Storia e Funzionamento dell'Idraulica a Venezia nel Settecento

Nel corso del Settecento, due ordini di problemi giunsero a maturazione per quanto riguarda il controllo del cuore dello Stato veneziano: la laguna e il porto di Rialto, nelle loro interazioni con la fascia costiera (il Dogado) e la Terraferma. Da un lato, la scienza "delle acque" si arricchì dell'apporto di altre prospettive di indagine, come quelle relative ai boschi, alle rilevazioni meteorologiche, alle precipitazioni, alla temperatura, alla pressione atmosferica e all'umidità.

Dall'altro, questo approccio idraulico si intrecciava a problemi ambientali più ampi, come la qualità dell'aria, gli interventi di igiene pubblica, la raccolta delle immondizie, la sicurezza degli abitanti (incendi, terremoti, controllo dell'ordine pubblico), la lotta contro le malattie infettive, le sepolture e la regolamentazione delle produzioni industriali nocive.

Il giudizio storico, seppur ampiamente positivo sul controllo del territorio da parte della Venezia settecentesca, deve tener conto di due aspetti essenziali: la distinzione tra la situazione nel bacino lagunare e la Terraferma, e lo iato tra attività legislativa e realizzazioni effettive.

La deviazione e la regolamentazione dei maggiori fiumi che sfociavano nel bacino lagunare (il Brenta, il Piave, il Sile), intraprese nel corso del Cinque e Seicento, permisero alle autorità veneziane di guardare con maggiore serenità all'equilibrio lagunare, funzionale agli interessi economico-marittimi.

La Centralità della Politica Lagunare

La centralità della politica lagunare restava evidente nel corso del Settecento. Geminiano Montanari, a proposito del Sile, annotò sul finire del Seicento, e Giovanni Poleni riprese nel 1740, che «non si crede doversi anteporre questi danni delle innondazioni, nascenti dal Sile, al pubblico interesse, importantissimo della laguna e de’ porti».

Uno sviluppo interessante conobbero i canali di navigazione che confluivano a Venezia, dalla quale partivano bisettimanalmente cinque barche per cinque destinazioni diverse (Ferrara, Bologna, Modena, Mantova, Firenze). Tuttavia, durante i mesi estivi la navigazione era frequentemente sospesa per mancanza d’acqua.

Si intravvedevano i vantaggi economici che si sarebbero potuti ottenere incrementando il traffico portuale lungo l’Oglio, l’Adige, il lago di Garda, il Bacchiglione, vie d’acqua che avrebbero avvicinato le ricche province d’Oltre Mincio a quelle orientali e a Venezia stessa.

L'Approccio Interdisciplinare e Scientifico

L’approccio interdisciplinare alla politica del territorio poteva fondarsi su rigorose premesse scientifiche, sostenute dagli studi matematico-sperimentali condotti nell'Università di Padova. Una cattedra di astronomia e meteorologia era stata istituita a Padova sin dal 1583, e le osservazioni meteorologiche raccolte da Bernardino Zendrini a Venezia a partire dal 1727 erano state precedute da quelle raccolte a Padova da Giovanni Poleni dal 1725.

Questi elementi interagivano non solo in laguna, ma in tutta la fascia costiera, influenzata da correnti marine, moto ondoso, fiumi e vento. Le magistrature veneziane, consapevoli dello stretto rapporto tra laguna e cordone terrestre, stabilirono sin dal 1562 che tale frangia dovesse estendersi almeno per cinque miglia dalla laguna stessa.

Questo impegno mirava a salvaguardare un ecosistema che coinvolgeva paludi, barene, specchi lagunari periferici e una serie di laghi tra il Piave e il Livenza. Una funzione essenziale svolgeva il bosco, per la protezione del suolo, la regimazione delle acque e la stabilità delle terre acclivi, tutelando l’ambiente e rappresentando una risorsa economica.

Nel corso del Settecento si approfondì il rapporto tra boschi e laguna, con la consapevolezza che la deforestazione indiscriminata alterava gli equilibri idraulici dell'intero bacino lagunare. Tuttavia, le scritture di governo e le relazioni dei periti, pur denunciando il taglio indiscriminato di alberi, non sembravano in grado di indicare misure efficaci per contrastare tale trend.

Politiche Ambientali Urbane

Nonostante i limiti nei rapporti tra ambiente lagunare e Terraferma, più efficace risultò l’azione di governo per quanto riguarda l’ambiente urbano di Venezia. La Repubblica affinò le tradizionali linee di intervento, approfittando delle esperienze acquisite, e fu toccata solo marginalmente dalla "rivoluzione industriale".

La Venezia settecentesca era stata costretta da tempo ad allontanare dall’ambito lagunare le manifatture più nocive e, se alcune aree dello Stato veneziano avevano conosciuto i primi avvii di una "rivoluzione industriale", esse erano ben lontane dal territorio veneziano. La città lagunare appariva, sotto questo profilo, un’oasi felice rispetto alla forte crescita demografica e alle condizioni igienico-sanitarie delle città industriali europee.

Venezia aveva condiviso con le città europee più popolose i problemi che un elevato numero di abitanti provocava. Le grandi città come Parigi, Londra, Roma e Venezia erano paragonate a grandi ospedali o alle tombe dell’umanità, a causa della mescolanza fisica e della circolazione confusa dove l’acqua e l’aria propagavano le malattie.

Gli studi medici si proponevano di individuare i legami tra le stagioni e le epidemie, di stilare un catalogo delle particolarità geografiche e di accertare come le epidemie si diffondessero fra determinate classi di cittadini. Il nesso tra architettura-urbanismo e controllo sociale ne era la logica conseguenza.

In Francia, la disciplina scientifica dell’igiene pubblica venne istituzionalizzata tra il 1770 e il 1840, portando a interventi urbani più incisivi come l’asportazione delle immondizie, la pavimentazione delle strade, la distribuzione dell’acqua, il risanamento dei cimiteri e l’illuminazione pubblica.

Venezia risultava svantaggiata rispetto a città più "comuni" a causa del suo originalissimo assetto urbanistico. L’assenza di corsi d’acqua che attraversassero la città rendeva più laboriosa la pulizia delle strade, mentre l’unico sistema fognario possibile risultò quello correlato ai canali esistenti.

La Qualità della Vita e le Sfide Ambientali

I problemi e pericoli ambientali continuarono a sollecitare l’intervento delle magistrature nel Settecento. Non esisteva una visione "ecologica" globale, ma il senso della protezione della città e del suo territorio come patrimonio comune. Venezia era intesa come una "casa" da proteggere dagli incendi (cinquantasette lungo il Settecento) e dai terremoti.

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