Bagno Sirena Napoli: Storia e Trasformazioni di un Luogo Iconico
Napoli, città ricca di storia e bellezze naturali, offre scorci unici tra antiche rovine romane, falesie a strapiombo e banchi di tufo giallo. La zona della collina di Posillipo, eletta dai Romani come luogo di ozio e delizie, rivela una Napoli vista dal mare, con piccole marine, insenature nascoste, ville superbe e approdi privati.
Posillipo: Un Rifugio di Delizie
Fu Publio Vedio Pollione, ricco liberto romano, a chiamare questo piccolo promontorio di rocce e di verde che degrada verso il mare, Pausylipon: dal greco antico, “luogo per dar tregua agli affanni”. Nel I secolo a.C. vi fece costruire la sua villa, un complesso imponente, affacciato sulla baia di Trentaremi, con Teatro, Odéion, giardini, ambienti termali e peschiere. Oggi l’intero sito - che alla morte di Pollione divenne Villa Imperiale - è uno straordinario Parco Archeologico e Ambientale reso unico dalla posizione: una conca naturale spalancata sul mare con un panorama che spazia dalle isole Flegree a Capri, da Capo Miseno al Vesuvio.
L’arrivo è emozionante, le voci stridule dei gabbiani che nidificano tra le fessure della falesia rompono il silenzio di questo luogo che appare cristallizzato nel tempo. Le peschiere e i ninfei della Villa costituiscono la parte sommersa del Parco archeologico e Area marina Protetta della Gaiola, istituita nel 2002 per la singolare combinazione di aspetti vulcanologici, biologici e storico-archeologici.
Esplorando Posillipo dal Mare
Con Kayak Napoli si va alla scoperta di Posillipo in canoa, tutto l’anno, pagaiando lentamente sotto costa: il mezzo più adatto per raggiungere luoghi altrimenti inaccessibili, piccole insenature e grotte nascoste.
Villa Grottamarina, Roccaromana con la sua pagoda ottocentesca, Villa Pierce con il suo approdo privato e la piccola spiaggia dove sgorga una sorgente di acqua dolce che in pochi conoscono, Villa Rosebery, la residenza partenopea del Presidente della Repubblica, la Cala della zafferana con i suoi banchi tufacei, le peschiere romane di Marechiaro, le misteriose rovine archeologiche del Palazzo degli Spiriti e le grotte di Trentaremi sono solo alcune delle meraviglie che si scoprono dal mare.
Via Posillipo e i Suoi Tesori
La strada da percorrere è la lunga via Posillipo, fatta costruire a partire dal 1812 da Gioacchino Murat: serpeggia per circa quattro chilometri - da largo Sermoneta a Mergellina sino al Capo di Posillipo - tra eleganti edifici del primo Novecento e vedute memorabili. Il seicentesco Palazzo Donn’Anna, che sembra galleggiare sul mare, è senza dubbio tra i capolavori della costa: “maestosa mole cadente e quasi una rovina, ma bellissima, al cospetto del mare”, scriveva Raffaele La Capria in Ferito a morte. L’edificio è opera incompiuta di Cosimo Fanzago che lo progettò per Donna Anna Carafa, moglie del Vicerè di Napoli. In tufo giallo, ha il fascino della rovina antica protesa sul mare che lo bagna dai tre lati.
Ai lati del palazzo corrono due lembi di spiaggia dove ci sono gli storici lidi della città: I Bagni Elena inaugurati nel 1840, l’Ideal e il Bagno Sirena attraverso cui si raggiunge anche la piccola spiaggia libera delle Monache. Una cartolina è la piccola marina di Riva Fiorita che si raggiunge scendendo via Ferdinando Russo: tornante dopo tornante si arriva al mare e alla minuscola spiaggia sovrastata dai torrioni merlati della storica Villa Volpicelli. Nel fuori stagione si incontrano solo pescatori sulla scogliera e i residenti.
Marechiaro: Un Borgo Iconico
Alla fine di via Posillipo inizia la discesa per Marechiaro: è l’antico borgo di pescatori nato intorno alla chiesetta di Santa Maria del Faro e reso celebre dal poeta e drammaturgo Salvatore di Giacomo con la canzone Marechiaro. È un altro luogo iconico della città, in gran parte conservato nella sua semplicità: scale e passaggi nel tufo portano al mare. Reti, gozzi di legno e pescatori ci sono ancora, alcuni sono diventati ristoratori, altri piccoli imprenditori traghettando per 5 euro i bagnanti al cosiddetto “Scoglione”, il posto più bello e selvaggio per fare il bagno in città.
Per ritrovare in parte la Posillipo di cent’anni fa si devono percorrere le vie secondarie: “calate” e “salite”, e antiche stradine che ricordano casali e insediamenti rurali e marinari.
Il Bagno Sirena a Castiglioncello: Un Amarcord
Una Sirena con la coda e la spuma del mare. Oggi l’insegna non brilla più, perché la struttura del vecchio dancing, del ristorante e dello stabilimento balneare versano in stato di abbandono come è accaduto per il Ciucheba di Castiglioncello, dopo che le luci stroboscopiche della pista da ballo si sono spente per sempre. La struttura è stata chiusa due anni fa per motivi di sicurezza, in conseguenza di alcuni crolli. E all’inizio di luglio 2022 in consiglio comunale a Rosignano è stata presentata e discussa una variante al piano regolatore per poter procedere alla riqualificazione della struttura.
La concessione demaniale era stata rilasciata la prima volta a inizio anni ‘60 e da allora il Sirena era sempre stato stabilimento balneare, dancing (poi dismesso), bar e ristorante. Un polo d’attrazione per il turismo estivo. L’idea progettuale di recupero prevedeva anche la possibilità di realizzarvi una residenza turistico alberghiera, ma con la chiusura del 2021 si è innescato un processo di degrado mentre andava a decadere la concessione demaniale. Con la variante al piano regolatore si è prevista la riduzione delle possibili destinazioni d’uso e la semplificazione dei procedimenti per il recupero dell’immobile, perseguendo l’obiettivo di porre le basi per una nuova assegnazione della concessione demaniale, quindi tornare alla vecchia destinazione.
Sarà possibile presentare osservazioni alla Variante Sirena (pubblicata il 31 agosto sul Burt della Toscana fino al giorno 29 settembre. Qui c’è la storia e l’attualità. Sul Sirena si potrebbero scrivere tante pagine amarcord. Il Sirena, per Rosignano Solvay, è un pezzo di storia.
Eravamo alla fine degli anni Sessanta. Frequentavo le elementari e il Sirena, distante cento metri da casa, era un luogo che accendeva la mia fantasia e quella delle amiche di classe. Un locale per ragazzi e ragazze da 16 anni in su. Per noi, allora, chi aveva quell’età era già una persona grande, quasi adulta. Le ragazze vestivano con la minigonna che Mary Quant aveva lanciato nel 1963. L’Inghilterra e la Swinging London (con i Beatles e i Rolling Stones) erano i miti da inseguire. Dentro il Sirena si ballava. D’estate c’era il juke-box. Più tardi arrivarono anche i primi DJ. Ma sul piccolo palco del locale passavano personaggi famosi. Erano gli anni della beat generation ed ecco materializzarsi ungiorno i Rokes di Shel Shapiro. Erano in quattro, erano inglesi e in Italia avevano trovato il successo: “È la pioggia che va”, “Bisogna saper perdere, “Eccola di nuovo”… Erano titoli da piani alti dell’hit parade dei 45 giri più venduti dove i Rokes aveva come antagonista l’Équipe 84 di Maurizio Vandelli.
Un giorno d’inverno negli spazi in giro per le strade di Rosignano Solvay comparvero le locandine che annunciavano il concerto dei Rokes al Sirena. Sarebbe stato di domenica e quel giorno l’area della terrazza di quella che oggi è piazza delle Quattro Repubbliche Marinare pullulava di ragazzi e ragazze che aspettavano l’arrivo del gruppo I Grida, battimani, spintoni: riuscii a vederli fugacemente. Notai in particolare Shel Shapiro: impossibile non vederlo, data la sua altezza. Poi tutti e quattro vennero risucchiati dalla folla. Solo anni dopo riuscii finalmente a entrare al Sirena per assistere allo show di Donatella Rettore. Era il 1980 e cantava “Splendido Splendente” (uscito nel 1978) e “Kobra". Rettore, biondissima e punk, era vestita in maniera incredibile.
I “rivali” del Sirena erano la Barcaccina, sulla spiaggia di Vada mentre a Castiglioncello c’erano il Cardellino e il Ciucheba di Mauro Donati. Ma mentre negli ultimi due locali, fra il pubblico, sedevano spesso i vip, nel dancing di Rosignano si trovavano tanti frequentatori del posto e in estate si aggiungevano i villeggianti. Creatura dei primi anni ‘60 del titolare del Mobilificio Lupi di Rosignano Solvay, il dancing negli anni seguenti aveva cominciato ad attirare ospiti famosi come i Camaleonti, le Orme, i Nomadi, i Ricchi e Poveri.
Il primo cambio di proprietà fu nel 1964 quando Lupi passò la mano ad Alemanno Martini che portò avanti un progetto di ristrutturazione del locale dove, all’inizio, si ballava su un rettangolo di cemento lato strada. Poi venne ampliata la terrazza sul mare e con Martini fu edificato il dancing vero e proprio al coperto. Nel 1972 arrivò Renzo Paglianti che con la moglie Etna Tempesti resterà al timone del locale, ma anche dello stabilimento balneare, per oltre vet’anni. Poi ci sono state altre gestioni, fino alla chiusura. Lo stabilimento balneare ha continuato fino al 2020 ad aprire gli ombrelloni, le sdraio e poi i lettini. E per noi ragazzini di Rosignano nei ’60 e ’70 la meraviglia era e resta la piscina del bagno: una vasca d’acqua salata circondata sui quattro lati dal cemento, con un’apertura verso il mare per il ricambio dell’acqua.
tag: #Bagno
