia e Sismicità
Un secolo è ormai passato dal forte terremoto che colpì decine di paesi della Romagna appenninica. Ricordare un terremoto distruttivo è quasi come ricordare una guerra perduta, e dovrebbe servire a riflettere per come vincere questo “nemico”, come difendercene in modo efficace. Quella dei terremoti distruttivi è una storia assai lunga, ancora in corso, ma ancora poco nota al di fuori degli addetti ai lavori. I risultati di questi studi servono per valutare la pericolosità sismica e il rischio, conoscendo l’attuale stato di vulnerabilità nei vari paesi.
Il Terremoto del 1918
Il terremoto del 10 novembre 1918 (Mw 5.9) è uno dei quattro picchi di attività di una lunga e intensa crisi sismica, che coinvolse l’Appennino tosco-emiliano dal 1917 al 1920. Galeata, Santa Sofia, Civitella, San Piero in Bagno, allora centri agricoli e commerciali, e altri paesi del loro circondario subirono gli effetti di tre terremoti in tre anni: nel 1917, la cui area epicentrale è nell’Alta Val Tiberina; nel 1918, appunto nella Romagna toscana (oggi corrispondente alla provincia di Forlì) e nel 1919 nel Mugello (Appennino toscano). Lesioni e crolli travolsero decine di paesi.
Ci furono alcune decine di morti, relativamente pochi rispetto alle rovine, perché la fuga dalle case era avvenuta prima della forte scossa delle ore 16 c. locali. Furono migliaia i senzatetto, e tali rimasero per molto tempo, in un difficile dopoguerra pieno di miseria e di ombre. Appena un mese dopo vi fu l’esondazione del fiume Bidente che aggravò i danni nelle località che sorgevano lungo la vallata. Un mese dopo il terremoto del novembre 1918, in dicembre, esondò il fiume Bidente: un fatto non inusuale dopo un forte terremoto, successo anche con il terremoto del 2012, quando è esondato il Secchia nel modenese - aggiungendo disastro a disastro. Collassarono con il patrimonio edilizio e monumentale anche le economie locali, già provate dalla guerra.
Dettagli e Testimonianze
Il terremoto del 10 novembre 1918 fu avvertito su un’area estesa alle province di Forlì-Cesena, Arezzo, Firenze, e nella vicina regione Marche. I danni maggiori si ebbero a Santa Sofia e a Bagno di Romagna: complessivamente si ebbero 25 morti ed un numero di feriti non conosciuto, oltre a centinaia di case demolite e puntellate. Dalle cronache si legge che le travi, i travetti, i muri, erano stati collocati senza prestare attenzione alle esigenze delle regole costruttive. La gravità degli eventi si sommò al particolare momento storico, a cavallo fra la Grande Guerra e i successivi drammatici anni, con un crescendo di crisi economica e conflittualità sociale. Già nel dicembre del 1918 lungo la valle del fiume Bidente si era accampato oltre un migliaio di profughi senza dimora.
Una testimonianza diretta racconta: “Il mio babbo mi ha raccontato che c’è stato un grosso terremoto qui a Santa Sofia nel 1918, il 10 novembre. Lui era al militare e gli hanno dato una settimana di congedo senza dirgli il motivo: quando è arrivato a Santa Sofia lo ha scoperto: il suo babbo era morto sotto le macerie della sua casa che era venuta giù. La mia nonna si è salvata perché era andata a prendere l’acqua alla fontana. Quel terremoto ha fatto crollare la chiesa mentre dicevano la messa, quindi tante persone sono morte lì e anche alcune bambine. In tutto quel terremoto ha fatto 26 morti”.
Sismicità Recente
Recentemente, dal 2005 a oggi, nella zona di Montefeltro si sono registrati tanti terremoti deboli a volte concentrati in sequenze come quella che è in atto adesso, ma con un minor numero di terremoti, altre volte singoli eventi isolati. Dalla fine di maggio a oggi, nella zona tra Forlì e Cesena ci sono state centinaia terremoti di lieve intensità e picchi massimi intorno a magnitudo 3,7 della scala Richter (il terremoto a L’Aquila del 2009 raggiunse 5,9). L’INGV ha registrato complessivamente 640 terremoti.
Tra il 24 e il 28 maggio e tra il 3 e il 7 giugno si è verificato il maggior numero di terremoti, il 90 per cento, dello sciame. Il più forte è stato di magnitudo 3,7 e si è verificato poco dopo la mezzanotte del 25 maggio. È ovvio che la popolazione si chiede se ci sia motivo di preoccupazione. La risposta non può che essere scientifica e ce la dà l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).
Pericolosità Sismica
Secondo la mappa di pericolosità sismica, l’area di Montefeltro è una zona a pericolosità sismica medio-alta. La mappa non dice quando capiterà un terremoto, ma dice che può accadere in qualunque momento, indipendentemente dal verificarsi o meno di sciami o sequenze. Il livello di pericolosità medio-alta è quello rispetto al quale bisogna essere preparati in ogni momento.
Preparati significa essere consapevoli di vivere in un territorio sismico, essere educati ad affrontare un evento del genere, costruire in modo adeguato. Questi sono compiti al di fuori della competenza degli scienziati. L’Italia, l’abbiamo detto in più occasioni, è uno dei paesi più sismici del mondo e per questo l’attività sismica del territorio nazionale è tenuta sotto controllo 24 ore al giorno tutti i giorni dell’anno dalla sala sismica dell’INGV. Non è infatti possibile prevedere il momento in cui si scatenerà un terremoto, ma è invece possibile conoscere le caratteristiche del territorio e quindi la probabilità che si verifichi un certo scuotimento del suolo in una determinata zona e in un determinato periodo di tempo.
Eventi Sismici Precedenti
Una semplice estrazione dal più recente catalogo parametrico dei terremoti italiani mostra diversi terremoti di energia stimata prossima a Mw 6, che dalla seconda metà del ‘500 risultano localizzati nell’area. I precedenti più importanti sono il terremoto del 10 settembre 1584 (Mw 6.0), localizzato in prossimità di San Piero in Bagno, quello del 22 marzo 1661 (Mw 6.1), localizzato fra Civitella di Romagna e Rocca San Casciano, e quello del 19 ottobre 1768 (Mw 6.0), localizzato a Santa Sofia. Ma anche per i secoli precedenti sono presenti tracce di alcuni terremoti importanti che hanno interessato l’area: di uno, non ben localizzato e databile fra il 1190 e il 1194, è visibile una traccia in una bella epigrafe collocata sulla facciata della chiesa di S. Piero in Bosco di Galeata. Un altro terremoto, avvenuto il 30 aprile 1279 (Mw 5.5), quasi contemporaneamente a un terremoto distruttivo nell’Appennino umbro-marchigiano, è attualmente localizzato, con molte incertezze, in prossimità di Dovadola.
Misure di Prevenzione e Consapevolezza
Proprio per le caratteristiche di pericolosità sismica di questo territorio, da molti anni sono state attivate iniziative di sensibilizzazione della popolazione e di educazione al rischio nelle scuole. All’interno di queste iniziative si inserisce anche una nuova tappa del progetto “Cento anni dopo: Appennino Settentrionale.
| Data | Magnitudo (Mw) | Localizzazione |
|---|---|---|
| 10 settembre 1584 | 6.0 | San Piero in Bagno |
| 22 marzo 1661 | 6.1 | Civitella di Romagna / Rocca San Casciano |
| 19 ottobre 1768 | 6.0 | Santa Sofia |
| 30 aprile 1279 | 5.5 | Dovadola (incerta) |
| 10 novembre 1918 | 5.9 | Romagna Toscana |
tag: #Bagno
