Bagni Virzì: Storia di un Litorale Palermitano tra Ricordi e Speranze
La gloria dei Bagni Virzì è ormai un lontano ricordo, ma rievoca un periodo d'oro per la costa palermitana. Oggi, la Costa Sud di Palermo, da Sant'Erasmo ad Acqua dei Corsari, passando per Romagnolo, si presenta come una distesa di rifiuti e degrado. Eppure, questo litorale è il più vicino al centro della città, rendendo il suo recupero una priorità.
Quando si parla di Romagnolo con chi ha vissuto il periodo d’oro di questa borgata palermitana, emergono sospiri nostalgici e ricordi legati a tempi passati. Un tempo, la borgata di Romagnolo possedeva un fascino straordinario, nonostante oggi sia una delle zone urbanistiche più martoriate della città.
Il litorale di Palermo, in particolare la zona che va dal Foro Italico verso Messina, è ricco di storia e, un tempo, era costellato di lidi famosi. Questa zona costiera, un tempo dedicata all’agricoltura e soprattutto alla pesca, si trasformò a cavallo tra l’800 e il ‘900 in un vero e proprio centro turistico-industriale.
Tra i lidi più noti e frequentati, soprattutto dalla piccola e media borghesia fino alla Seconda Guerra Mondiale, c’erano lo Stabilimento “Trieste-Virzì”, nato nel 1896, e lo Stabilimento “Delizia-Petrucci”, che aprì i battenti addirittura nel 1888. I lidi erano il luogo dove si sono formate migliaia di coppie, oggi genitori e nonni di molti!
Come Trascorrevano le Giornate nei Lidi
Per accedere ai lidi, occorreva pagare un biglietto d'ingresso, e un guardiano severo vigilava affinché i ragazzini del quartiere non entrassero senza pagare. Ma purtroppo, come un’ombra lunga e scura, è arrivata la decadenza.
Edifici Notabili a Romagnolo
Tra gli edifici notevoli che possiamo incontrare a Romagnolo, dobbiamo ricordare lo Stand Florio, noto a Palermo come “La Taverna del Tiro”, costruito nel 1905 su un progetto di Ernesto Basile. Adiacente all’Ospedale Buccheri La Ferla si incontra il monumentale ingresso della villa Ugo delle Favare, costruita alla fine del 1800 dal marchese Pietro Ugo delle Favare. All’altezza di via Amedeo d’Aosta si ergeva la Villa settecentesca Moncada di Larderia, che fu per anni la dimora della Famiglia Petrucci, proprietaria dell’omonimo lido.
La Decadenza Post-Bellica e i Tentativi di Riqualificazione
Il secondo dopoguerra ha segnato un punto di non ritorno per Romagnolo. I problemi principali sono stati gli abusi edilizi post-bellici e, soprattutto, gli scarichi abusivi, con il mare che è diventato il luogo più facile dove smaltire i rifiuti edilizi e altri inquinanti. Nonostante i tentativi di riqualificazione, la realtà è ancora amara. Gli interventi eseguiti negli ultimi anni hanno già cominciato a mostrare pesanti segni di degrado.
Oggi, il litorale di Romagnolo fa parte di un grande progetto di riqualificazione della costa sud di Palermo, insieme alle spiagge della Bandita e di Acqua dei Corsari. Alcuni progressi sono stati fatti, e gli abitanti della zona continuano a reclamare la riabilitazione del tratto di Romagnolo chiedendo l’ufficializzazione della balneabilità da parte del Comune. Ma la speranza non deve morire.
Il futuro di Romagnolo non può essere solo un ricordo nostalgico. Sarebbe bellissimo vedere rinascere questo meraviglioso litorale riallacciando per davvero la città al “suo mare”! È un sogno possibile, ma richiede la partecipazione e la volontà di tutti.
L'Evoluzione dei Bagni di Mare a Palermo
Se nel Medio Evo a Palermo si sguazzava nei bagni, dal XVII secolo in poi, per motivi etico-religiosi, si perse quest’abitudine. All’inizio dell’800, furono fatte alcune ordinanze prefettizie che regolavano l’uso dei “bagni di mare” al fine di tutelare la pubblica decenza. A partire dalla seconda metà dell’800, l’Amministrazione palermitana incominciò a bonificare gran parte della costa prospiciente la Città. Poco dopo furono realizzati i primi stabilimenti balneari.
Grazie alle nuove concezioni igienico-sanitarie, s’incominciarono a frequentare le terme ed i bagni di acqua marina, credendo fossero un buon rimedio contro alcune patologie del corpo. Furono gli aristocratici a lanciare questa nuova esperienza. Già nel 1875, c’erano stabilimenti balneari a Sant’Erasmo, al Sammuzzo (Piazza Tredici Vittime) a Santa Lucia (Piano dell’Ucciardone).
Lungo la costa che da Palermo conduceva a Messina, il primo stabilimento balneare che si incontrava, era il “Risorgimento Italiano”, vicino alla Colonnella (Ospedale Buccheri La Ferla). Oltrepassando la Colonnella, sorgeva lo Stabilimento Trieste-Virzì (1896) e lo Stabilimento Delizia-Petrucci (1900).
La Moda del Bagno a Mare e Nuovi Stabilimenti
Agli inizi del ‘900, alcuni stabilimenti pubblici, si fregiavano di insegne che si ricollegavano alla medicina. Incominciò allora ad essere di moda il bagno a mare. Nella Contrada denominata “Sperone”, nel 1928 sorsero lo stabilimento “Bagni della Salute” e poco dopo quello gestito da Vito Bajamonte e lo Stabilimento balneare “Savoja” di Bernardo Rizzo. Anche alla Bandita, di fronte alla Vetreria Caruso, dal 1926 sorsero piccole strutture balneari, realizzate da Francesco Ermini. Nella zona di Acqua dei Corsari, nel 1928 si ebbe la prima struttura grazie a un’istanza presentata dal sacerdote Vincenzo Palermo ed a partire dal 1930, sorse anche lo Stabilimento “Santa Rita”. Nel 1951, sul luogo, sorsero il “Lido Olimpo” e lo Stabilimento Bagni Italia.
Gli stabilimenti balneari dell’epoca, non assomigliavano minimamente a quelli odierni. Differente era il modo di vivere, si era superato il pregiudizio della peccaminosità dei bagni ma rimaneva ancora il pudore e la ritrosia delle anziane di casa. Si crearono quindi i reparti maschili e quelli femminili, i costumi avevano la fattezza delle sottane da notte. Ogni stabilimento aveva il cosiddetto “salone“, formato da un grande specchio d’acqua coperto e buio, delimitato sui quattro lati dagli stanzini. La divisione dei sessi era rigorosissima. Il bagno quindi, era considerato una vera cura.
Dopo qualche anno, lo sviluppo della spiaggia di Mondello, fece scomparire gli stabilimenti che si trovavano “sul mare della città“. Rimasero soltanto quelli di Romagnolo e dell’Acquasanta ma in seguito anche questi scomparvero.
Si può ben dire che non c’era tratto della costa compresa tra le borgate di Romagnolo e dell’Acquasanta che non fosse utilizzato per i bagni di mare. Esisteva in ogni stabilimento anche il cosiddetto “salone” formato da un grande specchio d’acqua coperto e delimitato sui quattro lati dagli stanzini, ma anche qui la divisione dei sessi era rigorosissima. In queste minipiscine in scatola i nostri nonni si bagnavano in un mare pulito, iodato, al fine di ritemperare il corpo per meglio affrontare l’inverno successivo.
A partire dal primo ventennio del 900 lo spostamento delle località balneari e la frequentazione degli stabilimenti cominciarono a essere legati anche a momenti diversi della balneazione. Lo stabilimento divenne punto di incontro dove consumare i mutati rituali borghesi, e luogo nel quale era possibile fare il bagno, prendere il sole, praticare sport acquatici, assistere ai primi incontri di boxe e, a sera, sotto una moltitudine di lampade di carta colorata, location per feste e serate danzanti al ritmo di boogie woogie.
La riqualificazione della Costa è da sempre una priorità per il territorio. Intanto i palermitani continuano a sperare di tornare a "tuffarsi" in questo mare (sebbene qualcuno lo faccia già ignorando il divieto di balneazione).
I Bagni di Mare: un Fenomeno Ottocentesco
I cosiddetti Bagni di mare nella seconda metà dell'800 furono un fenomeno alternativo alla villeggiatura nelle ville di campagna. I bagni di mare erano degli stabilimenti balneari frequentati dai cittadini palermitani già a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. Le prime strutture degli stabilimenti balneari erano rappresentate da palafitte di legno sul mare. Vi erano delle cabine dove potersi cambiare, piscine al chiuso con acqua iodata, si potevano praticare sport acquatici come la canoa, il nuoto, si organizzavano feste e balli di gruppo.
Dal libro La villa dei mostri (1888-1927) di Ruggero D’Alessandro ricaviamo che «Lo stabilimento Trieste-Virzì di Romagnolo venne fondato nel 1896 da Antonino Virzì che lo gestì per diversi anni: fino al subentrare del figlio Francesco Paolo, che a sua volta, negli anni Trenta, cedette il posto ai nipoti. Due grandi terrazze furono aggiunte nel 1939/40: una all’ingresso dello stabilimento balneare, l’altra posta sopra alcune cabine con affaccio diretto sul mare.
A partire dal 1911 l’attenzione della media e alta borghesia per i lidi balneari si sposta verso il nord della città, sta per nascere in quel periodo la notorietà di “Mondello” come luogo balneare. Dopo l’avvenuta bonifica del sito l’alta società palermitana comincerà ad edificare ville Liberty, secondo il gusto dell’epoca, tra le più belle e sontuose della città che possiamo ammirare ancora oggi.
Da diversi anni molte associazioni, interloquendo con il Comune, si battono per il recupero del tratto di mare della costa sud, e in particolare per il recupero del Fiume Oreto per il quale è stato approvato un finanziamento di oltre 5,6 milioni. Già in passato sono stati realizzati nella costa singoli interventi come ad esempio il recupero del porticciolo di Sant’Erasmo e dello Stand Florio.
Ricordi d'Infanzia ai Bagni Virzì
Era uno stabilimento balneare per il ceto popolare, il costo del biglietto era accettabile, mentre i ricchi andavano a Mondello, almeno sino ai primi anni Sessanta. Allora c'era una forte sensibilità per lo “scandalo”. Indossavamo il costume da bagno all'interno di una cabina angusta con qualche chiodo come attaccapanni. Ad ora di pranzo c'era la pasta al forno e da bere acqua, per noi piccoli, e vino per i grandi, mica come oggi aranciata e Coca Cola.
Tra le cose che ricordo con più piacere c'era la “balera”, una pista da ballo. Ricordo che non vedevo l'ora di diventare grande come quelle ragazze che indossavano i primi bikini e, sedute s'una staccionata, aspettavano di essere invitate a ballare. Non andai più ai Bagni Virzì, da sposata ho avuto la fortuna di avere il mare vicino casa, ma ho un ricordo molto piacevole di quelle domeniche, sebbene sparute, passate insieme alla mia famiglia in modo spensierato.
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