Casalinga e Idraulico: Storie di Vita Quotidiana
La vita quotidiana è spesso intessuta di storie semplici ma significative, che raccontano di persone comuni alle prese con le sfide di ogni giorno. Dietro le faccende domestiche, le riparazioni idrauliche e i lavori umili, si celano storie di dignità, resilienza e, a volte, di eroismo inaspettato.
Il Ruolo della Casalinga: Un Lavoro Spesso Sottovalutato
Il ruolo della casalinga è spesso sottovalutato, ma è fondamentale per il benessere della famiglia e della società. Questo lavoro, spesso invisibile, richiede impegno, dedizione e una vasta gamma di competenze. Riconoscere il valore del lavoro domestico e di cura è un passo importante per promuovere una società più equa e inclusiva.
La protagonista ha sempre fatto la casalinga ma adesso, che le sue esigenze sono cambiate, lavora part-time in una struttura pubblica che la impegna solo il mattino, ma lei continua a considerarsi una casalinga a tutti gli effetti.
È una sorta di diario, dove vengono raccolti aneddoti divertenti di Mafalda, una normale casalinga, nella quale ci possiamo riconoscere tutte. Mafalda è vedova, di mezza età, con due figlie sposate, Lara e Mara, che le hanno regalato tre splendidi nipoti.
Minuta, con corti capelli biondi, abbastanza carina e allegra di natura, è una donna "tosta", in passato la vita le ha dato del filo da torcere ma, nonostante ciò, non si lascia abbattere facilmente e accetta ciò che il destino le ha riservato, senza lamentarsi "troppo" e tira avanti come meglio può.
In questo periodo non vive sola perché la figlia maggiore sta ristrutturando la casa e, con il marito e la figlia di tre anni, si sono trasferiti temporaneamente a casa sua e Mafalda è ben felice di ospitarli.
L'Idraulico Improvvisato
Il lunedì è sempre un giorno un po' traumatico, la pausa del fine settimana rompe il ritmo lavorativo, le dà sollievo, ma le fa desiderare una vacanza più lunga, piacevole e in completo relax, magari su una qualche isola tropicale (lasciamola almeno sognare ).
Si alza presto, come il solito, va al lavoro e a mezzogiorno ritorna a casa, dove Lara, che ha il giorno di riposo dal lavoro perché fa i turni in un supermercato e lavora anche la domenica e i giorni festivi, si era impegnata a preparare il pranzo.
Appena entra in casa, percepire che c'è qualcosa che non va, lo sente nell'aria. Non fa neanche in tempo a togliersi la giacca, che Lara spunta sulla soglia della cucina e, senza salutare, con gli occhi fuori dalle orbite e i capelli arruffati, le spara a raffica: «Si è intasato lo scarico del lavandino, ho una pila mostruosa di pentole da lavare, non c'è niente di pronto per pranzo perché non sono riuscita a cucinare e tra poco arriva lui (si riferisce al marito) che deve mangiare e andare via di corsa perché ha fretta!»
«Calma», le dice Mafalda appoggiando la borsa sul tavolo. Si toglie la giacca e va a guardare il lavandino pieno di acqua stagnante: «Hai provato con la ventosa?»
«Ventosa, liquido per sturare, ho già provato di tutto, niente da fare!» esclama Lara sempre più agitata. «Chiamare un idraulico a quest'ora non mi sembra il caso, saranno tutti in pausa pranzo; come se fosse facile trovarli in altri orari», commenta Mafalda riflettendo a voce alta.
«Adesso provo io» aggiunge decisa mentre la figlia la guarda scettica. Si dirige decisa verso l'armadio, prende la borsa degli attrezzi, s'infila un paio di guanti da lavoro, prende una bacinella che appoggia sotto lo scarico del lavandino e si ferma un momento a riflettere, cercando di ricordare ciò cha ha già visto fare tempi addietro da un "vero" idraulico.
La figlia continua a sbraitare: «Mi piacerebbe sapere cosa ci avete buttato!» «Vorrai dire "abbiamo buttato"» puntualizza Mafalda che intanto cerca di concentrarsi.
Certo che la buona volontà è tanta, anche se l'abbigliamento non è esattamente quello di un idraulico: scarpe nere col tacco, calze di nylon, gonna nera a tubino con spacco posteriore, camicetta bianca di seta. In ogni caso si tira su leggermente la gonna, s'inginocchia, mette la testa sotto il lavabo e inizia a svitare.
Non succede niente, duro come la roccia; secondo tentativo con maggior forza niente; terzo e ultimo tentativo, la guarnizione cede e Mafalda riesce nell'impresa. Pulisce lo scarico, rimonta tutto e si alza soddisfatta, anche se si ritrova con le calze strappate e la gonna sporca: «Pazienza» commenta guardandosi la gonna sgualcita, «la cosa importante è il risultato finale», facendo l'occhiolino a Lara che la guarda a bocca spalancata e non osa preferire parola.
«Vorrei sapere cosa c'era che intasava » chiede soltanto allungando il collo. «Uno stuzzicadenti piazzato di traverso che raccoglieva di tutto» risponde Mafalda mostrandoglielo, e aggiunge: «E non richiedermi chi l'ha buttato dentro perché non lo so!»
Il Film "Favola": Un'Analisi Queer degli Anni '50
Come le favole anche Favola, film d’esordio di Sebastiano Mauri, racconta una storia d’amore. Non ci sono principi e principesse, forse c’è qualche mago cattivo e qualche regina (madre) crudele, ma nei colori pastello di interni rosa acceso e vestiti con ampie gonne, che cambiano senza mai dimenticare il grembiulino, ci sono due casalinghe perfette nell’America da rotocalco patinato degli anni Cinquanta, Mrs. Fairytale e Mrs. Emerald.
Sono amiche, diverse nel look, la prima lo stereotipo scintillante della moglie devota alla casa, la seconda con abiti Fifty impeccabili, ma del resto è nel regno di Mrs. Ha un marito fuoricampo Mrs. Fairytale che la picchia «ogni giorno» e la fa sua il mercoledì.
Una madre (Piera degli Esposti geniale) che vede gli alieni mentre lei si immagina volteggiare a una festa di capodanno tra mille corteggiatori, musica e volute di fumo. Una cagnolina impagliata, Lucy, che sembra la sua sola compagnia.
Ha un marito anche Mrs. Emerald che la tradisce, ha un amante e strane riviste di uomini nudi nel cassetto. C’è molto Todd Haynes di Lontano dal Paradiso o di Carol e non solo per gli anni Cinquanta dell’American Dream, e qualcosa di Sirk nel film di Mauri che prende origine dalla pièce teatrale (con lo stesso titolo) di Filippo Timi protagonista come sul palcoscenico insieme a Lucia Mascino; una coppia danzante e irriverente di variazioni del femminile contro le gabbie del gender e dei suoi stereotipi.
Con la complicità della fotografia di Renato Berta, che sui pastelli lascia fluire ombre scurissime quasi noir, Favola costruisce nello spazio in cui si svolge il movimento emozionale dei suoi protagonisti quella battaglia per essere se stessi, dolorosa e insieme appassionata.
Mrs. Fairytale e Mrs. Emerald sono due splendide icone queer, quasi contrappunto e specchio l’una dell’altra, in quella favola che è un po’ un incubo - ma non lo sono tutte le favole? - da cui lottano per scappare via.
Timi non rinuncia a qualche pennellata di peruginità, come l’uso del termine “cocchina” o “passerina”, più altre varianti ponteggiane del membro maschile.
Il film - prodotto da Palomar e Rai Cinema e distribuito da Nexo Digital - aveva aperto il Festival MIX Milano di Cinema Gaylesbico e Queer Culture. Il lavoro, scritto dal nostro autore-attore e regista ponteggiano, è ambientato negli Usa anni Cinquanta e racconta la storia di una casalinga inquieta, Mrs Fairytale, impersonata dallo stesso Timi, perfettamente adattato al ruolo femminile, anche se poco credibile per voce e andatura.
La vita monotona, e formalmente perfetta, subisce una svolta quando la protagonista scopre che nel proprio corpo è avvenuta una mutazione scioccante, per esserle cresciuto l’attributo maschile. Il che la proietta verso titubanti, ma inebrianti esperienze, condivise con l’amica che ci sta.
Da questo nuovo rapporto discende la nascita di un figlio e l’aprirsi di nuove prospettive. Ma, bandendo una banale “normalità”, le due donne vivranno more uxorio e costituiranno una famiglia “monocolore”. È evidente il riferimento all’attualità di certe situazioni che bypassano l’ordinarietà, accettata e condivisa.
Altre Storie di Vita e Resistenza
Le storie di persone comuni che si sono distinte per il loro impegno e la loro umanità sono numerose. Ad esempio, la testimonianza del padre di uno scrittore, un ingegnere informatico che ha scelto di insegnare in un quartiere difficile di Napoli, aiutando molti ragazzi a crescere e trovare un lavoro.
Allo stesso modo, la storia di Giovanni Abati, operaio siderurgico arrestato e deportato a Mauthausen per motivi di pubblica sicurezza, dimostra come anche un semplice lavoratore possa diventare simbolo di resistenza. Abati lavorò al progetto Zement, un progetto volto alla costruzione di enormi gallerie sotterranee scavate nella montagna affinché fosse possibile trasferire una parte del centro di ricerca e collaudo missilistico in un ambiente più protetto da possibili incursioni aeree da parte del nemico.
Anche Filippo Acciarini, ferroviere e giornalista socialista, documentò la “strage di Torino” del 18 dicembre 1922. Durante il ventennio di dittatura fascista continuò l'attività politica clandestina, che gli valse molte discriminazioni lavorative, molti rischi e un processo davanti al Tribunale speciale per la difesa dello Stato. Dopo l’8 settembre 1943 si applicò all’attività antifascista con rinnovata energia, occupandosi - tra l’altro - dell’edizione torinese dell’”Avanti!” clandestino. Collaborò attivamente alla riuscita degli scioperi del marzo 1944, e anche per questo venne individuato e arrestato a Torino.
Desperate Housewives: Un Omaggio Ironico alla Vita Domestica
La serie televisiva Desperate Housewives ha saputo raccontare, con ironia e leggerezza, le vite delle casalinghe di Wisteria Lane. Il personaggio di Bree Van de Kamp, interpretato da Marcia Cross, è diventato un'icona, simbolo di perfezione, ordine e controllo.
La recente parodia realizzata per il festival Series Mania, in cui Bree si trasferisce a Lille e incontra un "idraulico single con un passato oscuro", è un omaggio divertente e surreale alla serie e al suo personaggio più iconico. Questo dimostra come anche la vita domestica possa essere fonte di ispirazione per storie coinvolgenti e appassionanti.
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