Il Bagno Penale di Portoferraio: Storia e Memoria
C’è una vicenda di quasi 150 anni fa che unisce la Toscana e la Basilicata; Portoferraio, Montelupo Fiorentino e Savoia di Lucania; la storia, l’educazione civica, la letteratura e l’enogastronomia; Umberto I, Cesare Lombroso, Giovanni Pascoli, Antigone e... È la storia di Giovanni Passannante, un giovane cuoco di Salvia di Lucania (allora si chiamava così), filomazziniano, vicino agli ambienti anarchici e repubblicani, che nel 1878 con un «coltellino buono solo per sbucciare le mele» ferisce leggermente a un braccio il re mentre, con la regina Margherita, passa per le strade di Napoli in carrozza.
Giovanni Passannante e la Torre della Linguella
Passannante viene arrestato e, dopo un breve processo, condannato alla pena di morte, poi trasformata in ergastolo. Trasferito a Portoferraio, nel carcere adibito nella torre della Linguella, passa dieci anni in una cella stretta, bassa e posta sotto il livello del mare, malnutrito, al buio, costretto a stare sdraiato e legato con una catena di 18 chili. Si racconta che le sue grida di dolore attirassero l’attenzione dei bambini e dei pescatori che uscivano con le barche in mare aperto. Infine al suo paese natale viene cambiato il nome in Savoia di Lucania.
La Torre della Linguella
La torre è uno dei capolavori architettonici medicei a Portoferraio. La struttura è di geometrica pura, ed è straordinario l'accostamento del marmo ai mattoni. A differenza dei forti Stella e Falcone, è opera esclusiva di Giovanni Camerini. La torre del Martello ha un riparo a forma di revellino. La costruzione è un capolavoro.
Il Consiglio comunale di Portoferraio ha deliberato il gemellaggio con Savoia di Lucania e nel triennio 2021-2023 è previsto «un fitto programma di scambi ed eventi».
Il Progetto Didattico dell'Isis «Raffaello Foresi»
Oggi a tirare fuori dal dimenticatoio questi terribili fatti e a trasformarli in un progetto didattico interdisciplinare è una scuola di Portoferraio, l’Isis «Raffaello Foresi». «Nell’anno di sperimentazione dell’educazione civica - spiega Raffaella Misso, docente di diritto - tutti i nostri indirizzi, dal liceo di scienze umane, all’istituto alberghiero, fino al professionale hanno lavorato sui vari risvolti della storia del cuoco lucano. Abbiamo studiato gli atti processuali, la sua vita e abbiamo ricostruito il dibattito che si scatenò in quegli anni sui giornali e tra i politici».
Tre i momenti chiave del progetto, che uscirà anche dai confini della scuola per coinvolgere le istituzioni. Il primo: l’evento del 14 maggio, quando da mane a sera alla torre della Linguella saranno messi in scena vari testi originali scritti e recitati sia dagli studenti dell’Isis «Foresi» che da quelli dell’Isis «Giovanni Paolo II» di Maratea, in provincia di Potenza, coordinati dal Centro Mediterraneo delle Arti di Rivello, che ha già realizzato uno spettacolo teatrale e un film per far conoscere Passannante.
Enogastronomia e Memoria
Infine una parte che riguarda l’enogastronomia: gli studenti di questa sezione del «Foresi», con l’aiuto del docente-chef Michele Nardi (uno dei protagonisti della trasmissione tv Cuochi d’Italia), stanno creando un menu dedicato a Passannante con l’utilizzo di prodotti tipici dell’Elba e della Lucania, tutti a chilometro zero, che poi sarà riproposto dai ristoratori dell’isola. In occasione della giornata del 14 è stata anche creata un’etichetta celebrativa per un vino offerto da un produttore locale. Gli ingredienti utilizzati per ora rimangono segreti: «È una sorpresa, ma di sicuro ci sarà tanta salvia», spiega la referente del progetto fortemente voluto dal dirigente scolastico Enzo Giorgio Fazio.
«Queste attività - conclude Raffaella Misso - sono state sviluppate anche durante il lockdown e hanno dato vivacità alla didattica a distanza. Inoltre per i ragazzi dell’alberghiero è stato un modo per partecipare all’alternanza scuola-lavoro.
Il Bagno Penale nel XIX Secolo
Nel secolo decimo nono Il bagno penale di Portoferraio fa parte del circuito del sistema penitenziario del granducato. A. Tori nella tesi di laurea scrive: “La ciurma del bagno di Portoferraio era costituita nel 1818-1819 di circa 180 teste. I Forzati provenivano da varie parti della penisola anche se la maggior parte di essi era toscana, oltre l’ottanta per cento rappresentava i comuni della regione:Pisa, Firenze, Fucecchio, Navacchio, Pietrasanta, Arezzo, Massa Carrara ecc. Circa le professioni si andava dal contadino al sarto, al navicellaio, mugnaio, barocciaio; le uniche due professioni non presenti nel bagno di Portoferraio di cui la direzione locale lamentava la necessità, erano lo scarpellino e il muratore.
Quanto ai reati dei quali essi erano stati riconosciuti colpevoli consistevano nel furto che poteva essere violento, a mano armata, a mano armata con violenza con chiavi false; per poi passare alla rapina, omicidio, latrocinio. La pena che i forzati scontavano all’interno del bagno penale era quella dei lavori pubblici, che poteva essere a vita oppure a tempo determinato a seconda della gravità del reato compiuto.
Condizioni di Vita dei Forzati
I condannati ai lavori pubblici a vita dovevano portare l’anello tondo, la doppia catena, camminare a piedi nudi e avere appeso al petto il cartello cin impresso il delitto da loro compiuto;inoltre dovevano avere un vestito di taglio e colore diverso dagli altri condannati, infatti per i condannati a vita dei bagni penali del Granducato di Toscana il colore del vestito era il giallo, mentre quello degli altri condannati a tempo era il rosso. I condannati ai lavori pubblici a tempo, la cui pena variava dai tre ai venti anni, portavano a differenza di quelli condannati a vita una catena semplice.
I principali lavori esterni dei forzati consistevano nello spazzare la città, lavorare nelle saline e spesso anche impiegati nelle miniere. Compiuta questa operazione i forzati venivano condotti in coppia (in quanto per evitare possibili tentativi di fuga i forzati erano incatenati a coppia) sul luogo di lavoro.
I forzati non potevano lavorare all’esterno in luoghi distanti più di quattro miglia dal Bagno e inoltre non potevano andare a lavorare in botteghe o negozi privati.
L'Arte e la Realtà Carceraria
Telemaco Signorini, uno dei protagonisti della rivoluzione pittorica macchiaiola di metà Ottocento, dipinse Bagno penale a Portoferraio durante un soggiorno all’Elba in cui ebbe la possibilità di visitare il carcere dell’isola. Colpito nel profondo da questa esperienza, l’artista realizzò il dipinto rappresentando in modo drammaticamente verista la realtà penitenziale. Gli emaciati visi dei galeotti incatenati sono restituiti con una serie di colori cupi, che ben rispecchiano l’opprimente situazione esistenziale della vita carceraria.
La calibrata strutturazione dello spazio che risentiva della lezione dei maestri del Quattrocento fiorentino, è stata qui impiegata per sottolineare lo scarto violento tra ispettori e guardie sul fondo della scena, e carcerati disposti in una drammatica sequenza a ridosso del muro, pronti per essere vagliati dallo sguardo duro degli ispettori.
I detenuti indossano le divise composte da un’ampia casacca e un paio di pantaloni dello stesso tessuto. Gli uomini, in catene, hanno un’espressione compassata e abbattuta, mentre i due funzionari, scortati dagli agenti di polizia, avanzano nel corridoio. Signorini ha disposto i detenuti in due file parallele, allineate lungo i muri perimetrali. I detenuti sono affiancati, con le braccia abbandonate lungo i fianchi e i volti abbassati. L’ambiente è umido, rovinato e spoglio e le pareti sono prive di intonaco. Al fondo del lungo corridoio si apre una finestra con sbarre verticali tra le quali filtra una luce bianca che illumina debolmente l’interno. Il pavimento è lastricato di mattonelle rettangolari disposte a formare un disegno regolare.
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