Venere al Bagno: Un Viaggio Attraverso l'Arte e il Mito
Venere, incarnazione d’ideale non solo estetico, in continua evoluzione, sin dalle fertili rappresentazioni scultoree del paleolitico, resta incarnazione d’ideale. La sua divinità, elevando lo spirito dell'eterno femminino ben oltre le limitazioni terrene, ha mille volti che continuano a nutrire culti antichi e mitologia contemporanea. Tra i simboli più complessi e resistenti della modernità dell’antico, capace di sedurre l’immaginario, cambiando nome, forma, fisionomia, mai la presa del suo mistero sul contemporaneo che restaura templi, gli dedica poesie, ricette, libri e collezioni fashion primavera estate.
"La Toilette di Venere" di Diego Velázquez
"La toilette di Venere," conosciuta anche come "La Venere Rokeby," è un celebre dipinto del maestro barocco spagnolo Diego Velázquez. Creato tra il 1647 e il 1651, quest'opera si distingue nel repertorio di Velázquez per il suo ritratto intimo della dea romana dell'amore e della bellezza, Venere.
Il dipinto raffigura Venere sdraiata a pancia in giù su un letto, con la schiena rivolta verso lo spettatore. Guarda in uno specchio tenuto da suo figlio, Cupido. La posizione di Venere, con il suo corpo nudo disteso languidamente, crea una sensazione di intimità rilassata. La gestione della luce e della texture da parte di Velázquez è magistrale.
Il morbido bagliore della pelle di Venere contrasta magnificamente con il ricco tessuto scuro del letto, mettendo in risalto la delicata curvatura del suo corpo. Il dipinto "La Venere Rokeby" è ricco di simbolismo. La presenza di Cupido, il dio dell'amore, suggerisce temi di amore romantico e divino.
Lo specchio, un simbolo comune nell'arte, rappresenta l'autoriflessione e la vanità. Il dipinto "La Venere Rokeby" è notevole anche per il suo allontanamento dalle rappresentazioni più idealizzate di Venere trovate nell'arte rinascimentale. Velázquez presenta una visione più realistica, quasi naturalistica, della dea. Il suo corpo, sebbene indubbiamente bello, non è esagerato né stilizzato in modo eccessivo.
"La toilette di Venere" è stata creata durante il secondo viaggio di Velázquez in Italia, un periodo che ha influenzato notevolmente il suo stile artistico. Il dipinto è arrivato infine in Inghilterra, dove è diventato parte della collezione di Rokeby Park, da cui deriva il suo soprannome. Attualmente si trova alla National Gallery di Londra.
"Venere al suo bagno" di Peter Paul Rubens
Nel regno dell'arte, pochi dipinti catturano l'essenza della sensualità e della bellezza come vividamente come Peter Paul Rubens ' "Veno al suo bagno". Questo capolavoro del 1608, ospitato nel Thyssen-Bornemisza Museo a Madrid, Spagna, è una rappresentazione quintessenza dell'arte barocca.
Peter Paul Rubens è stato un artista fiammingo e diplomatico nato a Siegen, in Germania nel 1577. È considerato l'artista più influente della tradizione barocca fiamminga. Le composizioni altamente cariche di Rubens fanno riferimento agli aspetti eruditi della storia classica e cristiana. Il suo stile barocco unico e immensamente popolare ha enfatizzato il movimento, il colore e la sensualità.
"Venus at Her Toilet" è un ritratto di una donna che sembra essere nuda o indossare indumenti minimi. Sta tenendo il suo petto in una mano mentre si guarda allo specchio. L'angelo bambino che sta accanto a lei sembra osservare le sue azioni con curiosità. Il dipinto comprende diversi altri elementi: una sedia vicino all'angolo in basso a destra, un'altra sedia più vicina all'area centro-sinistra, una ciotola sul lato sinistro inferiore, e un libro verso l'angolo in alto a destra.
La composizione generale suggerisce che potrebbe rappresentare una scena dalla mitologia o una storia religiosa che coinvolge Venere e l'angelo del bambino. L'uso dell'olio su tela consente texture ricche e colori vivaci, valorizzando la sensualità e l'intimità della scena. Questo dipinto è significativo non solo per la sua bellezza, ma anche per la sua rappresentazione di arte barocca.
La capacità di Rubens di fondere temi classici con sensibilità contemporanea ha creato uno stile unico che ha influenzato molti artisti dopo di lui.
Punti chiave dell'opera di Rubens:
- Peter Paul Rubens era un artista fiammingo e diplomatico.
- Il dipinto è ospitato nel Thyssen-Bornemisza Museo a Madrid, Spagna.
- È un esempio di arte barocca, sottolineando movimento, colore e sensualità.
- La composizione comprende Venere, un angelo bambino, e vari oggetti come sedie, una ciotola e un libro.
Venere nell'Arte Moderna e Contemporanea
La sua nascita, persa tra mito e storia, la schiuma del mare e i linguaggi dell’arte, non ha mai smesso di rinnovare l’evoluzione della simbologia legata a fertilità e spiritualità, purezza, grazia, bellezza, sensualità e amore, rendendola feticcio, icona pop-olare, nonché emblema delle lotte femministe.
Trentamila anni dopo, Venere giunge a noi con i tratti delle più celebri statue classiche di fattura ellenistica e romana. I difetti, come l’affascinante strabismo di Venere che tocca molti infanti, tra rughe del collo e fossette (sul sedere), ne caratterizza la divina bellezza e il mistero del fascino, insieme alle pose per innumerevoli opere d’arte.
Anche della Venere Callipigia, voltata in osservazione del lato b del suo corpo seminudo, resta la copia scultorea romana dell'originale ellenistico di "Afrodite dalle belle natiche", conservata nel museo archeologico nazionale di Napoli, insieme ai soggetti replicati da opere seicentesche.
Tra le più replicate la Venere Pudica, colta nell’atto di coprirsi il corpo nudo e dallo sguardo che viaggia nel tempo, portando noi nel passato e lei nel presente. Tutte sono celebrate per secoli da ogni genere d'artista, da Botticelli a Shakespeare, da Warhol a Pistoletto.
La Venere di Milo
La prima a toccare i fasti della celebrità resta comunque la Venere di Milo (o Afrodite di Milo), dea della bellezza per antonomasia e star del Museo del Louvre parigino. Due metri di classicità ellenistica che tocca le carni con generosità e morbidezza, quanto l’elaborato virtuosismo del panneggio, perfette per ripercorrere le vicende di modelli tramandati per secoli, dall’antichità all’immaginario contemporaneo.
L’espressione imperturbabile, il movimento conferito dalla torsione del corpo e la sua naturalezza, datata 130 - 100 a.C e lontana dalla compostezza "eroica" delle Veneri classiche dei secoli precedenti, ha contribuito alla fama di uno degli enigmi più affascinanti della storia dell’arte.
Il suo viaggio nel tempo inizia l’8 aprile del 1820, con il ritrovamento sull’omonima isola dell’arcipelago greco delle Cicladi e le questioni squisitamente diplomatiche che consentono alla corte francese di re Luigi XVIII di acquistarla e donarla nel 1821 al museo del Louvre, orfano delle opere acquisite durante le spoliazioni napoleoniche, restituite in ottemperanza al Trattato di Vienna del 1816.
Tra l’incarnazione della Libertà che guida il popolo (1830) di Eugène Delacroix, a quella pop che abbraccia un televisore (V. NUS : antik gaming, 2019) del francese SeCaM (Stéphane Castet-Moulat), c’è il nostro mondo innamorato del mistero della bellezza.
Le sue fattezze diventano oggetto di studio di artisti come Van Gogh e Paul Cézanne, del paradosso dadaista in rosa e blu di René Magritte (Les menottes de cuivre, 1931), o del surrealismo con i segreti dischiusi insieme ai cassetti del calco di Salvador Dalì (Vénus de Milo aux tiroirs, 1936).
La Venere più celebre della storia dell’arte, resta riconoscibile nella silhouette dello specchio Venere disegnato dall’architetto Carlo Mollino (1938), o quando Arman la frammenta, scompone, riassembla o la trafigge con i cucchiaini (2000). È in ogni caso la cultura popolare a citarla e amarla, con i personaggi e i formati più disparati.
Nascita e Rinascita di Venere
La nascita di Venere che incanta i secoli e freme nei versi di Rilke, dopo Lucrezio, Saffo o Foscolo, prima di spogliarsi di grammatica e sintassi e baciare La Reggia di Venere di Sartoria Utopia, deve molto all’armonia compositiva e la grazia luminosa di una delle rappresentazioni più celebri della sua pudicizia classica.
Resa da Botticelli, capolavoro del Rinascimento italiano, simbolo dell’arte della capitale fiorentina, nonché volto della nostra moneta da dieci centesimi di euro, con i suoi lunghi capelli aurei, sferzati dall’energia vitale degli elementi della natura. Divine come il mistero della bellezza che continua a incarnare.
L'opera più iconica delle Gallerie degli Uffizi di Firenze, insieme alla Primavera di Botticelli, resta in buona compagnia di altre Veneri altrettanto amate e apprezzate, dalla marmorea Venere de' Medici a La Venere di Urbino (1538) dipinta da Tiziano Vecellio.
Un riferimento per l’arte anche nelle sue correnti più moderne e contemporanee, rielaborate dalla PopArt di Andy Warhol (Birth of Venus (dopo Botticelli), 1984) con le serigrafie della varianti cromatiche del dettaglio del volto, che prendono atto della trasformazione della dea in diva, anticipando l’icona pop-olare di t-shirt, merchandising e NFT più o meno autorizzato sul OpenSea.
La Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto
A rinnovare fulgore e valore della dea, contribuisce anche la luce che Michelangelo Pistoletto accende sui concetti contrapposti della sua Venere degli stracci (1967). La dialettica accesa sulla dinamica concettuale dei materiali poveri e poetici, da uno dei maestri del modo di porsi storico-artistico dell’arte povera degli anni Sessanta e Settanta del Novecento.
Antitesi estese alla differenza cromatica, alla forma e la sua mancanza, la durezza statica e la morbidezza dinamica, il valore di storia e contemporaneo. Soprattutto, alla memoria della bellezza dell’arte incarnata da Venere, capace di rigenerare anche il valore, cromatico ed emozionale, della materia di scarto del quotidiano.
Tante quanti i modi di vedere, cambiare prospettiva, leggere la realtà e fare arte senza porsi limiti di Pistoletto.
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