Casalinghe e Idraulico: Analisi Statistica e Implicazioni Socio-Politiche in Italia
L'analisi dei comportamenti e delle reazioni di fronte ai dati statistici, in particolare riguardo a figure come le casalinghe e gli idraulici, rivela dinamiche complesse con importanti risvolti politici. Questo articolo esplora le possibili cause del rifiuto dei dati, le conseguenze di tale rifiuto e le implicazioni per la società italiana.
Le Cause del Rifiuto dei Dati Statistici
Diverse ipotesi possono spiegare perché determinate categorie di persone mostrino resistenza o diffidenza verso i dati statistici ufficiali. Scarterei a priori la pura e semplice “innumeracy”: quella, semmai, è una delle modalità e delle incoerenze che caratterizzano la narrazione di queste persone, ma non certo la causa. Non ci si accanisce a difendere una tesi che nasce semplicemente da un proprio errore di lettura, ma al limite ci si sfila dalla discussione cercando di non dare troppo nell’occhio.
Bisogno di Difendere il Proprio Gruppo di Appartenenza
Il bisogno di difendere il proprio gruppo di appartenenza, che se vogliamo è un problema imparentato con quello del punto precedente: magari sono anche capace di spingere lo sguardo oltre i confini del mio ambiente e chissà, può darsi che io arrivi anche a criticarlo; ma lo posso fare io che ne faccio parte, non certo voi, estranei.
Su queste tematiche si potrebbero versare (e sono stati versati) fiumi di inchiostro e probabilmente un sociologo o uno psicologo avrebbero più strumenti di uno statistico per fare affermazioni sensate in proposito.
Rimirarsi l'Ombelico e Dissonanza Cognitiva
Il rimirarsi l’ombelico, ad esempio, è una chiara forma di dissonanza cognitiva, rafforzata probabilmente dal prevalere degli atteggiamenti individualistici che hanno caratterizzato gli ultimi tre decenni. Le persone, teoricamente interconnesse e permanentemente in contatto attraverso la rete, gli smartphone, il networking, in realtà tendono a frequentare ambienti (sia reali che virtuali) fatti di individui che si assomigliano tra loro, e soprattutto che assomigliano a loro.
Di questi ambienti si creano un’immagine; non necessariamente positiva, ma comunque funzionale alla narrazione che ritengono più adeguata alla propria vicenda esistenziale: un mondo atto a giustificare i propri insuccessi e a glorificare i successi, e magari quel piccolo angolo di mondo è davvero fatto in quel modo.
Il problema sorge quando, abituati a vedere solo quell’angolino, finiamo per perdere del tutto la capacità di immaginare le miriadi di altri angolini che compongono il Mondo, quello grande, e pretendiamo che quel macrocosmo sia in tutto e per tutto rappresentabile dal proprio microcosmo.
Tra gli esempi che abbiamo elencato, qui il più calzante è probabilmente quello del/della manager che si ribella ai dati che attestano lo scarso amore per la lettura tra i suoi colleghi: io leggo, i colleghi che conosco leggono, ergo i dati sono sbagliati.
Questo atteggiamento, che deriva essenzialmente dal godere del calore di un bozzolo protettivo, sconfina facilmente nella difesa della propria tribù, che è la seconda delle cause ipotizzate per l'idiosincrasia ai dati: nel bozzolo si sta comodi, e quindi bisogna difenderlo.
Mancanza di Onestà Intellettuale
Certo, in questo secondo caso si presenta (anche se non sempre) un problema di onestà intellettuale: mentre il contemplatore di ombelico potrebbe davvero, in buona fede, essere convinto che il Mondo non sia poi così diverso dal suo mondo, il difensore pavloviano del proprio bozzolo, che morde per riflesso condizionato ogni volta che sente dire qualcosa di sgradevole riguardo al proprio microcosmo, di solito lo sa.
Certo, questo non vuol dire che la sua difesa non possa essere sincera; tuttavia, quando sei sommerso di dati che ti gridano che la tua narrazione esistenziale presenta delle falle e tu continui a negarle, beh, qualche sospetto sulla tua buona fede o sul tuo subconscio sorge spontaneo.
La capacità di raziocinio, però, andrebbe immediatamente risvegliata, pena una progressiva deriva (tua e della tribù) verso una malinconica irrilevanza, perché è questo il destino che aspetta chi non prende coscienza dei propri problemi e non vi pone rimedio.
Oggi, con i social network, le occasioni di appartenenza a una o più tribù si sono moltiplicate e, proporzionalmente, è cresciuto l’agonismo a difesa delle stesse.
Implicazioni Politiche
Queste due spiegazioni hanno diverse implicazioni politiche. La prima è condizione forse non necessaria, ma probabilmente sufficiente per una collettività fatta di individui e di famiglie, in cui non esiste società, come amava dire Margaret Thatcher: esiste il nostro piccolo mondo, composto da noi e dai nostri cari, e oltre non c’è niente se non altre miriadi di piccoli mondi, tutti uguali al mio; quindi, se faccio gli interessi miei e del mio micromondo, sto facendo anche gli interessi della collettività, che non esiste se non come somma di individui e famiglie.
Fine della Politica, e forse anche della Storia.
La seconda spiegazione, quella della difesa aggressiva del proprio micromondo, rappresenta un innalzamento di livello di questo stesso paradigma: non mi interessa più sapere se gli altri piccoli mondi sono o no uguali al mio; so che il mio va difeso, giusto o sbagliato che sia.
Disaffezione verso le Istituzioni
Ma, in termini di implicazioni politiche, quella che mi sembra più interessante è la terza spiegazione. Decenni di amministrazione pubblica deludente, che hanno generato mostri come la corruzione, lo stragismo di Stato, la cospirazione di apparati statali, la complicità politica con la criminalità organizzata e mille altre nefandezzed, danno certamente ragione della profonda disaffezione e della diffidenza di cui ormai è intriso il rapporto tra i cittadini e le istituzioni.
Un intellettuale come Pasolini poteva gridare “Io so, ma non ho le prove”, e cogliere nel segno.
Il fatto è che Pasolini aveva il cervello e l’intuito di Pasolini, cosa non comune; di solito, oggi, a fare affermazioni di questo genere sono purtroppo persone infinitamente meno informate e meno formate di lui, che pretendono di sapere in quanto rovistatori di spazzatura in rete.
Diffusione di Bufale e Sfiducia Acritica
Le bufale viaggiano da un utente all’altro alla velocità della luce, spesso alimentandosi di ulteriori menzogne a ogni passaggio; la diffidenza, in questo modo, si è estesa a macchia d’olio e investe ormai anche gli organi tecnici dello Stato, le agenzie lontane dalla sfera politica: l’Istituto Superiore di Sanità, per esempio, dipinto da molti come una specie di quinta colonna delle multinazionali farmaceutiche; l’intero Sistema Sanitario Nazionale (SSN), che ha “chiaramente” come scopo quello di eliminarci il prima possibile per far risparmiare lo Stato sulle pensioni; e l’ISTAT, di cui abbiamo già parlato, che “ovviamente” produce dati falsi a uso e consumo dei politici: falsa la rilevazione dell’inflazione, falso il calcolo della speranza di vita che ci colloca, insieme a pochi altri popoli, ai primi posti nel mondo (84 anni le donne, quasi 80 gli uomini: non sarà proprio da buttare, un sistema sanitario che produce questi risultati); falsi, è chiaro, anche i dati sugli italiani che non leggono che abbiamo commentato prima (anche se qui non si capisce bene il perché della falsificazione).
Ormai non si tratta più nemmeno di diffidenza, ma di vero e proprio livore: la retorica della Kasta, con i suoi spillover mefitici, ha amplificato in moltissimi cittadini una sensazione di sfiducia che ormai tende alla paranoia.
E’ colpevole, in pratica, chiunque non sia te: partendo da un nucleo di verità (abusi e privilegi di molti politici), si giunge ad additare come privilegiato chiunque abbia qualcosa che non si possiede.
Sei un privilegiato se guadagni bene, indipendentemente da come tu ti sei procurato quel guadagno; lo sei se hai un lavoro statale, in quanto parassita e nullafacente per definizione; se sei un intellettuale, perché di certo servi qualche potere e pretendi di dire agli altri come comportarsi; se semplicemente hai un lavoro, perché non provi la sofferenza di tutti gli altri che non ce l’hanno.
E’ una retorica tutta al ribasso, in cui non si cerca la propria elevazione, ma il trascinamento nel fango di chi sta anche solo un gradino più su.
Una società dell’invidia, del risentimento e del livore.
Sembra esagerato arrivare a questo partendo semplicemente dalla constatazione che la gente non crede ai dati ISTAT sulla lettura, lo so; ma il rifiuto dei dati è paradigmatico, perché è esattamente questa la via che consente alle persone di costruire complotti e castelli in aria di ogni genere: se si prestasse fede ai dati, alle informazioni pubbliche, ci sarebbero dei paletti che impedirebbero alla fantasia di decollare; spogliarli a priori di qualsiasi credibilità è la precondizione di ogni teoria del complotto, che è nient’altro che una storia verosimile ma non vera, in quanto non suffragata da dati (non parlo dei soli dati numerici, ovviamente).
Le favole e le autentiche menzogne che circolano liberamente in rete (e non solo) nascono da un meccanismo del genere: se un narratore ha bisogno della sospensione dell’incredulità da parte del lettore per tirarlo dentro la sua storia, lo storyteller/blogger fabbricante di bufale ha invece bisogno della sospensione della fiducia: quella nelle istituzioni.
Che invece andrebbe preservata e tutelata come uno dei beni pubblici più importanti.
Non si parla di dare una fiducia acritica, ma oggi abbiamo addirittura la sfiducia acritica: e quindi, che si sia creduloni o diffidenti, la facoltà critica non è esercitata.
Scarsa Alfabetizzazione e Rumore di Fondo
Da molti, troppi cittadini. In questo ha ovviamente la sua parte la scarsa alfabetizzazione di cui abbiamo parlato, che agli occhi di molti rende l’universo della rete credibile secondo la stessa logica per cui i nostri nonni dicevano “l’ha detto la TV”: blog improbabili, siti sedicenti “di controinformazione” o addirittura di debunking hanno buon gioco, se appena riescono a mettere su una grafica accattivante e a presentarsi in modo da richiamare vagamente l’immagine di quello che una volta era il giornalismo d’inchiesta.
E’ un mondo piatto, dove un sito vale l’altro agli occhi di chi non sa valutare criticamente le informazioni, e produce solo un fastidiosissimo rumore di fondo che assomiglia a una cacofonia.
A cosa servono organi tecnici come lo stesso ISTAT, che producono informazione? A tante cose, tra le quali spicca la funzione di creare un substrato di informazioni condivise al quale ancorare la discussione, anche politica, e le decisioni (ovviamente, stiamo parlando di ipotetiche istituzioni che funzionano bene: niente ironia, per favore).
L'Importanza dei Dati Statistici per la Gestione Pubblica
Come devo gestire il mio sistema sanitario? Se ho una popolazione che invecchia mi serviranno geriatri, se c’è un boom delle nascite sarà meglio che assuma pediatri. Quali dotazioni devo dare alle mie forze di polizia? Dipende: se ho un grosso problema di criminalità organizzata, dovrò attrezzare infiltrati e contrastare l’inquinamento della società civile e politica; se il problema è la microcriminalità, dovrò assicurare una adeguata sorveglianza del territorio. E la scuola? Intanto devo sapere bene quanti sono i bambini in età scolare, per dimensionarla in modo opportuno; e poi devo sapere chi sono e che esigenze hanno: ci sono numerosi immigrati che devono imparare l’italiano? O invece la loro presenza non è ancora tale da richiedere un intervento di questo tipo?
L’obiezione, spesso formulata in modi poco urbani, è che queste cose si sanno benissimo, basta guardarsi intorno. Ma a) ricadiamo così nella fallacia di credere che il Mondo, o quanto meno il Paese, siano niente più che una riproduzione in scala più grande del nostro piccolo mondo, e b) guardarsi intorno può al massimo consentire di farsi un’idea dei fenomeni, ma non di valutare con precisione la loro dimensione.
E invece la precisione è essenziale: devo sapere ESATTAMENTE quanti bambini extracomunitari ho e dove vivono, perché solo così potrò sapere ESATTAMENTE quanti insegnanti di italiani mi servono, e dove.
Il numero degli anziani e le loro patologie devono essere note con esattezza, per sapere quali e quante attrezzature mediche comprare, quanti geriatri assumere e dove dislocarli.
Squalificare a priori queste fonti significa rendere impossibile la discussione pubblica. Rendere opinabili tutte le decisioni. Ammantare di un alone di malafede qualsiasi provvedimento.
Conseguenze del Rifiuto dei Dati
In definitiva, avvelenare la vita pubblica e contribuire a un processo di frammentazione della società in monadi individuali sempre più incapaci di rapportarsi le une alle altre: se non esiste informazione condivisa, se non c’è nessuno che possa fornire dati accreditati, se non si riconosce alcun soggetto al servizio di tutte le parti, allora ciascuno può pensare ciò che vuole e tutte le regole della collettività possono essere messe in discussione da chiunque.
In pratica, la morte della dimensione collettiva dell’esistenza.
C’è chi obietta che questo sarebbe un bene, che le strutture statali sono intrise di violenza e che sarebbe quindi meglio per tutti ridimensionarle.
Su questo uno statistico non ha titolo a pronunciarsi con maggiore autorevolezza di qualsiasi altro cittadino. Più modestamente, io mi sono limitato a mostrare le conseguenze che vedo io in questa tendenza. E non sono belle. E’ probabile che ci siano anche vantaggi che io non vedo.
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Crisi Economica e Settore Distributivo
Si rinnovano i risultati negativi per il settore distributivo della provincia di Grosseto. Anche nell'ultimo trimestre del 2013 tutti gli indicatori segnano rosso sia a livello generale (-8,6% rispetto lo stesso trimestre del 2012) che per tipologia di vendita. Soffre soprattutto la piccola distribuzione (-10,4%), anche se la media (-7,5%) e la grande distribuzione (-4,2%) fanno registrare valori preoccupanti.
Tabella: Variazione delle Vendite al Dettaglio nella Provincia di Grosseto (IV Trimestre 2013)
| Tipologia di Distribuzione | Variazione % rispetto al IV Trimestre 2012 |
|---|---|
| Piccola Distribuzione (1-5 addetti) | -10,4% |
| Media Distribuzione (6-19 addetti) | -7,5% |
| Grande Distribuzione (20+ addetti) | -4,2% |
| Complessivo | -8,6% |
Il panel degli operatori commerciali della provincia di Grosseto dichiara per il periodo ottobre-dicembre 2013 rispetto allo stesso periodo del 2012, un ulteriore peggioramento del trend complessivo delle vendite negli esercizi al dettaglio (-8,6% a fronte di -7,1% riscontrato nel trimestre precedente).
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