Bagni Tirreno Livorno: Storia e Servizi di uno Stabilimento Balneare Storico
A Livorno, lo stabilimento balneare "Onde del Tirreno", affiliato a Confcommercio, è conosciuto anche come bagni “Pejani”, come si legge ancora sull’insegna dell’entrata.
Le Origini Storiche
«Pejani è il cognome degli antichi proprietari, quelli che gestivano lo stabilimento nel secondo dopoguerra», ci istruisce Coseschi. Ma le origini del bagno risalgono a cent’anni prima della seconda guerra mondiale: i Pejani sono stati fondati infatti addirittura nel 1840, dalla Società dei Casini e Bagni dell’Ardenza. Quindi questo era il «mare della borghesia livornese», ci dice Coseschi, ricordando fieramente la lunga storia dello stabilimento.
La Ristrutturazione e le Caratteristiche Uniche
Completamente ristrutturato dodici anni fa attraverso un progetto di riqualificazione dell’intero stabilimento, i bagni Pejani, che quest’anno contano circa 1.700 abbonati e una media di ingressi giornalieri - oltre agli abbonati - di circa sessanta unità al giorno, sono caratterizzati dalla presenza di sessantuno palafitte, un unicum nel panorama livornese dei bagni.
Il Nuovo Molo
Inoltre, quest’anno è stato inaugurato un nuovo molo. «Questa nuova struttura è per chi vuole rilassarsi proprio in cima al mare. È lo spazio più snello del bagno, abbiamo deciso di non mettere gli ombrelloni per lasciare maggior spazio ai bagnanti». La particolarità del molo, oltre ad essere lo spazio più ampio dello stabilimento, è che la sera - momento in cui molte famiglie si riuniscono al mare per cenare- si illumina, grazie alle luci apposte ai lati della struttura.
Un'Occhiata al Futuro: Sostenibilità e Cultura
Oggi, i bagni dell’antica borghesia cittadina cercano di stare al passo con i tempi, progettando per il prossimo anno una svolta verde. «Per i prossimi anni - ci spiega il gestore - stiamo pensando a un grande investimento. Vorremmo fare un dissalatore, perché nello stabilimento l’acqua che utilizziamo, dalle docce ai servizi per il bar e il ristorante, è tutta acqua potabile e vorremmo risparmiarla. Anche perché tanta acqua si perde “per strada”: in Italia, il 43 percento degli impianti idrici è danneggiato, e perde acqua. Non vogliamo fare green-washing». Un’azione concreta, a favore della cultura, è un altro primato che i Pejani hanno all’interno dei bagni livornesi: sono l’unico stabilimento ad avere una convenzione con la biblioteca comunale.
La Storia del Bagno Tirreno e la Famiglia Marchetti
La storia del Bagno Tirreno, adiacente al pontile di Marina, in un secolo di vita si intreccia con quella della famiglia Marchetti, stirpe di imprenditori di origini sanremesi. Il bagno è nato come appendice dell’albergo Tirreno, che comprendeva anche un ristorante e un bar. In origine era il famoso bagno Doride, uno stabilimento di moda su palafitte, che comprendeva una rotonda dove si mangiava e si ballava (probabile ispiratrice della celebre hit di Fred Bongusto), frequentata dai turisti versiliesi in tempi in cui Forte dei Marmi era ancora un paese di pescatori. Distrutto da alcune mareggiate, venne sistemato da Lorenzo Marchetti senior (il nonno dell’attuale titolare a sua volta padre di LorenzoMassimiliano, anch’egli impiegato nello stabilimento) che, avendo rilevato tutta la struttura ricettiva de “Il Tirreno”, decise di usarlo a servizio dei clienti dell’albergo.
Gestione e Ospiti Illustri
I veri gestori furono per molto tempo Domenico Bertini e sua moglie Paola Marchetti, sorella dell’imprenditore che si occupava nel frattempo di altri investimenti a Milano e Saint Vincent, personalmente interessati a Marina di Massa perché il prozio era di origini versiliesi. Il bagno, a traino dell’albergo, ha vissuto apici di gloria ospitando icone del jetset come il re Faruk di Egitto (viene raccontato come un codazzo di guardie del corpo e Mercedes nere), ospitato per un paio di giorni, e Frank Sinatra e Ava Gardner, appena sposati e provenienti da Genova, che hanno soggiornato per circa quattro giorni, sempre attenti a girare in incognito.
La Famiglia Marchetti e la Gestione Attuale
Il padre di Lorenzo, Aldo Marchetti, venuto a Massa Carrara per una attività connessa al settore lapideo, si è poi occupato di tutto il complesso del Tirreno: «Purtroppo parte della storia della mia famiglia è andata persa perché avevamo portato da Sanremo tutti gli archivi, poi marciti in una cantina per le infiltrazioni d’acqua - racconta Lorenzo - qualcosa mi rimane dai ricordi di mio padre che però è morto giovane a soli 58 anni». Lorenzo intanto aveva avviato una importante carriera nel campo della pubblicità e sono state la sorella chef Anna Marina e la madre Giuliana Mammucari a portare avanti la gestione. Col tempo l’albergo è stato venduto, il ristorante è stato chiuso (attualmente affittato al ristorante cinese) e la sorella gestisce con la famiglia il bar nell’angolo. Il bagno è stato dato in mano ad un gestore fino a quando, 8 anni fa, Lorenzo Marchetti è stato chiamato giocoforza a prenderne le redini.
L'Impegno di Lorenzo Marchetti e il Futuro del Bagno
Dopo aver venduto le aziende pubblicitarie ed essersi concesso una lunga pausa “diversiva” (quindici anni passati in giro per il mondo a scattare foto a siti archeologici, a organizzare mostre e scrivere libri), per il motivo di essere stato per 8 anni nella direzione nazionale del Cna e poi per 20 anni nel Cna Balneari, con mandati di presidenza e vice-presidenza, occupandosi direttamente dell’organizzazione e della comunicazione, ha ritenuto di entrare operativamente in questo mondo, impegnandosi a portare anche il Cna balneari Toscana al pari delle altre regioni. Ora è il beniamino dei suoi clienti, alcuni fedelissimi da 40 anni.
Icona del bagno è Giovanni Borzoni, 80 anni, memoria storica di Massa ancora in spiaggia con la moglie Malita Philips, aiuto cuoco al Tirreno che, dopo aver lavorato a Viareggio, è partito a fare lo chef a Londra arrivando ad aprire 5 ristoranti nella City. Lui sa tutto del bagno e dei vip che l’hanno frequentato, come Luca Giurato e Daniela Vergara ospiti fissi per anni, oppure diversi calciatori di serie A.
Eventi e Progetti Futuri
«Per i clienti ho organizzato diversi eventi. Se potessi avere i permessi per cucina, gazebo e vetrate come dico io, sarebbe l’ideale, ma il mio sogno è l’idea di uno stabilimento in sinergia con le realtà socio-economiche del territorio. La gente viene qui per la sabbia, non per gli alberghi o i night».
Onde del Tirreno: Una Dinastia al Femminile
Più di mezzo secolo fa il bagno era già a nome loro. Una dinastia tutta rosa di imprenditrici al salmastro, tutte e tre ultraottantenni che continuano a frequentare lo stabilimento quotidianamente. Tina Avelardi, Mirella Baccelli e Maria Luisa Contù sono, a distanza di ben 55 anni, le titolari della società Onde del Tirreno che gestisce il bagno dell’Ardenza. Per la maggior parte dei livornesi è ancora lo stabilimento dei Pejani, una comunità di mare che fa delle palafitte e del molo i suoi luoghi del cuore.
La Nascita dello Stabilimento Balneare i "Bagni di Ardenza"
Dal primo insediamento della metà dell'ottocento agli inizi del XX secoloNasce nel 1840 la Società dei Casini e Bagni dell'Ardenza, costituita da un gruppo di imprenditori con l scopo di realizzare uno stabilimento balneare costituito da un complesso di strutture con varie destinazioni d'uso, una di queste strutture erano proprio i "Bagni di Mare" dell'Ardenza, impianto originale degli attuali "Onde del Tirreno". Il complesso consisteva in vari corpi di fabbrica di cui il più importante in ordine di grandezza e di valore architettonico e urbanistico, come è visibile anche oggi, era la struttra dei "Casini". I bagni risultavano prospicenti a quest'ultimo, ed erano progettati per essere di esclusivo uso degli abitanti dei Casini.
Struttura e Modifiche nel Tempo
Osservando la pianta dell'originale progetto del Cappellini possiamo notare che l'insediamento originale era costituito da vari piazzali, due principali e gli altri satelliti di questi, collegati fra loro da pontili in legno e in "murocemento". Le cartoline dei primi del Novecento, testimoniano, in più momenti storici, come si presentavano i Bagni e quali furono le modifiche apportate nel tempo allo stabilimento. Le foto successive illustrano gli edifici presenti prima della guerra. La "Rotonda" risale al periodo compreso fra il 1844, quando il bagno era ancora costituito da un imprecisato numero di baracche in legno, e il 1856, data alla quale risale la prima pianta catastale dove compare lo stabilimento. L'edificio così chiamato per la sua caratteristica pianta circolare era destinato principalmente alla ristorazione per i bagnanti. Particolarità della rotonda la copertura a terrazza praticabile con annessa scala in metallo esterna. Ad un periodo successivo alla vendita dei bagni del 1867, da parte della società che li realizzò, risale l'edificio adiacente la rotonda, destinato probabilmente ai servizi per il ristorante.
I Pancaldi-Acquaviva: Storia e Aneddoti
LIVORNO - Quando il sole è alto e il libeccio generoso, le onde, infrangendosi sulle colonne liberty della Terrazza Mascagni, creano vapori incongrui. Salmastro, trasparente e fantasmagorico, che scompone i colori, annebbia la vista e trasforma il panorama in un dipinto di un improbabile dio dei macchiaioli. Solo allora, camminando verso sud per trecentotrentatré passi, (né uno in più né uno in meno, mi raccomando) si avrà il privilegio di guardare nel tempo e nello spazio sbirciando tra l’antico Largo Bellavista e l’Ardenza. E’ questa la prospettiva dei Pancaldi-Acquaviva, i blasonati stabilimenti balneari amati da re e regine, che un tempo potevano persino coccolare i loro clienti con una fonte termale. Ancora oggi la prospettiva è identica. C’è il sontuoso albergo, da pochi anni ristrutturato, e ci sono i Pancaldi, ricostruiti ma ancora con quel garbo estetico che purtroppo è stato dimenticato nella sciagurata ricostruzione post bellica della città.
Un Viaggio nel Tempo
Così, quando si passeggia sul lungomare, e vento, sole e aerosol creano il sorprendente effetto flou appena descritto, sembra quasi di vederle le signore merlettate con gli immancabili cappelli camminare o fare capolino, con castigata malizia, dalle tende-cabine. Quando fu costruito l’albergo palazzo, nel 1884, venne realizzato anche un passaggio al mare per le madame che potevano guadagnate i bagni salati (mare) o dolci (con la sorgente di acqua purissima) con grande riservatezza. Ricordi. Cartoline. Sogni. Che si muovono avanti e indietro sulla linea del tempo.
Dagli Anni '60 ad Oggi
Il fragore di un’onda anomala ed ecco che i Pancaldi si trasformano una delle prime discoteche marine degli anni Sessanta. Dove si esibivano i più grandi complessi (le band di oggi) della hit-parade italiana (Giganti, Rokes di Shel Shapiro, Nomadi, Equipe 84) e tutti i migliori cantanti della migliore gioventù. Gli spettacoli avvenivano nel mezzo dell’estate ed erano il clou delle Pancaldiadi, una sorta di Olimpiadi salmastrate dello spettacolo, che facevano impazzire giovani e non di quei mitici anni. Poi c’era l’elezione della miss (rito che si è mantenuto sino ad oggi) che era anch’essa un evento nell’evento. Se vi piace rivivere quell’atmosfera, andate a rivedervi “La prima cosa bella” di Paolo Virzì che quell’elezione la racconta.
Il Mitico Gabbione
Infine, come non dimenticarlo, il Gabbione. Mitico calcetto massacrante da giocare in una gabbia di cemento chiusa con reti sotto il sole cocente e tuffo finale in mare a fine partita. Lo inventò negli anni Sessanta Picchi nel vicino bagno del Tirreno, e la moda conquistò tutti gli stabilimenti balneari. I Pancaldi costruirono ben presto un super gabbione. Quanti gol, quante botte, quanti malori! Che precedevano una sequela di «boia dé», «malidetto tu sia» e una raffica di inenarrabili frasi colorite di cui il vernacolo livornese è infarcito.
Bagni Regi e l'Élite dell'Epoca
Già, i sovrani. Nel 1870 erano luoghi di soggiorno del Principe Amedeo di Savoia e della moglie Maria Vittoria e anche per questo ottennero il titolo di Bagni Regi. Non lontani dal porto e dai cantieri Orlando (regno di portuali e operai), i Pancaldi (nati nel 1926 dall’unificazione con i vicini Acquaviva) erano al top del comfort e dell’igiene. Docce, servizi e cabine (camerini areati) erano eccellenti, c’erano i bagni termali caldi, una sala da ballo, un’altra di lettura, una pista (al chiuso) di pattinaggio. Ai tempi della Belle-Époque nacque anche un Cafè-chantant, l’Olympia, dove si svolgevano spettacoli di altissimo livello e frequentato dai migliori nomi della città. Anche intellettuali.
I Pancaldi Oggi
Oggi i Pancaldi sono ancora uno dei bagni-simbolo di Livorno. Le cose sono cambiate, naturalmente. Il turismo popolare ha soppiantato l’aristocrazia, le cabine appiccicaticce e l’orribile piscina, hanno stravolto in parte quell’atmosfera. Quando arriva il tramonto, come accade negli altri stabilimenti balneari, si consuma il rito della “ribotta marinaresca”, ovvero si mangia (con tavolino e sedie comprese nell’abbonamento nella cabina) con la «roba portata da casa». Pance e dorsi cotti dal sole (non esiste un livornese non abbronzato) sgranocchiano piatti e ricette, cacciucco compreso preparato dalle «nonne ganze, come dio vuole». E in un turbinio di masticature, battute e grida arrivano le stelle.
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