Donne Nude in Bagno: Storia e Rappresentazioni nell'Arte

Fin dall'antichità, gli artisti hanno raffigurato esseri umani che partecipano ai loro rituali di balneazione. I pezzi, siano essi sculture, ceramiche, dipinti o mosaici, si trovano nei musei, sui muri dei monumenti, negli antichi bagni e nei manoscritti miniati, intrecciati nel tessuto e oltre. Già nel I secolo d.C. si trova una rappresentazione del nudo nel peristilio di una casa patrizia di Pompei.

Simbolismo e Purificazione

Nella cultura cristiana antica, i temi che mettono in relazione acqua e corpo fanno riferimento a valori simbolici di purificazione come le immersioni battesimali o il lavaggio di mani e piedi. Si carica di una connotazione negativa il gesto del prefetto di Giudea, Pilato, che si sottrae alla responsabilità del giudizio su Gesù lavandosi le mani davanti alla folla. Il lavaggio dei piedi fatto ai viaggiatori, come gesto di ospitalità, assume grande significato dopo che nel Vangelo di Giovanni viene praticato dal Cristo stesso in favore dei suoi apostoli. Queste pratiche attengono evidentemente più a riti di purificazione che non all’igiene.

Evoluzione dei Costumi e dell'Igiene

Dal Rinascimento in poi, nelle opere artistiche s’iniziano a documentare i cambiamenti di costume che caratterizzano il rapporto tra l’individuo, soprattutto la donna, e il suo corpo. Cominciano quindi ad apparire rappresentazioni di cura igienica delle persone all’interno delle quali i gesti assumono valore simbolico: come nel ritratto riportato in apertura di questo articolo. È un processo che continuerà a svilupparsi nei secoli successivi e che vedrà modificare sostanzialmente i luoghi e le modalità con cui queste pratiche avvenivano.

Le prime rappresentazioni che possono avvicinarsi a una scena di toilette riguardano donne dalle forme perfette, con carnagioni lattee e delicate, che fanno il bagno spesso contornate da specchi, pettini e unguenti. Nell’arazzo Le Bain del 1500 circa, conservato nel museo Cluny di Parigi, una scena di vita feudale mostra una giovane bagnante, circondata da musicanti e servitori, che si concede un bagno purificatorio, forse in preparazione alla notte nuziale. Motivi ricorrenti ispirati alla Bibbia rappresentano Davide e Betsabea o Susanna sorpresa dagli anziani. Qui la simbologia del bagno oltre a svelare il corpo, evoca le cure che, nell’Europa antica, le donne di rango elevato dedicavano a loro stesse nella vita quotidiana. Non ci sono gesti o strumenti che fanno pensare a una vera toilette ma gli elementi di contorno cominciano a suggerire l’importanza della cura della persona.

Igiene "a secco" e l'Importanza dell'Apparenza

Tra il XVI e il XVII secolo il ricorso all’acqua per le pratiche igieniche è molto raro. La decadenza degli acquedotti costruiti dagli antichi romani fa scarseggiare la materia prima e la credenza diffusa che l’acqua calda, allargando i pori, possa far penetrare nel corpo veleni e favorire la contaminazione della peste, allontana tutti dal praticare abluzioni in favore di un’igiene “a secco”. In un mondo in cui l’aspetto esteriore acquista via via maggiore importanza, l’ideale di bellezza femminile si associa, oltre a elaborate pettinature e ornamenti, all’abito che “nasconde” o “svela” il corpo determinando un nuovo ambito di intimità. Nella stanza dove si trucca e si sistema la donna si veste davanti alla servitù conversando amabilmente con parenti e visitatori, ma senza più rivelare nulla della sua nudità, ultimo baluardo della privacy.

Il XVIII Secolo: Ritorno all'Acqua e Intimità

Nel corso del XVIII secolo lo spazio della toiletta, termine derivato dal panno di tela sul quale si posavano gli strumenti per la cura della persona, cambia profondamente. Le immagini che documentano i costumi dell’epoca riguardano le classi nobili e alto borghesi. L’uso dell’acqua, confortato dalle nuove conoscenze scientifiche, si diffonde gradualmente, favorendo l’adozione di bidet per il lavaggio delle parti intime e di bacili per i piedi e le altre parti del corpo. La cura della persona si articola in due momenti quello delle abluzioni e quello già praticato dell’adeguamento esteriore della propria immagine ai canoni sociali, momento chiamato della “grande toilette”. Verso la fine del secolo gli estranei non saranno più ammessi a queste operazioni sempre più “private” e nel 1818 Madame Genlis nel suo Dictionnaire critique et raisonné des etiquettes si sorprende che in passato le signore abbiano potuto vestirsi in presenza di uomini. Le rappresentazioni di pittori e illustratori avranno buon gioco a farsi sempre più “maliziose” e “impertinenti” delineando un nuovo genere pittorico che descrive atteggiamenti personali e intimi.

La Rivoluzione del Bagno nell'800

Nella seconda metà dell’’800 la tecnologia consente una maggiore disponibilità d’acqua. Nelle case si cominciano a definire locali dedicati in modo specifico all’igiene personale la cui intimità è spesso garantita da serrature. Compaiono le prime vasche da bagno e i primi lavabo. Un dipinto di Alfred Stevens del 1867, La femme au bain ou La Baignoire, che ritrae una giovane con una rosa in mano, immersa in una vasca di metallo, rappresenta bene l’atmosfera di questa rivoluzione che mette insieme igiene, piacere del corpo e modo di percepire se stessi. E un po’ tutti i pittori dell’epoca da Lomont a Touluse Lautrec, da Morisot a Degas ci offrono l’immagine segreta di giovani donne, “sorprese” nell’atto di lavare le nudità del proprio corpo. Non tutte possono disporre della comodità di bagni attrezzati, questo beneficio ancora per molti anni sarà riservato ai ricchi, e dovranno continuare a utilizzare brocche e bacili. Il divario tra chi può permettersi toilette attrezzate e chi no viene puntualmente registrato nei dipinti della seconda metà dell’’800. I corpi che rappresentano sono imperfetti, le pose non tendono più a commuovere o a provocare, ciò che dipingono sono delle “vere” donne e delle “vere” abluzioni.

Il XX Secolo: Il Bagno come Momento Edonistico

Dal ‘900, la stanza da bagno diventa un luogo essenziale della casa e la toilette un momento quotidiano. Il rapporto con l’acqua, e più generalmente la cura di sè, si modifica sensibilmente perché ormai è facile tenersi puliti. La toilette non si limita più a riti di igiene, insaponamento del corpo, spazzolare i capelli. S’instaura una relazione edonistica già evidentemente espressa con Degas nella “donna nuda sdraiata” (Aprés le bain, famme nue couchée). L’evoluzione delle modalità igieniche, dalla tinozza alla vasca da bagno, è poi ben documentata da Pierre Bonnard che ritrae la compagna-modella, Marthe de Méligny, in tre situazioni: nel 1903 essa si lava stando su un bacile (Nu au tub), nel 1919 davanti a un lavabo con l’asciugamano in mano (Marthe à sa toilette), e nel 1940 immersa beatamente nella vasca (Nu dans la baignoire).

Ormai ci si abbandona all’acqua per il piacere psicologico, oltre che fisico, di una solitudine confortata dal fluido tiepido, in un ambiente accogliente e soffice. Ci si abbandona all’acqua in un’intimità riflessiva, che fa dell’acqua e del bagno l’occasione di un totale ripiegamento su se stessi, che accompagna il trionfo di una privacy di nuovo genere. Nella rappresentazione di Alain Jacquet, Gaby d’Estrées, (nella pagina accanto), moderna reinterpretazione dell’immagine da cui siamo partiti, in apertura di questo articolo, gli sguardi e l’atteggiamento delle due donne esprimono la loro riprovazione per l’intrusione in un luogo e in una situazione che si pretende ormai di vivere da soli.

Le Bagnanti di Renoir

Pierre-Auguste Renoir, Le bagnanti, 1918-1919 circa, olio su tela, 110 x 160 cm. In primo piano, due giovani donne nude sono adagiate su un telo disteso sull’erba. Nell’angolo in basso a sinistra è posato un cappellino decorato. Poco sopra, un cuscino dal tessuto disegnato con immagini di fiori sorregge il busto di una delle due giovani. In lontananza, sulla destra, si vedono poi altre tre figure femminili che sono impegnate nel bagno. Il dipinto è un importante esempio che testimonia la ricerca artistica degli ultimi anni di vita del pittore francese. Secondo i curatori del Musée d’Orsay di Parigi, Renoir concepì una visione atemporale della natura, nella quale non compaiono riferimenti storici. La natura dipinta da Renoir ricorda quella del paesaggio mediterraneo che risale alla tradizione classica dell’Italia a della Grecia Antica. Questi territori, nell’ambito della cultura umanistica, erano considetati “il paradiso degli dei”. La rappresentazione della figura femminile nuda al bagno è già presente nell’epoca antica con le statue delle Veneri al bagno. Un esempio di questa tipologia è la Venere capitolina che si copre pudicamente dalla vista di un improvviso osservatore. Nel tempo le veneri hanno lasciato il posto alle bagnanti, soggetti profani che rappresentano giovani al bagno, in genere adagiate sulla riva di uno specchio d’acqua.

Gli storici dell’arte indicano Le bagnanti, ospitate al museé d’Orsay di Parigi, come il testamento pittorico dell’artista. Infatti, questo termine, viene utilizzato solitamente nella storia dell’arte per indicare un’opera importante dipinta dall’artista poco prima della sua morte. Le cinque modelle ritratte da Renoir nel dipinto intitolato Les baigneuses posarono tra gli ulivi del grande giardino delle Collettes. L’atmosfera carica di colore e luce della scena, secondo gli storici, testimonia il piacere di dipingere che non abbandonò mai Renoir, nemmeno negli ultimi anni di vita. Il dipinto di Renoir presenta colori chiari e solari che creano ombre poco profonde e colorate. Le figure diventano così leggere anche in presenza di volumi ben marcati. Il rosa intenso e dorato colora l’incarnato delle ragazze, evidenziato dal bianco del telo steso sull’erba. Il rosso e l’arancio brillano poi accanto al cappellino giallo, a sinistra in basso. Il prato è coperto dall’erba gialla e la chioma degli alberi dal verde più intenso. In profondità il colore della natura rimane chiaro ma vira verso l’azzurro. L’lluminazione è chiara e brillante.

Nella scena concepita da Renoir, in primo piano, si osservano le due giovani donne distese che occupano la parte centrale del dipinto. In secondo piano, a sinistra due tronchi sottili e un gruppo di alberi in lontananza creano uno sfondo ambientale contro il quale si evidenziano le protagoniste. Ancora oltre, a destra, le tre giovani donne giocano immerse nella stagno. La grandezza delle figure in primo piano confrontata con quella delle tre sulla destra suggerisce le distanze. Non è presente la prospettiva aerea che solitamente contribuisce a rendere più comprensibili le parti lontane del paesaggio. Il dipinto intitolato Le bagnanti è di forma rettangolare e l’inquadratura orizzontale valorizza le due figure distese. Infatti, le giovani donne occupano quasi tutta la larghezza e gran parte della zona centrale del dipinto formando due curve compositive che si raffrontano. Una linea concava segue il corpo della giovane in basso mentre la giovane in alto crea una linea a forma di S per via del ginocchio sinistro avanzato. L’intero dipinto è composto da linee morbide e curve. Dal primo piano allo sfondo non sono infatti presenti linee rette, oblique o rigidamente orizzontali.

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