Servofreno e Impianti Idraulici: Funzionamento e Importanza
Nel panorama sempre più complesso e tecnologico dell’automotive, due componenti rivestono un ruolo cruciale nella sicurezza e nel comfort di guida: il servofreno e il servosterzo. Il servofreno assicura una frenata potente ed efficace con il minimo sforzo, mentre il servosterzo facilita la sterzata, permettendo manovre precise e senza fatica anche a basse velocità.
Il Servofreno: Un Componente Essenziale per la Frenata
Il servofreno, noto anche come amplificatore di frenata, è un dispositivo essenziale nel sistema frenante di un veicolo, progettato per ridurre lo sforzo necessario per azionare i freni. Il servofreno sfrutta il principio della differenza di pressione per amplificare la forza esercitata dall’automobilista.
Come Funziona il Servofreno?
Il sistema è costituito da una camera a doppia membrana divisa in due sezioni: una collegata al collettore di aspirazione del motore (o alla pompa del vuoto) e l’altra all’atmosfera. Quando il conducente preme il pedale del freno, una valvola si apre e permette all’aria di entrare nella sezione a pressione atmosferica, creando una differenza di pressione tra le due sezioni della camera. Ciò genera una forza che amplifica l’azione del conducente, trasferendola al cilindro maestro del freno e infine ai freni stessi.
Chi ha guidato un’auto senza assistenza avrà il ricordo di un legame diretto fra il pedale del freno e la decelerazione al prezzo però di una certa fatica: con il servofreno e servofreno a depressione la frenata sarà potente anche se non si preme con forza sul pedale.
Il servofreno è un dispositivo ausiliario nei sistemi frenanti dei veicoli che utilizza la forza generata dal motore per aumentare la pressione esercitata dal conducente sul pedale del freno, rendendo così la frenata più efficace e meno faticosa. Il servofreno a depressione, in particolare, è il tipo più comune di servofreno utilizzato nelle automobili. Funziona sfruttando la depressione (vuoto) creata nel collettore di aspirazione del motore a combustione interna.
Questa depressione viene utilizzata per creare una differenza di pressione da un lato all’altro di un diaframma all’interno del servofreno. Quando il conducente preme il pedale del freno, il sistema riduce la pressione su un lato del diaframma utilizzando la depressione del motore, mentre l’altro lato rimane alla pressione atmosferica.
Durante una frenata, la pompa freni ha la funzione di convertire la pressione meccanica esercitata sul pedale in pressione idraulica attraverso il liquido dei freni. Ciò avviene per mezzo di un cilindro con un pistone che si muove all’interno. Il servofreno a depressione, collegato al collettore di aspirazione del motore, sfrutta la depressione (vuoto) generata dal motore in funzione per amplificare la forza che agisce sul cilindro della pompa freno.
Le valvole fanno infatti entrare l’aria in una delle due parti in cui il diaframma divide il servofreno, creando una depressione. Il servofreno si trova subito dietro il pedale del freno. Tutte le auto, anche quelle di fascia più bassa, sono oggi equipaggiate con il servofreno, aumentando il comfort di guida e facilitando la frenata.
Il servofreno a depressione non può funzionare a motore spento perché sfrutta il vuoto generato dal motore. Si tratta di un componente fondamentale per una frenata sicura e potente, ma necessita dell’energia generata dal motore per offrire una prestazione corretta. Quando il motore è spento, purtroppo, questo tipo di servofreno non può svolgere la sua azione assistita, rendendo la frenata meno efficace e più impegnativa per il guidatore.
Evoluzione del Servofreno
Nel corso degli anni, il servofreno ha subito significative innovazioni. I più moderni, quelli elettrici, ad esempio, offrono un controllo più preciso e affidabile rispetto ai sistemi tradizionali a depressione.
I primi servofreno è stato sviluppato negli anni ’20 del secolo scorso e messo in commercio da Bosch, ma il suo utilizzo diffuso è avvenuto a partire dagli anni ’80.
Con la diffusione in larga scala dei sistemi di frenata rigenerativa molti costruttori hanno adottato servofreni elettroidraulici, in particolare sui modelli ibridi.
Manutenzione e Problemi Comuni
Ovviamente anche il servofreno può evidenziare anomalie dovute alla normale usura o a un guasto improvviso. Anche gli spazi di arresto si allungano dato che la potenza frenante non ha tutta l’assistenza data dal servofreno a depressione. È inoltre possibile che la spia controllo motore si accenda perché alcune automobili sono dotate di un sensore di depressione del servofreno, che rileva e segnala eventuali perdite del vuoto.
Un problema al servofreno potrebbe anche essere associato ad una frenata “lunga”, essendo compromessa l’efficacia dell’intero sistema frenante che non reagisce più correttamente alla pressione del conducente sul pedale. Una perdita di pressione nel servofreno potrebbe inoltre portare ad un’eccessiva aspirazione del vuoto dal motore per compensare l’insufficiente pressione. Questo potrebbe addirittura portare allo spegnimento del motore quando si va a premere il freno. Rumori insoliti potrebbero segnalare una perdita d pressione. Non è infrequente che il malfunzionamento del servofreno sia dovuto ad un distacco del tubo del vuoto o dalla valvola di controllo che non funziona correttamente.
Un rapidissimo test per verificare se il servofreno è rotto è il seguente. Con il motore spento, premere ripetutamente il pedale del freno fino a che diventa duro. Successivamente si avvia il motore con il pedale premuto.
Un servofreno rotto può compromettere seriamente la tua sicurezza alla guida. Presta attenzione a sintomi come una pedaliera dura e resistente, difficoltà nel frenare o un suono sospetto durante la frenata. Se noti uno di questi segnali, non aspettare!
Il Servosterzo: Facilità di Manovra e Comfort di Guida
Il servosterzo è un sistema che assiste il conducente nelle manovre di sterzata, riducendo lo sforzo necessario per girare il volante e migliorando il comfort di guida. Questa tecnologia è diventata una componente standard nella maggior parte dei veicoli moderni, offrendo un’esperienza di guida più agevole e sicura.
Tipologie di Servosterzo
- idraulico (HPS): utilizza una pompa idraulica azionata dal motore del veicolo per generare pressione nel fluido idraulico.
- elettrico (EPS): utilizza un motore elettrico montato direttamente sulla cremagliera dello sterzo o sulla colonna dello sterzo.
- elettroidraulico (EHPS): combina elementi di entrambi i sistemi, con una pompa idraulica azionata da un motore elettrico.
Con il progresso tecnologico, anche il servosterzo ha visto una notevole evoluzione. Inizialmente, i sistemi idraulici dominavano il mercato, ma con l’avanzamento delle tecnologie elettroniche, i sistemi elettrici hanno guadagnato popolarità.
L’introduzione del servosterzo ha avuto un impatto significativo sulla sicurezza e il comfort di guida. Consentendo manovre più facili e precise, ha reso la guida meno faticosa e più accessibile a una vasta gamma di conducenti, inclusi quelli meno esperti o con meno forza fisica.
L'Importanza degli Impianti Frenanti
Tutti gli appassionati di motori, la prima cosa che fanno quando vanno a vedere le caratteristiche di un’auto o una moto, sono le prestazioni, l’accelerazione, la velocità. In pochi pensano a quanto impiega un veicolo per fermarsi una volta raggiunta una data velocità. L’impianto frenante resta una delle componenti fondamentali per ogni veicolo, per la sicurezza di tutti gli occupanti.
Sia in campo auto che moto, per frenare un veicolo viene trasformata l’energia che questo ha accumulato prendendo velocità, in attrito e colore mediante l’azione dei freni rallentando di fatto il mezzo.
Spesso nelle nostre anteprime dei gran premi mostriamo la potenza frenante con i dati forniti da Brembo, che in talune condizioni per frenare una vettura da F1 impiegano anche 3000cv, mentre per accelerare a 300Km/h da fermo necessitano meno di 1000cv. Questa differenza indica l’importanza che hanno i freni, più di quanto possa essere percepibile dall’appassionato o dall’automobilista che usa la sua vettura quotidianamente.
Classificazione degli Impianti Frenanti
L’impianto frenante può essere classificato in:
- meccanico
- idraulico
- aerodinamico
- elettrico
- pneumatico
Partendo dalla descrizione di un circuito idraulico in questo sistema viene messo in pressione un liquido incomprimibile attraverso una pompa mediante l’azione del pilota sul comando a pedale. Oggi ci sono sistemi Wire Less in uso anche in F1 che usano il pedale come un interruttore o potenziometro non collegato meccanicamente al sistema.
L’impianto frenante classico è composto da un serbatoio per l’olio, una pompa di comando, tubazioni composte da elementi rigidi collegati attraverso elementi flessibili e raccordi a tamburi con ganasce, oppure dischi con pinze e pattini per l’azione frenante vera e propria. Inoltre ci sono sistemi di controllo come correttori e regolatori di frenata, e di controllo dell’antibloccaggio delle ruote come l’ABS.
Secondo le norme di legge vigenti da molti anni ormai gli impianti frenanti hanno due circuiti separati che comandano le ruote di un automobile. In questo modo, che se dovesse esserci un’avaria, almeno due ruote incrociate sono ancora in condizioni di poter frenare il veicolo. Ricordiamo che questo sistema non è la salvezza assoluta in caso di guasto.
Un conducente difficilmente si accorge del problema in anticipo, e quando andrà ad azionale il pedale del freno, avrà solo la metà della forza frenante con un bilanciamento approssimativo. Quindi sapere di avere un impianto sdoppiato non toglie al conducente l’incombenza di avere cura meticolosa per l’efficienza del proprio impianto frenante.
Ci sono anche altri sistemi di sicurezza oggi obbligatori come l’ABS, ovvero il sistema che impedisce il bloccaggio dei freni che tratteremo sia per funzionamento che per utilizzo in seguito.
La pompa frenante mette in pressione il liquido stipato in un serbatoio di solito ben visibile e trasparente nel vano motore. Il liquido presente nel serbatoio fa parte di un circuito sigillato, di conseguenza se cala il suo livello, può dipendere solo dall’usura degli elementi frenanti che modificando la loro posizione in funzione dello stato facendo scendere il livello del liquido.
Se questo scende sotto un livello minimo i casi sono due, o si è giunti al limite di usura degli elementi frenanti o c’è un problema di perdita da qualche parte nell’impianto. In sostanza il liquido freni non deve essere mai rabboccato, il livello torna al massimo appena si cambiano le guarnizioni frenanti, diversamente c’è una perdita e va individuata immediatamente.
La pompa quindi mette in pressione il liquido che per effetto del fatto che è incomprimibile trasferisce il carico sugli elementi frenanti che faranno azione o sulle parti interne del tamburo, o esterne mordendo il disco freno. Ovviamente nei comandi meccanici, oggi ancora largamente diffusi, la pressione sul pedale determina anche quella sugli elementi frenanti.
Per aumentare la forza frenante con un minore sforzo sul pedale da parte del conducente si usa un servofreno. Quello usato dalla maggioranza dei veicoli moderni è di tipo a depressione.
Nel caso si tratti di un motore benzina o ciclo otto, il sistema utilizza la depressione fornita dal collettore di aspirazione, mentre per i motori diesel la depressione viene prodotta da una pompa di vuoto specifica. In sostanza quando il conducente aziona il pedale, il servofreno utilizzando la depressione di uno dei due sistemi sopracitati, amplifica la potenza, che può arrivare anche la doppio della forza impressa sul pedale.
Il servofreno classico è formato da due camere, una anteriore ed una posteriore divise da una membrana elastica. Un tubo collega il servofreno al collettore o la pompa di vuoto, controllato da una valvola di non ritorno. Il servofreno viene collegato direttamente al pedale e su di esso viene anche montata la pompa.
I più attenti monteranno allo spegnimento del motore, un netto indurimento del pedale del freno che torna ad essere direttamente collegato alla pompa senza ausilio intermedio. Ci sono sistemi che consentono di tenere un serbatoio di vuoto in modo da consentire almeno qualche frenata prima del netto indurimento del pedale del freno, che per inciso non perde ancora la sua efficacia, ma va solo azionato con maggiore veemenza per fermare il veicolo a motore spento.
I più fortunati ricorderanno la forza che necessitava sulle vecchie utilitarie degli anni 50 e 60 per frenare l’auto quando non veniva usato il servofreno. Molti ricorderanno come una delle Icone delle supercar la Ferrari F40 per scelta non usava il servofreno, per la sua filosofia che la voleva vettura dura e pura sotto il controllo del pilota. Una scelta opinabile visto che il servofreno, ben tarato nella sua azione, consente di modulare più precisamente la frenata attraverso una dosaggio della forza frenante più preciso e costante.
Il Liquido dei Freni: Un Elemento Fondamentale
L’impianto frenante idraulico, si basa sulla premessa che deve sfruttare l’azione di pressione su un liquido incomprimibile. Questo è formato da una olio particolare che utilizza degli additivi antischiuma con determinate caratteristiche ben definite.
Per evitare fenomeni di affaticamento soprattutto per un uso intenso dell’impianto si deve evitare che si formino bolle di vapore per effetto dell’aumento della temperatura del liquido, quindi deve avere un elevato punto di ebollizione almeno a 260°C, inoltre deve avere una viscosità tale da funzionare bene anche alle basse temperature, e non deve avere elementi chimici al suo interno che possono danneggiare tubazioni e guarnizioni dell’impianto, infine deve aver anche capacità lubrificanti per facilitare il movimento delle guarnizioni e dei cilindretti per gli elementi frenanti veri e propri.
A prescindere dal livello, anche se questo rimane costante nel tempo, per preservare le sue caratteristiche principali è sempre consigliabile una sostituzione completa del liquido almeno ogni due anni.
Il liquido dei freni passa attraverso delle tubazioni. Queste sono molto complesse, formate da elementi rigidi, collegate agli elementi finali flessibili. Questi ultimi sono fondamentali soprattutto per la questione dell’affaticamento. La pressione del liquido dei freni tende ad allargare la sezione flessibile del tubo, questo porta ad una riduzione della forza frenante.
La cosa diventa ancora più evidente quando l’impianto è sotto sforzo nelle condizioni di affaticamento. Questo fenomeno porta ad una riduzione della consistenza del pedale del freno, di dice che diventa spugnoso perdendo mordente, per evitare questa condizione si usano tubazioni particolari che resistono alla deformazioni per alte pressioni con il pedale del freno che rimane stabile e consistente senza perdere mordente sugli elementi finali come tamburi e dischi freno.
Cos’è il Servofreno?
Il servofreno è un componente essenziale per garantire prestazioni di frenata sicure ed efficienti. Questo dispositivo è progettato per moltiplicare la forza esercitata sul pedale del freno, consentendo al guidatore di frenare con minor sforzo e ottenere una frenata più efficace.
Il funzionamento del servofreno si basa sulla differenza di pressione al suo interno, che agisce come una leva idraulica. Esso è costituito da una capsula pneumatica divisa in due vani e un pistone di lavoro con una membrana elastica. Quando il motore è acceso e il servofreno è rilassato, i due vani sono collegati e in depressione fra loro. La valvola di controllo della pressione dell’aria esterna assicura che il pistone di lavoro abbia la stessa pressione su entrambe le facce.
Questo elemento è capace di aumentare del quadruplo la forza frenante impressa dall’autista sul pedale del freno utilizzando quella che comunemente viene anche chiamata “leva idraulica”. Potremmo quantificare questa forza come se il conducente esercitasse un’azione condizionata da circa 200-300 kg.
È composto da una capsula pneumatica separata in due vani e da un pistone di lavoro su cui è agganciata una membrana elastica. Il primo dei due vani è a “ pressione variabile ” e l’altro a “pressione costante”. Tramite l’innesto dotato di valvola di non ritorno, la camera a pressione è connessa al collettore di aspirazione del motore, nel caso in cui l’accensione sia comandata dallo stesso.
Quando il motore è acceso e il servofreno è rilassato, i due vani sono in connessione e, di conseguenza, in depressione fra loro. Il servofreno è composto da un cilindro separato dal pistone di lavoro in due corpi. La depressione si esercita nel vano di sinistra tramite il collegamento, connettendolo con la pressione esterna e la valvola a depressione nel corpo di destra.
L’energia impressa sul pedale del freno induce il movimento dell’asta di comando verso sinistra, facendo convergere lo stantuffo verso sinistra grazie alla differenza di pressione. Se il pedale del freno viene azionato parzialmente, avviene un intervento tra il vano a depressione e la camera di lavoro. Il disco di reazione si dilata quando il puntalino si ferma, spingendo in avanti il pistoncino della valvola e chiudendo la valvola dell’aria esterna.
Durante questa fase l’energia, sia sul puntalino che sul pistone, è costante fino all’interruzione della pressione sul pedale. La depressione si crea nel vano di sinistra quando il sistema è a riposo, attraverso il collegamento. Ciò consente la connessione con la pressione esterna e la valvola a depressione nella camera di lavoro (anche nel corpo di destra).
Sullo stantuffo si verifica una differenza di pressione che aumenta la forza di spostamento verso sinistra. In questo processo, lo stantuffo della pompa tandem si comprime, inserendo liquido in pressione alle ruote e completando l’azione frenante. Mantenendo costante l’energia impressa sul pedale del freno, la risposta dello stantuffo idraulico incide sullo schiacciamento della valvola a disco elastico.
In seguito alla chiusura della valvola dell’aria proveniente dall’esterno. Così lo stantuffo si stabilizza in una posizione intermedia. In conclusione, quando termina l’azione sul pedale, lo stantuffo converge verso destra sotto l’energia della molla.
La revisione del servofreno è un passo cruciale per assicurare il corretto funzionamento e la sicurezza del tuo veicolo. I servofreni per veicoli leggeri sono progettati appositamente per offrire prestazioni ottimali per automobili e altri mezzi più leggeri. Il servofreno è un alleato imprescindibile per la tua macchina, garantendo una frenata affidabile e potente. La pompa del servofreno è il componente vitale che alimenta l’intero sistema di frenata assistita.
Assicura che l’energia generata dal motore venga utilizzata efficacemente per potenziare la frenata, garantendo un’esperienza di guida più fluida e sicura.
Impianti Frenanti nei Trattori Agricoli
Anche gli impianti frenanti sono decisivi nell’incremento della sicurezza attiva del trattore agricolo, ed hanno avuto nel tempo una evoluzione enorme. Si è infatti passati in pochi decenni da macchine molto lente, per le quali erano sufficienti dei freni a nastro presenti sul solo assale posteriore, a macchine che per ottenere l’omologazione a 30 km/h necessitavano in sostanza di installare nei semiassi posteriori dei potenti freni multidisco a bagno d’olio.
L’azionamento basico per i freni è di tipo essenzialmente meccanico, ed è ancora utilizzato sui trattori specialistici cingolati, omologati per i 15 km/h di velocità massima. Gli azionamenti idraulici sono i più vantaggiosi anche perché permettono anche di ripartire in modo semplice la forza frenante sugli assali (quando sull’assale anteriore sono presenti dei freni).
Oltre ai di freni di servizio, utilizzati durante la marcia, sui trattori vi è anche un freno di stazionamento (o di parcheggio) che si utilizza per la sosta in sicurezza del veicolo. Mentre i primi vengono comandati tramite un pedale, per quelli di stazionamento si utilizza di solito una leva manuale o un comando elettroidraulico (che sui trattori più evoluti si aziona automaticamente quando si arresta il motore).
In entrambi i casi è opportuno effettuare scrupolosi controlli periodici. Riguardo invece ai tubi flessibili, ad una accurata ispezione visiva va aggiunta un attento controllo delle deformazioni interne, che è però difficile da effettuare senza smontare le stesse, e che può comunque essere sostituito da una valutazione di mantenimento della funzionalità pregressa.
Nel caso si verifichino delle frenate irregolari, spesso ciò è dovuto agli elementi flessibili che possono col tempo occludersi in alcune posizioni di lavoro. I materiali d’attrito hanno avuto anch’essi una notevole evoluzione, dai materiali a base d’amianto - comunemente diffusi fino agli anni ’80 - si è infatti passati a componenti che dovevano assicurare le stesse prestazioni fisico-meccaniche con una tossicità per l’uomo inferiore.
Oggigiorno, dato che in alcuni paesi è già possibile omologare i trattori per velocità di 50, 60 e in alcuni casi 65 km/h, è stato necessario anche introdurre nell’ambito dei trattori agricoli dei sistemi frenanti simili a quelli dei camion, ovvero freni esterni raffreddati quindi dall’aria, ma generosamente dimensionati e talvolta provvisti anche di ABS.
Alcuni trattori sono oggi dotati anche del cosiddetto “freno motore”, un dispositivo presente da molto tempo sugli autocarri, e che permette di rallentare senza intervenire sui pedali dei freni di servizio. Si tratta di un dispositivo che permette di “strozzare” (parzializzare) il flusso dei gas di scarico agendo su di un apposito pedale (o dispositivo a mano) che comanda la chiusura di una valvola a farfalla che causa una diminuzione del regime del motore.
Agendo sul comando viene anche chiusa la mandata di combustibile. La necessità di trainare rimorchi ed attrezzature caratterizzati da masse sempre maggiori ha portato i costruttori a realizzare impianti di frenatura ausiliaria per il rimorchio sia di tipo pneumatico sia di tipo idraulico.
Gli impianti misti di tipo automatico-pneumatico sono prodotti generalmente da ditte specializzate e funzionano con pressioni massime nell’ordine dei 7-8 bar. Mentre in Italia è molto utilizzata la presa a innesto doppio combinato che utilizza una tubazione di alimentazione collegata all’innesto sinistro e quella di comando che è allocata in quello destro, all’estero sono invece diffusi gli impianti a due vie che prevedono un innesto colorato di giallo per fornire aria al distributore del rimorchio, e un innesto rosso che serve per caricare il serbatoio e alimentare i freni.
Quando invece il rimorchio è dotato di un impianto a una sola via si utilizza l’innesto aggiuntivo colorato di nero. Per i trattori sono anche disponibili impianti di frenatura dei rimorchi che sfruttano la pressione dell’olio del circuito idraulico di frenatura del trattore. Questi impianti prevedono un’apposita presa che fornisce olio a una pressione di circa 150 bar e assicura un’azione frenante proporzionale alla spinta esercitata dal conducente sui pedali dei freni.
E’ comunque il settore relativo all’elettronica di bordo, che ha fatto le sue prime timide apparizioni negli anni ’80, quello che ha mostrato negli ultimi anni l’evoluzione più marcata.
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