Civiltà Idrauliche: Un Viaggio Attraverso la Storia dell'Acqua
Con il termine "storia" si intende il complesso delle azioni umane nel corso del tempo, nel senso sia degli eventi politici sia dei costumi e delle istituzioni in cui esse si sono organizzate. Modernamente, anche tutto ciò che le condiziona e ciò che esse coinvolgono (fatti geografici ed ecologici, fatti demografici, presupposti antropologici e sociologici, fatti economici). Caratteristico del concetto di storia è la sua ambiguità semantica, in quanto esso indica tanto le res gestae (gli «eventi»), quanto l’historia rerum gestarum (il «racconto degli eventi»).
Quando si usa il termine storia si fa riferimento sia a quanto è accaduto nel passato sia alle ricostruzioni che ne fanno gli storici: quegli studiosi, cioè, che per professione si dedicano a raccogliere documenti sulle trascorse vicende di un personaggio, di un popolo, di una nazione, di uno Stato, di una civiltà , o delle varie correnti culturali, per darne una narrazione e una spiegazione. Le fonti storiche sono tutti quei documenti e materiali di cui si serve lo storico per strutturare la sua ricerca. Si definiscono primarie le fonti costituite da tracce dirette e contemporanee di una presenza o di una attività umana legate all’argomento della ricerca (documenti scritti, testimonianze orali, oggetti d’uso, giornali e riviste ecc.). Sono invece fonti secondarie quelle costituite da opere storiografiche a loro volta frutto di un lavoro condotto su fonti.
Le Civiltà Mesopotamiche e la Regolazione delle Acque
I Sumeri sono un'antica popolazione della Mesopotamia meridionale, di incerta origine; nelle iscrizioni cuneiformi si definiscono Sag-gi (teste nere). Non autoctoni, appaiono insediati nella regione già nel V millennio a.C., quando diedero origine alle culture di Eridu e Obeid, caratterizzate da ceramica lavorata a tornio. La loro presenza diventa più incisiva nel periodo storico di Uruk con la comparsa delle prime città , di un nucleo statale e della scrittura cuneiforme, che li pone come artefici della "rivoluzione urbana".
Priva di barriere difensive naturali e ricca di risorse, la Mesopotamia divenne ben presto un crocevia di popoli e culture, e fu da sempre esposta a invasioni. Tra la fine del III e l'inizio del II millennio a.C. MAPPA CONCETTUALE.
La terra di Sumer e il territorio dell'antica Mesopotamia corrispondono oggi quasi interamente a quello dell'Iraq, una repubblica parlamentare che ha raggiunto l'indipendenza nel 1932.
Gli Accadi sono un'antica popolazione semitica della Mesopotamia, che prende nome dalla città di Akkad (sumerico Agade), fondata da Sargon I nel 2300 a.C. circa e divenuta, dopo la vittoria sul re sumero Lugalzaggesi , capitale di un regno che comprendeva la Mesopotamia, una parte dell’Iran e della Siria. Nei testi cuneiformi, il nome Akkad designa sia la città sia la regione settentrionale della bassa Mesopotamia, in opposizione alla terra di Sumer.
Con questo nome si indicano le popolazioni di stirpe semitica che, sostituitesi ai sumeri, si stanziarono nelle regioni mesopotamiche facenti capo a Babele e che, nel corso del tempo e sotto diverse dinastie, diedero vita a potenti dominazioni e ad alte forme di cultura. Fondatore del primo Impero babilonese fu il principe Sumuabum (inizi II millennio a.C.), ma colui che gli diede più lustro fu Hammurabi; molti secoli dopo nuova grandezza fu conosciuta sotto Nabucodonosor II (Impero neobabilonese).
Strutture Idrauliche Sumeriche
- Regolazione delle acque
- Crocevia di popoli e culture
- Sumeri: una civiltà urbana
- L'intreccio di politica e religione
- Il tempio e l'economia sumerica
- Lo sviluppo delle città e gli schiavi
- La donna in Mesopotamia
- Divisione delle funzioni politiche e religiose
- La religione
- La scrittura
Sulla tavoletta sono schematicamente raffigurati alcuni elementi topografici caratteristici delle città sumere: i templi, le mura e alcuni canali.
L'Egitto e il Nilo: Una Civiltà Nata dall'Acqua
In Egitto è nata e si è sviluppata per oltre tremila anni una delle civiltà più importanti della storia dell'umanità . Essa dipendeva interamente dalle acque del fiume Nilo che ogni anno straripavano e inondavano le terre circostanti rendendole coltivabili.
Caratteristiche della Civiltà Egizia
- Intreccio tra uomo e ambiente
- Dalle comunità di villaggi ai regni
- Una lunga storia
- Il faraone e i suoi poteri
- Il palazzo reale: cuore dello stato
- Nobili e sacerdoti
- Gli Scribi
- Struttura sociale
- PÃ ntheon egizio
- Vita ultraterrena
- Chi aveva accesso all'immortalità ?
La Civiltà dell'Indo e i Sistemi Idraulici Avanzati
Le prime testimonianze di stanziamenti umani in India, risalgono a circa mezzo milione di anni fa. Tra l’8000 e il 6000 a.C. si evolve una cultura di tipo mesolitico, caratterizzata da un’industria litica più accurata e dalla comparsa della ceramica. Quasi insensibile è il trapasso nel Neolitico, che conosce forme primitive di agricoltura e allevamento, l’inumazione dei morti in giare, una pittura parietale con scene di caccia e danza, la diffusione dell’uso della ceramica.
Due millenni prima dell’Antica Roma, la civiltà della valle dell’Indo aveva bagni pubblici, stanze da bagno personali e una rete per lo scarico delle acque, con condotti coperti che correvano lungo le vie principali delle città .
La Cina e le Prime Dinastie
Testimonianze fossili documentano che la Cina fu abitata dal Paleolitico inferiore. In particolare, l’uomo di Yuanmou è stato datato oltre 1 milione di anni fa, l’uomo di Lantian a 600.000, il Sinanthropus pekinensis di Zhoukoudian (riconducibile a Homo erectus) al Pleistocene medio.
Le prime dinastie - La prima dinastia registrata nelle cronache cinesi è quella Xia (XXI-XVI sec.). Con l’età del Bronzo ha inizio la dinastia Shang (XVI secolo - 1066 a.C. circa), il cui regno appare molto esteso. La struttura sociale e politica, molto primitiva, sembrava allora fondata su una specie di protofeudalesimo, in cui il sovrano aveva funzioni soprattutto sacrali. Al Nord-Ovest si formò lo Stato di Zhou, su base etnica analoga ma con qualche peculiarità culturale. Intorno al 1070 a. C. il suo re distrusse il regno Shang impadronendosi dei suoi territori, che furono distribu...
Acquedotti e Sistemi Idraulici nel Mondo Antico
Se si dice acquedotto antico si pensa subito alle opere di epoca romana, presenti un po’ in tutta Europa. In realtà l’acquedotto è stato inventato in Medio Oriente dalle civiltà mesopotamica e sumera. Greci e Romani hanno apportato le soluzioni ingegneristiche oggi maggiormente conosciute.
Una cosa accomuna tutti gli acquedotti dell’antichità : le soluzioni ingegneristiche all’avanguardia che hanno consentito l’approvvigionamento idrico in zone aride e invivibili. Nati con la civiltà dei Sumeri per sfruttare le acque del Tigri e dell’Eufrate e trasportarle verso i centri abitati, dove sfociavano in fontane, i primi acquedotti mediorientali erano costituiti da cunicoli sotterranei scavati nella roccia e da condotti coperti.
Sempre in Perù, prima degli Inca, la civiltà dei Nazca tra il III e VI sec. d.c. realizzò un sistema di acquedotti che ha consentito lo sviluppo dell’agricoltura in zone molto aride.
Un altro tassello utile a ricostruire questo appassionante puzzle è stato dato dagli speleotemi, le stalagmiti trovate nelle grotte dell’Appennino.
L’Iran è un paese arido, dove l’acqua è una risorsa preziosa e scarsa. Per far fronte a questa sfida, gli antichi persiani hanno sviluppato un sistema ingegnoso di captazione e distribuzione dell’acqua sotterranea, chiamato qanat. Si tratta di una rete di canali sotterranei, scavati con una lieve pendenza, che trasportano l’acqua dalle falde acquifere alle zone agricole e abitate. I qanat sono dotati di pozzi verticali, che servono per la ventilazione, la manutenzione e la regolazione del flusso.
Il Declino della Civiltà Terramaricola: Un Avvertimento dal Passato
È stato un lungo periodo di siccità a provocare il collasso della civiltà terramaricola, fiorita in Pianura Padana attorno a 3.500 anni fa e conclusasi in modo relativamente brusco trecento anni dopo? Si tratta di un esempio di sistemi che oppongono una diversa vulnerabilità a una crisi climatica? Molti segnali sembrano confermare questa ipotesi. Se così, è anche un esempio importante di come le relazioni che una civiltà stabilisce con il territorio in cui vive siano fondamentali per la sua capacità di resistere alle crisi climatiche e per la sua stessa sopravvivenza.
Spiega Zerboni: «Benché il disboscamento della Pianura Padana, che era un tempo coperta di foreste, sia iniziato già circa 5.000 anni fa, è nell’Età del Bronzo, intorno a 3.500 anni fa, che fu fortemente intensificato, per fare spazio ai villaggi, ai pascoli, alle coltivazioni e perché il legno serviva alla costruzione delle tipiche palafitte su cui sorgevano le abitazioni; una delle prove è che nei suoli dell’epoca, conservati sotto i sedimenti dovuti alle alluvioni fluviali, le analisi stratigrafiche mostrano i resti di incendi, perché il disboscamento si eseguiva generalmente con la tecnica del taglia e brucia; ma anche i record regolari dei pollini, come quelli dei depositi lacustri, conservati nei sedimenti sul fondo dei laghi, mostrano che progressivamente - anche se con oscillazioni - sono diminuite le specie vegetali tipiche dei boschi, come la quercia, mentre sono aumentate le specie coltivate dall’uomo e quelle non boschive. Gli umani hanno quindi iniziato molto presto a modificare irreversibilmente l’ambiente, sicuramente con l’agricoltura, che impedisce al bosco di ricrescere. Ma anche la realizzazione di canali per l’irrigazione modifica definitivamente il territorio. Così come la deviazione di un fiume. Si tratta di modifiche magari piccole, ma significative.
Continua Zerboni: «La civiltà terramaricola ha disboscato la Pianura Padana centrale e trovato un terreno fertile e molto produttivo: c’è stato quindi un forte sviluppo dell’agricoltura, con forme di coltivazione intensiva lungo le sponde del Po e dei suoi affluenti, ben prima dello sfruttamento agricolo che sarebbe stato messo a punto dai Romani. I villaggi si sono moltiplicati e c’è stato probabilmente un forte sviluppo demografico: questo è durato qualche secolo, a partire da circa 3.500 anni fa. Poi circa 3.200 anni fa le comunità sono scomparse e i villaggi a nord e sud del Po sono stati abbandonati nel giro di poche decine di anni.
Come spiega ancora Zerboni: «Attorno ai villaggi terramaricoli c’erano enormi e sofisticati sistemi di gestione delle risorse idriche: canali artificiali che si allacciavano ai canali fluviali, a volte deviando l’acqua dai fiumi per portarla nel fossato che circondava il villaggio, da cui si dipartivano i sistemi per l’irrigazione dei campi; inoltre i terramaricoli scavavano pozzi per raccogliere l’acqua dalla falda acquifera: attorno al villaggio di Poviglio, gli scavi archeologici hanno portato alla luce un sofisticato sistema di pozzi che intercettano le piccole falde acquifere a bassa profondità (fino a quattro o cinque metri), da cui si estraeva acqua per uso domestico o per l’agricoltura; nello scavo del villaggio di Poviglio, abbandonato circa 3.200 anni fa, si nota che avvicinandosi alla fase finale della sua vita i pozzi diventano via via sempre più profondi.
tag: #Idrauliche
