Pavimento in Calce Idraulica: Pro e Contro
In questo articolo, analizzeremo a fondo il pavimento in calce idraulica, valutandone i pro e i contro. Esploreremo, inoltre, le alternative moderne come il microcemento e il pastellone, confrontandoli con le tecniche di posa tradizionali e innovative.
Il Pastellone di Calce: Caratteristiche, Vantaggi e Prezzi
Il pastellone è un rivestimento a calce dall’aspetto liscio simile al marmo. Si usa per realizzare superfici continue a base di calce di circa 5-6 mm. Questo tipo di lavorazione veniva usata già dai romani, soprattutto nella città di Venezia, per cui è conosciuto anche con il nome di “pastellone veneziano”. Composto al 100% di calce naturale, senza alcun additivo, è formato da due strati. Il sottofondo viene ricavato da un impasto di calce spenta e materiale inerte vario, che viene poi livellato e battuto a rifiuto.
I Vantaggi del Pavimento in Pastellone
- Resistenza e durevolezza.
- Può essere posato su un pavimento già esistente, anche se è presente un impianto di riscaldamento radiante.
- La superficie impermeabile consente una notevole facilità di manutenzione e di pulizia, con un conseguente risparmio di tempo.
- Eco-compatibile perché realizzato esclusivamente con materiali naturali, senza resine, additivi chimici o sintetici.
- Possibilità di personalizzare al 100% il colore, per cui ha caratteristiche di massima versatilità. Anche i colori utilizzati vengono ottenuti con miscelazione di pigmenti vegetali e minerali naturali.
- Essendo composto di un materiale traspirante, il pastellone in calce può essere utilizzato anche in ambienti molto umidi.
- Un pavimento in pastellone è praticamente eterno.
Pastellone: Prezzi
Il costo di un pavimento in pastellone è sicuramente inferiore rispetto a quello di un pavimento con caratteristiche simili ma in resina. Questo perché l’applicazione e i tempi di posa sono molto più rapidi: il pavimento in pastellone viene realizzato in pochissimi passaggi e può essere calpestato da subito. Un pavimento in calce dello spessore dai 3 ai 5 mm ha un costo medio sugli 80-90 euro al mq.
Microcemento o Pastellone? Un Confronto
Le miscele cementizie e le resine ci permettono di realizzare meravigliose pavimentazioni a basso spessore. Tuttavia, questi materiali sono gli unici idonei alla creazione di superfici continue? Nelle prossime righe indagheremo su cosa è meglio scegliere tra il microcemento e il pastellone: analizzeremo tutte le caratteristiche senza tralasciare alcun dettaglio.
Il microcemento è un rivestimento cementizio polimerico che può essere utilizzato per ambienti interni ed esterni, sia per i pavimenti che per le pareti. Questo composto viene mischiato poi con acqua. Si origina così il processo di presa idraulica originato dai silicati alluminati presenti nell’argilla frantumata e dagli idrati di calcio contenuti nella miscela di acqua e calce. Tale operazione garantisce eccezionali qualità di permeabilità e durata.
Sia il microcemento che il pastellone offrono come risultato finale una pavimentazione a basso spessore e priva di fughe. Al tempo stesso, i materiali spiccano per igiene e sicurezza. La mancanza di fughe sui rivestimenti evita l’accumularsi di polvere e soprattutto il proliferare di germi e batteri. Le stesse qualità le ritroviamo contemporaneamente nel microcemento.
Il prodotto Microverlay presente nel catalogo Isoplam è celebre per il suo spessore estremamente ridotto di appena 3 millimetri. Un’altra grande differenza tra microcemento e pastellone risiede nei componenti che li originano. Quelli del pastellone veneziano sono al 100% naturali.
La Posa: Sabbia e Cemento o Colla?
Esamineremo l'evoluzione tecnologica dei materiali e della posa degli stessi e ti spiegheremo vantaggi e svantaggi di uno e dell'altro sistema.
La Posa a Malta nella Storia
La posa “tradizionale”, detta anche “a sabbia e cemento” oppure “a malta” o infine “fresco su fresco”, era il metodo utilizzato per posare i pavimenti in pietra e marmo nei tempi antichi. L’allettamento era un impasto di inerti e calce su cui veniva posato il lastricato di pietra. Questo metodo viene utilizzato fino ai tempi odierni per la posa di lastre di marmo, pietra o porfido. L’unica variante è l’utilizzo del moderno cemento al posto della calce.
Tale metodo, utilizzato dagli antichi per posare lastre in pietra di spessori rilevanti, è stato adottato fino a pochi anni fa anche per la posa di piastrelle in ceramica prodotte con il metodo della bicottura e della monocottura. Come vedremo questa tipologia di posa non è, invece, adatta ai moderni pavimenti in grès porcellanato.
La posa della piastrella a sabbia e cemento: come avviene
Il posatore prepara l'impasto per l'allettamento di posa miscelando sabbia, cemento ed acqua fino ad ottenere una consistenza simile a quella della terra bagnata. Il "letto" di malta cementizia viene steso sul fondo, reso planare e, quando ancora è umido (le tempistiche sono molto importanti) va eseguito lo “spolvero” e quindi la posa delle piastrelle.
► Lo spolvero si esegue cospargendo il letto di malta con polvere di cemento o con prodotti appositi. Una volta "spolverato" omogeneamente lo strato di malta cementizia lo si bagna leggermente, innaffiandolo, e quindi si procede alla posa della piastrella. ► Immediatamente dopo la posa si deve “battere” il pavimento con le mani, oppure aiutandosi con un asse di legno o con gli appositi frettazzi. I cristalli del cemento che iniziano a formarsi penetreranno la parte inferiore della piastrella, il supporto, che viene così agganciata alla malta cementizia.
Attenzione: requisito essenziale perché questo sistema funzioni è che il supporto della piastrella sia poroso!
Dopo la posa: la stuccatura delle fughe
Il giorno successivo alla posa delle piastrelle, si può procedere alla stuccatura, ovvero alla sigillatura delle fughe che può avvenire in due modi:
► Utilizzando i moderni stucchi: prodotti premiscelati con la granulometria già dosata e disponibili in diversi colori.
► L'alternativa è il metodo più antico, quello della stuccatura con la boiacca cementizia. Questo metodo si utilizzava qualche decina di anni fa per le piastrelle e si utilizza ancora quando si devono stuccare materiali come il porfido o qualche tipologia di pietra. Consiste nel realizzare un impasto di acqua e cemento molto liquido, la cosiddetta “boiacca”, questo per far sì che l'impasto riesca a penetrare ed a sigillare i punti vuoti rimasti sotto alla piastrella ed in prossimità del bordo.
Stesura del sottofondo, posa della piastrella e stuccatura avvenivano, come in antichità, contemporaneamente, nello stesso momento.
La posa a colla delle piastrelle
Nei primi anni ’70 le modalità di posa vengono rivoluzionate dall’introduzione del metodo “a massetto e collante”. Questo nuovo metodo viene importato dagli stati uniti dove esiste fin dal dopoguerra, ma si afferma con lentezza nel nostro paese, proprio perché c’è una forte tradizione secolare sulla posa a malta.
Come si incollano le piastrelle? In estrema sintesi questo nuova modalità prevede la posa in due tempi: dapprima si procede con l’esecuzione dello strato di sabbia e cemento (il massetto) che viene disteso e reso perfettamente planare e liscio. Dopo circa un mese di maturazione del massetto vengono incollate le piastrelle su questo strato di cemento mediante dei collanti in grado di garantire una maggiore elasticità. Collanti e metodi di posa cambiano in base ai formati: ad esempio nel caso di posa delle grandi lastre occorre adoperare tecniche ed attrezzature differenti rispetto alla posa di gres in piccoli formati.
Questo metodo, inoltre, rivoluzione la posa sopra ai pavimenti esistenti in quanto permette di procedere con facilità alla sovrapposizione senza che sia necessario demolire il pavimento esistente. Per la sovrapposizione l'industria ceramica ha studiato e prodotto un grès a basso spessore: il cosiddetto grès laminato.
Posa a colla e a malta: differenze tra i due sistemi
- Posa in sovrapposizione
Il primo vantaggio della posa mediante collanti è proprio questo: consente facilità estrema ed economicità nel sovrapporre un nuovo pavimento ceramico su di un vecchio pavimento. La scelta tra la posa tradizionale o l’incollaggio qui è davvero facile: la posa a colla costa molto meno, l’intervento è meno invasivo e non ci sono gli oneri di smaltimento del pavimento demolito.
- Prezzo e velocità
Ma se dobbiamo realizzare un nuovo pavimento? Quale sistema di posa presenta più vantaggi? Questo caso merita una analisi più approfondita. La pura considerazione economica farebbe propendere per la posa a sabbia e cemento che costa di meno. Grazie alla possibilità di realizzare il pavimento in un unico momento si riducono i costi di manodopera. Inoltre non si devono acquistare i collanti. La differenza di prezzo si può quantificare in circa 15/20 euro al metro quadrato, a favore della posa a sabbia e cemento.
Anche la tempistica gioca a favore della posa fresco su fresco: l’intervento di posa è immediato e non occorre aspettare il tempo di asciugatura e maturazione del massetto, obbligatorio in caso di posa a colla. Questo significa circa 20 giorni in meno sui tempi del cantiere. Ma se la posa a malta costa meno, come mai il mercato e le normative vanno nella direzione della posa a colla?
- Caratteristiche delle piastrelle: il grès
Un motivo fondamentale sta nell'evoluzione del prodotto ceramico ed in particolare nella diffusione del gres porcellanato che, notoriamente, è molto meno assorbente rispetto a monocottura e bicottura. Minore assorbenza implica maggiore resistenza meccanica del gres rispetto alle generazioni di prodotti precedenti Ma questa minore assorbenza comporta, come contropartita, una maggiore difficoltà nel far aderire la piastrella al fondo cementizio. La posa fresco su fresco combinata alla scarsa assorbenza del gres ha generato, nella fase iniziale di introduzione del nuovo prodotto, diverse contestazioni per pavimenti che “cantavano a vuoto” con una adesione non soddisfacente.
- Posa di piastrelle di grandi dimensioni
Un altro nemico della posa fresco su fresco è l’utilizzo di piastrelle di grandi dimensioni. In questo caso l’incollaggio è reso ancor più difficoltoso per la concavità delle piastrelle nella parte centrale. In questi casi anche la posa a colla deve essere effettuata con la massima diligenza al fine di non creare punti vuoti sotto alla piastrella. La posa tradizionale a malta, in questi casi, è del tutto sconsigliata.
- Posa di spessori sottili
Discorso molto simile vale anche per i grès laminati: lo spessore ridotto ed il grande formato necessitano di massetti assolutamente planari e di un collante, spalmato sia sulla piastrella che sul massetto, a schiacciamento totale. La posa a malta è da evitare nel modo più assoluto.
- Posa di piastrelle su impianto radiante
Quindi la diffusione del gres e l’aumento delle dimensioni medie del formato delle piastrelle sono gli elementi principali che spingono verso l’applicazione a colla delle piastrelle. Ma ci sono altri fattori che hanno spinto in questa direzione, si pensi ad esempio alla diffusione degli impianti radianti a pavimento.
Il riscaldamento a pavimento richiede un pavimento in grado di assorbire dilatazioni e costringimenti del pavimento: un aggrappaggio rigido come quello della posa a fresco non può convivere con un sistema radiante, mentre la posa con massetto e colla si combina perfettamente con le esigenze di elasticità richieste.
Quale sistema per la posa di piastrelle all'esterno?
La posa di piastrelle in ceramica all’esterno è ancora più pericolosa della posa dello stesso materiale all'interno. Esposto agli agenti atmosferici il pavimento (quindi l'intero sistema composto da fondo+legante+piastrella) è messo a dura prova dai repentini cambi di temperatura, dal gelo, dalle infiltrazioni d'acqua che mettono sotto stress il manufatto. La posa a colla garantisce una reazione più elastica a questi stimoli e allunga la vita al pavimento posato in esterno.
Inoltre la tecnica del massetto e dell’incollaggio permette di interporre una membrana elastica tra la piastrella e il massetto (molti la chiamano “guaina liquida”, alcuni - più precisamente - "membrana di protezione del calcestruzzo") che consente di proteggere il calcestruzzo dalle infiltrazioni di umidità, evitandone l’inevitabile degrado, disgregazione e carbonatazione. I prodotti più conosciuti sono il Mapelastic di Mapei ed il Nanoflex di Kerakoll.
La scelta dello stucco
Una volta scelte le piastrelle per la propria casa arriva da fare una scelta che a primo impatto sembra quasi banale: quale stucco utilizzare? Dico “a primo impatto” proprio perché in realtà non è una scelta facile: esistono diversi tipi di materiali tra cui poter scegliere.
- STUCCO CEMENTIZIO - È quello che viene utilizzato praticamente da sempre.
- STUCCO SILICIO CEMENTIZIO - È uno dei prodotti di punta di Mapei, viene chiamato Ultracolor Plus.
- STUCCO EPOSSIDICO - Se Kerakoll e Mapei potessero consigliarti lo stucco, ti spingerebbero senz’altro questo.
- STUCCO DI CALCE NATURALE NHL - In realtà questo è un prodotto che ha poco mercato, ma è comunque degno di nota.
QUALE SCEGLIERE? - Dipende tanto dalla situazione delle case di ognuno di noi. Se i muri hanno una buona traspirabilità e sei su un piano rialzato puoi valutare di fare tutte le fughe con uno stucco epossidico. Al contrario se magari hai un cappotto di polistirene che non fa respirare i muri, valuterei uno stucco molto più traspirante, come quello in calce. Per i rivestimenti della doccia e del paraschizzi della cucina si può di nuovo scegliere uno stucco più prestazionale (epossidico, sicuramente a base acquea in cucina), avendo cura di scegliere uno stucco diverso per il resto delle pareti nel caso di superfici piastrellate molto ampie.
Pavimento nuovo sul vecchio?
Si presuppone che un pavimento in sovrapposizione determini minori costi e minori tempi di lavorazione. È sempre possibile sovrapporre? Pavimenti in ceramica, legno, laminato, PVC, resina o vinile, possono essere tutti posati in sovrapposizione, ognuno con un metodo di posa differente che vedremo in seguito, ma hanno in comune un’operazione preliminare alla sovrapposizione: la verifica del supporto, il pavimento esistente.
Se il periodo di costruzione della casa è compreso tra gli anni ‘50 e ‘70 molto probabilmente il pavimento esistente sarà in lastroni di marmo con delle profonde e vistose venature tono su tono. Slittando di circa un decennio, anni ’60 e ‘80, sarà facile trovare un pavimento in graniglia. Queste due tipologie di pavimento sono caratterizzate da una notevole compattezza e resistenza; dato il notevole peso, la loro presenza dovrebbe essere sinonimo di solai ben realizzati. Negli stessi anni fanno il loro esordio le piastrelle in bicottura, con estrosi motivi decorativi e nel tipico formato quadrato 20x20 cm, tappezzavano pavimenti e pareti di bagni e cucine. Seguono le piastrelle monocottura. Un pavimento in monocottura è molto resistente, l’ostacolo alla sovrapposizione in questo caso potrebbe essere la planarità. Oggi sono in voga grandi formati o listoni molto lunghi che hanno tolleranze alla planarità molto inferiori alle monocottura impiegate nel passato caratterizzate da ridotti formati.
A prescindere dal periodo di costruzione, in una casa da ristrutturare si potrebbe incontrare il parquet. Il parquet è un materiale naturale e nobile, pertanto se ci sono le condizioni e risponde al gusto personale, potrebbe essere ripristinato dato che con il passar del tempo il legno acquisisce sempre maggiore bellezza, ma se così non fosse e si predilige un'altra tipologia di materiale allora sarebbe opportuno eliminarlo e rifare la pavimentazione ex novo.
Verifica della planarità
La verifica della planarità è fatta tramite un regolo dritto e rigido, una staggia, da 250 cm. Le tolleranze sulla planarità restano invariate rispetto a quelle richieste ai massetti. La mancata rispondenza alla verifica della planarità renderà indispensabile preparare il fondo con uno strato di livellamento.
Resistenza meccanica, compattezza ed omogeneità
Resistenza meccanica: misura il massimo sforzo a cui un materiale può essere sottoposto prima che si rompa. La presenza di rotture o lesioni indica una progressiva diminuzione della resistenza del materiale. Il rivestimento esistente deve essere in buone condizioni, ben ancorato, non deve presentare parti in fase di distacco o con fessure. La mancata verifica di uno di questi requisiti può compromettere, con ingenti danni a posteriori, la sovrapposizione della nuova pavimentazione.
Malta di calce idraulica
Gli inerti sono essenzialmente sabbia di vario tipo, ghiaia, pietrisco, ma quello maggiormente utilizzato è la sabbia di fiume. La provenienza dell’inerte può essere naturale o artificiale. Il legante serve a trasferire alla malta le sue caratteristiche di presa e quindi determinerà la resistenza della malta stessa.
Malta di calce idraulica, può essere naturale o artificiale. La calce idraulica naturale si ottiene attraverso la cottura di pietre calcaree contenenti una certa quantità di argilla. L’indice di idraulicità dipende dal rapporto argilla - calce da cui derivano la: calce debolmente, mediamente, propriamente o eminentemente idraulica (quest’ultima, tra le calci naturali, è la più utilizzata).
La malta ha diverse caratteristiche: plasticità, adesività, lavorabilità, porosità e resistenza.
- La malta di gesso è molto lavorabile, modellabile e lisciabile, ma è anche molto porosa.
- La malta di calce idrata (aerea) ha una buona lavorabilità e plasticità, e anch’essa porosa, ha una resistenza meccanica medio-bassa e non resiste alle intemperie e all’azione del gelo.
- La malta di calce idraulica ha una resistenza meccanica nettamente superiore di quella aerea ma molto al di sotto della cementizia. è pastosa e pertanto risulta di facile lavorazione, è plastica ed elastica e questo le conferisce una minima capacità isolante, è anch’essa porosa.
- La malta idraulica plastica è confezionata usando un legante idraulico plastico, che la rende perfettamente plastica quindi grande lavorabilità e resistente all'acqua.
- La malta cementizia, tra quelle elencate finora, ha la resistenza meccanica più elevata, infatti è usata per intonaci esterni e come legante di mattoni in esterno; resiste anche in ambienti aggressivi.
- La malta bastarda è composta da leganti diversi; a seconda di quelli utilizzati, si vanno ad esaltare le qualità dei componenti.
Qual è la resina migliore? Kerakoll e Oltremateria
Ci sono centinaia di tipologie di resina in commercio e tra queste noi abbiamo scelto Kerakoll ed Oltremateria. Perchè la resina è un prodotto che può dare problemi: sappiamo che non va d'accordo con l'umidità, che può creparsi, può consumarsi... Insomma la resina è un materiale che bisogna "maneggiare" con attenzione e per questo abbiamo deciso di affidarci ad aziende di primaria importanza a livello nazionale ed anche internazionale.
La resina migliore non esiste. Molto dipende dall'ambiente di utilizzo ed in alcuni casi la resina non è proprio da usare. La mia opinione è che, tra questi due tipi di resina, quella di Kerakoll è più adatta a spazi direzionali o commerciali, in cui sia richiesta una maggiore prestazione in termini di resistenza. Mentre Oltremateria è più adatta ad un utilizzo residenziale.
In tutte le resine c’è un polimero acrilico che fa da legante e che deriva dal petrolio. L'unica che fa (quasi) eccezione è proprio Oltremateria che ha sostituito il polimero acrilico con l'olio di girasole. Ma al momento questa è la scelta migliore, tra le resine più note, in termini di rispetto per l'ambiente e per le persone che abiteranno gli edifici rivestiti in resina.
Ebbene si, la superficie ECOPUR, sempre di Oltremateria, è una ecomalta in cui l’ultimo strato protettivo è ionizzante. In parole povere lo strato finale di protezione della resina ha una composizione diversa che per contatto uccide il batterio e, quindi, mantiene pura l'aria all'interno delle abitazioni. Questo strato finale della resina non ha decadimento nel tempo, pertanto continua a mantenere la superficie esente da batteri negli anni. Ecopur garantisce la superficie come "battericida".
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