Antico Bagno di Seiano: Storia e Informazioni

In questo articolo, esploreremo la storia e le informazioni relative all'antico Bagno di Seiano, immergendoci in un viaggio attraverso le ville di Posillipo e il loro patrimonio culturale.

Forse non esiste a Napoli nessuno che ha avuto il privilegio come me di godere dell’amicizia o della conoscenza degli eredi di un patrimonio di pietre e di cultura, che dall’epoca imperiale è giunto a noi e che tutti dovremmo conoscere, ma soprattutto salvare dall’incuria degli uomini e dalla furia devastatrice del tempo.

Per chi volesse conoscere in maniera esaustiva la storia delle ville descritte in questa veloce carrellata, non ha che da consultare i celebri libri scritti sull’argomento, quali quello di Renato De Fusco, uscito nel 1990, ma ancora in commercio, o la bibbia su Posillipo, il monumentale volume di Italo Ferraro, dalla lettura esaltante e dal costo esorbitante.

La Villa di Vedio Pollione e il Teatro Personale

Il racconto comincia lì dove sorgeva la villa di Vedio Pollione, divenuto ricco col commercio del grano ed amico dell’imperatore Augusto ed in epoca moderna la dimora di Ambrosio, anche lui re del grano e sodale del potente ministro Cirino Pomicino.

Dopo aver ammirato il dipinto e sorbito un eccellente caffè, il padrone di casa candidamente chiese: “Vogliamo andare a teatro?”.

Con grande meraviglia ci recammo in un'area contigua alla sua villa dove potemmo ammirare, ben conservato, uno splendido teatro in grado di contenere 2.000 spettatori, un Odeion e altre strutture di sommo interesse archeologico, da un ninfeo a delle antiche terme.

La Grotta di Seiano e le Disavventure Giudiziarie

Negli anni, per fortuna dei napoletani e per sfortuna del nostro anfitrione, il monarca del grano incappò in una serie di disavventure giudiziarie, che si conclusero con l'esproprio delle sue proprietà, le quali, passate allo Stato, sono ora di godimento pubblico e sono visitabili ogni giorno, basta percorrere da via Coroglio, l’imponente Grotta di Seiano realizzata in epoca romana dall’architetto Lucio Cocceio, che fu riportata alla luce, riaperta e riadattata nel 1840 da Ferdinando II di Borbone.

Il traforo, della lunghezza di circa 780 metri, attraversa la collina tufacea di Posillipo, collegando l’area di Bagnoli e dei Campi Flegrei con il Parco sommerso della Gaiola.

Il colpo di grazia al percorso terreno del nostro ospite fu la sua morte violenta: ucciso dalla servitù, che voleva rubare i gioielli di famiglia.

Altre Ville e Stabilimenti Balneari

Continuando il nostro percorso verso via Caracciolo e superato il villaggio di Marechiaro, c'imbattiamo, all'altezza del famigerato Scoglione, regno incontrastato di bagnanti di basso rango, amanti della frittata di maccheroni e della parmigiana di melanzane, che consumano tra un tuffo ed il rito dell'abbronzatura, nella tenuta Capasso: una enorme superficie verde di oltre 100.000 metri quadrati la quale, dall'alto protrude, tra cespugli di fiori ed il cinguettio degli uccelli, sulla linea del mare, costeggiando un'antica scalinata, sconosciuta quanto utile, che permette di raggiungere il mare da via Posillipo.

Il bordo della proprietà è costellato da una serie di ville e villette che permettono di ascoltare il fragore delle onde, di percepire l'odore del salmastro e godere di un panorama mozzafiato.

Basta percorrere pochi metri e c'imbattiamo in villa Fattorusso, nota al pubblico per essere divenuta da alcuni decenni il più costoso stabilimento balneare di Posillipo: Le Rocce verdi, dotato di un ampio parcheggio, di una spettacolare piscina e di una affascinante discesa a mare tra anfratti, scogli e grotte misteriose.

Oggi è un luogo pubblico con un invitante ristorante, la possibilità di fittare kayak e canoe, trascorrendo una giornata gaia e gratificante.

Degrado e Bellezza Perduta

Prima di proseguire il nostro percorso vorrei parlare del degrado di tante ville, le più fortunate divenute anonimi condomini, le altre in preda indifese alla caducità del tempo.

E pensare che li definivano «casini», quei superbi palazzi che degradano sul mare di Posillipo. Mica per offesa, casino stava per delizia, nel linguaggio di fine '700 che lusingava la villeggiatura borghese.

Oggi sono un tesoro in gabbia, ingoiato da flutti ed erosioni, offeso dall' illegalità. Una cartolina da godere in rada.

Proprio così, la magia non bacia più quei fiordi blu che disegnavano la splendida mappa delle cale di Posillipo, dalla Gaiola a Palazzo Donn' Anna, tra grotte romane e ville imperiali.

Chi ricorda la spiaggia del Cenito, ricercatissima fino a qualche tempo fa? Di quei granelli resta un esile brandello.

Ed il molo vicino alla Villa della Grotta San Giovanni? Ora è una piattaforma di sporcizia e desolazione.

Resta la fama di quelle cale d' autore, da ammirare al largo o da scrutare dietro cancelli sbarrati.

Come la Grotta Romana, ex tempio sacro, oggi sembra abitata da fantasmi. Antichissima, nacque come caverna preistorica, celebrata poi dai romani, infine dalla nobiltà.

Diede il nome ad un famoso locale notturno, il luogo più ambito dal re d' Egitto Faruk, e da una giovane Gloria Christian. Tutto finito, anche il vecchio stabilimento in legno è sparito. Svanito come il Lido del Sole, glorioso bagno pubblico gestito dal poeta Salvatore Serino, tra Villa Mazziotti e Villa Martinelli.

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