Differenza tra Rischio Idraulico e Idrogeologico: Definizioni e Implicazioni

In Italia, la frequenza e l'intensità degli eventi meteorologici estremi hanno reso sempre più importante comprendere la differenza tra rischio idraulico e idrogeologico. Questi termini, spesso usati in modo intercambiabile, si riferiscono a fenomeni distinti con cause e conseguenze diverse.

Definizioni Fondamentali

Per comprendere appieno la differenza, è essenziale definire i concetti di pericolo e rischio.

  • Pericolo: Rappresenta un potenziale agente o una situazione che può causare danni alle persone, alle proprietà, all’ambiente o a qualsiasi altra cosa di valore. È la sorgente o la causa potenziale di un danno.
  • Rischio: Rappresenta la probabilità che un pericolo causerà effettivamente danni in un contesto particolare. È una combinazione della probabilità di un evento pericoloso e delle sue potenziali conseguenze.

Rischio Idrogeologico

Il rischio idrogeologico comprende il verificarsi di frane, scivolamenti di terra, crolli di roccia, colate di fango, ecc., che possono creare condizioni di pericolo per strade, ferrovie e anche abitazioni. Nell’accezione comune, il termine dissesto idrogeologico viene invece usato per definire i fenomeni e i danni reali o potenziali causati dalle acque in generale, siano esse superficiali, in forma liquida o solida, o sotterranee.

Il rischio idrogeologico indica il pericolo che in una determinata zona si verifichino eventi anomali come frane, alluvioni, terremoti e via dicendo. Possiamo quindi dire che il rischio idrogeologico è quindi direttamente connesso con le caratteristiche morfologiche di una determinata zona, che può essere più o meno soggetta a pericoli.

Le aree più soggette sono generalmente quelle situate in prossimità di corsi fluviali o pendii, che al verificarsi di condizioni climatiche avverse possono causare cedimenti del terreno.

Tra i fattori naturali che predispongono il nostro territorio ai dissesti idrogeologici, rientra la sua conformazione geologica e geomorfologica, caratterizzata da un’orografia (distribuzione dei rilievi) complessa e bacini idrografici generalmente di piccole dimensioni, che sono quindi caratterizzati da tempi di risposta alle precipitazioni estremamente rapidi.

In Italia il dissesto idrogeologico è diffuso in modo capillare e rappresenta un problema di notevole importanza. In larga parte questo viene "influenzato" anche dall'uomo - o per meglio dire dalle attività umane che modificano la struttura del territorio, intaccandone la stabilità naturale e incrementando fenomeni erosivi e instabilità del suolo.

Se da un lato gli eventi climatici estremi e precipitazioni "fuori dalla norma" sono ormai divenute il segnale del cambiamento climatico in atto, dall'altro abusivismo edilizio, abbandono dei terreni montani e cementificazione selvaggia hanno contribuito a determinare una situazione che oggi vede nel nostro Paese circa il 69% della superficie complessiva catalogata come area ad elevato rischio idrogeologico.

Rischio Idraulico

Il rischio idraulico comprende il verificarsi allagamenti e alluvioni causati dai corsi d’acqua principali più importanti (fiumi). Generalmente questi corsi d’acqua impiegano qualche ora per generare delle piene, quindi con un certo grado di prevedibilità.

La conformazione del nostro territorio, che vede una distribuzione dei rilievi complessa e piccoli bacini idrografici, può dare origine a corsi d'acqua particolarmente abbondanti in caso di precipitazioni di forte intensità, Il tempo di risposta estremamente rapido a questo tipo di fenomeni può quindi rivelarsi estremamente breve, per cui un temporale violento che si dovesse verificare in aree particolarmente fragili dal punto di vista geologico e geomorfologico finirebbe per innescare il rischio allagamenti, colate di fango e altro fenomeni estremi che potrebbero potenzialmente rivelarsi fatali.

Il rischio idrogeologico, che corrisponde agli effetti indotti sul territorio dal superamento dei livelli pluviometrici critici lungo i versanti, dei livelli idrometrici dei corsi d’acqua della la rete idrografica minore e di smaltimento delle acque piovane.

Territori a Rischio in Italia

L’Italia, a causa della sua conformazione geologica, geomorfologica e climatica, è uno dei Paesi europei più esposti a vari tipi di rischi naturali. In termini di rischio idraulico e idrogeologico, molte regioni italiane sono particolarmente vulnerabili.

Ecco una panoramica delle aree più a rischio:

  • Pianura Padana: Questa vasta area pianeggiante, attraversata dal fiume Po e dai suoi numerosi affluenti, è soggetta a rischio di inondazioni, specialmente durante periodi di forti piogge e scioglimento delle nevi.
  • Appennino Tosco-Emiliano e Tosco-Romagnolo: Sono zone con forte predisposizione a frane e smottamenti, soprattutto in presenza di piogge intense.
  • Zone Costiere: Alcune aree lungo le coste italiane, come la Liguria e la Toscana, sono esposte a rischio di allagamenti e erosione a causa della combinazione di mareggiate e precipitazioni intense. La Liguria, in particolare, ha assistito a tragici eventi alluvionali nelle ultime decadi.
  • Regione Calabra e Siciliana: Anche se meno frequenti, le intense precipitazioni possono causare alluvioni lampo, in particolare nelle zone interne e montuose di queste regioni, dove i corsi d’acqua hanno tempi di risposta molto brevi.
  • Vesuvio e Campi Flegrei: Oltre al rischio idrogeologico, queste zone sono note per il rischio vulcanico. La presenza di un vulcano attivo come il Vesuvio rende l’area circostante particolarmente vulnerabile.
  • Isole minori: Alcune isole, come Ischia e Pantelleria, oltre ai rischi legati alla sismicità, possono manifestare fenomeni di subsidenza o erosione costiera.
  • Centri storici: Molte città italiane, con centri storici situati in zone a valle o lungo i fiumi, come Firenze, Roma e Genova, hanno una storia di inondazioni in seguito a piogge intense.
  • Regioni Alpine: Le zone montane del Nord Italia sono esposte al rischio di valanghe durante l’inverno e frane durante i periodi di pioggia.
  • Zona dell’Aquila: Quest’area dell’Abruzzo, oltre al rischio sismico, presenta anche rischi idrogeologici legati a smottamenti e frane.

È importante notare che l’esposizione al rischio in Italia non è solo il risultato di fattori naturali, ma è anche influenzata da fattori antropici, come l’urbanizzazione non regolamentata, la mancata manutenzione degli alvei fluviali, l’abbandono dei terreni agricoli in montagna e la realizzazione di infrastrutture senza adeguata valutazione del rischio.

Gestione del Rischio Idraulico e Idrogeologico

La gestione del rischio idraulico è un processo complesso che integra conoscenza scientifica, pianificazione urbanistica e interventi ingegneristici.

Una volta individuato il rischio vengono sviluppate le strategie per governarlo. Esse sono quindi rivolte alla riduzione dei fattori che contribuiscono alla sua determinazione.

Come detto si può agire sulla riduzione del pericolo, realizzando interventi strutturali o di regimazione delle acque che si dividono in:

  • Interventi "attivi" finalizzati all’aumento della capacità di deflusso del corso d’acqua o della rete, argini, muri, aumento della sezione di deflusso
  • Interventi "passivi" finalizzati alla riduzione delle portate liquide e solide in arrivo Bacini di laminazione, canali scolmatori, invarianza idraulica

In alternativa si può agire per ridurre il danno potenziale attraverso interventi "non strutturali", che si suddividono in:

  • Pianificazione territoriale compatibile
  • Sistemi di monitoraggio previsione allerta
  • Piani di protezione civile

La riduzione della pericolosità idraulica si ottiene attraverso una serie di strategie e interventi volti a prevenire o attenuare gli effetti di fenomeni idraulici avversi, come alluvioni o inondazioni.

Ecco alcune azioni chiave per ottenere la riduzione della pericolosità idraulica:

  • Studio e Monitoraggio del Territorio: Prima di qualsiasi intervento, è fondamentale avere una chiara comprensione delle dinamiche del territorio. Ciò comprende:
    • Studi idrogeologici e idraulici per comprendere il comportamento delle acque nel territorio.
    • Installazione di stazioni di monitoraggio per misurare costantemente i livelli idrici, le precipitazioni e altri parametri rilevanti.
  • Manutenzione dei Corsi d’Acqua: La manutenzione regolare di fiumi e corsi d’acqua minori è fondamentale. Questo comprende:
    • Pulizia dei corsi d’acqua da detriti e sedimenti.
    • Rettifica e consolidamento delle sponde dove necessario.
    • Ripristino della vegetazione ripariale, che può stabilizzare le sponde e fornire una certa capacità di assorbimento delle acque.
  • Costruzione di Opere Idrauliche: A seconda delle necessità, possono essere costruite diverse strutture per controllare il flusso delle acque, tra cui:
    • Diga e serbatoi, che possono raccogliere l’acqua in eccesso e rilasciarla gradualmente.
    • Canali di derivazione o di bypass per deviare l’acqua in eccesso.
    • Argini e muri di contenimento per proteggere specifiche aree.
    • Vasche di laminazione o bacini di espansione per contenere temporaneamente l’acqua in eccesso.
  • Pianificazione Urbanistica: La zonizzazione e la pianificazione territoriale giocano un ruolo cruciale.
    • Limitare o vietare nuove costruzioni in aree ad alto rischio.
    • Creare aree verdi o parchi in zone inondabili, che possano temporaneamente ospitare acque in eccesso.
    • Promuovere la creazione di infrastrutture verdi, come tetti verdi e pavimentazioni permeabili, che possono contribuire all’assorbimento delle acque piovane.
  • Sistemi di Allerta: Implementare sistemi avanzati di allerta e comunicazione può aiutare le comunità a prepararsi e reagire tempestivamente in caso di eventi idraulici avversi.
  • Formazione e Sensibilizzazione: È essenziale educare la popolazione sul rischio idraulico, sulle azioni da intraprendere in caso di alluvione e sull’importanza della conservazione degli ecosistemi naturali come boschi e zone umide che svolgono un ruolo fondamentale nell’assorbimento delle acque piovane.
  • Revisione delle Pratiche Agricole: La gestione sostenibile delle terre agricole, come l’adozione di tecniche di conservazione del suolo, può ridurre il deflusso superficiale e l’erosione, contribuendo a diminuire il rischio idraulico.
  • Ripristino degli Ecosistemi Naturali: Zone umide, paludi e mangrovie possono agire come “spugne”, assorbendo e rilasciando lentamente l’acqua, riducendo così il rischio di inondazioni.

Valutazione del Rischio Idraulico

La valutazione del rischio idraulico è un processo multidisciplinare che prende in considerazione sia gli aspetti legati alla possibilità di occorrenza di un evento idraulico avverso (es. un’inondazione) sia gli effetti potenziali di tale evento sul territorio e sulla popolazione.

La valutazione del rischio idraulico si svolge attraverso diverse fasi:

  • Definizione dell’Area di Studio: Si individua il territorio o il bacino idrografico di interesse, considerando le sue specifiche caratteristiche geomorfologiche, geologiche, idrologiche e antropiche.
  • Identificazione e Analisi delle Fonti di Pericolo: Si analizzano le cause potenziali di inondazione, come piogge intense, malfunzionamenti di infrastrutture (diga, argini), fenomeni di risalita del livello del mare, ecc.
  • Studi Idrologici: Attraverso modelli idrologici, si valuta come la pioggia si trasforma in deflusso, determinando la portata dei corsi d’acqua in funzione della frequenza dell’evento (es. evento con tempo di ritorno di 10, 50, 100 anni).
  • Studi Idraulici: Con modelli idraulici, si simula la propagazione dell’acqua nei corsi d’acqua, nelle pianure alluvionali o nelle zone urbane, per determinare le aree che potrebbero essere inondate, la profondità dell’acqua e la velocità del flusso.
  • Mappatura delle Zone a Rischio: Sulla base dei risultati delle simulazioni, si elaborano mappe delle aree inondabili per diversi scenari di rischio, che mostrano le zone potenzialmente inondate e i relativi livelli d’acqua.
  • Valutazione della Vulnerabilità: Si analizza la vulnerabilità delle infrastrutture, delle abitazioni, delle attività economiche e della popolazione nelle aree a rischio. Si considerano aspetti come tipologia di costruzioni, densità di popolazione, presenza di servizi essenziali, ecc.
  • Quantificazione del Rischio: Combinando la mappatura delle zone a rischio con la valutazione della vulnerabilità, si può quantificare il rischio idraulico in termini di potenziali danni economici, impatti sociali e persino perdite di vite umane.
  • Analisi Costi-Benefici: Si valutano i potenziali costi degli interventi di mitigazione del rischio rispetto ai benefici in termini di riduzione dei danni potenziali.
  • Misure di Mitigazione: Sulla base della valutazione del rischio, si definiscono le strategie e le misure più appropriate per ridurre il rischio idraulico, che possono includere opere di ingegneria, piani di evacuazione, regolamentazioni urbanistiche, ecc.
  • Coinvolgimento delle Parti Interessate: La partecipazione delle comunità locali, delle autorità, degli esperti e di altre parti interessate è fondamentale per garantire che la valutazione del rischio idraulico sia accurata e che le misure di mitigazione siano efficaci e accettate dalla popolazione.

Infine, è essenziale che la valutazione del rischio idraulico sia un processo dinamico, periodicamente aggiornato per tener conto di nuove informazioni, cambiamenti climatici, sviluppi urbanistici e altre variabili che possono influenzare il rischio nel tempo.

In Italia, il rischio idrogeologico interessa quasi il 94% dei comuni e oltre 8 milioni di persone abitano nelle aree ad alta pericolosità.

Come Leggere Correttamente il Rischio Idraulico e Idrogeologico nelle Allerte Meteo

Prevedere il rischio idraulico e idrogeologico in occasione di eventi climatici di forte intensità è la prima importante arma a disposizione per prevenire o perlomeno limitare i danni - sia materiali che di vite umane - che questi potrebbero causare.

Conoscere il reale pericolo e avere una perimetrazione delle aree a rischio per un determinato evento atmosferico permette infatti agli enti preposti di pianificare un sistema di allerta e sorveglianza che non si limiti a intervenire per la riparazione dei danni e l’erogazione di provvidenze, ma che consenta l’adozione di misure per ridurli, anche laddove non si possa intervenire con misure strutturali.

Le allerte meteo pubblicate dalla Protezione Civile permettono di individuare quali aree possono presentare criticità - in riferimento a ogni evento meteorologico avverso - e misurano la gravità del rischio.

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