Donne nella Vasca da Bagno: Un Viaggio nella Storia dell'Arte
La rappresentazione delle donne nella vasca da bagno è un tema ricorrente e affascinante nella storia dell'arte. Questo soggetto offre uno sguardo intimo e spesso simbolico sull'evoluzione dei costumi, dell'igiene e della percezione della femminilità nel corso dei secoli. Da scene mitologiche a momenti di vita quotidiana, l'immagine della donna nella vasca da bagno rivela molto sulla società e sulla cultura di ogni epoca.
L'Evoluzione dei Rituali di Pulizia nell'Arte
La mostra "La Toilette" a Parigi ha esplorato questo tema intrigante all'incrocio tra storia sociale dei costumi e storia iconografica dell'arte. Attraverso un centinaio di opere antiche e moderne (incisioni, arazzi, dipinti, sculture e fotografie), viene visualizzata l'evoluzione dei riti della pulizia, i comportamenti e gli spazi dedicati a queste pratiche.
Si inizia all’alba del Rinascimento francese con un sontuoso arazzo (del 1500 circa) proveniente dal Museo di Cluny, un episodio della vita signorile che ci mostra una nobildonna nuda immersa in una vasca in mezzo a un giardino con attorno varie dame e paggi che offrono gioielli, fiori e che suonano strumenti. La scena è irreale nella sua perfezione: è un inno alla bellezza femminile, con valenze simboliche legate alla purezza e all’augurio di fertilità. In un dipinto della scuola di Fontainbleau vediamo invece due gentildonne nell’acqua, ma con delle camicie, rituale che rimanda alla purificazione dopo il parto.
E dunque il bagno non serve qui per lavarsi, è un elemento allegorico, oppure come in altre scene tipo quella di Susanna al bagno con i vecchi guardoni che la spiano (di Tintoretto) è un pretesto per illustrare maliziosamente, con un soggetto biblico, la virtú del pudore. È il caso di La Vue (femme à sa toilette) di Abraham Bosse, e della giovane dama che si specchia di Nicolas Régnier, che è una allegoria della vanità. Di ben altro livello, nella sua incantevole semplicità, è il capolavoro di Georges de La Tour: la visione di un’umile donna seminuda, in camicia da notte, che alla luce tremolante di una candela, cerca di levarsi una pulce.
Molto meno poetici sono invece certi dipinti piuttosto libertini del XVIII secolo come la Jeune femme à sa toilette di François Eisen, e il quartetto di ovali di François Boucher. I dipinti di Boucher, in due coppie, mostrano prima due signore elegantemente vestite una di faccia e l'altra di schiena, e poi le stesse in posizione analoga ma con le gonne alzate prima e dopo aver espletato i propri bisogni. Questi quadri venivano appesi dai signori nei loro «fumoir», quelli licenziosi nascosti da qualcosa (come sarà anche il caso del famoso Origine du monde, commissionato a Courbet da un diplomatico turco).
La parte finale del percorso espositivo, dedicata alla contemporaneità, presenta vari dipinti e sculture di autori come Kupka, Léger, Picasso, Gonzalez, Jacquet (che si sbizzarriscono sul tema della donna alla toilette) e molte fotografie da quelle di Erwin Blumenfeld a quelle di Bettina Rheims. La mostra è tutta dedicata alle donne. Molti uscendo si sono chiesti: e gli uomini?
Opere Iconiche e Artisti Chiave
Edgar Degas e l'Intimità Quotidiana
Quando Edgar Degas faceva posare in studio le sue modelle per ritrarle in varie posizioni, mentre entravano, si lavavano o uscivano da una vasca, pretendeva che si muovessero e si comportassero come quando erano sole nell’intimità della loro abitazione, e cioè come se non ci fosse di fronte a loro il pittore che le scrutava fin nei minimi particolari. Un atteggiamento da voyeur un po’ perverso (su cui anche Picasso aveva ironizzato nella sua ultima serie di incisioni) che però aveva una finalità artistica molto precisa: quella di riuscire a cogliere la bellezza essenziale dell’intimità quotidiana di una donna qualunque non idealizzata - non una ninfa, una nobildonna o un’odalisca- mentre prende cura dell’igiene del suo corpo, sola con se stessa.
Opera dell'ultimo Edgar Degas, risalente al 1900 circa, questa Donna che entra in una vasca è un dipinto che si colloca nel filone, tipico di Degas, delle donne che si fanno il bagno, colte nell'intimo della loro toilette. Come succede spesso nell'opera di Degas, anche in questo caso la donna è vista da dietro. Da parte di Degas c'è l'intento di offrire all'osservatore una rappresentazione naturalistica, priva di qualsiasi istinto sensuale. In questo senso va letta anche la preferenza, da parte di Degas, accordata al nudo visto di schiena: raffigurando un corpo da dietro, Degas poteva evitare di concentrarsi sulle espressioni e dunque sugli stati d'animo e sulla personalità della modella. L'opera è realizzata a pastello, tecnica che Degas praticò ampiamente nella realizzazione di questi nudi. Nudi che, peraltro, riscuotevano un grande successo quando venivano esposti, e venivano copiati da altri artisti per i quali erano fonte d'ispirazione.
Lee Miller: Autoritratto nella Vasca di Hitler
Free, determined and with a strong personality, Elizabeth (Lee) Miller (Poughkeepsie, New York, 1907 - Chiddingly, 1977) is one of the greatest photographers of the twentieth century, recently rediscovered by the general public through exhibitions and books dedicated to her. Lee, together with photographer David E. Scherman, had the opportunity to enter it first: everything was in perfect order, with fine crystal, porcelain and silver on which were engraved the initials A.H. accompanied by the Nazi cross.
Immediately the two of them rushed into the bathroom: here, too, everything was clean and well-ordered. As soon as he saw that there was a bathtub, Lee felt the need to wash off the Dachau dirt, so he filled it with hot water and plunged into it, entrusting the shot to his colleague. But first he untied his boots soiled with the Dachau mud and left them on the mat, as white as the towels, placed in front of the tub, which thus went from immaculate to soiled with black stains; next to it he left his uniform on a stool and his watch on top of it. On the edge of the bathtub, leaning against the wall, he arranged a small picture with a portrait of the dictator, and finally on a small table in front of the sink he placed a statue depicting a Venus in the bath.
It was under these circumstances that her very famous photograph was born, depicting her in the Führer’s bathtub: a shot with attention to detail and symmetry. Lee in the center, Hitler on the left, the antique Venus statuette on the right; the woman raises her elbow to imitate the latter’s pose. Then it was Scherman’s turn, and he too had the photographer portray him in that tub. The idea of portraying himself in that place and in that pose had been Lee Miller’s, and the Rolleiflex with which the picture was taken was also his: David Scherman had done nothing more than press the button.
Frida Kahlo e "Quel che l'acqua le ha dato"
Frida Kahlo nacque nel 1907 in Messico. Ad oggi viene considerata la più famosa pittrice messicana divenuta tale anche per la sua vita sfortunata e travagliata. A partire dal 1938, la produzione artistica di Frida Kahlo si intensifica e la pittrice si avvicina alle tecniche surrealiste. L'opera più famosa di questo periodo è proprio ''Quel che l'acqua le ha dato''.
Il dipinto vuole rappresentare un freddo pomeriggio di novembre durante il quale Frida si trova in una camera d'albergo a New York e precisamente in una vasca da bagno. Proprio per questo motivo l'opera non è un semplice dipinto, ma un vero e proprio sommario della vita della pittrice e dei suoi traumi, uno specchio degli incubi e delle aspirazioni. Sono anche evidenti le riprese dalle opere di Dalì come l'attenzione per i più piccoli dettagli. Analizzando l'opera possiamo comunque osservare al centro la stessa pittrice distesa come fosse un cadavere e strangolata da una corda su cui camminano un equilibista ed insetti e accanto a lei galleggia un tipico abito messicano che la pittrice amava indossare per coprire le cicatrici del proprio corpo che le ricordavano i più grandi traumi della propria vita.
La sofferenza di Frida è infatti rappresentata dal sangue che le copre una piccola parte del piede destro. Su un letto sono poi rappresentate due donne che forse rappresentano la stessa frida e una delle sue amanti. Infine l'uccello capovolto sta forse ad indicare un viaggio sbagliato, come quello di Frida a New York.
La Toilette: Tra Intimità e Spazio Sociale
Con il Rinascimento, i bagni pubblici, che erano ancora frequenti nel Medioevo, spariscono. L’acqua è vista con diffidenza, come possibile vettore di malattie, la peste, i danni ai denti, etc. Il corpo viene vissuto come fosse una spugna, minacciato dall’assorbimento dei veleni contenuti nell’acqua. Le rappresentazioni del bagno, come quelle dell’Ecole de Fontainebleau (nel dipinto che rappresenta Gabrielle d’Estrées, favorita di Henri IV e di sua sorella, per esempio) o in un arazzo degli Episodi della vita signorile (conservato al Musée de Cluny) offrono una visione ideale del «bagno»: corpi femminili immobili, in posa, che trasmettono una volontà di distinzione, senza nessun riferimento al quotidiano, a gesti di igiene.
L’oggetto di queste raffigurazioni è un nudo femminile visto in forma idealizzata, immerso in una natura prolifica. Il bagno è solo un pretesto. All’inizio della modernità, spiega Vigarello, le rappresentazioni del bagno sono «quasi mitologiche», spesso si legano al simbolismo della fecondità. Nel XVII secolo sparisce, nella realtà e nell’immaginario. Il termine toilette nasce in questo secolo: il primo significato è quello della «stoffa» riposta su un mobile, che serve a pulire, poi il termine designerà il mobile stesso e, infine, i gesti dell’igiene corporale. La toilette è «secca», senza acqua, i gesti sono codificati, riguardano la pettinatura, il trucco, i vestiti. È un atto sociale, realizzato alla presenza di domestici e visitatori.
La credenza diffusa era che, poiché l’acqua era pericolosa, la pulizia avveniva cambiando la biancheria, pulendosi con la stoffa, per impedire l’invasione di pulci e pidocchi. I poveri, però, non avevano questa possibilità. A ricordarcelo è La femme à la puce, di Georges de la Tour, un quadro del 1638, che rappresenta una domestica mentre schiaccia una pulce che si è annidata sul suo corpo. Nicolas Régnier, in Jeune femme à sa toilette (1626) dipinge una vanitas, con il vaso da notte dietro lo specchio, come memento mori.
Nel XVIII secolo, l’acqua comincia a tornare progressivamente nelle camere dei ricchi. Vengono inventati nuovi accessori, come il bidet (nel 1725), che richiedono un po’ di intimità. La toilette si scinde, una parte diventa più privata, l’altra resta pubblica. Il secolo è libertino. La bella che fa la toilette, anche se non esistono ancora spazi specifici, cerca di isolarsi, ma spesso c’è l’«intruso» che sbircia (o la cameriera, come in un quadro di François Eisen, 1742, che allontana una bambina mentre la dama si avvicina al bidet).
Tabella Riassuntiva: Artisti e Opere Chiave
| Artista | Opera | Periodo | Caratteristiche |
|---|---|---|---|
| Edgar Degas | Donna che entra in una vasca | Fine XIX secolo | Rappresentazione naturalistica, intimità quotidiana |
| Lee Miller | Autoritratto nella vasca di Hitler | 1945 | Provocatoria, simbolica, storica |
| Frida Kahlo | Quel che l'acqua le ha dato | 1938 | Surrealista, autobiografica, traumatica |
| Georges de la Tour | La femme à la puce | 1638 | Realistica, umile, sociale |
