Mitigazione del Rischio Idraulico: Definizione e Strategie
La difesa del suolo riveste un primario interesse, accresciuto dall'incremento della pressione antropica e dall'intensificarsi dei fenomeni idrologici estremi negli ultimi vent'anni. Nelle province più colpite, si sono registrati tra i 100 e gli oltre 200 mm di pioggia in poche ore, un quantitativo che solitamente viene raggiunto in diversi mesi. Di fatto, si è trattato di precipitazioni definibili come eventi estremi per intensità e quantitativi di pioggia caduti.
A.S.Pr.A. - Alta Scuola Professionale & Analisi Avanzate - in collaborazione con l’Ordine degli ingegneri della Provincia di Milano organizza il corso “La mitigazione del rischio idraulico ed idrogeologico: dalla pianificazione alle azioni.
L'Italia è più esposta di molti paesi europei al rischio alluvioni per via del suo peculiare intreccio di caratteristiche meteo-climatiche, topografiche, morfologiche e geologiche, nel quale rientra anche il fatto che in caso di esondazioni l’acqua ha poco spazio per defluire. La spinta verso una forte espansione dei centri abitati e delle aree produttive e industriali che si è verificata negli ultimi decenni ha aggravato questa condizione di fragilità perché il consumo di suolo porta inevitabilmente a una riduzione dei terreni permeabili, quelli cioè che possono assorbire la pioggia.
Secondo l’ultimo rapporto dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale quasi il 94% dei comuni italiani è a rischio di frane, alluvioni ed erosione costiera e oltre 8 milioni di persone abitano nelle aree ad alta pericolosità per questo tipo di eventi.
Il tempo medio che può intercorrere tra il verificarsi di due eventi successivi di entità uguale o superiore è l'elemento utilizzato da Ispra per delineare tre possibili scenari di rischio idraulico. A livello nazionale il 14% del territorio ricade in aree considerate a pericolosità bassa, il 10% è in aree a pericolosità media e il 5,4% in aree a rischio elevato.
Se si analizzano più da vicino i dati della mosaicatura nazionale della pericolosità idraulica emerge che tra le regioni con il rischio maggiore c'è proprio l’Emilia-Romagna dove, come si può vedere anche dalla mappa, quasi tutti i comuni si trovano in aree a pericolosità idrica media o elevata. In Emilia-Romagna le province con maggiori percentuali di territorio inondabile sono Ravenna e Ferrara con percentuali che arrivano rispettivamente all’80% e quasi al 100% in caso di scenario di pericolosità media da alluvioni. In provincia di Modena la percentuale di aree allagabili supera il 41%, in quella di Bologna è il 50% mentre a Forlì-Cesena è pari al 20.6%.
A livello nazionale l'analisi dei dati provinciali rivela che Rovigo è la seconda provincia italiana (dopo la già citata Ferrara) per quota di territorio esposto a rischio alluvioni (99,1% delle superfici). L'Emilia-Romagna è prima anche per numero di abitanti potenzialmente coinvolti in frane e alluvioni. I dati dell’ultima rilevazione di Ispra dicono che 428mila persone vivono in aree a pericolosità elevata, 2,3 milioni di persone in aree a pericolosità media e meno di 300mila in aree almeno a pericolosità bassa. Come spiega l’istituto, la notevole estensione delle aree allagabili in Emilia-Romagna è legata alla presenza di una complessa rete di corsi d’acqua che si sviluppano su ampie aree morfologicamente depresse, cioè a un livello più basso rispetto al suolo. Inoltre spesso i canali sono pensili, cioè il letto è sopraelevato rispetto al piano di campagna.
In primo luogo, come già detto, la combinazione di forti piogge ravvicinate, con due ondate di maltempo in 15 giorni entrambe caratterizzate da importanti accumuli pluviometrici. Piogge non solo intense ma anche persistenti, favorite da una particolare configurazione meteorologica, definita "effetto Stau". E poi l'estensione dell'areale colpito, da Bologna alla Romagna, con l'esondazione di ben 23 fiumi, in alcuni casi anche di quelli protetti dalle casse di espansione. Questi bacini, che durante le piene consentono di raccogliere temporaneamente l'acqua in eccesso, sono presenti in misura maggiore nella pianura emiliana dove cominciarono ad essere installate a seguito dell'alluvione che nel 1973 colpì Reggio Emilia.
E' insomma inevitabile domandarsi se il nostro Paese stia gestendo il rischio idrogeologico in modo adeguato: più di dieci milioni di italiani vivono in zone esposte alla probabilità di fenomeni alluvionali (unendo i tre livelli di pericolosità stabiliti da Ispra) e la pianificazione territoriale non sempre ne tiene sufficientemente conto. Andrea D'Alpaos e Luca Carniello approfondiscono il tema del rischio idraulico e i principali interventi di mitigazione.
Definizione di Rischio Idraulico
"Il territorio italiano per l'effetto combinato di caratteristiche idrologiche, in particolare un'estensione dei fiumi relativamente modesta rispetto ad altri contesti europei, caratteristiche geologiche e morfologiche è soggetto a fenomeni di dissesto idraulico e geologico. Le alluvioni si verificano quando eventi di precipitazione particolarmente importanti dal punto di vista della durata e dell’intensità producono portate che non possono essere convogliare verso valle dai corsi d’acqua.
Per quanto riguarda l’esposizione del territorio italiano a fenomeni alluvionali la mappatura realizzata nel 2021 da Ispra fornisce un quadro aggiornato per i livelli territoriali amministrativi: nazionale, regionale, provinciale e comunale. L'esposizione alla pericolosità idraulica è infatti soggetta a forti variazioni spaziali, come abbiamo già visto in precedenza soffermandoci sull'Emilia-Romagna.
Torniamo su questo punto insieme al professor D'Alpaos, soffermandoci adesso sul Veneto e sulla provincia di Padova. "In Italia le aree caratterizzate da una pericolosità elevata e quindi soggette ad eventi con tempi di ritorno relativamente bassi, tra 20 e 50 anni, sono il 5,4% del territorio. Questa condizione però varia spazialmente e infatti le aree a pericolosità elevata sono il 10% del territorio veneto e il 14% della provincia di Padova. Se poi invece si considerano aree a pericolosità media, quindi con tempi di ritorno tra i 100 e i 200 anni, si arriva al 10% del territorio nazionale, al 13% di quello veneto e al 20% del territorio della provincia di Padova. Se consideriamo eventi ancora più rari, con tempi di ritorno superiori ai 200 anni, la percentuale si alza al 14% per il territorio nazionale, al 32% per la regione Veneto e al 40% nel caso della provincia di Padova.
I Fattori Determinanti del Rischio Idraulico
Per rischio idraulico si intendono gli effetti indotti sul territorio dal superamento dei livelli idrometrici critici. A determinarlo sono "la pericolosità idraulica, la vulnerabilità e il valore degli elementi esposti. La pericolosità è la probabilità che un evento di una certa intensità si verifichi in un determinato territorio in un certo arco di tempo e questo dipende da sia da fenomeni naturali che dall’effetto di interventi antropici. I fenomeni naturali sono collegati anche alle caratteristiche climatiche di un certo territorio e quindi da questo punto di vista i cambiamenti climatici influiranno sulla pericolosità determinando eventi più intensi e più frequenti in futuro. Anche l’intervento antropico ha la sua influenza perché la gestione del territorio ma anche la sua mancata manutenzione incidono sulla pericolosità.
Strategie e Interventi per la Mitigazione
Per quanto riguarda le possibilità di ridurre il rischio idraulico le indicazioni che rimangono valide sono sostanzialmente quelle che già la commissione De Marchi aveva stilato dopo gli eventi del 1966 e presentato nel 1970, spiega il professor Luca Carniello. "Le indicazioni sono potenziare e migliorare la stabilità dei rilevati arginali e la loro altezza in modo da poter contenere le piene, creare dei diversivi per distogliere una parte delle portate ed evitare che raggiunga un determinato territorio e costruire dei bacini di laminazione.
I bacini di laminazione, chiamati anche casse di espansione, sono delle vasche artificiali in cui convogliare, in modo controllato, l'acqua in eccesso quando la portata di un fiume aumenta ed evitare così che avvengano episodi di esondazione. "Questi interventi possono essere fatti in maniera piuttosto estesa su tutto il territorio. Il Veneto dopo il 2010 ha realizzato alcune di queste opere come la Cassa di Caldogno nel vicentino che è a servizio delle piene del fiume Bacchiglione.
Tanto altro è ancora da fare e ci sono, ad esempio, alcuni interventi in fase di progetto, anche molto più importanti, come la Cassa della Grave di Ciano che è un invaso molto grande che potrebbe ospitare circa 30-35 milioni di metri cubi di acqua sul fiume Piave", continua Luca Carniello. Tornando all'alluvione in Emilia-Romagna abbiamo già accennato al fatto che il territorio romagnolo è stato storicamente meno protetto dalla presenza di queste opere rispetto all'area emiliana, ritenuta maggiormente a rischio di alluvioni.
Un’altra tipologia di intervento strutturale sono i diversivi. "Un esempio famoso in Italia è la galleria Adige-Garda che è stata fatta sul fiume Adige per portare le piene direttamente al lago di Garda senza farle passare da Verona. E’ già entrata in funzione più volte dopo il 1966 e ha prodotto degli effetti benefici.
Tornando al territorio veneto un altro esempio è la possibilità di completare l’idrovia Padova-Venezia per utilizzarla come diversivo per le acque del Brenta in modo da poter dare elasticità a tutto il nodo idraulico della città di Padova. L’ultimo intervento è la manutenzione degli argini soprattutto nell’ottica di evitare fenomeni di formazione di brecce.
Il professor Carniello si sofferma infine anche sugli interventi non strutturali che consentono di produrre allerte utilizzando la modellazione matematica. "A partire dalle previsioni meteo disponibili e applicando a cascata i modelli matematici, quindi idrologici e idraulici, è possibile sapere in anticipo quale sarà la risposta al suolo della perturbazione in arrivo.
Tabella: Percentuale di territorio a rischio alluvioni in alcune province italiane
| Provincia | Percentuale di territorio inondabile (pericolosità media) |
|---|---|
| Ferrara | Quasi 100% |
| Ravenna | 80% |
| Rovigo | 99,1% |
| Modena | >41% |
| Bologna | 50% |
| Forlì-Cesena | 20.6% |
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