L'Importanza Storica e l'Opera Idraulica Cinese
Analizzando le varie culture che si sono avvicendate sulla Madre Terra è interessante capire come queste abbiano risolto il fattore dell’approvvigionamento idrico, anche in rapporto al terreno geologico, per rispondere alle esigenze che la vita cosiddetta civile prospettava di volta in volta.
In generale l’acquedotto è un sistema che consente di condurre l’acqua dal punto di presa a quello di utilizzo. Sfruttando la forza di gravità, un semplice canale scavato alla luce del sole può consentire all’acqua di scorrere fino al luogo di fruizione, fino all’insediamento da approvvigionare.
Ma gli inconvenienti sono molti: animali che ne inquinano le acque, franamento delle sponde, intorbidamento quando piove e via così. Non ultimo il fattore bellico: la prima cosa che si faceva, quando si assediava una fortezza o un borgo, era quello di togliere l’acqua interrompendo il flusso nei canali.
Generalmente, per tutti questi motivi ed altri d’ordine pratico, già dall’antichità si scavano gallerie e cunicoli sotterranei per il trasporto dell’acqua entro le mura. I cinque fattori legati all’attuale approvvigionamento idrico, ovvero il prelievo, il trasporto, il sollevamento, l’immagazzinamento e la distribuzione, erano stati risolti almeno tremila anni fa. E con ogni probabilità ne sono stati realizzati anche in precedenza.
In varie miniere le maestranze avevano la necessità di eliminare le acque sia sorgenti sia d’infiltrazione dai cantieri sotterranei. Un sistema era quello d’installare impianti di sollevamento di vario tipo come, ad esempio, norie e coclee. Oppure le si poteva incanalare in una galleria, o in un cunicolo, aventi leggera pendenza e condurle all’esterno.
Probabilmente proprio per trovare una soluzione all’eduzione dell’acqua dai cantieri si sono poste le basi per lo sviluppo dell’ingegneria idraulica. L’argomento è lungo e, se vogliamo, pure affascinante, e magari si potrà riprenderlo.
I "Misteriosi" Acquedotti Cinesi
Secondo altre fonti la tecnica idraulica dello scavo d’acquedotti ipogei (qui denominati karez) sarebbe giunta in Italia e quindi in Europa dall’antica Persia o addirittura dalla Cina e per l’esattezza dai territori del nord-ovest, nel Bacino del Tarim, posto a ovest del Deserto del Gobi e a nord del Tibet.
«Nella sola prefettura di Turpan nel 1948 furono censiti 478 karez, alcuni dei quali andati successivamente in disuso a causa del pompaggio di acque sotterranee che ha abbassato il livello di falda. Tuttavia nel 1983 nell’intera zona alle falde delle Montagne Fiammeggianti si contavano ancora 1154 karez (Pan e Chao 1993 [Pan C., Chao T. 1993, The relation of the Karez systems of Xinjang and the central plains of China, Proceed. Intern. Conf. on Karez irrigation, p. 23, Urumqi]). Tenendo presente che lo sviluppo di un tipico karez supera in media i 3 chilometri, se ne ricava che la cifra di 3000 chilometri di gallerie sotterranee è tutt’altro che esagerata. Un lavoro che non a torto è stato da alcuni paragonato al lavoro necessario per l’erezione della famosa Grande Muraglia» (Castellani V., Civiltà dell’acqua. Archeologia del territorio da Roma arcaica alle antiche civiltà mediterranee, Editorial Service System, Roma 1999, pp. 242-243).
E la conclusione, sulla quale rimango perplesso, è la seguente: «da parte di alcuni ricercatori cinesi viene sostenuto che la tecnica dei karez sia nata in tempi antichissimi sugli altopiani del Fiume Giallo (Shouchum 1993 [Shouchum C. 1993, The study of historical geography on the origin of the Karez of Turpan, Proceed. Intern. Conf. on Karez irrigation, p. 47, Urumqi]) e da qui importata nello Xinjang e dallo Xinjang verso la Persia ed il mondo occidentale. Un’ipotesi per molti versi affascinante, che vedrebbe ancora una volta l’occidente come debitore dell’antico sviluppo della civiltà cinese» (Ibidem, p. 246).
Questo senza tenere conto che tale territorio ha restituito numerose sepolture i cui cadaveri, mummificatisi naturalmente, non sono cinesi (si veda utilmente: Mallory J. P., Mair V. H., The Tarim Mummies, Thames & Hudson, London 2000). Senza tenere conto che gli acquedotti non sono stati studiati e men che meno gli insediamenti.
Tornando alle opere idrauliche, sull’argomento della «importazione» ho avuto modo di osservare così: «Ben pochi acquedotti scavati interamente a mano sono stati interamente studiati. In diverse regioni mediorientali esistono acquedotti ipogei che per vari motivi vengono definiti “antichissimi”. Occorre dimostrarlo. In quest’ultimo decennio taluni ricercatori sono stati in Iran, in Iraq, nel Turfan Cinese e qualcuno asserisce che quelli del Turfan, essendo più antichi e forse scavati dai Cinesi, sono i progenitori degli altri» (Padovan G., Archeologia del sottosuolo. Manuale per la conoscenza del mondo ipogeo, Mursia, Milano 2009, pp. 148-149).
Per le opere minerarie e per quelle idrauliche ci si trova dunque «debitori» di altre culture? Di altre popolazioni non europee? Può darsi. Personalmente sono di parere differente e ho cercato di argomentarlo scrivendo un libro: «Il Mito Europeo. Le culture che ci hanno preceduto». Ho parlato delle genti che sono partite da quel territorio oggi noto con il nome di Europa e sono migrate altrove, portando con sé usi, costumi e miti. Ho parlato di «europei» e non di «indoeuropei», perché le genti europee giunsero quasi in ogni angolo del mondo.
Se gli acquedotti sotterranei del Turfan, assieme alle loro mummie silenti con la pelle chiara, i baffoni biondi o rossi e le fattezze da vichinghi affascinano, il deserto ha fatto sparire quasi tutto sotto una coltre arida.
Il Fiume Giallo (Hwang Ho): Cuore della Civiltà Cinese
HWANG HO ("il fiume giallo", hwang "giallo" e ho "fiume"; A. Il secondo fiume della Cina. I Cinesi lo chiamano più spesso soltanto "il fiume" (ho). Il fiume ha un bacino di un milione di kmq., un quarto della superficie della Cina propriamente detta (il bacino del Danubio è di 817 mila kmq.); la sua lunghezza totale è stata stimata a circa 5 mila km.
Il lunghissimo corso di questo grande fiume si può dividere in tre parti: corso superiore, dalle sorgenti, 4455 m. s. m., fino a Chung-wei, 1215 m. s. m., con un percorso di 2400 km. e la pendenza di 1,3 m. al l km.; corso medio, da Chung-wei, a 1215 m. s. m., fino al bacino di Hwai-k'ing, presso Meng hsien, a 129 m. s. m., con un percorso di 1800 km., e una pendenza di 0,6 m. al km.; corso inferiore, da Hwai-k'ing fino alla foce, con un percorso di 850 km. e la pendenza di 0,15 m.
Nel bacino del Fiume Giallo il riso è l'alimento preferito soltanto dei ricchi; la grande massa vive specialmente di miglio e di grano. La poca quantità di riso che si coltiva nella parte meridionale differisce assai dal ricco raccolto della Cina centrale e meridionale. Malgrado l'uniformità apparente data dal loess, il fiume non unisce le provincie che attraversa. Navigabile soltanto in alcuni punti, non può in nessun modo costituire una via commerciale.
Pochi sono i passi in cui il fiume è guadabile hanno quindi avuto nella storia della Cina una grande importanza. Il bacino del Hwang ho, date le difficoltà di attraversarlo e la facilità di scavarvi abitazioni nelle pareti verticali del loess, ha contribuito a fissare in residenze stabili le prime popolazioni cinesi.
Considerato però nel suo complesso, esso ha costituito per tutta la Cina piuttosto una barriera che una via di comunicazione o di attraversamento. Esso può essere considerato come una vasta regione di confine che ha separato nello sviluppo storico della Cina la Cina agricola e pacifica del centro e del sud dalle pianure della Manciuria e della Mongolia, dando origine al dualismo che ha permesso lo sviluppo di governi e di stati conquistatori manciù e mongoli.
I ricchi depositi alluvionali rialzano continuamente il letto del fiume. I tecnici cinesi, dopo una secolare esperienza, hanno studiato un metodo razionale di dighe, lontane di qualche km. dalle due sponde del fiume nel suo corso normale, in modo da permettere un sufficiente sfogo alle piene. Malgrado questi lavori secolari, nessun fiume ha variato più spesso il suo corso inferiore in modo così imponente come il Fiume Giallo.
Uno dei compiti più importanti che attendono la Cina è quello di lottare con un piano d'insieme contro il formidabile pericolo delle inondazioni, utilizzando anche le cognizioni e i mezzi della scienza idraulica europea; coordinando questa sistemazione con quella dei fiumi del Ho-pe (Chih-li), del fiume Hwai e del Grande Canale.
Fra le divinità del culto degli antichi Cinesi, il dio del fiume, Ho po, "il conte del fiume", raffigurato talvolta in forma di pesce con testa umana, o come un uomo a cavallo di un drago, era il centro di una serie di leggende che ci sono state conservate.
Hangzhou: Un Esempio di Armonia tra Storia, Natura e Innovazione
Hangzhou, la capitale della provincia cinese dello Zhejiang, è una delle città più affascinanti della Cina. Le origini di Hangzhou come città risalgono a oltre 2.200 anni fa, quando divenne un importante centro commerciale durante la dinastia Qin (221-206 a.C.). Tuttavia, il suo periodo d’oro arrivò sotto la dinastia Song (960-1279), quando fu elevata a capitale imperiale e divenne una delle città più prospere e sofisticate.
Uno dei tesori più preziosi di Hangzhou è infatti il Lago dell’Ovest, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 2011. Questo lago iconico, circondato da colline verdeggianti, pagode storiche e giardini classici, è stato per secoli una fonte di ispirazione per artisti e letterati.
Oltre al Lago dell’Ovest, Hangzhou vanta una straordinaria bellezza naturale. Le Piantagioni di tè di Longjing, situate sulle colline circostanti, producono il famoso tè verde Longjing, apprezzato in tutto il mondo per la sua qualità eccellente. A pochi chilometri dalla città si trovano le Grotte di Feilai Feng, un complesso di sculture buddiste scolpite nella roccia che risale alla dinastia Tang (618-907).
Il Gran Canal Beijing-Hangzhou, è il canale più lungo e antico del mondo, con una storia che risale a oltre 2.500 anni fa. La sezione di Hangzhou è particolarmente affascinante grazie al suo connubio tra paesaggi pittoreschi, edifici storici e l’atmosfera vibrante di una città moderna.
Un tempo vitale per il commercio e il trasporto di beni preziosi come il riso e la seta, oggi il canale è un’importante attrazione turistica. Uno dei punti più suggestivi è il Ponte Gongchen, il più antico e iconico della zona, mentre il vicino Museo del Gran Canale racconta la storia e l’impatto culturale di questa meraviglia.
Oggi, il Gran Canale di Hangzhou è non solo un’importante eredità storica, ma anche un luogo di ritrovo per residenti e turisti, che lo percorrono in barca o a piedi lungo i margini, godendo del perfetto equilibrio tra tradizione e modernità.
Hangzhou non è solo un simbolo di storia e natura, ma anche un centro di innovazione e tecnologia. La città è la sede di Alibaba, il colosso dell’e-commerce fondato da Jack Ma, che ha trasformato Hangzhou in un polo tecnologico di livello mondiale. Nel 2016, Hangzhou ha ospitato il Vertice del G20, un evento che ha sottolineato il ruolo sempre più centrale della città nel panorama economico globale.
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