Antico Bagno a Vico: Storia e Architettura

In età medievale, Napoli vista dal mare appariva imponente, insediata sulle alture di San Marcellino, del Monterone e di San Giovanni Maggiore, tanto da formare una sorta di contrafforte roccioso proteso sul mare, il quale penetrava in profondità lambendo le mura e le stesse alture.

I Porti di Napoli

Due erano gli approdi cittadini e formavano ampie anse. Il primo, più antico, era detto Vulpulo o illo Aqquario, un bacino che partiva all'incirca dallo sbocco di rua Catalana e giungeva sino alla zona dove oggi sorge la chiesa di S. Pietro Martire, comprendendo tutta l'area dell'od. piazza della Borsa; una parte di esso fu poi conosciuto come porto Pisano. L'altro, piccolo ma più protetto, era quello dei Capece - detto in età angioina degli Amalfitani e dei Sorrentini -, che nel periodo normanno e svevo ebbe maggiore vigore e vivacità, e aveva a uno dei capi la c.d. pietra del pesce, il mercato ittico cittadino, un'insenatura che si può ipotizzare coincidente con il tratto del corso Umberto I che comincia da piazza N. Amore.

Entrambi i porti già in età angioina si erano notevolmente modificati, a causa dell'arretramento, lento ma continuo, del mare e si rendevano poco praticabili.

Le Mura e le Difese della Città

La città, secondo Falcone Beneventano, nel 1140 misurava duemilatrecentosessantatré passi (equivalenti a m 4.470), ed era la più ampia tra le città campane. Questo perimetro era il risultato di un complesso sforzo di riorganizzazione delle difese cittadine, prodottosi dopo la definitiva conquista bizantina e in rapporto con il pericolo, costante per secoli, delle incursioni longobarde e arabe.

Nel 440 l'imperatore Valentiniano III munì la città, sia da terra sia lungo la fascia marittima, muris turribusque: l'opera non si limitò al restauro delle vecchie mura, ma accrebbe le capacità di difesa dei quartieri occidentali e meridionali. Dopo la conquista di Belisario, avvenuta nel 537 nel corso della guerra greco-gotica, si procedette a un sommario recupero delle mura e alla costruzione di sette mirificas turres ottagonali ed esagonali che, staccate dalla cinta, sorsero ai principali angoli di essa. Narsete (m. nel 568) procedette invece a un'efficace riattazione dell'intero sistema difensivo e la murazione, che rimase inalterata a E e a N, incluse a O e a S nuove zone nel perimetro cittadino, come per es. la regio Albinensis.

Altri interventi avvennero tra il sec. 9° e il 10°, nell'834 e poi nel 902, quando fu creato il Castellione novo, per migliorare la difesa del tratto occidentale della costa dopo l'abbandono del castrum Lucullanum, posto sul promontorio di Pizzofalcone, per paura dell'arrivo della flotta dell'emiro Ibrāhīm. Il Castellione sorse lungo il margine occidentale del Vulpulo e non era collegato alla cinta muraria, ma piuttosto distaccato da essa e formava una sorta di baluardo avanzato, posto nell'attuale zona di rua Catalana, tra via A. de Pretis e via Medina.

Nel lato meridionale della struttura era inserito l'antico arsenale, detto in età normanna de domino Rege, che si protendeva nel margine occidentale del bacino, direttamente sul mare. L'arsenale era sormontato da una possente merlatura e dotato di feritoie e posti di avvistamento. La fisionomia era quella di un robusto avamposto murario di sicuro peso difensivo, la cui area però doveva essere piuttosto ridotta, tanto da non poter contenere più di due galere, come testimoniano i documenti contemporanei.

Una porta ricavata nell'edificio - la portua de arcina, attestata nel 1018 - permetteva il rapido accesso alla marina: adito che diede vita, in seguito, al pertusum de mare o loco detto pertusum, ricordato da Giovanni Boccaccio come Malpertugio nella novella di Andreuccio da Perugia (Decameron, II, 5).

Nel sec. 10° si procedette anche a dotare i tratti maggiormente esposti della murazione costiera di un antemurale, che, costruito direttamente sulla spiaggia, prese il nome di baricatorium o, più comunemente, di moricino, appunto per le sue ridotte dimensioni. Va notato che tra muro di cinta e moricino si formò un'ampia fascia suburbana che in età normanna e sveva fu sottoposta a un rapido e intenso popolamento e si coprì di nuclei religiosi, di abitazioni civili e, per la stretta vicinanza al porto, di sedi commerciali: tale spazio fu chiamato iunctum o iunctura civitatis, una nuova aggiunta alla vecchia città.

Oltre al Castellione novo, a difesa del bacino portuale vi erano due delle sette torri costruite da Narsete. La prima, detta de angula e citata solo in un privilegio del 1044, era posta nell'area dove oggi sorge S. Pietro Martire. Meglio definita è la fisionomia dell'imponente torre Mastra, posseduta dalla famiglia Castagnola e ubicata dove oggi è la chiesa di S. Maria la Nova; varie testimonianze ne pongono i resti sotto il dormitorio dello stesso convento.

Altre torri costiere, verosimilmente più antiche, vengono spesso menzionate. La torre cinta - una fortezza di forma quadrangolare, detta così perché toccata dal moricino - era una costruzione monumentale posta nel luogo detto pede de Monterone o, più significativamente, Augusto. La sua imponenza era tale da essere attraversata da un vicolo, detto dei Ss. Cosma e Damiano. Più a E, presso la porta dei Monaci, era invece un'altra torre altrettanto massiccia, fino all'età sveva di proprietà della famiglia Romano, che si raccordava al moricino ed era verosimilmente attraversata da una strada che conduceva nella zona extraurbana di Campagnano. Di altre torri cittadine si hanno notizie frammentarie.

Le Porte della Città

Quanto alle porte, partendo dal versante marittimo, da O verso E, si riconoscevano la porta del Vulpulo, detta in età angioina de Petruzula o Petruccia, la porta dei Caputo, la piccola posterula de Appaia o de Appium e la porta del Barbacane, detta anche porta a Mare, de Morizini o de illo Bonifacio. Sul lato orientale si aprivano la porta nova dei Monaci o dei Cannabarii, la porta Furcillensis e la porta Capuana; proseguendo verso N erano un'altra posterula, detta Carbonaria nel sec. 14°, e la porta S. Gennaro. Sulla muraglia occidentale erano la porta Romana, la porta Dominae Ursitatae (ubicata nel luogo dov'è oggi la chiesa di S. Pietro a Maiella), la porta Cumana vel Puteolana e la porta Ventosa, situata accanto al monastero di S. Girolamo delle Monache. Infine, oscura resta la menzione di una porta Pavezia.

La loro struttura, secondo quanto congettura Capasso sulla scorta di un passo di Procopio riguardante porta S. Gennaro, era caratterizzata da due torri che rinforzavano l'arco della porta. Ma è più plausibile ritenere che molte di esse - fra cui la porta dei Caputo e la porta Ventosa - fossero state concepite con un'efficace funzionalità difensiva, ossia simili a grosse torri quadrate che sporgevano dalla murazione e che si protendevano formando un ulteriore baluardo difensivo.

Organizzazione Urbana e Regioni

La Napoli medievale cresceva e si stratificava sull'antico tessuto urbano romano, caratterizzato da tre ampi decumani, in un quadro di sorprendente continuità, dove si conservavano le ereditate ripartizioni per regiones, che comprendevano vie (platee), vicoli, trasende e corti. Tuttavia tra il sec. 12° e il 13° tali ripartizioni entrarono in crisi, quando a esse cominciarono a preferirsi quelle per seggi, più rispondenti alla caotica ma vitale società del tempo, che si affermarono nel corso del Duecento.

Partendo da S si incontravano: la regio Castellione novo, staccata dalla città; quella di Calcara, che divenne poi la regione di Porto; la regio di Fontanula e quella di Portanova; a O erano le regioni Albinensis e porta Dominae Ursitatae; a E le regioni Balnei novi e Capuana. Nel cuore della città, lungo i decumani inferiore e medio, erano la regio Nili, quella di Domunova, la regio Furcillensis o Herculanensis, quella de Arco cabredato, la regio Augustale o Forum e la regio Termense. Sul decumano superiore erano la regio Marmorata, quella di Somma Piazza e la regio Apostolorum; la più settentrionale era la regio portae S. Ianuarii.

Se fino al sec. 12° il paesaggio cittadino fu caratterizzato dalla presenza di spazi verdi, fatto che si riflette spesso nella toponomastica cittadina, nel periodo successivo prevalse un'immagine di grande confusione e disordine. Non solo nei quartieri di più recente formazione, sorti a ridosso delle mura a poca distanza dal porto, e considerati nei documenti del tempo come zone igienicamente malsane, ma anche nella zona 'alta' della platea Augustale, corrispondente in gran parte all'od. via Tribunali, l'esiguità dello spazio urbano spinse a costruire edifici a più piani e a elevare quelli già esistenti.

Edifici Religiosi

Ancor prima dell'età angioina le insulae religiose - formate dall'episcopium, dalle basiliche, dalle diaconie e dai monasteri - emergevano come elemento distintivo dello spazio cittadino, al punto che Guarimpoto ne sottolineava il gran numero e lo splendore. Molti edifici religiosi sorsero su precedenti strutture classiche: la sede vescovile nacque sul tempio di Apollo e formava una vasta area fortificata tra la platea Capuana e la platea Summae plateae, comprendente la cattedrale (formata dalle due chiese distinte di S. Restituta e della Stefania), i granai, i giardini, un ospedale, una biblioteca e diversi edifici. Analogo discorso vale per diverse basiliche: S. Maria Maggiore, detta anche la Pietra santa, sorse sul tempio di Iside; S. Giovanni Maggiore, che dominava il porto del Vulpulo, fu costruito sul tempio di Antinoo; S. Paolo Maggiore fu eretto sulle rovine del tempio di Castore e Polluce; il monastero di S. Gregorio Armeno sorto nell'area dell'antico tempio di Cerere.

Le diaconie decaddero tra i secc. 12° e 13°, lasciando tuttavia in vita le chiese e gli ospedali che vi erano annessi. Oltre all'ospedale di S. Pietro e quello dei Ss. Giovanni e Paolo, vanno ricordati: S. Andrea ad Nidum; S. Gennaro ad diaconiam, poi detto all'Olmo; S. Maria Rotonda, detta anche ad Presepe; S. Giorgio ad Forum, ubicato lungo la platea Augustale nell'od. piazza dei Girolamini; S. Maria in Cosmedin, detta anche di Portanova.

Fino all'età sveva i documenti danno notizia di ventinove monasteri esistenti in città, undici maschili e diciotto femminili, su parecchi dei quali sono pervenute notizie spesso frammentarie e confuse. All'interno dello spazio urbano occupavano una posizione di prestigio i monasteri dei Ss. Marcellino e Festo e dei Ss. Severino e Sossio, situati poco lontano dal pomerium. Il cenobio dei Ss. Marcellino e Festo era posto presso il pretorium civitatis, al vertice di uno scosceso versante rupestre. Era stato costruito dal duca Antimo (801-818) e i suoi edifici, comprendenti orti e magazzini, dominavano la regione sottostante. Poco lontano era il complesso monastico dei Ss. Severino e Sossio, ubicato nel vico missi (oggi sede dell'Arch. di Stato).

Una posizione centrale era anche quella occupata dal monastero femminile di S. Gregorio Armeno o maioris, che formava un'ampia insula a ridosso della platea Nostriana, nell'od. vicolo di S. Gregorio Armeno. Nelle vicinanze del foro era poi il monastero di S. Pellegrino, nel 1132 dimora delle vergini ancillarum Dei. Tra i vicoli Frigidum e Bulgaro, nella platea di Somma Piazza, si trovava invece il monastero di S. Martino ad monacorum, fondato probabilmente nell'11° secolo. Nella platea Furcillensis era ubicato il monastero di S. Gregorio de regionario. Periferici erano altri monasteri: quello dei Ss. Teodoro e Sebastiano ad casa picta, poco discosto dalle mura occidentali della città; S. Demetrio de regione Albinense, situato all'incirca nell'od. via dei Banchi Nuovi; S. Agata ad populum e l'obbedienza di S. Severino, posti entrambi nella iunctura civitatis. Extramurario era il monastero di S. Arcangelo posto subtus muro publico, accanto al quale era uno dei cimiteri cittadini.

Edilizia Pubblica

Per quanto riguarda l'edilizia pubblica, assai meno nota, una funzione rilevante, almeno fino all'età normanna, fu certo svolta dal pretorium civitatis, che per secoli rappresentò la sede del potere ducale. Era ubicato sulla collina di Monterone, cioè in un luogo di importanza strategica nell'ambito delle mura cittadine, e poco lontano dalla diaconia dei Ss. Giovanni e Paolo, detta appunto de pretorio. La struttura, anche se ridimensionata dalla presenza delle vicine fabbriche del monastero dei Ss. Marcellino e Festo, rimase a lungo il luogo dove "reipublicae Neapolitanae negotia agebantur"; verosimilmente, conservò ancora un'importante funzione amministrativa durante il regno normanno, in quanto pare che vi risiedesse il compalazzo.

Nel 1180 fu fatta restaurare e ampliare da Guglielmo II l'antica fortezza posta a guardia di porta Capuana, che prese il nome di castel Capuano, edificio che inglobò la vicina porta e la muraglia. Il castello, per la sua importanza strategica e per la sua posizione nevralgica, divenne già nel sec. 12° residenza regia. Dalla nuova amministrazione normanna furono utilizzate due strutture di età ducale: l'arsenale e la dogana.

Quest'ultimo edificio sorgeva sulla spiaggia antistante la porta del Barbacane ed era separato dal mare da pochi gradini. Qui era il fulcro del commercio e intorno vi erano alcuni fondaci, fra cui quello dei Genovesi, e un monumentale porticato che accoglieva diverse botteghe, al di sopra del quale vi erano altri magazzini.

Vita Sociale: Portici e Seggi

Moltissimi portici ricavati negli edifici civili o nei pronai delle chiese e dei monasteri - il più bello dei quali era quello che circondava il pretorium e che formava una sorta di belvedere sul porto - venivano usati come luoghi d'incontro e di svago per la popolazione. Al loro interno si ricavavano botteghe e taverne e molti di essi, proprio tra i secc. 12° e 13°, si trasformarono in seggi.

Questi, detti anche sedili, pare venissero edificati a partire dal sec. 11°, quando diverse case magnatizie fecero edificare 'portici privati' al duplice scopo di "unirsi con quei della loro famiglia" e di "trattare degli affari coi loro eguali". Erano più di ventinove, disseminati in diverse zone della città, senza un ordine topografico determinato, ridotti poi a sei all'inizio del Trecento dalla nuova amministrazione angioina. Si trattava generalmente di locali costruiti con pianta quadrata, aperti su tre lati e coperti da una cupola, che occupavano un'area di m 20 ca. e comprendevano una sala grande per le riunioni e un ambiente retrostante di ridotte dimensioni, destinato alle consultazioni ristrette.

Comune era l'uso di bagni, che ebbero un'importante rilevanza sociale come luoghi di ritrovo e d'incontro. Intorno al balneum correvano colonnati, esedre, portici e giardini, come quelli che circondavano il bagno Nostriano, il più antico della cit...

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