Bagni Letizia Noli: Storia e Servizi di uno Stabilimento Balneare Iconico

L'ex pensione Letizia, situata a ponente di Noli, rappresentava un unicum nella Riviera savonese. Dotata di 10 camere, di cui 5 con bagno, vantava un collegamento diretto tramite un sottopasso privato all'Aurelia al suo stabilimento balneare, denominato Letizia e composto da 74 cabine.

La proprietà dell'immobile e della concessione demaniale era detenuta da Antonio e Caterina Bruzzone, titolari anche di altri beni in città, come appartamenti e magazzini, nonché di un grande campeggio sul mare a Ceriale, chiamato Tempo d'Estate e ora di proprietà di Franco Fresia, con un ambizioso progetto di riqualificazione dell'area.

La Fondazione Bruzzone, nel corso del tempo, si è progressivamente disinvestita dalle sue proprietà, non senza affrontare controversie legali con i nipoti. Tuttavia, l'edificio alberghiero è rimasto ostaggio di intricate dinamiche burocratiche e di una certa inerzia politica.

Se il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ribadisce l'importanza dell'impegno di tutti per migliorare la società, allora è dovere dell'informazione e del giornalismo contrastare lungaggini e decisioni arbitrarie, portando alla luce situazioni nascoste.

La Storia della Pensione Letizia

La pensione Letizia nacque dalla ristrutturazione di una villetta risalente ai primi anni del '900. Nel 1958 furono eseguiti lavori di ampliamento che, tuttavia, non possono essere equiparati a fenomeni di speculazione edilizia. Il progetto originale, approvato dal Comune, prevedeva addirittura la realizzazione di un quarto e quinto piano, ancora più ampi, con un terrazzo panoramico.

L'attività alberghiera cessò nei primi anni '80, come testimoniato dall'Annuario alberghi della Provincia di Savona. I fratelli Bruzzone, originari di Noli, non hanno mai voluto osare troppo, anche perché all'epoca non esistevano finanziamenti regionali per l'ampliamento e la ristrutturazione di strutture ricettive.

L'atto notarile fu stipulato presso un notaio di Savigliano, affezionato cliente della pensione Letizia e dello stabilimento balneare, che all'epoca registravano prenotazioni anche di uno o due mesi.

La Fondazione, pur disponendo di un patrimonio considerevole, si era esposta con alcune banche. Di conseguenza, decise di avviare le prime vendite, dopo aver ristrutturato alcuni magazzini nel centro della città e averli trasformati in garage. Nonostante ciò, l'immobile della pensione Letizia non era interamente di proprietà della Fondazione; una parte, circa il 50%, era detenuta dai nipoti, insieme ai Bagni e al campeggio di Ceriale.

Dopo una valutazione del valore, si raggiunse un accordo che consentì alla Fondazione di mantenere la piena proprietà della pensione e della concessione demaniale, ora affidata a una famiglia di romeni.

Il Bando Comunale e le Complicazioni Burocratiche

Nel 2010, durante il secondo mandato del sindaco Ambrogio Repetto, il Comune bandì un concorso per valutare le richieste di trasformazione residenziale di strutture alberghiere. Contestualmente, la Regione emanò una legge alberghiera, nota con il nome dell'assessore Ruggeri, che ottenne il plauso del centrodestra.

La Fondazione Bruzzone incaricò un progettista per la demolizione e la ricostruzione dell'edificio, ormai in disuso e abbandonato. Iniziò quindi un complesso iter burocratico che coinvolse Comune, Regione e Provincia, tutti concordi nel definire l'area come zona vincolata.

L'architetto Bruno Bianco di Torino, ex docente di Urbanistica al Politecnico di Torino, dopo un'attesa di sei mesi, fu ricevuto alla Soprintendenza dall'architetto Andrea Canziani, il quale espresse preoccupazione per la tutela del verde e chiese una rielaborazione del progetto. Il progetto fu ripresentato sei mesi dopo, con una riduzione della parte interrata e una riorganizzazione del verde, ma fu ancora considerato troppo impattante.

Il Comune non sembrava affatto intenzionato a dare il suo benestare, e i funzionari e la politica sembravano disinteressati alle difficoltà economiche che l'operazione avrebbe potuto comportare per l'investitore.

L'architetto Bianco, dopo aver rivisto ulteriormente il progetto, scoprì che il vincolo, secondo i siti della Provincia di Savona, della Regione Liguria e del Ministero, riguardava solo il sedime dell'Aurelia. Tuttavia, la Soprintendenza applicava il vincolo fino a 100 metri dalla strada statale.

Il Vincolo Paesaggistico e le Interpretazioni

L'ufficio tecnico del Comune di Noli non aveva dubbi sull'esistenza del vincolo paesaggistico. L'architetto Bianco presentò una richiesta scritta sia al Comune che alla Soprintendenza, e a quel punto si ritenne necessario chiedere il parere al Ministero competente.

Dopo una serie di telefonate vane, l'architetto Lorenza Comino, assicurò il progettista che la Soprintendenza stava valutando la situazione e avrebbe presto fornito una risposta. Tuttavia, sembra che la Soprintendenza non abbia mai scritto al ministero, o almeno così viene negato.

Nel settembre 2016, l'architetto Bianco continuava a telefonare al ministero, senza riuscire a ottenere informazioni sull'esito del progetto.

Parere Favorevole con Riserva

Nell'aprile successivo, l'ufficio tecnico competente espresse un parere favorevole al progetto, rivisto e corretto, ma con riserva. Si attendeva un ulteriore parere della commissione comunale del paesaggio, la quale subordinò il suo consenso al riconoscimento dell'esistenza del vincolo paesaggistico da parte del soggetto attuatore e del progettista.

Tuttavia, per avere valore giuridico, un vincolo deve essere pubblicato e non semplicemente invocato o interpretato. Nel caso specifico, il decreto di vincolo relativo alla via Aurelia, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 10 aprile 1956, si riferiva esclusivamente alla sede stradale, come specificato dal soprintendente A. Dillon il 13 ottobre 1956.

Nel marzo 2017, il capo dell'ufficio legislativo scrisse alla Soprintendenza di Genova, precisando che il divieto di impianti pubblicitari sulla via Aurelia era assoluto e non relativo. Tuttavia, aggiunse che la tutela del bene protetto non poteva essere assicurata solo dal divieto di cartelli pubblicitari, ma anche dal controllo di qualsiasi manufatto interferente con la visuale protetta.

Resta da capire se questa interpretazione possa rappresentare una situazione di libero arbitrio, soprattutto considerando che, dopo la pubblicazione del vincolo, sono state fatte due eccezioni clamorose nell'edificazione della fascia a ridosso dell'Aurelia: Torre del Mare e il complesso edilizio Le Terrazze di Noli. Inoltre, non è chiaro perché la pensione Letizia, quando fu ampliata nel 1958, non fu sottoposta alle stesse restrizioni.

Infine, il sito ufficiale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo non indica il vincolo. Questo elemento ha valore probatorio?

La Vendita e i Progetti Futuri

La Fondazione, presieduta prima dall'avvocato Portera di Savigliano e ora dall'avvocato Tibaudi, ha deciso di vendere casa Letizia. Il progetto, in attesa di approvazione, prevede la costruzione di 15 alloggi da 40 mq e altrettanti box auto. L'operazione sarà gestita da una società dei fratelli Castellano, editori e imprenditori immobiliari di Torino, già attivi nella Riviera, in particolare a Loano.

A Noli, si invoca anche l'esistenza di un vincolo idrogeologico e si ricorda l'intervento dell'architetto Canziani in un'assemblea pubblica sul paesaggio e sull'aumento di volumi. Si discute se la zona sia considerata o meno "consolidata urbana". La legge Galasso del 1985 vincola tutte le sponde, ad eccezione delle zone consolidate urbane, come sembra essere il caso di Letizia.

Al servizio idrogeologico ligure è stato chiesto un progetto di sistemazione di una parete rocciosa retrostante e attigua al bosco. Sebbene la richiesta sia sensata, si pretende una fideiussione prima ancora che il Comune rilasci il nulla osta a costruire.

Ad ogni mareggiata, la situazione si ripete per stabilimenti balneari e pescatori, con danni economici e disagi. In particolare, Via Colombo ha mostrato la sua fragilità, evidenziando la necessità di interventi strutturali nella zona compresa tra Bagni Letizia e il molo S. L'intervento di riqualificazione dell'arenile porterà un vantaggio ambientale, eliminando i pericolosi avvallamenti.

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