Civiltà Idrauliche: Significato e Caratteristiche

La definizione di "civiltà idraulica" è stata coniata dallo storico anglo-tedesco K. Wittfogel, che nel suo libro "Oriental Despotism" (1957) ha proposto la teoria idraulica. Questa teoria suggerisce che le caratteristiche fondamentali delle società asiatiche, come le forme di governo e la struttura della proprietà, siano state determinate dalla necessità di realizzare opere di irrigazione e sfruttamento del suolo su larga scala.

Wittfogel pensava che nelle società dove la gestione delle infrastrutture idriche richiedeva un potere centralizzato, tendessero ad emergere burocrazie autoritarie imponenti. Ha utilizzato il concetto di civiltà idraulica per analizzare il sistema comunista, in particolare nel caso cinese.

Le Prime Civiltà Fluviali

Le prime civiltà si svilupparono lungo i fiumi, in zone geograficamente distanti e con popoli diversi. Tra queste, spiccano:

  • Le civiltà mesopotamiche (Sumeri, Babilonesi, Hittiti e Assiri), che si stabilirono nel Vicino Oriente a partire dal 4000 a.C.
  • La civiltà egizia, sviluppatasi intorno al 3900 a.C. lungo il fiume Nilo, una risorsa fondamentale per la fertilità del terreno grazie alle sue inondazioni.
  • La civiltà dell'Indo, fiorita lungo il corso del fiume Indo dal 3000 al 1500 a.C.
  • La civiltà cinese, che si sviluppò prima lungo il Fiume Giallo e poi anche lungo il Fiume Azzurro.

L'Antichità: Un Periodo Aureo per la Tecnologia Idraulica

L'Antichità rappresentò un periodo di grande sviluppo tecnico per l'idraulica, soprattutto per la distribuzione di acqua potabile alle popolazioni del bacino del Mediterraneo e dell'Europa occidentale e centrale. Questa avanzata tecnologia non riguardò solo le città o i siti militari fortificati dell'Impero romano, ma anche gli insediamenti isolati, come le prestigiose ville rusticae situate nelle tenute di ricchi proprietari.

La tecnologia romana si diffuse facilmente, anche perché i Romani desideravano mantenere nelle terre conquistate il lusso a cui erano abituati in patria ed esibire la propria maestria tecnica per impressionare le popolazioni sottomesse. In epoca romana, la disponibilità d'acqua per l'approvvigionamento delle popolazioni urbane o delle proprietà terriere era tale da poter parlare di un vero e proprio lusso idrico e, in senso moderno, persino di spreco d'acqua.

Tuttavia, è importante considerare che l'immensa quantità d'acqua utilizzata (ad esempio, a Colonia, l'antica Colonia Ara Claudia Agrippinensium, il consumo di acqua era di 20.000 m3 al giorno) non serviva solo come acqua potabile, ma riforniva anche terme e latrine e veniva utilizzata per la pulizia di strade e canali.

Il Decadimento e la Sopravvivenza delle Tecniche Antiche

Con la decadenza della cultura romana nel V secolo, si verificò anche il declino di molte conquiste tecniche. Strade, ponti, opere architettoniche monumentali e grandiosi acquedotti andarono in rovina in molti luoghi, inclusa Roma stessa.

Nonostante ciò, la tecnica antica sopravvisse, insieme a un progresso delle conoscenze idrauliche in nuove costruzioni, nell'impero bizantino e nelle regioni influenzate dagli Arabi, dove si riscontra un maggiore interesse per la tecnologia. È fondamentale chiedersi se nel Medioevo le cognizioni tecniche dell'Antichità si fossero conservate o se si fosse verificata una netta frattura, seguita solo in un secondo momento da un rinnovato processo evolutivo.

Idraulica nel Medioevo

Gli studi più recenti indicano che le cognizioni tecniche dell'Antichità sopravvissero in tutte le regioni appartenute all'Impero romano. Tuttavia, nell'Alto Medioevo, la capacità di rifornimento degli impianti di approvvigionamento idrico si ridusse drasticamente. È difficile trovare esempi di rifornimento generale della popolazione assicurato da acquedotti di elevato livello costruttivo. Anche dove le antiche condotte poterono essere mantenute in funzione, la loro portata si ridusse notevolmente, soddisfacendo solo un fabbisogno più limitato. Le comunità tornarono a rifornirsi individualmente, con il pozzo che sostituì le fontane ad acqua corrente sia in città che in campagna.

Bisanzio e le regioni arabe, inclusa la Spagna, rappresentarono un'eccezione. I Bizantini ampliarono gli antichi impianti idraulici, completandoli con nuovi interventi costruttivi, come dimostrano le grandi cisterne di Costantinopoli. Gli Arabi applicarono le proprie antiche cognizioni, riprendendo le tecniche per la costruzione di imponenti qanāt o foggara, condutture sotterranee per la captazione dell'acqua, ispirandosi ai modelli dell'antico Iran. La tecnica dell'adduzione dell'acqua per le fontane a getto dei palazzi dei sovrani, già sviluppata dai Romani, tornò in Europa con la conquista della Spagna da parte degli Arabi.

Anche le città della Reconquista presentano opere derivate dalle conoscenze tecniche dei costruttori arabi. Ad esempio, Morella (Valencia) disponeva di un acquedotto realizzato nel XIII secolo, la cui costruzione sarebbe stata impensabile senza l'influsso arabo.

Nel resto d'Europa, sebbene fosse possibile basarsi sulle nozioni di idraulica ereditate dall'Antichità, gli sviluppi furono più lenti. La fornitura dell'acqua ai complessi battesimali di epoca paleocristiana e altomedievale offre importanti spunti sulla storia dell'idraulica, rivelando come le cognizioni tecniche in questo campo fossero sopravvissute attraverso percorsi complessi.

Se nella tecnica idraulica romana si riscontra continuamente, accanto al pragmatismo degli antichi ingegneri, anche la volontà di ostentare una monumentalità architettonica, per quanto riguarda l'epoca medievale è evidente quanto poco contasse l'aspetto architettonico delle opere di ingegneria. Forse si deve proprio a tale modestia delle strutture costruttive di interesse tecnico la scarsità di conoscenze che per lungo tempo ha caratterizzato questo settore di ricerca. Inoltre bisogna considerare che l'i. medievale sembra essere di tipo particolare; appare peraltro assolutamente sorprendente che nell'Alto Medioevo un'evoluta tecnica idraulica fosse trascurata nella sua utilizzazione per le esigenze di vita pratica, ma che venisse per contro impiegata in più luoghi a scopi cultuali.

L'Idraulica nei Battisteri Paleocristiani

Il battesimo, segno dell'appartenenza alla comunità cristiana, divenne presto un rito pubblico e vennero eretti edifici appositi per il simbolico lavaggio dai peccati, seguendo l'esempio del battesimo di Gesù nel Giordano. I più antichi precetti religiosi (Didaché) prescrivevano il battesimo in acqua corrente, una disposizione che sembra essere stata un presupposto importante, poiché nella maggior parte dei battisteri risulta rispettata, come dimostra la presenza di appositi impianti.

In conformità a tale modello i più antichi precetti religiosi conservati (Didaché), della prima metà del sec. 2°, prescrivevano il battesimo in acqua corrente, disposizione che sembra essere stata un presupposto importante e riconosciuto, poiché nella maggior parte dei battisteri risulta rispettata, come dimostra la presenza di appositi impianti. Poiché in s. Paolo (Rm. 10, 9) questo sacramento è legato alla professione di fede del battezzando, nel cristianesimo delle origini era possibile e usuale unicamente il battesimo degli adulti svolto per immersione; a partire dal sec. 4° divenne consueto anche quello dei bambini, nel quale prevaleva il carattere di espressione simbolica della purificazione del battezzando dal peccato originale.

Le condutture idriche di cui erano provvisti molti battisteri paleocristiani dovettero rappresentare per un lungo periodo, compreso tra il sec. 4° e il 10°, uno straordinario tramite per la trasmissione di conoscenze tecniche di idraulica. In Francia, nei pressi della cattedrale di Saint-Jean a Lione, si conservano alcune strutture appartenenti al battistero di Saint-Etienne, eretto nel sec. 4° e utilizzato fino all'8°, che costituiva il centro del complesso episcopale. Il rifornimento idrico del battistero lionese, probabilmente il più antico al di fuori dell'Italia, avveniva tramite due tubature di piombo e, dal punto di vista tecnico, presenta le medesime caratteristiche degli antichi sistemi di adduzione.

Anche il battistero di Saint-Jean a Poitiers, datato al sec. 4°, può essere considerato una delle più antiche architetture di questo tipo in Francia. Le indagini archeologiche effettuate negli anni 1958-1960 nel vano battisteriale hanno fornito nuove conoscenze importanti per la storia dell'idraulica. Gli scavi hanno mostrato che l'area era edificata dall'epoca romana; infatti sono attestati archeologicamente i resti di un'abitazione, abbandonata e distrutta nel sec. 3° (probabilmente nel 276), sulle rovine della quale si avviò, nel secolo successivo, la costruzione della prima fase del battistero di Saint-Jean; la scelta della ubicazione dovette essere senza dubbio subordinata alla presenza sul sito di una canalizzazione preesistente ancora funzionante, che si allacciava alla rete di condutture dell'acquedotto romano.

Nella cattedrale di Saint-Sauveur ad Aix-en-Provence (dip. Bouches-du-Rhône) il battistero, risalente al sec. 5°, e dunque molto anteriore all'attuale basilica (secc. 12°-14°), è eccezionalmente ben conservato. Grazie a scavi si è potuta determinare la sua posizione all'interno del tessuto urbano dell'antica Aquae Sextiae: si trovava al centro della città romana, nell'angolo nordoccidentale del foro, separato dal cardine da un portico; grazie a tale posizione favorevole era certamente possibile allacciarsi alla rete cittadina esistente per l'approvvigionamento idrico; intorno alla vasca battesimale ottagonale furono impiegate alcune colonne antiche. Questo battistero, la cui datazione al sec. 5° si basa su trovamenti di monete e reperti ceramici, probabilmente rimase in funzione fino all'11° secolo.

Tra i numerosi battisteri paleocristiani che si inseriscono in questa tradizione vanno ancora menzionati, in Francia, quello di Riez (dip. Alpes-de-Haute-Provence), situato in un antico complesso termale, e, in Italia, il battistero di Albenga (prov. Savona), che un tempo veniva alimentato con acqua freatica, nonché quelli di Kaiseraugst, nella Svizzera settentrionale, e, in Germania, quelli di Bonn e di Boppard (Renania-Palatinato), dove una basilica paleocristiana venne eretta nelle terme del castrum; inoltre, una vasca messa in luce nel corso di scavi a Colonia è ancora oggetto di controversia per quanto riguarda la sua originaria destinazione.

Continuità e Ripristino degli Antichi Impianti

Oltre agli esempi di continuità o ripristino di antichi impianti di rifornimento idrico nell'ambito dell'edilizia sacra, si trovano casi di strutture antiche ancora usate in epoca medievale o realizzate ex novo nell'Alto Medioevo secondo la tecnica romana. A Ravenna, intorno al 500 d.C., un intervento di riparazione su un tratto di un'antica conduttura in piombo è testimoniato da un'iscrizione voluta da Teodorico (493-526): "D(omi)n(us) rex Theodericus civitati reddidit".

L'acquedotto in pietra realizzato per il palazzo dell'imperatore Carlo Magno (768-814) a Ingelheim (Renania-Palatinato) corrisponde esattamente ai modelli antichi, tanto da essere ritenuto per lungo tempo un'opera romana. In realtà si tratta di un canale in pietra eretto nell'800 ca. con tecniche edilizie antiche, probabilmente importate nelle regioni dell'impero carolingio da maestri costruttori provenienti dall'Italia.

Il coronamento di fontana a forma di pigna, in bronzo, giunto dall'Italia intorno al Mille nel palazzo imperiale di Aquisgrana è un manufatto antico e, come la pigna conservata nel cortile dei Mus. Vaticani di Roma - che tuttavia è di dimensioni notevolmente maggiori del suo pendant di Aquisgrana -, doveva un tempo essere collegato a una conduttura d'acqua a pressione. Benché non si conosca per quest'epoca nessuna condotta forzata di ambito civile, la presenza di un tale coronamento di fontana alla corte di Aquisgrana costituisce un importante indizio che conferma come tale tecnica dovesse essere senz'altro conosciuta e utilizzata.

Il "De architectura" di Vitruvio (I secolo a.C.), che dedica ampio spazio alla tecnica idraulica, era considerato il manuale più importante per i costruttori fino al XVI secolo. Anche nei monasteri del Medioevo, Vitruvio era molto letto e copiato, e le tecniche da lui descritte venivano impiegate negli edifici abbaziali. L'importanza di un continuo apporto d'acqua nelle abbazie è attestata dall'iscrizione che i monaci benedettini di St. Emmeram a Ratisbona fecero scolpire nel 1201 sulla lastra tombale dell'abate Peringer: "[...] qui fecit aquaeductum plumbeum".

Nei monasteri a nord delle Alpi, al più tardi nel XI secolo, per l'adduzione d'acqua corrente alle fontane dei chiostri venivano impiegati sistemi in tutto paragonabili a quelli antichi. Sebbene l'acqua non arrivasse da una grande distanza, come nelle città antiche, ciò nondimeno nella maggior parte dei casi erano utilizzate sorgenti esterne all'insediamento monastico, le cui acque venivano trasportate all'interno mediante condotte forzate, in piombo; tali sistemi chiusi permettevano di rifornire di acqua corrente le fontane, dove per...

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