Messa in Pressione di un Impianto Idraulico: Procedura Dettagliata
L'impianto idraulico è un sistema di condotte e tubazioni essenziale per l'alimentazione dei servizi igienici, lavatrici, lavelli e lavastoviglie nelle nostre abitazioni. Dalla rete pubblica, l'acqua potabile arriva direttamente nelle nostre case, soddisfacendo i nostri bisogni quotidiani.
Nel sostituire o costruire un nuovo impianto idrico, è fondamentale conoscere la normativa tecnica per operare in sicurezza e prevenire errori. Ricordiamo che gli impianti domestici devono essere progettati a regola d’arte, nel rispetto del DM 37/08 ed in conformità alle norme tecniche armonizzate europee.
Normativa di Riferimento
La normativa tecnica di riferimento per gli impianti idraulici è composta da diverse norme UNI, tra cui:
- UNI 9182:2014: Specifica i criteri tecnici per il dimensionamento delle reti di distribuzione dell'acqua e gli impieghi dell'acqua non potabile.
- UNI EN 12056:2001: Indica requisiti e prestazioni per gli impianti di scarico delle acque reflue e sistemi per l'evacuazione delle acque meteoriche.
- UNI EN 806: Definisce i requisiti generali per la progettazione e la realizzazione degli impianti idraulici destinati all’approvvigionamento idrico negli edifici.
Componenti dell'Impianto Idraulico
Un impianto idraulico è composto da diversi elementi, tra cui:
- Valvola d'arresto: Regola l'approvvigionamento idrico.
- Tubazioni e raccordi: Realizzati in materiali come rame, acciaio zincato, acciaio inossidabile e materiali plastici (PVC, PE-HD, PE-MD, PE-X, PP).
- Contatori dell'acqua: Misurano il volume di acqua erogato.
- Generatore di calore: Caldaia o pompa di calore per scaldare l'acqua.
Dimensionamento dell'Impianto
Per evitare problematiche di sottodimensionamento o sovradimensionamento, è fondamentale dimensionare correttamente la rete idrica. La norma UNI 9182 del 2014 descrive due metodi per il calcolo della portata di progetto (QD):
- Metodo dettagliato.
- Metodo semplificato (raccomandato per edifici residenziali), secondo la procedura contenuta all’interno della norma UNI EN 806 parte 3 del 2008.
Impianto di Scarico
Per "Impianti di Scarico" si intende quell’insieme di tubazioni, raccordi e apparecchiature necessarie a ricevere, convogliare e smaltire le acque usate provenienti dagli apparecchi sanitari ad uso domestico. Le reti di scarico devono consentire l’evacuazione, rapida e senza ristagni, delle acque di rifiuto verso il sistema di smaltimento esterno. A tal fine si devono realizzare le opportune pendenze e scegliere diametri adeguati per i tubi. Devono inoltre essere resistenti alle sollecitazioni meccaniche, termiche ed alle azioni corrosive dei liquami.
La configurazione più semplice è un’unica colonna dove convergono gli scarichi di tutti gli apparecchi sanitari. Il controllo della pressione nella colonna di scarico è garantito dal flusso d’aria nella colonna di scarico e dallo sfiato della colonna di scarico stessa. I materiali che costituiscono le condotte e le cappe di ventilazione, devono resistere alla aggressività dei gas di fognatura ed agli agenti corrosivi in generale.
Per progettare un impianto di scarico è necessario conoscere i quantitativi massimi di acque scaricabili dai singoli apparecchi sanitari. Nella UNI EN 12056 -2 vengono indicati i criteri per dimensionare le diramazioni di scarico, le colonne di scarico e i collettori, in funzione delle portate da scaricare in ogni tratto dell‘impianto.
Il deflusso dell’acqua nell’impianto deve avvenire per gravità atmosferica, ne consegue che le acque di scarico scendono per proprio peso. Pertanto, tutte le diramazioni non verticali devono essere disposte con pendenza verso l’efflusso. La pendenza dei collettori deve essere la più uniforme possibile e compresa entro i valori di 1% - 5% la pendenza consigliata è del 2% - in modo da favorire un’autopulizia delle condotte. Una sezione sottodimensionata impedisce lo scarico, ma una sezione eccessiva favorisce la formazione di incrostazioni e sedimenti con progressiva riduzione di sezione e possibilità di intasamento.
Le diramazioni di scarico sono quei tratti orizzontali di tubazioni che hanno il compito di convogliare l’acqua di scarico dei sifoni degli apparecchi alle colonne di scarico. Se i limiti di applicazione non possono essere rispettati, le diramazioni di scarico devono essere ventilate, salvo nei casi in cui regolamenti e procedure di installazione nazionali e locali autorizzano l’uso di condotti con diametri maggiori o l’installazione di valvole di aerazione.
Messa in Pressione e Collaudo
La messa in pressione di un impianto idraulico è un'operazione fondamentale per garantirne il corretto funzionamento e la tenuta. Questa operazione consiste nel regolarizzare la pressione dell'acqua all'interno delle tubazioni, assicurando una circolazione costante e con la giusta compressione.
Il collaudo degli impianti idrici è regolato dalle UNI 9182:2014 “Impianti di alimentazione e distribuzione d’acqua fredda e calda. Progettazione, installazione e collaudo” e dalla UNI 806-4:2011 “Specifiche relative all’interno di edifici per il convogliamento di acque destinate al consumo umano” a cui si rimanda per una presa visione integrale. La UNI 806-4:2011 alla “Messa in servizio” punto 6.1.1 specifica che “la prova può essere eseguita sia con acqua sia utilizzando, ove consentito dalle regolamentazioni nazionali, aria a bassa pressione senza olio e pulica o gas inerti”.
Strumenti Necessari
- Manometro: Per misurare la pressione dell'acqua (in BAR o PSI).
- Limitatore di pressione (pressostato): Per deviare il flusso dell'acqua in eccesso.
- Regolatore di pressione: Per riportare il flusso nei parametri corretti in caso di pressione troppo alta.
Procedura di Messa in Pressione
- Verificare la pressione dell'acqua (normalmente sui 3 BAR).
- Utilizzare il limitatore di pressione per gestire eventuali eccessi.
- Impiegare il regolatore di pressione per correggere la pressione se troppo alta.
L’impianto autoclave, grazie a un pressostato di regolazione, riesce a dare all’impianto idraulico la giusta pressione, mentre grazie a una speciale di valvola a ritegno, collocata all’esterno dell’autoclave, si impedisce il ritorno indietro del flusso dell’acqua.
In tutti i casi in cui l'impianto non viene messo subito in opera dopo il collaudo, è preferibile condurre la prova di pressione con gas inerti o con aria compressa, invece che con l'acqua. In caso di collaudo con acqua, se l'impianto non venisse accuratamente svuotato, potrebbero verificarsi possibili ristagni di liquido all'interno delle tubazioni.
Relazione di Verifica
La relazione di verifica di un impianto idrico-sanitario è un documento tecnico essenziale che attesta la conformità e il corretto funzionamento del sistema di distribuzione e scarico delle acque. Tale relazione è di particolare rilevanza nei settori residenziale, industriale e pubblico, garantendo il corretto funzionamento, la sicurezza e l’efficienza dell’impianto idrico. Questo documento è essenziale per certificare la piena operatività dell’impianto, identificare eventuali anomalie e proporre interventi di miglioramento.
Quando Redigere la Relazione
- Al termine dell'installazione (collaudo finale).
- Prima della messa in esercizio.
- Durante il collaudo tecnico di edifici nuovi.
- Durante interventi di ristrutturazione o ampliamento.
- In caso di verifiche periodiche o straordinarie.
Obiettivi della Relazione
- Verificare la conformità dell’impianto alle normative nazionali e internazionali applicabili.
- Verificare l’efficienza dal punto di vista funzionale.
- Garantire la sicurezza, prevenendo contaminazioni, rotture o perdite.
- Valutare la sostenibilità dell’impianto.
Struttura della Relazione
- Introduzione: Descrizione generale dell'impianto e obiettivi della verifica.
- Analisi documentale: Controllo dei progetti esecutivi, certificazioni dei materiali e manuali tecnici.
- Verifiche funzionali: Prova di tenuta, verifica del flusso e della pressione dell'acqua, controllo dell'isolamento termico.
- Verifiche qualitative: Ispezione visiva dei materiali e valutazione delle protezioni contro la contaminazione.
La fase successiva riguarda le verifiche funzionali, che rappresentano il cuore della relazione di verifica. Viene eseguita una prova di tenuta del sistema, che consiste nel sottoporre l’impianto a una pressione superiore a quella di esercizio per un periodo di tempo stabilito, monitorando eventuali cali di pressione che indicherebbero la presenza di perdite. La pressione di prova è generalmente pari a 1,5 volte la pressione massima operativa, come indicato dalla norma UNI EN 806-4.
Sicurezza Durante le Prove di Pressione
È di estrema importanza rispettare alcune norme per garantire la sicurezza durante lo svolgimento della prova di pressione pneumatica. A soffermarsi in questi termini sulla sicurezza delle prove di pressione è la premessa di un nuovo documento realizzato dal Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici (DIT) dell’Inail.
Si ricorda che il principale pericolo derivante da una prova di pressione “è rappresentato dall’improvviso e involontario rilascio dell’energia immagazzinata nell’attrezzatura sottoposta a test”. Durante l’esecuzione del test “il rischio connesso aumenta con l’aumentare della pressione che può causare la possibile fuoriuscita di fluido da giunti, raccordi, flange, valvole e altri accessori, con eventuale proiezione di parti o frammenti di tali componenti”.
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