Bagni Pria Pulla: Storia e Informazioni
Anche quest’anno la stagione estiva è arrivata prepotente nella nostra città e, a tal proposito, vogliamo raccontarvi qualche piccola curiosità sui primi stabilimenti balneari di Cagliari.
Se pur la zona non fosse delle più salubri, l’estate cagliaritana grazie a questo nuovo diversivo si vivacizza sino a toccare il culmine, con la realizzazione nelle adiacenze del ponte della Scaffa, dei bagni Devoto che ospiteranno anche degli eventi serali musicali e danzanti. Questi stabilimenti accoglievano i bagnanti della Cagliari bene e, come si vede da alcune foto, le donne facevano il bagno completamente vestite mettendo al primo posto l’eleganza e lasciando tutto il resto...
Nel 1914 l’imprenditore Gaetano Usai apre al Poetto “Il Lido”, un impianto balneare dall’aspetto elegante e signorile che attira i bagnanti dell’alta società cittadina. Contestualmente viene attivata una linea extra urbana di collegamento tra la città e il Poetto, che porterà alla gloriosa e indiscussa storia di quella che tutti conosciamo come “La spiaggia di Cagliari e dei cagliaritani”.
Dal Lido di Venezia allo Stretto di Messina, passando per Viareggio e Ostia, la storia del turismo balneare è un pezzo importante, anche se spesso poco considerato, dell’architettura e del costume italiano.
Quale sia il primissimo stabilimento balneare costruito in Italia è difficile da stabilire, ma possiamo indicare Viareggio come la città che ne detiene il primato. In quell’epoca, gli stabilimenti sono costruzioni di legno su palafitte in mare, raggiungibili dalla spiaggia per mezzo di lunghi pontili.
Nel Manuale per i bagni di mare, pubblicato nel 1833 da Giuseppe Giannelli, quelli di Viareggio sono descritti come “due comode ed eleganti fabbriche di legno, distanti fra loro 65 braccia, l’una per le donne e l’altra per gli uomini.
Sul modello di Viareggio, nascono poi diverse strutture ricettive a Rimini (1843) e sulla riviera romagnola. Il turismo balneare subisce un secondo momento d’oro durante il fascismo. Si dice infatti che lo stesso Mussolini fosse un grande fan del mare.
La Rotonda a Mare di Senigallia è un emblema del turismo adriatico e un pezzo importante dell’identità cittadina. Inaugurata nel 1933, la struttura è stata danneggiata e, poi, risistemata varie volte. Bongusto aveva intonato il suo celebre brano sul pontile per festeggiarne la riapertura nel 2006.
Ma è solo dopo il Secondo dopoguerra che il turismo balneare diventa un fenomeno diffuso e popolare. Tra i più noti stabilimenti italiani di quel periodo c’è senza dubbio il Kursaal, per decenni simbolo di Ostia e del mare di Roma.
Non a caso il Kursaal è utilizzato anche come location per film che hanno fatto la storia, firmati da grandi autori come Fellini e Dino Risi. Costruito nel 1950, è frutto della collaborazione tra l’architetto Attilio Lapadula e il maestro dell’ingegneria Pier Luigi Nervi.
A questo tema, l’architetta palermitana Isabella Fara ha dedicato un libro, pubblicato da Lettera Ventidue nel 2011 e intitolato L’architettura moderna va in vacanza. Una città balneare sullo stretto di Messina.
Tra le costruzioni più iconiche e bizzarre degli anni ‘60 troviamo la seggiovia del Lido di Spina, costruita a Comacchio, in Emilia-Romagna. L’infrastruttura, lunga un chilometro, partiva dal Campeggio Spina, immerso in una pineta, e arrivava direttamente in spiaggia.
Serviva quindi a raggiungere la costa comodamente, anche per le persone che non disponevano di un’autovettura. Con i suoi 127 seggiolini biposto, la seggiovia era in grado di trasportare le persone fino alla riva del mare in circa 12 minuti.
Un intervento più recente (l’ultimo della nostra selezione), progettato da Giancarlo De Carlo, diventa per il noto architetto una nuova opportunità di riflessione sulla città e i suoi meccanismi complessi. Lo Stabilimento Blue Moon, completato nel 2002 al Lido di Venezia, è progettato come una struttura polivalente pensata per essere fruibile durante tutto l’anno.
Il suo elemento principale è il padiglione a pianta circolare, la cui piazza superiore è delimitata da una sottile maglia reticolare in acciaio. Il litorale italiano è lungo 8.300 metri. Nella Penisola, possiamo contare 27.335 concessioni demaniali marittime per uso “turistico ricreativo”. Si stima che il 60% delle coste sabbiose in Italia sia occupato da stabilimenti balneari.
Superando l’opposizione natura/cultura, risulta chiaro che la progettazione di questi luoghi sia determinante nel caratterizzare il paesaggio italiano.
La cultura del bagno, e le architetture ad essa connesse, ha origini molto antiche ed è legata sino al XVIII secolo alla cura e alla salute del corpo. Il timore della promiscuità dei bagni nelle acque marine portò, nel XVIII secolo, in Inghilterra, al progetto della bathing machine, primo vero intervento di design balneare, che fu utilizzato sino ai primi decenni del XX secolo.
Gli stabilimenti balneari trasformarono i pontili, utilizzati inizialmente per immergersi direttamente a mare, in caffè, sale da concerto e da gioco, e diventarono spesso servizio dei grandi alberghi che, da quel momento, iniziarono a sorgere a ridosso delle spiagge, fornendo ogni tipo di comfort e di lusso ai vacanzieri.
Il passaggio a stabilimenti realizzati in cemento armato portò all’affermarsi di forme che puntavano a stupire attraverso le potenzialità plastiche della materia. Tuttavia la cultura balneare, ha sempre esercitato un fascino sugli architetti e i designers. la tradusse nella forma di un armadio.
Sempre negli anni ’80, Ugo la Pietra fondò a Cattolica l’Osservatorio di Cultura Balneare, “per studiare e approfondire questa particolare produzione marginale e propose per la prima volta un design territoriale”, in particolare una collezione di ceramiche a tema balneare.
Quelle abitazioni, che ancora oggi popolano le coste italiane, riteneva, infatti, fossero dotate di un’autonomia creativa che si esprimeva nell’uso spregiudicato di materiali e stilemi, etichettato da alcuni ricercatori come “Postmoderno spontaneo” o “Eclettismo inconsapevole”.
Le stesse case però erano anche espressione della trasformazione “rapida e brutale di un territorio di straordinaria bellezza, quale quello delle nostre coste” e dell’oscillazione dei luoghi delle vacanze “tra la frenesia estiva e l’abbandono invernale, fino al disastroso inquinamento dell’ambiente naturale”.
Estate: tempo di vacanze, divertimento e ovviamente di mare. Ma dove sono nati i primi stabilimenti balneari in Italia, e quando? Torniamo indietro nel tempo, all'Ottocento, e andiamo in Toscana, in Versilia per l'esattezza.
Viareggio, estate 1828: aprono i Bagni Dori, che all'epoca erano riservati a signore e religiose. Una palafitta si inoltra verso il mare, al quale si accede tramite una scaletta, sempre in legno: qui le signore, rigorosamente vestite, con un costume in lana, cappello e scarpe, trascorrevano le loro giornate estive, attente a non bagnarsi e a non esporsi troppo al sole. Successivamente, si idearono cabine montate su ruote per permettere alle donne di calarsi direttamente in acqua.
Accanto ai Bagni Dori, destinati alle donne, sorgeva il bagno maschile Nereo, dove le modalità erano pressoché simili. La paternità dei primi stabilimenti balneari tuttavia, fu rivendicata da un'altra città toscana, Livorno, dove già nel 1781 sorgevano i Bagni Beretti, presenti già dalla fine del Settecento.
La novità di questi luoghi, che tanto affasciavano la gente del posto, così come chi poteva permettersi di alloggiare in queste località, era che riproponevano al mare i modelli delle terme. Del resto, proprio in quegli anni si scoprirono le caratteristiche curative dell’aria e dei bagni di mare. E così, fu subito un gran successo, seguito a ruota da altre località come Forte dei Marmi e la Costa Azzurra, oltre alle già note Venezia e Rimini.
Non erano solo i locali a godere dei benefici del mare attrezzato, ma ben presto anche molti viaggiatori provenienti dall'estero - Gran Bretagna ed Europa settentrionale in primis - presero l'abitudine di raggiungere questi stabilimenti balneari, molti dei quali diventarono molto rinomati e alla moda.
Con gli anni, l'architettura dei lidi si trasformò: dalle rigide palafitte si passò a semplici capanne sulla spiaggia, che si arricchirono di sale da ballo, bar, negozi e ristoranti.
Le parole di Alessandro Manzoni, che trascorse a Viareggio l’estate del 1856, descrivono molto bene quello che era il mood delle vacanze in Versilia “la vita qui è mangiare, dormire, bagnarsi, passeggiare“.
Il Novecento fu il secolo in cui le vacanze al mare e gli stabilimenti balneari conobbero un vero e proprio boom: i costumi si fecero meno castigati, la pelle abbronzata veniva tollerata e anzi, diventò di tendenza, gli stabilimenti non venivano più visti come luoghi curativi, ma come destinazioni per il relax e lo svago.
Con la nascita della cosiddetta società di massa, il divertimento e il tempo libero diventarono di fondamentale importanza, almeno, per chi poteva permetterselo.
La Versilia si dimostrò, ancora una volta, capace di stare al passo con i tempi: aumentarono i lidi e con essi i centimetri di pelle da esibire. Si passò dalle magliette a maniche lunghe ai corpetti, dai pantaloni lunghi e fascianti a quelli corti, comparvero le prime scollature.
La vera e propria rivoluzione sarà con Coco Chanel, la quale lancerà la moda dell'abbronzatura con la collezione che prevedeva il costume da bagno modello sirenetta. Si trattava del primo costume in maglina elasticizzata che permetteva alle donne di indossare indumenti da bagno con ampie scollature sulla schiena.
Con il Fascismo, la Versilia divenne un luogo sempre più iconico. Gabriele D'Annunzio era solito essere ospite della sua fiamma Alessandra di Rudinì, presso La Versiliana a Marina di Pietrasanta, consacrandola come un luogo destinato all'elite, relegando Viareggio ai ceti più modesti.
Negli anni Quaranta un'altra rivoluzione investirà l'estate: il bikini. Si trattava di un completo composto da pantaloni corti legati a corpetti tramite delle strisce di stoffa. La prima a indossare questo modello di costume da bagno in Italia fu l'attrice Marta Abba, musa di Luigi Pirandello, anche se in Italia fu a lungo vietato indossarlo.
Gli anni Cinquanta e Sessanta, gli anni del boom economico, videro la Versilia diventare meta prediletta anche da tutti quegli italiani che, per la prima volta, scoprivano le vacanze estive. Sono gli anni ruggenti della Capannina a Forte dei Marmi, il celebre locale che, a partire da un capanno sulla spiaggia, ospitò spettacoli degli artisti nazionali e internazionali più in voga - da Édith Piaf a Patty Pravo,da Ray Charles a Gloria Gaynor. L'evoluzione della Versilia da semplice tratto di costa affacciata sul Tirreno a luogo mitico era ormai compiuta: oggi passato e presente si fondono, l’eleganza in stile liberty degli hotel si accompagna ai nuovi locali di tendenza, sempre all'insegna del relax.
Il litorale della città di Roma inizia a prendere forma nel 1916 con il primo piano regolatore del nuovo “borgo marino” a cura dell’Associazione Artistica cultori di Architettura. Negli anni ’20 la Ferrovia Roma-Ostia Lido e l’apertura dell’autostrada che collegava la città al suo Mare (l’attuale Via del Mare) portarono ben presto a definire i ruoli di questa parte della città: Ostia era al tempo stesso il mare dei romani e la periferia della città di Roma.
Donne con costumi interi e a pantaloncino, uomini in bermuda e canottiera, cappelli, occhiali, accessori femminili, bambini in costume e maglietta, signori elegantemente vestiti ed ombrellino per ripararsi dal sole, ombrelloni con copertura a cabina sulla spiaggia, erano questo ciò che si incontrava allo Stabilimento Roma.
Gli anni che seguirono, sotto l’aumento dei flussi di bagnanti e di residenti, lo sviluppo di Ostia portò all’affermazione di edifici indifferenziati verso l’entroterra e stabilimenti balneari razionali e funzionali alle esigenze dei bagnanti. In questo periodo si utilizzano elementi desunti dalle costruzioni navali, balaustre, plance, aste portabandiera.
Il litorale è stato scenario e fonte d’ispirazione per le opere di grandi registi e attori del cinema italiano come I vitelloni di Federico Fellini, Domenica di agosto di Luciano Emmer, Brutti, sporchi e cattivi di Ettore Scola, Mamma mia che impressione con Alberto Sordi, che rappresentano ironicamente l’ingenua intraprendenza dell’italiano nell’immediato dopoguerra. A queste commedie si affiancano anche pellicole drammatiche che descrivono la marginalità di Ostia come le opere di Pier Paolo Pasolini.
L’architettura balneare è estremamente eclettica, ricca di simboli, di forme e di colori. Passeggia sul lungomare ed immagina di trovarti nel passato e di sorseggiare una bibita camminando sul pontile dello “Stabilimento Roma”, il più grande e lussuoso stabilimento balneare europeo, oppure di gustare un buon pasto a prezzi economici da Battistini, il primo in assoluto stabilimento balneare ad Ostia.
Tabella: Evoluzione degli Stabilimenti Balneari in Italia
| Periodo | Caratteristiche | Esempi |
|---|---|---|
| Ottocento | Palafitte in legno, cabine su ruote, terme al mare | Bagni Dori (Viareggio), Bagni Beretti (Livorno) |
| Fascismo | Sviluppo del turismo balneare, architetture iconiche | Rotonda a Mare (Senigallia) |
| Secondo Dopoguerra | Turismo di massa, stabilimenti come luoghi di svago | Kursaal (Ostia) |
| Anni '60 | Innovazioni architettoniche, seggiovie per la spiaggia | Seggiovia del Lido di Spina (Comacchio) |
| Anni 2000 | Strutture polivalenti, design moderno | Stabilimento Blue Moon (Lido di Venezia) |
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