Bagni Arabi di Cefalà Diana: Storia, Architettura e Informazioni Utili per la Visita

Nascosti ai piedi del Monte Chiarastella, tra i maestosi Monti Sicani, celati tra i ruderi di un antico castello normanno, le Terme di Cefalà Diana si ergono come un monumento unico nella storia dell’architettura siciliana. Questo complesso rappresenta probabilmente il più antico esempio in Europa di costruzione dedicata al beneficio terapeutico delle acque. I bagni arabi di Cefalà Diana, ovvero le terme di di Kif Allah, sono una struttura risalente ai tempi del medioevo siciliano.

Siamo a Cefalà Diana, nel cuore della Sicilia, nella remota provincia di Palermo, dove addossati alle falde del monte Chiaramonte, esistono ancora oggi degli antichi bagni termali, un bene di immenso valore storico in quanto testimonianza certa del passaggio degli arabi anche in quella parte della Sicilia.

Storia e Evoluzione dei Bagni Arabi

L’utilizzo della sorgente risale alla prima metà del X secolo, forse anche con uno scopo di irrigazione agricola, ma non ci sono prove di un insediamento stabile in loco. Alla seconda metà del X-inizio dell’XI secolo si ascrive la costruzione di una ḥamma con ingresso a SO, di estensione uguale all‘edificio attuale, provvista di copertura e architettonicamente definita nelle sue linee essenziali secondo una concezione e un’organizzazione dei percorsi trasformate nel corso dei secoli seguenti.

La fase più significativa avviene nel periodo normanno, con un intervento di Ruggero II (1140-1141). In periodo normanno il bagno è interessato da una vistosa riconfigurazione ad opera di Ruggero II (1140-1141), alla cui committenza si è risaliti attraverso la lettura dell‘epigrafe che decora l’esterno dell’edificio e il cui inserimento costituisce il segno più evidente dell’intervento di monumentalizzazione della struttura. L’ingresso al centro del lato Nord subisce una riconfigurazione importante, sottolineando una nuova concezione dello spazio interno.

Il sovrano normanno trasforma l’edificio islamico, aggiungendo un muro su tre archi e schermatura della sorgente, indicando una direzionalità longitudinale più evidente. Diversamente da quanto doveva accadere nel bagno islamico, risulta privilegiata una direzionalità longitudinale cui fanno capo da un lato il portale nord e dall’altro il vano voltato che ospitava la sorgente, preesistenza islamica inglobata in questo nuovo assetto, ma vistosamente schermata dal setto murario a tre archi, perfettamente centrato rispetto al nuovo percorso interno. Anche il sistema di distribuzione dell’acqua addotta da Sud, subisce un netto cambiamento.

Nel corso del XIII secolo, le terme subiscono un lento abbandono, ma nel XIV secolo si assiste a una rinascita con l’impianto di un fondaco e di un mulino a ruota orizzontale. Nel XVIII secolo, Niccolò Diana, Barone di Cefalà, apporta modifiche significative, creando la vasca attuale a sud del muro e dividendo la piscina settentrionale in tre vasche. Nel XIX secolo, ulteriori ristrutturazioni includono la riduzione e l’alzamento delle vasche e la costruzione di un canale per convogliare l’acqua verso il mulino.

Architettura e Struttura

Situate su uno sperone di roccia da cui sgorga un’antica sorgente di acqua calda (35,8°-38°), queste terme rientrano nella tipologia architettonica della ḥamma di ambito islamico. Questa struttura, un bagno termale che sfrutta il calore naturale dell’acqua, è caratterizzata dalla presenza di piscine per l’immersione, rappresentando un capolavoro di ingegneria e design dei tempi antichi.

L’edificio si presenta come un parallelepipedo compatto. Si presenta come un compatto parallelepipedo caratterizzato sulla sommità dei lati O, N ed E da un’iscrizione in caratteri cufici, scolpita in blocchetti di calcarenite e dipinta in bianco su fondo rosso, compresa tra cornici leggermente aggettanti decorate con motivi vegetali. La forma è semplice, rettangolare, e le mura esterne sono realizzate con pietrame di varia pezzatura sistemata ad opus incertum mantenuta insieme con malta piuttosto magra.

Conserva un’epigrafe in arabo lungo i lati Ovest, Nord ed Est, con un incipit che recita “In nome di Dio clemente e misericordioso”. Questa iscrizione, realizzata in caratteri cufici su blocchi di arenaria, è incorniciata da decorazioni con girali di palmette. Questi elementi, scolpiti in blocchetti di calcarenite e dipinti in bianco su fondo rosso, conferiscono un fascino unico alla struttura. Su tre lati della struttura campeggia una fascia con un’iscrizione in caratteri cufici, decorata da elementi decorativi floreali, tipici dell’antico gusto arabo. Oggi tali fregi sono appena visibili, chiaramente segnati da un migliaio di anni di storia.

I paramenti esterni, realizzati con pietrame informe di notevole spessore e legati con malta, mostrano una costruzione non uniforme, caratterizzata da listature e cantonali decorati con motivi vegetali. L’ingresso principale, situato sul prospetto Nord, accoglie i visitatori in un viaggio attraverso la storia. L’ingresso principale è posto sul prospetto N, mentre due si trovano specularmente al centro dei muri longitudinali e un altro presso l’angolo sud-occidentale. Al centro dei muri longitudinali si trovano due ingressi speculari, mentre un altro è posizionato all’angolo sud-occidentale. Quest’ultimo e quello del lato est sono stati nel tempo tompagnati e trasformati in finestre. Nel corso del tempo, alcuni di essi sono stati trasformati in finestre, evidenziando l’evoluzione dell’edificio nel corso dei secoli.

Lo spazio interno è diviso da un muro a tre archi sostenuto da colonnine marmoree. L’interno si mostra sorprendente: la struttura è interamente rivolta verso l’alto, con archi a sesto acuto che reggono la volta a botte, opportunamente traforata per consentire l’areazione della camera e per “climatizzare” l’ambiente, influenzato dalla caloria dell’acqua. La volta spiove a 7 metri d’altezza ed è eseguita con piccoli conci di arenaria che si appoggiano sulle robuste pareti laterali.

La zona meridionale comprende un piccolo vano voltato che include la sorgente da cui sgorgava l’acqua calda e una prima vasca; la zona settentrionale, di lunghezza maggiore rispetto alla precedente, include tre vasche rivestite di grossi mattoni. La zona meridionale ospita una piccola vasca voltata che racchiude la sorgente dell’acqua calda, mentre la zona settentrionale comprende tre vasche rivestite di grossi mattoni. Viene sorretta da una costruzione trasversale trilobata con esili colonne che formano archi a sesto acuto in terracotta. In questo modo, la sala viene divisa in due parti asimmetriche dove sono ricavate le vasche per i bagni termali: una parte suddivisa in tre vasche, dove si raccoglievano le acque calde ed un altra più piccola per l’acqua fredda.

Informazioni Utili per la Visita

Le Terme di Cefalà Diana si trovano all’interno della riserva naturale Bagni di Cefalà Diana e Chiarastella, istituita nel 1997 per proteggere le numerose sorgenti a temperature variabili che sgorgano da rocce carbonatiche. E qui vi attende un’altra piacevole scoperta: le terme sono comprese nel territorio della riserva naturale Bagni di Cefalà Diana e Chiarastella, istituita nel 1997 per tutelare anche le diverse, numerose sorgenti a temperature variabili che sgorgano da rocce carbonatiche.

Purtroppo, non è possibile fare un bagno benefico in queste acque, ma la visita offre l’opportunità di esplorare un luogo unico. Purtroppo sono solo da vedere e non potrete immergervi o godere di alcun beneficio, se non il fresco rigenerante se farete la visita sotto il sole estivo.

Il paese di Cefalà Diana si trova lungo la statale 121 che da Palermo porta ad Agrigento. Non si può certo dire che l’abitato di Cefalà Diana sia fuori dal mondo, anzi. Ad una trentina di Km da Palermo, all’uscita di Villafrati per si prosegue a destra per Godrano e Cefalà Diana. Incastonato tra le ondulazioni dei monti Sicani, poco sotto la diramazione delle due strade più importanti che da Palermo puntano a sud, verso Agrigento. Il complesso dista un paio di Km dal paese.

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