La Donna nella Vasca da Bagno: Un Viaggio Attraverso la Storia dell'Arte

L'arte, nel corso dei secoli, ha esplorato innumerevoli temi e soggetti. Uno dei più affascinanti è senza dubbio la rappresentazione della donna nella vasca da bagno, un motivo che si intreccia con la storia dei costumi, la percezione del corpo e l'evoluzione dei rituali di pulizia.

Dalle Abluzioni Sacre all'Intimità Quotidiana

Seguendo un percorso espositivo, si può notare come nelle opere del XV e XVI secolo il motivo iconografico del corpo che si bagna non miri tanto a rappresentare la pratica del lavarsi, i gesti un po’ prosaici dell’abluzione, ma funga piuttosto da pretesto vuoi per un idealizzato omaggio alla bellezza e fecondità della natura o per evocare un rituale di purificazione dopo il parto.

Al di là della scarsità d’acqua, in un libro di qualche anno fa Paolo Sorcinelli, studioso di storia sociale, chiariva eloquentemente quanto indugiare nella pulizia del corpo con lavacri e abluzioni varie fosse stato per secoli pesantemente stigmatizzato dalla Chiesa; di conseguenza tenersi lontano all’acqua - cosa di cui sante e beate si vantavano - equivaleva a tenersi lontano da pratiche quasi peccaminose, pericolose per la salute dell’anima. L’attenzione all’igiene intima, poi, valeva soprattutto tra le prostitute.

In aggiunta ai consueti tabù religiosi per salvaguardare la salute dell’anima, nel XVII secolo anche scienza e medicina si alleano per demonizzare il contatto con l’acqua, ritenuta sommamente pericolosa per la salute del corpo: può veicolare dannosi “veleni”, e in particolare è considerata mezzo di diffusione della peste. Dipinti e stampe dell’epoca si soffermano dunque prevalentemente su rappresentazioni di toilette seches, a base di profumi, ungenti e creme.

Va da sé che si dovrà attendere ancora molto prima che ogni classe sociale possa godere di questa trasformazione nell’architettura privata, e che stanze da bagno funzionali - e la disponibilità di acqua! - siano presenti in ogni abitazione. Occorrerà aspettare il XVIII secolo, e il pensiero illuminista e libertino, per assistere ad una rivalutazione del corpo e della sessualità rispetto alla mortificazione che aveva imperversato nei secoli precedenti.

Il XIX Secolo: Riscoperta dell'Intimità

È la pittura del XIX secolo a restituire al tema del bagno, del lavarsi, i gesti e i movimenti dell’intimità quotidiana di un corpo in contatto con se stesso, collocato in uno spazio che è ormai luogo privato, e dove il corpo rappresentato è privo di idealizzata perfezione, ma più vivo e autentico nell’esperienza di rilassamento, di sensuale piacevolezza e sospesa concentrazione.

Un atteggiamento da voyeur un po’ perverso che però aveva una finalità artistica molto precisa: quella di riuscire a cogliere la bellezza essenziale dell’intimità quotidiana di una donna qualunque non idealizzata - non una ninfa, una nobildonna o un’odalisca- mentre prende cura dell’igiene del suo corpo, sola con se stessa.

La Toilette: Nascita della Privatezza

Intanto, nelle intenzioni degli ideatori e curatori dell’allestimento espositivo (Georges Vigarello e Nadeije Laneyrie-Dagen), la toilette come “nascita della privatezza” è da leggersi nel senso della progressiva affermazione di una esigenza personale di riservatezza che non è relativa soltanto ad un luogo fisico privato, ma va inserita in un più generale movimento emancipatorio dell’individualità moderna in ambito socio-politico e questo simbolicamente, in ambito psicologico, va ad esprimere il bisogno di definire una sfera assolutamente intima e personale del soggetto, una sfera del sé protetta dallo sguardo e intrusioni dell’altro.

Peraltro, rispetto alla percezione del corpo e dell’intimità nella temperie contemporanea, non solo è importante denunciare criticamente gli attuali imperativi e canoni di perfezione ed efficienza che gravano sul corpo, ma vale la pena di soffermarsi su quella conquista di un’area di intimità corporea che la mostra mira a documentare.

Dalla Pop Art alla Contemporaneità

Gli anni ’60 grazie alla nascita della Pop Art rappresentano un periodo di rottura e nella Storia dell’arte: colori, rappresentazioni e il linguaggio figurativo subiscono un radicale cambiamento. Era il 1963 quando l’artista realizzò La donna nel bagno, il ritratto di una figura femminile in una stanza da bagno, il tutto rigorosamente tratteggiato da uno stile che ricorda i comic books di quel periodo.

Nelle opere delle avanguardie ormai l’interesse è più sulla tecnica, su come evocare la sensualità di un corpo femminile nudo utilizzando un linguaggio espressivo che rifiuta il figurativo o la mimesi del reale; fino ad approdare ai nostri giorni, dove il tema della toilette si declina soprattutto nelle immagini della pubblicità, dell’industria della cosmesi e della moda.

Nella sua serie del 2017 Soak, l'artista britannica Emily Ponsonby ha dipinto un gruppo di donne al bagno. L'acqua ci colpisce ad ogni livello: mente, corpo e spirito. Fin dall'antichità, gli artisti hanno raffigurato esseri umani che partecipano ai loro rituali di balneazione.

La scena è irreale nella sua perfezione: è un inno alla bellezza femminile, con valenze simboliche legate alla purezza e all’augurio di fertilità. In un dipinto della scuola di Fontainbleau vediamo invece due gentildonne nell’acqua, ma con delle camicie, rituale che rimanda alla purificazione dopo il parto. E dunque il bagno non serve qui per lavarsi, è un elemento allegorico, oppure come in altre scene tipo quella di Susanna al bagno con i vecchi guardoni che la spiano (di Tintoretto) è un pretesto per illustrare maliziosamente, con un soggetto biblico, la virtú del pudore.

La parte finale del percorso espositivo, dedicata alla contemporaneità, presenta vari dipinti e sculture di autori come Kupka, Léger, Picasso, Gonzalez, Jacquet (che si sbizzarriscono sul tema della donna alla toilette) e molte fotografie da quelle di Erwin Blumenfeld a quelle di Bettina Rheims.

Mi sembra che questa mostra offra l’opportunità di riflettere, ancora una volta, quanto un dato apparentemente “naturale” come il corpo sia in realtà luogo “psicofisico” in cui si incrociano una varietà di rappresentazioni, credenze, sistemi simbolici, rispetto ai quali in ogni epoca l’esperienza soggettiva ha dovuto fare i conti con norme socioculturali miranti a definirne modi di essere e comportamenti. In questo senso non credo sia azzardato affermare che la psicoanalisi - a partire dagli studi sull’isteria - origini proprio dagli interrogativi sui modi in cui l’individuo cerca di risolvere lo scontro tra pulsione, soggettività e norma sociale, che a diversi livelli di consapevolezza si gioca sul corpo.

Fernando Botero e il "Boterismo"

Un altro artista che ha esplorato il corpo femminile, seppur in uno stile del tutto personale, è Fernando Botero (1932-2023), pittore, scultore e illustratore colombiano. Il suo stile distintivo, definito "boterismo", è caratterizzato dalla rappresentazione di figure e oggetti dalle forme arrotondate ed esagerate.

Botero realizza sia dipinti che sculture, raffigurando scene di vita quotidiana, ritratti, nature morte e motivi ispirati alla politica e alla storia colombiana. Le sue opere spesso contengono un commento sociale implicito. Una delle sue serie più controverse fu una serie di dipinti ispirati alle torture subite nella prigione di Abu Ghraib.

Opere di Botero Disponibili

Stampa, edizione limitata a 300 copie, su carta Fabriano Cotton Privilege. Dimensioni: 50 cm x 65 cm (foglio) Ogni stampa è numerata singolarmente. Iscrizione a matita a sinistra: 93/300, a sinistra: facsimile di "Botero". Timbro a secco dell'editore in basso. Condizioni: molto buone.

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