Bagni Maria: Storia, Significato e Riflessioni Cinematografiche

Settembre, giorni di fine estate in Versilia. Tra la spiaggia e le stradine del centro si muovono alcuni personaggi del posto. Mario, il bagnino del Bagno Maria, ascolta le lamentele dei clienti per le carenze sempre maggiori dello stabilimento, mentre poco vicino il Bagno 2000 si propone con strutture ed offerte di alto livello che attirano sempre più persone. Bice, la proprietaria, è ormai decisa a vendere alla concorrenza ma Mario, in un tentativo estremo, lancia la sfida a Boris, il bagnino avversario, su chi riesce a stare più a lungo sott'acqua.

Boris riemerge per primo, Mario non viene più a galla e sembra affogato. In paese un gruppo di amici combina un bello scherzo a Merigo, l'ubriaco con la sua inseparabile bicicletta: lo convincono ad andare in una villa a ritirare il Brunello, che lui crede vino e che è invece un signore con quel nome da poco deceduto. Gli rubano poi la bicicletta e allora gli amici fanno in modo che lui prenda quella rossa fiammeggiante messa in palio nella lotteria in piazza. Pierre è il figlio del sindaco. Il papà ha organizzato la festa in piazza con cantanti e musiche d'altri tempi, quando all'ultimo arriva il gruppo di Pierre che, con ballerine e musica rap, risolleva le sorti della serata. Il piccolo Simone infine, proprio nel giorno del rientro dalla colonia, lascia il gruppo, si imbatte in una ragazza che vende bomboloni sulla spiaggia, la segue fino a casa dove apprende che è sposata col vigile Rodolfo, quindi, dopo la festa in piazza, viene ripreso dalla suora della colonia.

Allora si rende invisibile sotto il suo casco magico. Si tratta dell'esordio cinematografico del comico Giorgio Panariello. Il film (se si può definire tale) non è altro che la riproposta di quattro suoi personaggi già ampiamente sfruttati in varie trasmissioni televisive. La comicità di Panariello poggia su una realtà toscana stralunata e surreale, fatta di 'figure' che si collocano ai margini della vita quotidiana: ragazzi o uomini timidi, indifesi, innocenti. Putroppo non si può passare con facilità dal piccolo al grande schermo: limitati comunque nella gestualità e nella mimica, i personaggi di Panariello naufragano nella totale assenza del film. Non c'è storia, non c'è ritmo, non c'è un'idea di racconto. Il tutto ristagna nell'inerzia dell'immagine, nella mancanza di vivacità, nell'inconcludenza dei dialoghi. Si ride poco, più spesso si rimane indifferenti.

Il Significato di "Bagno Maria" nel Cinema

Quanti film ricordate in cui ci sono alcune scene girate in bagno? Alcuni terrificanti, come Psyco o Shining, altri fortemente ispirazionali, per i colori e per il significato che ricoprono nella pellicola stessa. Per un regista, è un luogo che permette di rappresentare il protagonista in un momento d’intimità, rivelando tanto di sé.

Esempi di Scene Memorabili in Bagno

  • Marie Antoinette (2006): Nella mitica pellicola di Sofia Coppola, c’è una scena in cui la regina di Francia è intenta a regalarsi un lussuoso bagno caldo. Le pareti sono decorate di stucchi e cornici dorate. Al centro campeggia lei, una vasca bianca e smaltata in cui la regina si lascia andare a nuvole di vapore dopo l’ennesima serata dai folli festeggiamenti. Tolta la parrucca maestosa e i belletti di corte, scivola nell’acqua con la sua camicia bianca come seconda pelle. Solo lei, solo se stessa.
  • Pretty Woman (1990): C’è una vasca da bagno anche nell’iconico film di Garry Marshall, che ha reso celebre in tutto il globo un’ancora sconosciuta Julia Roberts. Edward è al telefono nella sua camera d’albergo che gli fa da casa, sente Vivian cantare dal bagno, entra e la trova nella grande vasca incassata nel pavimento. In una nuvola di schiuma, a occhi chiusi e con le cuffie di un Walkman alle orecchie, Vivian sta cantando “Kiss” di Prince. Per il regista quella scena serve a mostrare la vera lei “acqua e sapone”, privata della corazza di quel personaggio che ha dovuto costruirsi addosso per resistere alla strada.
  • I Tenenbaum (2001): I film di Wes Anderson sono già di per se famosi per il loro particolare gusto estetico per quanto riguarda la scenografia. Uno di questi è sicuramente il bagno di Margot Tenenbaum. Dove altro può rifugiarsi una ragazza bella e malinconica ma dannatamente riservata come lei? In una vasca da bagno sicuramente, dove passa ore ed ore ad aspettare che passi, a fumare come un turco, a mettere lo smalto ai piedi e a intrattenere telefonate.
  • Ultimo tango a Parigi (1972): Nel film che è costato 5 anni di diritti civili a Bertolucci, il bagno ritorna in molte scene. Paul (Marlon Brando) e Jeanne (Maria Schneider) s’incontrano in un appartamento che vorrebbero prendere entrambi in affitto. Scoppia la passione e quelle mura finiranno col fare da sfondo a tutta la storia: proprio il bagno è il momento di una scena in cui Jeanne, mentre fa la doccia, si confida con Paul raccontandogli di essersi innamorata. Nuda davanti a lui, gli confessa di credere ancora nell’amore più puro. Lui, che l’accoglie fuori dalla doccia e la avvolge con l’accappatoio con cui vorrebbe proteggerla. In realtà il loro dialogo mostra quanto incompatibili siano le loro versioni dell’amore.
  • Eyes Wide Shut (1999): I bagni nei film di Stanley Kubrick meriterebbero un capitolo a parte. A parte la mia adorazione per la loro casa dell’Upper newyorkese, c’è una scena in cui i due si stanno preparando per un evento e la Kidman si concede la classica pipì prima di uscire. Il tutto comunica una grande intimità tra la coppia, la normalità insomma.
  • American Beauty (1999): Ve la ricordate la scena madre di questo film by Alan Ball? Mena Suvari è l’oggetto del desiderio di Kevin Spacey.

L'Origine del Termine "Bagno Maria"

L’invenzione di tale metodo è classicamente ricondotto al mondo dell’alchimia, in cui le distillazioni e le calcinazioni di elementi preziosi dovevano essere condotte con estrema precisione. In particolare certi autori la attribuiscono a Miriam, personaggio biblico, sorella di Mosè e di Aronne; altri la attribuiscono alla misteriosa Maria la Giudea, di cui poco si sa: si dice sia vissuta ad Alessandria d’Egitto fra il I e il III secolo d.C., e che fra le altre cose abbia inventato anche l’alambicco.

È straordinario come una parola di uso tanto comune, buona per ricettari e programmi di cucina, sia mutuata dal gergo esoterico degli alchimisti. Nel bagnomaria ciò che deve essere riscaldato, o cotto, o distillato, viene posto in un recipiente, a sua volta posto in un altro, solitamente pieno d’acqua bollente. La mediazione del calore permette un riscaldamento molto più delicato e controllato rispetto a uno che si avvalga della fiamma viva.

Riflessioni su "Nostalghia" di Tarkovskij

Bereshit: in principio, all’origine. È la prima parola del Pentateuco ebraico. Davanti ad uno specchio, Gortčakov (lo scrittore/poeta protagonista di Nostalghia) apre un testo che, nello scorrere dei fotogrammi, capiamo essere una Bibbia. In Genesi 2, 6 lo scenario della creazione di Adam si presenta come sorretto dai due elementi dell’acqua e della terra. «Ho scelto l’acqua perché è una sostanza molto viva, che cambia forma continuamente, che si muove. È un elemento molto cinematografico», sostiene Tarkovskij. D’altro lato, anche la Terra si pone come elemento altamente simbolico: madre e materia; casa e patria (Russia); arte e utopia; in generale luogo d’Origine.

L’unione acqua/terra, forse, possiamo dire, è il Sacro stesso, nella logica della ‘materiale’ spiritualità russa di Tarkovskij. In Nostalghia tutto è acqua e terra. Dalle nuvole e dalle colline/onde parte il film. «Il cielo è pieno di nuvole bianche, leggere, simili ai disegni di un fuoco d’artificio. […] Un’acqua che cade sempre dall’alto, ma mai astrattamente trascendente, sempre mondana, spesso fangosa, vista attraverso fiumi, stagni, piscine, pioggia e lacrime, specchi, rovine acquitrinose, vasche, finestre che si aprono su acquazzoni improvvisi… un’acqua vitale (quasi liquido amniotico) attraversa tutto il film.

La nostalgia non è solo lo stato d’animo di Tarkovskij (‘costretto’ lontano dalla ‘sua’ Russia), non è solo lo stato d’animo del protagonista (lo scrittore e poeta Gortčakov) e/o lo stato d’animo del musicista russo Sosnovskij di cui Gortčakov sta scrivendo la biografia; anch’essi lontani dalla patria e ad essa irresistibilmente legati. Questo nostos-algos è il dolore che segna il percorso del ritorno verso l’origine, un percorso verso la verità (dell’uomo, della fede, dell’arte) e ‘insieme’ dentro se stessi (verso la propria origine, la propria infanzia). Nel suo cammino di scavo, ‘contemporaneamente’ Gortčakov è chiamato a scoprire il mistero della sua nascita (e il rapporto con sua madre), il mistero della vita (e il rapporto tra esistenza e poesia), il mistero dell’uomo (e il rapporto tra salute e malattia, sanità mentale e follia), il mistero della religiosità (e il rapporto con il divino).

«Tramite l’acqua ho cercato di esprimere l’idea del passare del tempo», spiega Tarkovskij. Gortčakov risale il fiume del tempo e insieme il fiume delle domande che lo conducono alla sorgente. La ricerca che viene a fare in Italia, relativa al musicista russo di cui vuole scrivere la biografia, diventa ricerca del Sé.

Tarkovskij e l'Acqua: Simbolismo e Significato

L'acqua è un elemento ricorrente e profondamente simbolico nel cinema di Tarkovskij, rappresentando la vita, il tempo e la spiritualità.

Film Significato dell'Acqua
Andrej Rublëv Acqua primordiale, purificazione e rinascita artistica.
Nostalghia Tempo, memoria, ricerca del Sé e connessione con l'origine.

Omaggio a Bernardo Bertolucci

Cinema del passato, dunque, che si intreccia con il cinema del presente e del futuro, nello spirito della Cineteca Nazionale, chiamata ad accendere riflessioni retroattive con lo sguardo ben piantato sui nuovi orizzonti della visione. Registi che hanno fatto la storia del cinema italiano e mondiale.

  • La Commare secca (1962) Regia: Bernardo Bertolucci; soggetto: Pier Paolo Pasolini; sceneggiatura: P.P. Pasolini, Sergio Citti, B.
  • Il canale (1966) Regia: Bernardo Bertolucci; soggetto e sceneggiatura: B. Realizzato durante le riprese della seconda parte de La via del petrolio, Il canale racconta la vita nel canale di Suez e il contrasto tra le tradizioni e il progresso portato dal petrolio.
  • La via del petrolio (1967) Regia: Bernardo Bertolucci; soggetto, sceneggiatura e testo: B.
  • Documenti su Parma (1969) Regia: Bernardo Bertolucci; soggetto e sceneggiatura: B.
  • Prima della rivoluzione (1964) Regia: Bernardo Bertolucci; soggetto e sceneggiatura: B.
  • Amore e rabbia (1969) Regia: Bernardo Bertolucci; soggetto: da un’idea di Puccio Pucci, Piero Badalassi; sceneggiatura: B.
  • Il Conformista (1970) Regia: Bernardo Bertolucci; soggetto: dal romanzo omonimo di Alberto Moravia; sceneggiatura: B.
  • Ultimo tango a Parigi (1972) Regia: Bernardo Bertolucci; soggetto: B. Bertolucci; sceneggiatura: B.
  • Strategia del ragno (1970) Regia: Bernardo Bertolucci; soggetto: dal racconto Tema del traditore e dell’eroe di Jorge Luis Borges; sceneggiatura: B.
  • Novecento (1976) Regia: Bernardo Bertolucci; soggetto: B. Bertolucci, Franco Arcalli, Giuseppe Bertolucci; sceneggiatura: B. Bertolucci, G.
  • La Luna (1979) Regia: Bernardo Bertolucci; soggetto e sceneggiatura: B.
  • La tragedia di un uomo ridicolo (1981) Regia: Bernardo Bertolucci; soggetto e sceneggiatura: B.
  • Il tè nel deserto (1990) Regia: Bernardo Bertolucci; soggetto: dal romanzo di Paul Bowles; sceneggiatura: B.

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