Il Funzionamento dell'Organo Idraulico di Villa d'Este a Tivoli
Voluta dal cardinale Ippolito II d’Este, nominato Governatore civile della città di Tivoli da papa Giulio III, Villa d’Este è un capolavoro rinascimentale dell’architettura italiana, inserita ufficialmente nel patrimonio UNESCO dell’umanità dal 2001. Dal 2001, è parte del Patrimonio Mondiale UNESCO, insieme all’imponente Villa Adriana (inserita nella lista dal 1999), la residenza edificata dall’imperatore Adriano intorno al 126 d.C. Dal 2016, entrambi i siti sono riuniti sotto la gestione dell’istituzione museale Le Villæ - Istituto autonomo Villa Adriana e Villa D’Este (MiC).
Edificata nella seconda metà del Cinquecento, la sontuosa residenza nasce per volontà del Cardinale Ippolito II d’Este, figlio del duca Alfonso I e di Lucrezia Borgia, amante delle arti e mecenate di artisti e letterati. L’imponente progetto, affidato all’architetto e pittore napoletano Pirro Ligorio e realizzato dall’architetto di corte Alberto Galvani, prese corpo dopo il 1560 e proseguì per oltre vent’anni: nel 1572, alla scomparsa di Ippolito II d’Este, la villa era pressoché ultimata. Oggetto di ulteriori interventi di ampliamento e abbellimento a opera degli eredi del cardinale, passò successivamente agli Asburgo e, dopo un periodo di decadimento, ritrovò il suo antico splendore con il cardinale tedesco Gustav Adolf von Hohenlohe, che ne fece nuovamente un prestigioso salotto culturale, invitando spesso, tra il 1867 e il 1882, Franz Liszt.
Qui, il celebre musicista, ispirato dall'atmosfera del luogo, compose numerose opere, tra cui Aux cyprès de la Villa d'Este, Christus e Les jeux d'eau à la Villa d'Este, eseguendo, inoltre, uno dei suoi ultimi concerti nel 1879. Un arioso pendio dalla vista mozzafiato, punteggiato di vigne e oliveti: la Valle Gaudente, “felice”, rappresentava il luogo perfetto per edificare la lussuosa dimora del cardinale.
Esteso su un’area di 4,5 ettari circa, il complesso di Villa d’Este si presenta come un quadrilatero dalle linee irregolari, dovuto all’esigenza di includere il preesistente convento benedettino nel progetto del nuovo palazzo, che domina gli spettacolari giardini con la struttura a tre piani e la sobria facciata, impreziosita al centro da un’elegante loggia con doppia rampa di scale. L’esterno è un vero e proprio giardino delle meraviglie: fontane, vasche, cascate, grotte e ninfei, magnificamente integrati nel verde, scandito dalle geometrie dei viali che attraversano le terrazze digradanti.
La Fontana dell'Organo: Un Capolavoro di Ingegneria Idraulica
Di stile barocco è la monumentale Fontana dell’Organo, riccamente decorata, celebre per riprodurre suoni simili allo strumento musicale, grazie a un ingegnoso sistema idraulico, custodito all’interno di un tempietto, affiancato da due nicchie con le statue di Apollo e Orfeo e da quattro imponenti telamoni. L’organo idraulico, realizzato da Claude Vénard, si ispira a esempi dell’antichità: l’interazione tra acqua e aria produceva un suono melodioso, quasi un’armonia celeste.
La Fontana dell’Organo Idraulico invece deve il nome a un elaborato sistema acqueo interno, che genera un suono melodioso quasi paragonabile a uno strumento musicale. L’altra fontana sonora che fortunatamente è ancora possibile ascoltare è la Fontana dell’Organo idraulico che suona ogni due ore a partire dalle 10.30. L’edificio, progettato anche in questo caso da Pirro Ligorio, anticipa il gusto Barocco che in una ventina d’anni sarebbe diventato tanto importante nel mondo artistico e architettonico del XV secolo.
Il Funzionamento dell'Organo Idraulico
Uno strumento inventato nel III secolo a.C., ad Alessandria d’Egitto, e divenuto poi di grande successo nella Roma imperiale e a Bisanzio. Ebbene in questo contesto l’aria compressa dall’acqua era usata per far funzionare uno strumento musicale. Questo strumento è passato alla storia come l’organo idraulico alessandrino. L’organo constava di un macchinario che emetteva il suono grazie ad un sistema idraulico piuttosto complesso ma efficace. Questa miscela di aria ed acqua discendeva in un tubo verticale e raggiungeva un vano stagno, detto camera eolia o camera del vento.
Questa miscela di aria e di acqua discendeva in un tubo verticale e raggiungeva un vano stagno, detto camera eolia o camera del vento. Le canne dello strumento erano alloggiate dentro l’abside della fontana e il macchinario era sostanzialmente immerso nell’acqua; fattore che contribuì a farlo deteriorare. Tutti questi organi sono andati distrutti; l’unico a sopravvivere fu quello del Quirinale. Lo stesso organo seicentesco di Villa d’Este è arrivato ai giorni nostri soltanto come descrizione di ciò che fu.
In questa nuova versione venne eliminato il diluvio e aggiunta un’edicola a cupola con un altro organo. Anche tale strumento presentava delle innovazioni, per esempio gli automatismi si trovavano al di fuori della camera eolia, per preservarli meglio dalla corrosione; gli venne aggiunto un secondo registro con una tastiera per essere utilizzata manualmente da un organista; venne dotato di tre nuove sonate intercambiabili. I cilindri, sono interamente metallici, realizzati in acciaio dolce inossidabile. È stato fatto ogni sforzo possibile per reperire le sonate antiche, ma senza successo.
Il Giardino di Villa d'Este
Il giardino di Villa d’Este, ribattezzato il “giardino all’italiana” più bello d’Europa e simbolo del Rinascimento italiano dal punto di vista architettonico, è ciò che meglio rappresenta il progetto di Pirro Ligorio. Lo spazio verde si estende dalla facciata posteriore della villa e arriva all’ingresso del palazzo. Le terrazze e i dolci rilievi che caratterizzano l’area seguono lo schema tipico di una città romana: il terreno è stato delimitato dalle vecchie mura che Ligorio volle utilizzare come contrafforti per la realizzazione del terrapieno, mentre l’immensa mole d’acqua necessaria alle numerose e monumentali fontane che avrebbero adornato il giardino sarebbe stata attinta dall’Aniene.
Di Ligorio infatti è anche il complesso progetto ingegneristico di una galleria sotterranea, lunga 600 metri, che avrebbe portato un sistema di tubature sotto la città di Tivoli capaci di attingere fino a 300 litri al secondo. Tra le 50 fontane che è possibile ammirare nel giardino di Villa d’Este, la più scenografica è sicuramente la Fontana di Nettuno, imponente anche per quantità d’acqua necessaria al funzionamento. Gli zampilli generati dai giochi d’acqua si proiettano verso l’alto a notevole distanza, un progetto, per come lo vediamo oggi, di recente realizzazione. Autore della fontana, infatti, fu Attilio Rossi che, grazie a una notevole abilità unita al profondo rispetto per la precedente realizzazione, è riuscito a innestare il complesso idrico della Fontana di Nettuno su quello originale.
Una sequenza di fontane, su tre livelli, ornate da gigli, aquile e barchette, caratterizza il suggestivo viale delle Cento Fontane, che unisce la Fontana dell’Ovato alla Rometta, un corso d’acqua sinuoso a evocare il Tevere, con al centro una grande barca - simbolo dell’Isola Tiberina - dominato da una grande statua della Dea Roma e dalla Lupa che allatta i gemelli Romolo e Remo. Passeggiando nel giardino all’italiana, si ammirano, tra le altre, la Fontana del Bicchierone - una grande valva di conchiglia con un calice all’interno - realizzata dal Bernini nella seconda metà del Seicento, la Fontana dei Draghi, un’ampia vasca con un gruppo scultoreo di quattro draghi dalle cui bocche zampilla un getto d’acqua, e la novecentesca Fontana di Nettuno, una maestosa cascata, incorniciata da potenti getti d’acqua che creano un indimenticabile effetto scenografico.
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