Casalinga Italiana: Una Storia Vera di Mafalda

Questa storia non ha niente a che vedere con la nota serie televisiva "Desperate Housewives", famosa e intrigante saga, dedicata a casalinghe americane, ma, piuttosto, la lotta quotidiana e i problemi di una qualsiasi casalinga italiana. È una sorta di diario, dove vengono raccolti aneddoti divertenti di Mafalda, una normale casalinga, nella quale ci possiamo riconoscere tutte.

Mafalda è vedova, di mezza età, con due figlie sposate, Lara e Mara, che le hanno regalato tre splendidi nipoti. Minuta, con corti capelli biondi, abbastanza carina e allegra di natura, è una donna "tosta", in passato la vita le ha dato del filo da torcere ma, nonostante ciò, non si lascia abbattere facilmente e accetta ciò che il destino le ha riservato, senza lamentarsi "troppo" e tira avanti come meglio può.

In questo periodo non vive sola perché la figlia maggiore sta ristrutturando la casa e, con il marito e la figlia di tre anni, si sono trasferiti temporaneamente a casa sua e Mafalda è ben felice di ospitarli. La protagonista ha sempre fatto la casalinga ma adesso, che le sue esigenze sono cambiate, lavora part-time in una struttura pubblica che la impegna solo il mattino, ma lei continua a considerarsi una casalinga a tutti gli effetti.

L'Idraulico Improvvisato

Il lunedì è sempre un giorno un po' traumatico, la pausa del fine settimana rompe il ritmo lavorativo, le dà sollievo, ma le fa desiderare una vacanza più lunga, piacevole e in completo relax, magari su una qualche isola tropicale (lasciamola almeno sognare ). Si alza presto, come al solito, va al lavoro e a mezzogiorno ritorna a casa, dove Lara, che ha il giorno di riposo dal lavoro perché fa i turni in un supermercato e lavora anche la domenica e i giorni festivi, si era impegnata a preparare il pranzo.

Appena entra in casa, percepisce che c'è qualcosa che non va, lo sente nell'aria. Non fa neanche in tempo a togliersi la giacca, che Lara spunta sulla soglia della cucina e, senza salutare, con gli occhi fuori dalle orbite e i capelli arruffati, le spara a raffica: «Si è intasato lo scarico del lavandino, ho una pila mostruosa di pentole da lavare, non c'è niente di pronto per pranzo perché non sono riuscita a cucinare e tra poco arriva lui (si riferisce al marito) che deve mangiare e andare via di corsa perché ha fretta!»

«Calma», le dice Mafalda appoggiando la borsa sul tavolo. Si toglie la giacca e va a guardare il lavandino pieno di acqua stagnante: «Hai provato con la ventosa?»

«Ventosa, liquido per sturare, ho già provato di tutto, niente da fare!» esclama Lara sempre più agitata.

«Chiamare un idraulico a quest'ora non mi sembra il caso, saranno tutti in pausa pranzo; come se fosse facile trovarli in altri orari», commenta Mafalda riflettendo a voce alta. «Adesso provo io» aggiunge decisa mentre la figlia la guarda scettica.

Si dirige decisa verso l'armadio, prende la borsa degli attrezzi, s'infila un paio di guanti da lavoro, prende una bacinella che appoggia sotto lo scarico del lavandino e si ferma un momento a riflettere, cercando di ricordare ciò cha ha già visto fare tempi addietro da un "vero" idraulico.

La figlia continua a sbraitare: «Mi piacerebbe sapere cosa ci avete buttato!»

«Vorrai dire "abbiamo buttato"» puntualizza Mafalda che intanto cerca di concentrarsi.

Certo che la buona volontà è tanta, anche se l'abbigliamento non è esattamente quello di un idraulico: scarpe nere col tacco, calze di nylon, gonna nera a tubino con spacco posteriore, camicetta bianca di seta. In ogni caso si tira su leggermente la gonna, s'inginocchia, mette la testa sotto il lavabo e inizia a svitare. Non succede niente, duro come la roccia; secondo tentativo con maggior forza niente; terzo e ultimo tentativo, la guarnizione cede e Mafalda riesce nell'impresa.

Pulisce lo scarico, rimonta tutto e si alza soddisfatta, anche se si ritrova con le calze strappate e la gonna sporca: «Pazienza» commenta guardandosi la gonna sgualcita, «la cosa importante è il risultato finale», facendo l'occhiolino a Lara che la guarda a bocca spalancata e non osa preferire parola.

«Vorrei sapere cosa c'era che intasava » chiede soltanto allungando il collo.

«Uno stuzzicadenti piazzato di traverso che raccoglieva di tutto» risponde Mafalda mostrandoglielo, e aggiunge: «E non richiedermi chi l'ha buttato dentro perché non lo so!»

Lo Sai Che Cos'è Una "Multipla?"

Domenica tranquilla, tutti sono usciti e Mafalda, con un album di fotografie sotto il braccio, si lascia cadere sul divano del salotto con un sospiro.

Oggi è una giornata particolare, è l'anniversario del suo matrimonio, che oramai, da quando è vedova, ovviamente non festeggia più. È in vena di ricordi e sfoglia ogni pagina con attenzione, accarezza ogni foto sorridendo, con il cuore pieno di una nostalgia infinita.

Poi pensa: «Potrei guardare anche il filmino è una vita che non lo faccio.» Si alza, si avvicina al mobile-libreria, trova la video-cassetta del matrimonio e commenta rivolta al video registratore (le piace parlare in prima persona con le cose che usa, non è una forma di pazzia, è solo una sua abitudine): «Dovrei sostituirti » dice, guardandolo con una certa tristezza, «oramai ce ne sono di più moderni di te, per i C.D., intendo; quelli come te non esistono neanche più, non posso registrare da quando è uscito il digitale, sei incompatibile; ma a me non interessa registrare, voglio solo guardare; ho la mia vita raccolta in queste cassette: matrimonio, le figlie piccole, amici, parenti, persone che non ci sono più; sono i ricordi più preziosi che ho e vai bene anche tu.»

Accende il televisore e il video registratore, infila la cassetta, prende il telecomando, si siede e schiaccia play. Non succede nulla, lo schermo è grigio e il video registratore arranca gemendo senza produrre nulla: «Oddio! Non funziona più, si è rotto, che tragedia; adesso come faccio, non posso più vedere nulla; devo cercare un tecnico e farlo riparare al più presto.»

Ormai il pomeriggio è rovinato, è in ansia e non vede l'ora che rientri Lara per chiedere aiuto e consiglio.

Quando arriva la figlia, le va incontro con gli occhi spiritati dicendo: «Tu non sai cosa mi è successo, una vera tragedia!»

Lara la guarda preoccupata: «Che succede, Mamma, dimmi, su, non farmi preoccupare» guardandosi attorno con aria indagatrice.

«Il video registratore, non va più, non sono riuscita a farlo partire!»

Lara si rilassa, chissà cosa pensava fosse successo: «Mah che diamine, Mamma, mi hai fatto preoccupare; se non funziona, lo portiamo a riparare; che problema c'è, non farne una tragedia!» esclama spalancando gli occhi spazientita. Ma, vedendo Mafalda così preoccupata, aggiunge: «Anzi, guarda, adesso chiamo il mio amico Giovanni e lo faccio vedere a lui; è un bravo tecnico e ci "acchiappa" sul serio.»

Mafalda guarda con gratitudine la figlia e si sente un po' sollevata. Giovanni, che è un bravo ragazzo, arriva subito, da un'occhiata e afferma sicuro: «Non è nulla di preoccupante, vede?» afferma rivolgendosi a Mafalda che gli sta addosso come un avvoltoio da quando è arrivato «è questa piccola cinghia, si è consumata, ha perso elasticità e non riesce a fare girate il meccanismo; se avessi il pezzo, glielo sostituirei subito, è proprio una sciocchezza, stia tranquilla. Lo porti a riparare, è un lavoro di dieci minuti» afferma porgendole un biglietto da visita con il nome del negozio di riparazioni.

Mafalda ora è contenta, ed esclama euforica: «Sei proprio un ragazzo d'oro, Giovanni, e brava Lara!» mentre osserva la figlia che sta staccando il marchingegno dalla presa di corrente e lo pone in una capiente busta di plastica.

«Ecco qui, domani portalo a riparare. Sei più serena adesso?» e le da una pacca affettuosa sulla spalla.

Il giorno dopo, Mafalda parte decisa con il suo prezioso carico. Cerca il negozio, entra e si rivolge a un giovane commesso che sta armeggiando dietro al bancone: «Mi scusi, ho questo video registratore da riparare, è possibile?».

«Certamente», risponde lui sollecito «che problema ha?» le chiede mentre prende nota, e aggiunge: «sarà pronto tra un paio di settimane.»

Lo ringrazia, lascia i suoi dati, saluta e se ne va al lavoro con una rinnovata energia, canticchiando tra se. A volte basta così poco per fare felice una persona. Dopo una quindicina di giorni, Mafalda, si ripresenta al negozio.

«E' pronto il mio video registratore?» chiede porgendo il biglietto che le avevano lasciato. Il ragazzo della volta scorsa è sostituito da un signore più maturo che, da come si muove, deve essere il proprietario. «Adesso controllo» dice, allontanandosi per sparire nel retro del negozio.

Dopo alcuni minuti, ritorna e, rivolto a Mafalda: «E' questo?» chiede.

Mafalda annuisce, guardando il suo "tesoro" quasi con venerazione.

«Sono settantacinque euro, lo abbiamo anche pulito.»

«Alla faccia!» pensa Mafalda, ma è così felice che non fa commenti, paga, prende la busta e torna a casa impaziente.

Rimette tutto a posto e, la sera, dopo cena, esclama: «Mi spiace per voi, ma questa sera voglio vedere i miei filmini!» rivolta a Lara e Angelo (suo genero) che la guardano con un sorriso: «Nessun problema, Mamma, ti facciamo compagnia volentieri» scambiandosi un'occhiata d'intesa come a dire: «Non guastiamole la festa.»

Dopo cena, mentre la piccola Cecilia gioca tranquilla, si pongono tutti e tre seduti in fila sul divano del salotto. Lara fa partire il video registratore che, naturalmente, non da segni di vita. Adesso Mafalda è veramente arrabbiata: «Mi hanno fatto spendere una cifra e non sono riusciti a ripararlo, sono degli incompetenti, dei cani, degli approfittatori; perché sono una donna, pensano che sia anche una deficiente!», esclama fuori di se.

Lara e Angelo cercano di calmarla: «Dai, non prenderla così, domani ritornerai al negozio, vedrai che questa volta ti risolveranno il problema.»

Il resto della serata è rovinato, la delusione di Mafalda è palpabile, se ne sta seduta imbronciata, borbottando da sola.

Il pomeriggio successivo, dopo il lavoro, Mafalda ritorna al negozio. C'è il proprietario.

«Buongiorno, mi scusi. Ieri ho ritirato un video registratore »

«Sì, mi ricordo» la interrompe con aria annoiata: «C'è qualcosa che non va?» aggiunge guardandola con indulgente superiorità.

«Non funziona, in pratica, è come prima.» afferma Mafalda appoggiando la busta di plastica sul bancone.

Lui la guarda dubbioso e afferma: «È sicura di averlo montato bene? Lo sa che cos'è una presa "multipla"?» Mafalda si sente avvampare, un "velo rosso" le passa davanti agli occhi, stavolta ne ha proprio abbastanza, infila con decisione il video registrato nella busta, lo guarda altezzosa e spara: «Che cos'è una "multipla" io lo so perfettamente. Piuttosto, lei è sicuro che il suo tecnico sappia che cos'è un video registratore?» e senza salutare esce impettita dal negozio, arrabbiata come mai le era successo.

Ritorna a casa parlando da sola e guida come una pazza, inveendo contro tutti: «Ma non vedi che il semaforo è verde? Mettiti gli occhiali se sei cieco!» «E cammina, muoviti! Cosa sei una lumaca? Mah guarda che deficiente, pensa che la strada sia soltanto la sua!» e rivolta verso un altro conducente che guida a sinistra della carreggiata poi, senza segnalare, svolta improvvisamente a destra: «Oh brutto scemo! Mah ti sei bevuto il cervello o cosa?» e gli lancia uno sguardo fulminante da incenerire sul posto, in un secondo, anche un dinosauro e aggiunge una valanga di parolacce irripetibili, che non sono certamente adatte a una signora.

Quando arriva a casa, è ancora furibonda e racconta tutto a Lara che rimane allibita, s'infuria anche lei, richiama Giovanni, lo informa sull'accaduto, ed egli, alla fine, si offre di aggiustare l'apparecchio.

Il problema è risolto, il video registratore è riparato ma Mafalda, che è una donna abbastanza mite e ragionevole, ma che è meglio non fare infuriare, giura che non metterà più piede in quel negozio: «Manco morta, se mi serve qualcosa, piuttosto che andare lì, d'ora in avanti, prendo un aereo e vado a cercarla all'estero!»

Il Frigorifero

La vita continua, Lara e la sua famiglia sono tornati nella loro casa ristrutturata e Mafalda, rimasta sola, continua la sua vita con il solito tran, tran.

È una normale giornata di luglio e un caldo torrido fa boccheggiare tutti. Mafalda non è riuscita a chiudere occhio, ha lottato tutta la notte per cercare di scollarsi il cucino dal collo e il ventilatore a soffitto, con le pale che girano al massimo, non le dà nessun refrigerio, produce soltanto aria bollente. Sono le sei, è presto ma si alza da letto lo stesso: «Ho bisogno di un caffè, non ce la faccio più, come si fa a dormire con questo caldo», sbuffa.

S'infila una leggera vestaglia sopra gli slip e si avvia verso la cucina asciugandosi il sudore che le imperla la fronte. «Poi mi faccio una doccia ghiacciata, ho bisogno di un po' di sollievo.» Prepara la macchinetta del caffè, la mette sul fornello e apre il frigo per prendere dell'acqua fresca. Ha una sete terribile.

Chiude la porta ma quella non si chiude; Mafalda guarda e vede che si è rotta una delle tre cerniere di plastica, la porta si è abbassata, si è appoggiata sulla parte inferiore e ha incrinato il pezzo di plastica sottostante impedendone la chiusura.

«Oddio, ci mancava solo questo! Adesso cosa faccio? Con questo caldo mi si sbrina tutto e mi manda in malora i miei viveri.» Si sente stanca e spossata, non ha voglia di affrontare questo ennesimo problema.

«Prima il caffè», afferma, «poi, ragioniamo con calma.» Prende la tazza, versa il caffè, esce sul poggiolo e si siede davanti al piccolo tavolino, sotto la tenda, e incomincia a riflettere, sorseggiando lentamente la bevanda.

Il cielo è tinto di rosso, il sole sta sorgendo lentamente, specchiandosi nel mare e spargendo intorno bagliori di fuoco. È uno spettacolo stupendo che ogni mattina Mafalda osserva incantata ma, oggi no, la sua attenzione è rivolta altrove.

«Devo trovare subito un tecnico; portare tutti i viveri da qualcuno, altrimenti butto via ogni cosa.» Osserva il frigo, che non è vecchissimo, qualche annetto ce l'ha e prende nota mentalmente che presto dovrà comprarne uno nuovo.

Poi, rivolta all'elettrodomestico come se si trattasse di un essere umano: «Adesso proprio non posso sostituirti, mi mette male, ho dovuto spendere un sacco di soldi per le spese condominiali; i lavori straordinari di ripristino del cornicione mi hanno prosciugato il portafogli; devo assolutamente farti riparare, non puoi mollarci proprio adesso.»

Mentre è assorta in questi lugubri pensieri, suona il cellulare. È Mara, la figlia minore che è sempre allegra e di buon umore; è mattiniera quanto lei e molto mammona; la prima telefonata del mattino di solito è la sua: «Buongiorno, Mamma, tutto bene? Come stai?» le urla nell'orecchio, con voce squillante.

«Buongiorno a te, piccola. Purtroppo, per me non è un gran giorno anzi, fa schifo, ho un problema già di prima mattina» risponde.

«Che succede?» chiede Mara preoccupata, «stai male? Devo venire da te?»

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