Storia e modelli del costume da bagno di Barbie: Un'icona di stile in continua evoluzione

Barbie, l'icona senza tempo, ha conquistato il mondo della moda e della cultura per oltre 65 anni. La sua storia è un riflesso delle tendenze in evoluzione e delle aspirazioni di generazioni di ragazze. Una mostra sull’icona senza tempo: “Barbie: A Cultural Icon Exhibition” si propone di raccontare 65 anni di storia della bambola più celebre al mondo tra moda, cultura e innovazione.

L'ascesa di Barbie e il suo impatto sulla moda

Barbie fece il suo debutto a New York nel 1959. Indossava un costume da bagno a righe zebrate, occhiali da sole bianchi e tacchi neri - proprio come la vediamo nell’apertura del film Barbie - e da subito ha un effetto spiazzante: la bambola prendeva ora le sembianze di una giovane donna alta, slanciata e calata in outfit studiatissimi che aveva la sua casa, la sua macchina e il suo camper per le vacanze, avvicinandosi più a qualcuno con cui volersi identificare, un io ideale da collocare nel futuro.

Figura di tendenza fin dalla sua prima apparizione, Barbie vantava già allora una collezione di abiti invidiabile, che non faceva che crescere. Nel corso della sua storia, più di 150 designer hanno creato oltre un miliardo di outfit per la bambola, assurgendola al ruolo di musa per il mondo della moda. Quello che rende Barbie una figura così influente nel mondo della moda è proprio il suo essere in costante evoluzione, capace di riflettere le trasformazioni sociali e culturali del tempo.

Non solo Barbie si è adattata alle tendenze di ogni epoca, ma ha anche influenzato a sua volta il modo di vestire, ispirando collezioni di alta moda e persino look da red carpet. Dai suoi esordi, con il messaggio implicito di empowerment femminile attraverso una vasta gamma di carriere e look, fino alle collaborazioni con i più famosi stilisti, Barbie ha sempre rappresentato l'immagine di una donna moderna, ambiziosa e al passo con i tempi.

Anni '60: Nascita di uno stile inconfondibile

I Swinging Sixties segnarono l’inizio della lunga storia d’amore tra Barbie e la moda. In un'epoca caratterizzata dal boom economico e dalla rivoluzione culturale, Barbie rappresentava il sogno di eleganza e libertà. Le prime collezioni, ispirate alle passerelle europee, vestivano la bambola con abiti aderenti, cappotti eleganti e accessori raffinati, riflettendo l'alta moda dell’epoca.

Con l'avvento del movimento Mod, i suoi look si arricchirono di colori vivaci e forme geometriche, seguendo le tendenze lanciate da stilisti come Mary Quant, l’inventrice della minigonna. Durante questo decennio, Barbie iniziò a vestire abiti che riflettevano anche la moda internazionale. Tra le collezioni più apprezzate c'erano quelle che celebravano le culture e le tradizioni di vari paesi, introducendo così una prima forma di diversità nel suo guardaroba.

Questa apertura culturale si sarebbe approfondita nei decenni successivi, ma già negli anni '60 Barbie lanciava un messaggio di inclusione, vestendo abiti ispirati a tradizioni globali.

Anni '70 e '80: Barbie diventa una musa

I Seventies portarono con sé una ventata di libertà e sperimentazione, e Barbie non poteva che riflettere questo spirito. Maxi abiti, pantaloni a zampa e gilet con frange diventarono i pezzi chiave del suo guardaroba, in linea con la moda hippie e la cultura giovanile che dominava l'epoca. Ma Barbie non era solo una bambola alla moda: cominciava a incarnare anche ideali di femminismo e indipendenza, presentandosi in diverse vesti professionali, dalle atlete alle scienziate, incoraggiando le giovani ragazze a sognare in grande.

Nell’epoca del glamour e dell’eccesso, l’estetica di Barbie si fece più audace e scintillante per incarnare appieno lo spirito degli Anni 80. I colori neon, le paillettes e i capelli vaporosi erano simboli di un decennio all’insegna del massimalismo e della sperimentazione. La natura modaiola della bambola non poteva più passare inosservata e, con il passare del tempo, non tardarono ad accorgersene gli stilisti che, dal decennio successivo, iniziarono a fare a gara di collaborazioni.

Nel 1985, Oscar de la Renta fu il primo stilista di alta moda a vestire la bambola, realizzando una mini-collezione ispirata alle sue creazioni per il pubblico femminile e, subito dopo, decine di designer parigini crearono repliche esatte dei loro look emblematici: Jean-Paul Gaultier il suo abito con corpetto a cono, Emanuel Ungaro il cocktail dress, Dior un abito indossato anche dalla principessa Carolina di Monaco, Yves Saint Laurent l’abito a trapezio e altri quindici pezzi che hanno fatto la storia della Maison.

Anni '90 e Duemila: verso un'immagine più inclusiva

Ad aprire il nuovo decennio fu Bob Mackie che, nel 1990, realizzò per Barbie un abito dorato con oltre 5000 paillettes cucite a mano. Nel corso dei Nineties, il look di Barbie si fece più casual e accessibile per riflettere l’amore della moda per lo streetstyle in un tripudio di jeans, crop top e richiami sportivi. "Totally Hair Barbie", con i suoi lunghi capelli fino ai piedi, divenne un’icona del decennio e dimostrò quanto la bambola fosse capace di adattarsi a ogni nuova tendenza, rispecchiando sempre i gusti del pubblico.

Il nuovo millennio segnò un momento di cambiamento non solo per la moda, ma anche per la missione di Barbie. Con l’avvento di nuovi movimenti sociali e culturali, come la crescente attenzione alla diversità e all’inclusività, Barbie iniziò a rappresentare una gamma sempre più ampia di fisicità, etnie e professioni - culminata nella linea "Fashionista", lanciata nel 2016.

Dalla passerella alla Dreamhouse - e viceversa

Negli anni, i brand hanno fatto a gara per vestire Barbie - Givenchy, Donna Karan, Vera Wang, Versace, Moschino - arricchendo il guardaroba di Barbie con pezzi iconici che consolidano il fascino universale di Barbie e il suo ruolo di musa della moda. Una delle collaborazioni più innovative degli ultimi anni è stata quella tra Barbie e Balmain, con il lancio di una collezione che univa abbigliamento fisico e digitale, segnando l'ingresso della bambola nel mondo degli NFT e della moda virtuale.

Questa partnership ha dimostrato come Barbie continui a essere all'avanguardia, non solo nel mondo della moda, ma anche in quello della tecnologia. Con la riscoperta dell’estetica Y2K e l’avvento del film di Barbie, accompagnato da un press tour studiato ad hoc dove Margot Robbie ha dato sfoggio di alcuni dei look più belli dagli archivi della bambola, è nata addirittura l’estetica Barbiecore, una rivendicazione del rosa e della femminilità più stereotipica.

Barbie famose

Un altro rapporto speciale è poi quello con le celebrities. Nel corso degli anni, Barbie si è trasformata per rendere omaggio a moltissimi personaggi influenti che hanno portato un particolare contributo alla moda e alla cultura, incorporando i dettagli che li hanno resi unici. Ci sono Barbie Audrey Hepburn calata nei panni di Colazione da Tiffany o Vacanze Romane, quattro Barbie Grace Kelly - che riproducono diversi momenti da La finestra sul cortile alle nozze con Ranieri -, Barbie Katy Perry vestita di mini cupcake e cristalli Swarovski come in California Girls, Barbie Zendaya con l’abito di Vivienne Westwood indossato agli Oscar 2015, Barbie Gigi Hadid in collaborazione con Tommy Hilfiger, e poi ancora Barbie Marilyn Monroe, Barbie Cher, Barbie Beyoncé, Barbie Elton John, Barbie Frida Khalo, Barbie Karl Lagerfeld, tutte con riproduzioni di look leggendari.

Una, nessuna e centomila, Barbie cambia volto (e look) a seconda delle epoche, funge da memento delle glorie passate e spinta verso il futuro, una vera e propria icona culturale in grado di raccontare i momenti più significativi della storia della moda e, allo stesso tempo, anticipare le tendenze.

Mackie, oggi ottantaquattrenne, ha creato 47 bambole diverse per la Mattel, con un’ampia varietà di forme del viso, tipi di corpo e storie. Quando la Mattel si rivolse a Mackie per fargli disegnare la sua prima Barbie, alla fine degli anni Ottanta, la sua carriera nel mondo dello spettacolo era ormai consolidata grazie al suo lavoro di costumista in una serie di spettacoli a Broadway e Las Vegas, nonché in programmi televisivi di varietà come Mitzi Gaynor’s Mitzi … Roarin’ in the 20’s e The Sonny & Cher Show. Aveva vestito celebrità come Judy Garland, Tina Turner, Cher, Diana Ross e Carol Burnett.

È stato Mackie, come assistente del costumista Jean Louis, a disegnare l’abito che Marilyn Monroe indossò quando cantò Happy Birthday a John F. Kennedy nel 1962, e che Kim Kardashian ha indossato nuovamente al Met Ball 60 anni dopo, una scelta che lo stesso Mackie ha criticato. Le sue creazioni gli sono valse nove Emmy e tre nomination agli Oscar, tra cui quella del 1973 per La signora del blues, con Diana Ross.

“Ci sono stilisti di moda che non sanno fare i costumi”, dice Burnett, dicendo che Mackie ha creato circa 17.000 costumi per il suo iconico programma di varietà della Cbs. “E poi ci sono costumisti che non si occupano di moda - continua - ma Bob fa tutto. La prima creazione di Mackie per Mattel risale al 1990. Si trattava di una Barbie “Gold” in edizione limitata, con una lunga coda di cavallo bionda, un top che scopriva l’ombelico, una gonna con una cascata di paillettes dorate e un boa piumato.

Sebbene Mattel abbia collaborato con diversi stilisti fin dai primi anni Ottanta - tra cui Oscar de la Renta, Donna Karan e Donatella Versace - Mackie è considerato il primo stilista ad aver creato una bambola completa. Mackie è anche responsabile dell’introduzione di una nuova espressione, più sofisticata, per la bambola, che l’ha vista trasformarsi in una donna multidimensionale.

L’estetica massimalista di Mackie ha fatto in modo che Barbie potesse maturare senza diventare troppo compassata. Le bambole di Mackie indossavano essenzialmente abiti di alta moda in miniatura. “Ero un vero e proprio costumista. E non avevo alcun desiderio di farle assomigliare alla contabile o alla hostess di una compagnia aerea”, dice. “È più orientato alla fantasia. Poteva essere tutto ciò che volevamo”.

I dirigenti della Mattel erano incantati dal lavoro di Mackie nel The Sonny & Cher Show e suggerirono di collaborare a una Barbie il cui abbigliamento potesse assomigliare a quello indossato da Cher. Sarebbe diventata la prima di molte Barbie basate sulle clienti hollywoodiane di Mackie. Seguiranno presto bambole ispirate a Diana Ross e Carol Burnett.

Mattel afferma di vendere circa 100 bambole Barbie al minuto. Questa popolarità è dovuta in gran parte ai contributi di Mackie nel corso degli anni. Le Barbie di Mackie ispirate alle star non sono state le prime a monetizzare la celebrità.

Nell’ambito della sua visione di ampliare la portata, l’impatto e l’autenticità di Barbie come icona culturale, Mackie è stato categorico nell’affermare che Barbie doveva incarnare diverse etnie e indossare una varietà di abiti culturalmente specifici (anche se resi nel suo caratteristico stile Mackie). Dice Mackie, sempre risoluto e fantasioso: “Può essere qualsiasi cosa.

La biografia ufficiale recita che Barbie, dopo un breve flirt con il surfista Blaine, si è ripresa l’eterno, inossidabile fidanzato. Parla inoltre cinquanta lingue ed è il simbolo di un mercato parallelo fatto di profumi, cosmetici, abbigliamento, videogiochi. È in pratica il giocattolo numero uno nel mondo come confermato da Forbes che riporta fatturati miliardari, da record.

Esistono decine e decine di modelli dell’”eroina” ideata da Ruth Handler, il più amato è datato 1992, la Totally Hair con i capelli lunghi fino ai piedi. È logo, è simbolo, e forse non è neppure così oca come qualcuno si ostina a descriverla.

Il successo di Barbie è dovuto alla costruzione perfetta di un universo sfavillante, giocoso e... rosa! Il fenomeno Barbie è esploso ben prima dell'uscita del film, con la diffusione delle prime immagini di scena che raccontano con un colpo d'occhio l'universo favoloso della bambola Mattel immaginato per il grande schermo. Tutti i costumi di Barbie sono ispirati al mondo di Barbie Mattel delle decadi passate.

Nell'universo tutto rosa di Barbie c'è spazio per altri colori, pochi e limitati a una palette di tonalità pastello o sgargianti ispirate alle Barbie delle serie spiaggia (Barbie Malibù e Barbie on the French Riviera). In un'intervista a Vogue, Jacqueline Durran ha confessato di avere avuto una certa ansia rispetto ai tempi di realizzazione dei costumi (davvero tantissimi) per i personaggi del film, molti dei quali nelle scene di ballo o corali, indossano abiti tutti uguali.

Il celebre look rosa d'ispirazione western con cui Barbie/Margot Robbie si affaccia al mondo reale è stato ideato riflettendo su cosa avrebbe indossato una Barbie una volta arrivata in America. Quanto al costume di Ken, indossato da Ryan Gosling nelle scene in cui i due protagonisti sfoggiano un look di coppia a tema West, la costumista precisa che in generale ad ogni look veniva aggiunto qualche dettaglio in più nelle fasi finali per renderlo ancora più spettacolare.

I costumi fluorescenti con cui Barbie e Ken esordiscono a Venice Beach in California sono tra i più iconici di tutta la pellicola. I body con i rollerblade dai colori al neon sono ispirati a Barbie Hot Skatin' in commercio nel 1994.

A proposito di questa coppia di costumi Durran rivela di aver riflettuto su qualcosa che fosse davvero sopra le righe, una ricerca non facile poiché a Venice Beach la maggior parte delle persone indossa capi eccentrici e nessuno - dice - fa veramente caso a niente.

Nella palette dei costumi di Barbie c'è anche il nero. In questa scena l'abbondanza di abiti neri è legata a una citazione cinematografica. Ken/Gosling arriva sulla Terra e scopre il patriarcato (che lui assorbe come un mix confuso di stereotipi mascolini associati al motivo dei cavalli). Quando la bambola rientra a Barbieland si veste col look che ha copiato ai miti mascolini umani degli anni Ottanta. La pelliccia è ispirata al gauradroba di Stallone nei film di Rocky.

Barbie Stramba (Kate McKinnon nel film) propone a Barbie Stereotipo un simbolo della vita umana: i sandali Birkenstock. Il costume da bagno a righe diagonali in stile pin-up è quello della prima Barbie commercializzata nel 1959, chiamata in seguito Barbie The Original Teenage Fashion Model. L'attenzione ai look dei personaggi principali si estende anche a quelli secondari.

Durran ha rivelato che il vestito a quadretti rosa di Barbie/Margot Robbie (uno dei più rappresentativi del personaggio) è stato confezionato col tessuto comasco di Taroni, azienda comasca nata nel 1880.

La Mattel Creations viene fondata nel 1945 da Ruth ed Elliot Handler. La prima ha l’idea della Barbie osservando la figlia Barbara improvvisare situazioni “da grandi” con le bambole di carta; la ragazzina e le sue amiche, nelle loro interazioni, giocavano spesso a “essere adulti”. L’idea di una bambola dalle fattezze di un’adulta non aveva destato l’entusiasmo né del marito di Ruth né degli altri soci della Mattel, ma nel 1956, durante un viaggio in Europa, la signora scopre Bild Lilli, una bambola, con le curve da pin-up, creata da Reinhard Beuthien come personaggio dei fumetti per una striscia pubblicata sulla “Bild Zeitung” e quindi trasformata in giocattolo.

Barbie è alta 11,5 pollici, ossia 29,21 centimetri. Considerato che lei e il suo mondo sono una riproduzione in scala 1:6 rispetto alla realtà, è come se fosse una donna alta 1.75, con misure - 91 cm (seno), 46 cm (vita), 84 cm (fianchi) - pressoché impossibili per un essere umano. Sin dall’inizio, per il suo fisico, è stata perciò criticata da più parti.

Nel corso degli anni, comunque, la figura della bambola è stata più volte modificata. Un cambiamento storico fu nel 1971, quando lo sguardo di Barbie, da obliquo qual era, diviene frontale. Nel 1997 Mattel mette in catalogo una Barbie dal fisico più adolescenziale, Really Rad Barbie, con meno seno, meno fianchi e una vita più larga, non tanto in risposta (se stiamo alle fonti ufficiali) alle critiche sulle irreali misure della mini-modella quanto per intercettare i gusti delle bambine fra i tre e gli undici anni, considerate le consumatrici più accanite della bambola (Moore 1997).

Una bambola, comunque, che così superficiale non è. Può esercitare più di 150 professioni o mestieri (cfr. Proprio per la varietà di professioni e mestieri esercitati molti pensano che Barbie debba essere considerata un modello da seguire per le bambine, perché non pone limiti alle loro fantasie su cosa potranno fare “da grandi”.

Sì, perché proprio durante gli anni Dieci del Duemila quello che era sempre stato un graduale adeguamento ai costumi e alle mode femminili si è velocizzato incredibilmente, rendendo l’ex biondina giocattolo un nuovo simbolo d’inclusività e un’attiva campionessa delle pari opportunità.

Alla fine degli anni ‘50, l’imprenditrice statunitense Ruth Handler si ritrovò a osservare la figlia Barbara concentrata con le amiche a giocare con le bambole di carta e si rese conto che non era tanto il gesto dell’accudire che stimolava la loro fantasia, quanto l’immedesimarsi nel mondo relazionale dei ragazzi più grandi o degli adulti. Un concetto serio e fondamentale, che però nel 1959 Ruth e il marito Elliot Handler insieme all’ingegnere Jack Ryan trasformarono nel prodotto di punta della loro azienda di giocattoli. Si trattava di una bambola di plastica sottile, una modella adolescente dallo sguardo schivo che indossava un sofisticato costume da bagno a righe, aveva gli orecchini ad anello e i capelli raccolti in una lunga coda; la si poteva acquistare in due versioni: bionda o bruna.

Nonostante una già discreta inclinazione all’indipendenza, la Barbie degli anni ’60, che si era via via stabilizzata su canoni più nordici sfoggiando prevalentemente una lunga chioma biondo platino, non si sbilanciava ancora in occupazioni troppo spericolate, preferendo trascorrere il proprio tempo tra lo shopping, un tè con le amiche e una passeggiata con l’eterno adorante fidanzato Ken (introdotto sul mercato dai coniugi Handler nel 1961). Sempre sorridente e pronto a sostenerla, Ken non ha mai avuto problemi a fare un passo indietro e lasciarle la scena, tanto più a partire da metà decennio, quando da infermiera e maestra Barbie ha iniziato a valutare carriere più avventurose: star del cinema, astronauta e poi con gli anni ’70 e l’incremento dell’iscrizione femminile all’università (e un primo calo nelle vendite) anche chirurga o fotografa.

L’eccessiva perfezione di questa donna bellissima, impeccabile e capace di fare tutto ha avuto nel tempo però anche dei risvolti negativi, preoccupando genitori ed esperti rispetto alle difficoltà delle bambine, che spesso non si sentivano all’altezza del modello con cui si sarebbero dovute identificare. Andava poi affrontato il problema razziale: a parte una collezione di bambole etniche risalente alla fine degli anni ’70, la prima Barbie afroamericana “protagonista” e non comprimaria arrivò sugli scaffali col relativo fidanzato solo nel 1980, costituendo una rarità per altri tre decenni e mantenendo comunque i tratti somatici dell’originale.

Facciamo allora un doveroso salto in avanti e arriviamo a cavallo tra il 2015 e il 2016 per assistere a una rivoluzione ancora più grande e necessaria: con il lancio delle Barbie “Fashionistas” la bambola più famosa del mondo ha dato il via a una collezione che si arricchisce ogni anno di nuovi modelli femminili (e non solo, povero Ken!), arrivati oggi a superare i 170 tipi, caratterizzati tutti da connotati più realistici e diversificati, da differenti corporature (inclusa la curvy), tonalità della pelle, dei capelli, degli occhi.

Nel nuovo modo di intendere Barbie c’è spazio anche per le disabilità, le protesi, la vitiligine, la perdita dei capelli, le sedie a rotelle e le rampe compatibili con la “Casa dei Sogni”. Ed ecco oltre alle “Fashonistas” arrivare le Barbie “Sheroes”, le “Inspiring Women” e le “Role Model”, collezioni che ogni anno celebrano nuove icone femminili, donne capaci di cambiare il mondo attraverso la scienza, la cultura, lo sport, l’imprenditoria o l’attivismo. Non si tratta più di generici mestieri ma di forti identità al femminile, da raccontare ai propri figli mentre si gioca con loro.

Ci sono Frieda Khalo, Ella Fitzgerald, la poetessa Maya Angelou, la coraggiosa tennista Billie Jean King, la reporter investigativa e suffragetta Ida B. Cos’è il Dream Gap e perché deve essere sconfitto?Il Dream Gap è una sorta di pensiero autolimitante, di percezione errata che la bambina sviluppa nella costruzione del sé tra i 5 e i 10 anni, che la porta a credere di non poter realizzare tutto ciò che sogna e di non poter diventare tutto ciò che vuole.

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