Dighe e Opere Idrauliche sul Nilo: Storia, Impatto e Progetti Attuali
Il Nilo, con le sue acque essenziali per lo sviluppo della civiltà egizia, è stato definito dallo storico greco Erodoto come "un dono del Nilo". Le piene del fiume, sebbene vitali per la fertilità del terreno, potevano anche causare danni catastrofici se troppo abbondanti o troppo scarse.
La Diga di Assuan: Un'Opera Ingegneristica del XX Secolo
La Diga di Assuan, situata sul Nilo, è una delle opere ingegneristiche più importanti del Novecento. È stata costruita tra il 1960 e il 1970 per iniziativa del presidente egiziano Gamal Abdel Nasser.
Costruzione e Caratteristiche
La compagnia contraente era la Arab Contractors e il contratto per la costruzione dell'opera fu firmato dal suo fondatore, Osman Ahmed Osman. Alta 111 metri e lunga quasi 3830 metri, la diga di Assuan ha creato un grande lago artificiale, il Lago Nasser, e ha consentito di regolare le piene del Nilo, di estendere la superficie coltivabile dell’Egitto e di produrre grandi quantità di energia elettrica.
Si tratta di un’opera di ingegneria idraulica eccezionale, che sfrutta la caduta dell’acqua per trasformare l’energia potenziale in energia cinetica, grazie alle sue 12 turbine e ai generatori. È una diga a gravità (cioè una barriera dritta, che contiene la spinta dell’acqua grazie al proprio peso), costruita con terra e rocce, alta 111 metri e lunga 3830 metri. La larghezza è di 980 metri alla base e di 40 alla sommità, per un volume complessivo di circa 10,3 milioni di metri cubi. Le chiuse per far defluire l’acqua hanno una portata massima di 11.000 metri cubi al secondo.
La Diga di Assuan è situata sul tratto del Nilo che scorre in Alto Egitto (la parte meridionale del Paese), a circa 250 km dal confine con il Sudan e a 10 km dalla città di Assuan.
Dopo l’inizio dei lavori il 9 gennaio 1960, fu terminata il 21 luglio 1970 e inaugurata ufficialmente il 15 gennaio 1971.
La nuova diga è un'opera immensa, lunga 3600 metri e larga 980 metri alla base e 40 sulla sommità, per un' altezza di 111 metri, con una capacità di 43 milioni di metri cubi.
La diga ha 12 generatori di corrente ciascuno di 175 megawatt e produce energia per più di 2 gigawatt.
Inoltre l’acqua che scorre attraverso la diga, produce energia idroelettrica grazie alla costruzione di una centrale a ridosso della gigantesca opera ingegneristica.
Contesto Storico e Politico
La costruzione dell’opera, però, creò seri contrasti diplomatici e indirettamente fu la causa della Guerra di Suez del 1956. La monarchia egiziana, restata al potere fino al 1952, non aveva interesse per la costruzione di una nuova diga. Diversa era l’opinione degli Ufficiali liberi, il gruppo di militari che nel 1952 rovesciò il sovrano e prese il potere. Per gli Ufficiali, e in particolare per il colonnello Gamal Abdel Nasser, presidente dell’Egitto dal 1954 al 1970, la diga era indispensabile ai fini della modernizzazione del Paese.
I costi, però, erano molto elevati e Nasser chiese sostegno ai governi degli Stati Uniti e del Regno Unito, che accettarono di concedere dei prestiti. Nel 1955, tuttavia, entrambi i Paesi ritirarono la promessa, perché il presidente egiziano aveva stretto rapporti anche con l’Unione Sovietica. Nasser decise allora di nazionalizzare la compagnia anglofrancese che gestiva il Canale di Suez, in maniera da utilizzare i suoi profitti per la costruzione della diga. L’iniziativa del presidente spinse una coalizione composta da Francia, Regno Unito e Israele a invadere l’Egitto, ma l’invasione dovette essere interrotta per ragioni politiche pochi giorni dopo l’inizio. Nasser ottenne così il pieno controllo del canale di Suez e nel 1960, grazie anche al sostegno finanziario e tecnico dell’Unione Sovietica, poté dare avvio ai lavori per la costruzione della diga.
Conseguenze e Impatto
La diga produsse immediatamente benefici economici. La superficie coltivabile egiziana aumentò di 840.000 ettari, circa un terzo in più di quella preesistente, e la disponibilità di energia crebbe enormemente, permettendo di portare l’elettricità in paesi e villaggi che fino a quel momento ne erano stati sprovvisti. La diga, inoltre, consentì di regolare le piene del Nilo, riducendo l’impatto delle inondazioni, e rese più agevole la navigazione sul fiume, che si è rivelata molto utile sul piano commerciale e turistico.
All’epoca della creazione della diga, più di 90000 persone dovettero lasciare le loro abitazioni per non essere sommerse dal lago che ne derivò. Non solo si dovettero abbandonare le case, principalmente della comunità Nubiana, ma si dovette pensare anche ai monumenti. I monumenti che sarebbero stati sommersi dal lago artificiale (poi chiamato lago Nasser) furono spostati in posti più sicuri grazie a un’imponente operazione internazionale. Qualcuno fu regalato ai paesi che contribuirono all’opera di salvataggio: il tempio di Ellesija, ora conservato al Museo Egizio di Torino, fu donato per esempio all’Italia. Celebre a tal proposito il caso di Abu Simbel, la comunità internazionale si mobilitò per trovare una soluzione e fare in modo che questa meraviglia del patrimonio culturale universale non venisse sommersa per sempre.
Tabella Riassuntiva Diga di Assuan
| Caratteristica | Dettagli |
|---|---|
| Altezza | 111 metri |
| Lunghezza | 3830 metri |
| Larghezza alla base | 980 metri |
| Larghezza alla sommità | 40 metri |
| Capacità | 43 milioni di metri cubi |
| Numero di generatori | 12 |
| Potenza per generatore | 175 megawatt |
La Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD)
I grandi progetti di gestione dell’acqua a fini idroelettrici - su tutti la Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD, letteralmente Grandiosa Diga del Rinascimento Etiope) - o irrigui, specialmente le piantagioni di canna da zucchero, sono le icone dello sviluppo e della modernizzazione del paese. Nella cultura popolare degli altopiani Amhara, il Nilo è un fiume sacro, ma anche maledetto, in quanto scorre verso le pianure sudanesi ed egiziane senza fecondare la terra etiopica. L’idea di sfruttare finalmente il ricco potenziale idrico per lo sviluppo del paese è dunque al centro dell’immaginario di “Rinascimento etiopico”.
La costruzione della GERD nel nord-est del paese, lungo il corso del Nilo e a pochi chilometri dal confine con il Sudan, è iniziata nel 2011; una volta ultimata, sarà la più grande diga del continente. Il costo iniziale previsto di 3,4 miliardi di euro è destinato a lievitare: un problema non solo economico ma anche politico, dal momento che il costo della GERD è interamente sostenuto dal governo etiopico, senza aiuti internazionali, attraverso la finanza pubblica e iniziative di raccolta fondi tra la popolazione: i dipendenti statali sono costretti a donare un mese del loro salario annuale; capillari campagne di propaganda e mobilitazione sollecitano gruppi, associazioni e singoli - anche e soprattutto membri della diaspora - ad acquistare i titoli di stato emessi per finanziare la costruzione della diga. O meglio, per scrivere una nuova pagina della storia del paese: la nuova Adua - la battaglia in cui l’esercito di Menelik sconfisse le truppe degli invasori italiani (1896) - come viene spesso definita dai media, simbolo di indipendenza e modello per l’intero continente africano.
Una volta operativa, la GERD dovrebbe garantire un aumento del 150% della produzione nazionale di energia. La Cina ha annunciato la costruzione di una rete da 1,8 miliardi di dollari per trasmettere energia alla linea ferroviaria e alle zone industriali speciali. Ma due terzi della popolazione, su un totale di circa 100 milioni di persone, non sono allacciati alla rete elettrica, e al momento sull’intero territorio nazionale continuano i razionamenti.
Sul piano internazionale, la GERD ha ridefinito gli equilibri di potere tra Etiopia, Sudan ed Egitto, con quest’ultimo preoccupato per le conseguenze che la diga avrà sul flusso del Nilo. Nonostante gli spettri di una “guerra per l’acqua”, dal 2013 i tre paesi hanno imbastito un sistema di consultazioni periodiche sia tecniche che politiche per negoziare la gestione del progetto. Al momento, il nodo del contendere riguarda il riempimento del bacino della diga: le operazioni dovrebbero iniziare il prossimo giugno, ma non vi è accordo su quanti anni dovrebbero durare. La costruzione della diga dovrebbe essere completata nel 2022. Il ritardo accumulato rispetto ai piani iniziali è legato soprattutto al ruolo di METEC (Metals and Engineering Corporation), compagnia parastatale di costruzioni controllata dall’esercito a cui era state affidata la componente idraulica ed elettromeccanica (le turbine per generare energia) dell’impianto. Con il nuovo corso del primo ministro etiopico Abyi Ahmed, METEC è stata estromessa dal progetto a seguito di gravi accuse di corruzione e inadempienza contrattuale, nonostante due terzi delle commissioni fossero già state saldate.
La GERD è un’opera di grande rilevanza anche per l’Italia, dal momento che la costruzione della diga e delle altre opere civili è affidata a Salini Impregilo. Presente nel paese fin dagli anni Sessanta, Salini è di fatto il braccio operativo del governo etiopico per quanto riguarda lo sviluppo del settore idroelettrico: oltre alla GERD, sta costruendo un complesso di tre dighe e quattro centrali idroelettriche lungo il corso del fiume Gibe, affluente dell’Omo, nel sud del paese.
I grandi progetti di sviluppo come le dighe o le piantagioni vengono spesso descritti come progetti di costruzione non solo materiale, ma anche simbolica dello stato e della sua legittimità politica (state building). La relazione non è però lineare ed univoca: la GERD e i progetti di irrigazione per la canna da zucchero sono stati lanciati in una fase in cui il governo etiopico, sotto la guida di Meles Zenawi, si sentiva sufficientemente forte e legittimato per imbarcarsi in opere ambiziose e controverse nelle periferie del paese. I ritardi e le falle che si registrano sono anche il sintomo delle contraddizioni del modello di sviluppo, il cosiddetto developmental state che ha ispirato quei progetti: la loro natura centralizzata e top down stride con l’architettura istituzionale del federalismo etnico, che sulla carta riconosce ampia autonomia agli stati regionali. Il mancato rispetto dell’autodeterminazione delle “nazioni, popoli ed etnie” - come recita la Costituzione - che compongono il paese si riflette soprattutto in processi di accumulazione e controllo delle risorse, in primis la terra, da parte delle élite nazionali e regionali, come nel caso degli espropri ai danni dell’agricoltura familiare da parte delle compagnie statali per fare spazio alle piantagioni, senza adeguate compensazioni.
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