Ingegneri Idraulici Italiani Famosi: Contributi Storici e Innovazioni
L'importanza delle problematiche di carattere idraulico è stata esaltata dalle caratteristiche del territorio italiano, che sorge in prossimità del mare, a quote molto basse ed è attraversato da importanti corsi d'acqua.
Le Origini degli Studi Idraulici in Italia
Le ricerche di carattere idraulico iniziano a trovare una certa sistematicità a partire dalla prima metà dell'Ottocento, quando presso la Facoltà di Scienze venivano impartiti corsi pratici per ingegneri, fra i quali quello di architettura civile e idraulica.
A conclusione degli studi venivano rilasciate lauree di ingegnere civile e di architetto.
Figure di spicco dell'idraulica dell'Ottocento
- Gaetano Giorgini (1795-1874): esperto ingegnere idraulico e matematico, direttore del Gabinetto di fisica sperimentale di Pisa.
- Luigi Pacinotti (1807-1891): ottenne la cattedra di "Physica technologica et mechanica experimentis comprobanda" e fu autore del volume Esperienze e principi d'idraulica pratica.
Luigi Pacinotti, nel suo volume, trattava molti argomenti tipici dell'idraulica applicata, fra i quali l'idrostatica, l'equilibrio dei corpi galleggianti, il moto nelle condotte in pressione e nei canali a pelo libero e le macchine idrauliche.
Di tali libri, circa 360 sono di discipline idrauliche e rivestono molta importanza per la comprensione dello sviluppo storico delle suddette discipline, sia dal punto di vista teorico che da quello tecnico-applicativo.
Gli argomenti trattati sono molti e vanno dall'idrodinamica classica, all'idraulica sperimentale e applicata al moto nelle condotte in pressione e nelle correnti a pelo libero, alle costruzioni idrauliche e marittime, con applicazioni a importanti problemi pratici e con indicazioni progettuali sulle opere di bonifica, di fognatura urbana, di drenaggio, di sistemazioni fluviali e torrentizie, sui canali navigabili, sui porti, sui materiali impiegati.
L'Unificazione dei Corpi Tecnici e l'Influenza Napoleonica
La conquista dell’Italia da parte di Napoleone e la costituzione di un nuovo Stato comporta l’unificazione e la riorganizzazione dei corpi tecnici preposti alle acque, che in precedenza operavano presso i vari stati dell’antico regime.
Nel 1798 viene creata a Milano una commissione di cinque Idrostatici (tra i quali la figura più eminente è quella del bergamasco Antonio Tadini), con il compito di riordinare il sistema amministrativo delle acque pubbliche.
Il 20 aprile 1804 viene promulgata la legge che riforma l’amministrazione delle acque.
Dopo la costituzione del Regno d’Italia, nel 1805 viene creato il Dipartimento Ponti, Argini e Strade, alla cui direzione è posto Giovanni Paradisi.
Con la nascita del Corpo napoleonico di Acque e Strade cambiano i legami tra il mondo della scienza e l’amministrazione delle acque. Il modello ora è quello francese, nato nella seconda metà del Settecento con la costituzione del Corp des Ponts et Chaussées.
Al Corpo degli ingegneri compete la progettazione e la direzione di tutti i lavori per i quali è previsto un concorso finanziario pubblico, l’ispezione dei comuni per i lavori stradali di loro competenza e la vigilanza sui consorzi idraulici.
Vengono emanate disposizioni per unificare il sistema delle misure, per livellare fiumi e canali, per operare secondo criteri tecnici unificati.
Il contrasto fra italiani e francesi
Anche se la collaborazione tra la scuola d’idraulica italiana e quella francese - la prima più naturalistica, la seconda più matematica - gioverebbe ad entrambe, essa non avviene mai alla pari.
Napoleone risiede prevalentemente a Parigi e trova naturale avvalersi, anche per le questioni italiane, del suo ingegnere di fiducia, Gaspard Riche de Prony.
Agostino Masetti (1757-1833) si inserisce nella lunga tradizione di studi idraulici che a Mantova ha visto gli interventi di famosi architetti come Gabriele Bertazzolo all'eopoca dei Gonzaga, ma viussuto in tempi più recenti ci consente di ripercorrere per suo tramite tutti i cambiamenti che ebbero luogo a Mantova nell’amministrazione delle acque, come pure l’evoluzione nella formazione degli ingegneri architetti, durante il vecchio regime, il periodo napoleonico e poi la Restaurazione.
L'Ingegnere Idraulico nell'Ottocento: tra Scienza e Professione
L’Ottocento è il secolo che ha visto compiersi il passaggio definitivo dell’ingegneria da arte a professione: gli ingegneri, dopo Napoleone e l'istituzione della sua Ècole Polytechnique, devono fare i conti con la nuova condizione di dipendenti pubblici, con la gerarchia dei gradi, il sistema dei concorsi, le carriere amministrative.
Nel secolo della borghesia, la figura dell'ingegnere, legata a competenze comprovate e non a privilegi di nascita, talenti "naturali" o apprendistato con maestri tutti differenti trova il suo pieno riconoscimento sociale in ambito professionale privato ma anche pubblico.
Domenico Turazza (Malcesine, 30 luglio 1813 - Padova, 12 gennaio 1892), incarna come pochi la nuova figura di ingegnere ottocentesco, ma si pone al contempo come erede dell’eclettismo tipico dello scienziato rinascimentale.
Laureatosi in Scienze matematiche a Padova nel 1835, due anni dopo, quando già insegnava come assistente ad Agraria, prese anche la laurea in filosofia e nel 1841 vinse quindi la cattedra di geometria descrittiva all’università di Pavia.
L’anno seguente, in quel 1842 che vedeva le discipline matematiche separarsi dallo studio filosofico per costituirsi in facoltà autonoma, divenne professore ordinario di geodesia e idrometria all’università di Padova.
La sua fama, nel campo, era grande: aveva visto la luce già nel 1845 la prima edizione del suo Trattato d’idrometria ad uso degli ingegneri noto anche come Trattato d’idraulica pratica, un'opera che, rivista nel 1867 e nel 1880, sarebbe stata un punto di riferimento della disciplina per tutta la seconda metà del secolo.
Nella prefazione l’autore dichiarava programmaticamente di aver voluto “stendere un’opera pegli ingegneri, non un’opera di matematica, una idrometria sperimentale applicabile, non un’idrometria razionale, forse inapplicabile”.
Sfide Idrauliche e Risposte Ingegneristiche nell'Italia Unita
Nella seconda metà del XIX secolo l’Italia fu colpita da una tremenda sequenza di alluvioni e frane che ferì, innanzitutto, il simbolo della nazione, appena unificata.
La gravità degli eventi, le emozioni e le polemiche forzarono l’agenda governativa sulla sicurezza idraulica, generando la Commissione presieduta dell’ingegnere Francesco Brioschi del Politecnico di Milano.
Sette anni di lavoro produssero un monumentale studio sul regime idraulico del Po, un prodotto scientifico e tecnico eccezionale e avanzato per i tempi, poi imitato nel resto del mondo.
Dopo le catastrofi alluvionali del 1966 e del 1968, la Commissione De Marchi mise a punto in tre anni un enorme studio di indirizzo per dare vita a un programma trentennale di mitigazione del rischio alluvionale e di frana.
Soltanto 19 anni dopo, una legge del 1989 inquadrava in un disegno organico l’intervento pubblico per la difesa del suolo.
E, soprattutto, evitano con cura gli studiosi italiani più noti e apprezzati nel mondo, giacché dopo quelle statunitense e inglese la scuola idrologica italiana della mia generazione è considerata una eccellenza.
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