Consigli e Regole per l'Utilizzo del Bagno Pubblico e nel Bosco
Il bagno pubblico è una tipologia di bagno ad uso per necessità quando si sta fuori. Lo si può trovare nelle stazioni, negli aeroporti, nei centri commerciali, nelle palestre, al lavoro e in tutti i luoghi che si trovano al di fuori di casa propria. Essendo pubblico, appunto, significa che viene utilizzato da tante persone, ogni giorno, ogni ora.
Regole di base per l'utilizzo dei bagni pubblici
- Evitare di toccare le superfici del bagno: preferibilmente evitare di sedersi e toccare tutto come se si stesse a casa sui sanitari.
- Tagliare il pezzettino di carta igienica iniziale: si consiglia di eseguire questa azione per evitare di toccare l’ultimo foglio di carta igienica che potrebbe essere stato toccato da chiunque.
- Cercare di sporcare il meno possibile a terra visto che viene calpestato dalle suole delle scarpe di tante persone.
Il prestare attenzione è la regola base, sempre e comunque, ma è altrettanto importante trasmettere questo valore ai più piccoli, evitando di traumatizzarli o spaventarli, ma semplicemente insegnandoli le buone maniera e usanze. È consigliato per i genitori essere sempre muniti di salviette imbevute e/o carta igienica portatile per facilitare la pulizia del bambino.
Detto questo, il bagno pubblico è uno degli elementi fondamentali e che si ricercano di più quando si sta fuori casa.
Come Andare in Bagno nel Bosco: Regole e Precauzioni
A volte capita che, nel bel mezzo di un’escursione, dobbiamo proprio andare in bagno e, quando la natura chiama, bisogna rispondere. L’unica soluzione, quindi, è farla proprio lì, nel bosco. Attenzione, però, perché anche in questo caso ci sono delle regole da rispettare. Non possiamo limitarci a scegliere un luogo appartato, ma ci sono una serie di altri fattori da tenere in considerazione per cercare di avere il minor impatto possibile sull’ambiente circostante.
Impatto sull’ambiente
Sempre più spesso, durante le escursioni, capita di trovare grandi quantità di fazzoletti di carta abbandonati per terra in posti più o meno “nascosti”, che vanno a creare dei veri e propri bagni a cielo aperto. Gli escrementi umani hanno la capacità di inquinare l’ambiente circostante, ed è quindi importante saperli gestire nella maniera corretta. I nostri “bisogni” abbandonati nel bosco potrebbero, ad esempio, inquinare le fonti d’acqua, oltre a portare con se malattie. Giardia, salmonella, Escherichia Coli e epatite sono alcune delle malattie che possono essere trasmesse dall’uomo alla fauna selvatica attraverso le feci, ed è quello che dovremmo cercare di evitare seguendo alcune semplici regole.
Qualcuno potrebbe pensare: “si, ma tanto è tutto naturale e si decompone”. Vero, ma ci vuole del tempo perché questo succeda, e spesso la quantità di rifiuti accumulata in un determinato spazio è talmente grande che il processo di decomposizione non riesce a stargli dietro. Qual è, allora, il modo migliore di andare in bagno nel bosco? Vediamolo di seguito.
Scegliere il luogo adatto
Partiamo dalla scelta del luogo ideale per la nostra pausa “tecnica”. Per prima cosa è bene allontanarsi di almeno un centinaio di metri (circa 70 passi) da fonti d’acqua, in modo da non inquinarle. È consigliato anche allontanarsi da sentieri e luoghi di campeggio, per avere meno probabilità di essere colti sul fatto, e poi perché scegliendo un luogo isolato è meno probabile che qualcuno ci cammini sopra o decida di piantarci la tenda. Da ultimo, e non meno importante, scegliere un bagno con vista, per poter contemplare il paesaggio durante la seduta.
Scavare una buca
Prima di potersi lasciare andare, bisogna costruirsi il bagno. Questo consiste nello scavare una buca che possa, per prima cosa, minimizzare il rischio di inquinamento e di diffusione di malattie, come abbiamo già visto, e che permetta inoltre di velocizzare la decomposizione. Questo è possibile grazie agli organismi presenti nel terreno, ed è quindi consigliato scegliere una zona che abbia un buon strato di terreno soffice, come un prato, dove questi organismi sono abbondanti, invece che una zona rocciosa. Altra cosa da considerare è l’esposizione del nostro “bagno”. È consigliato scegliere una zona esposta al sole, che, grazie al suo calore, aiuterà a velocizzare il processo di decomposizione.
Ma come si scava la buca perfetta? Basta seguire queste semplici indicazioni:
- Scavare una buca profonda 15-20 cm con una paletta da giardinaggio (esistono anche palette specifiche per il campeggio). La profondità è importante, in quanto una buca troppo superficiale lascerebbe trapelare la puzza e attirerebbe animali che potrebbero riportare le feci in superficie. Una buca troppo profonda, invece, sarebbe inutile, in quanto i batteri che facilitano la degradazione si trovano fino a un massimo di 15 centimetri di profondità;
- Una volta scavata, fare i propri bisogni all’interno della buca;
- Ricoprire la buca con terra, erba e sassi.
L’ideale sarebbe non scavare più di una buca nella stessa zona, ma di disperderle il più possibile.
Cosa fare se non è possibile scavare una buca?
A volte, infatti, il terreno non lo permette, come ad esempio in alta montagna, dove il terreno è particolarmente roccioso, oppure su un ghiacciaio. In questo caso, dopo aver compiuto il misfatto, è necessario spalmare i nostri escrementi con un sasso oppure un bastone, in modo che il sole possa essiccarli più velocemente e facilitarne la dispersione.
Gestione della carta igienica
A questo punto una domanda sorge spontanea: cosa faccio con la carta igienica? Per prima cosa, usare la carta igienica solo se assolutamente necessario, ovvero se i nostri bisogni sono di tipo solido. Usare solo carta igienica bianca, senza stampe e senza profumazioni, preferibile anche ai fazzoletti di carta, che sono più resistenti e più difficili da smaltire. Una soluzione è quella di seppellire la carta igienica in fondo alla buca insieme ai nostri escrementi, e lasciare che si decomponga naturalmente, un processo che può richiedere parecchio tempo. La soluzione migliore resta quella di metterla in un sacchetto di plastica e portarla a casa. Un’altra opzione è quella di bruciare la carta igienica, soluzione che però sconsiglio in quanto un minimo di distrazione potrebbe avere conseguenze disastrose.
Per quanto riguarda fazzoletti umidificati e assorbenti, questi non sono assolutamente biodegradabili e vanno sempre portati via con se e mai lasciati in giro.
Kit di sopravvivenza per il bagno nel bosco
Una cosa che trovo molto utile è quella di mettere insieme un kit con tutto il necessario per andare in bagno nel bosco. Le cose essenziali sono le seguenti:
- Un po’ di carta igienica;
- Un sacchetto per portare via i rifiuti (quelli usati per i cani vanno benissimo, ce ne sono anche di biodegradabili);
- Gel igienizzante per le mani;
- Salviettine imbevute.
Leave No Trace
Il Leave No Trace Centre for Outdoor Ethics, un’organizzazione che punta a educare tutte le persone che lavorano o passano il proprio tempo libero all’aperto, ha stilato una lista di sette principi fondamentali per avere il minimo impatto possibile sull’ambiente circostante. I sette principi sono i seguenti:
- Pianifica e prepara la tua uscita;
- Cammina e pianta la tenda su superfici poco sensibili;
- Smaltisci i rifiuti in modo corretto;
- Lascia ciò che trovi;
- Minimizza l’impatto dei fuochi;
- Rispetta flora e fauna selvatiche;
- Sii rispettoso degli altri.
Ecco quindi alcune semplici regole per andare in bagno nel bosco con il minimo impatto sull’ambiente. Seguile per quanto possibile, insegnale ai tuoi bambini e parlane con gli amici.
La Stitichezza: Definizione e Consigli
Secondo L’American College of Gastroenterology, la stitichezza è una defecazione non soddisfacente caratterizzata da evacuazioni non frequenti e/o dal passaggio difficoltoso delle feci per almeno 3 mesi. Vengono considerate fisiologiche 3 evacuazioni alla settimana con un peso medio del bolo fecale di circa 100 grammi.
Criteri diagnostici
- In almeno ¼ delle defecazioni degli ultimi 3 mesi, con sintomi insorti almeno 6 mesi prima.
- Feci molli sono presenti raramente, senza l’uso di lassativi
- Non è associato dolore o fastidio addominale ricorrente (sindrome da colon irritabile)
- Biofeedback therapy, ossia l’utilizzo corretto dei muscoli del diaframma della parete addominale e del pavimento pelvico.
Accorgimenti da adottare per chi soffre di stipsi
Le regole generali per la prevenzione della stipsi sono sempre le stesse: mangiare cibi ricchi di fibre, bere una sufficiente quantità di acqua (1,5 - 2 l al giorno), fare un po’ di esercizio fisico. Il nostro intestino può essere aiutato a regolarizzarsi. Come? Occorre abituarlo a dei ritmi precisi ed esercitarsi a evacuare in modo corretto, cioè adottando una posizione specifica che facilita lo svuotamento dell’intestino.
Consigli utili
- Ricordatevi che non è obbligatorio evacuare tutti i giorni - Non tutti gli individui sono uguali e l’evacuazione quotidiana non è una regola.
- Cercate di regolarizzare l’intestino - Il consiglio è di andare in bagno alla stessa ora tutti i giorni, ad esempio dopo la prima colazione o dopo un caffè. Prendersi il giusto tempo, circa 10 minuti, senza disturbi esterni.
- Sedetevi il più comodamente possibile sul water - La posizione raffigurata in questa scheda è quella che aiuta la distensione dell’intestino e quindi facilita l’evacuazione.
- Rilassatevi e respirate in modo regolare evitando di andare in apnea - Ci si può aiutare “ascoltando” il corpo durante le contrazioni, mettendo una mano sulla parte inferiore dell’addome e l’altra all’altezza della cintura. I muscoli addominali contratti daranno la sensazione alla mano di essere spinta in fuori, in avanti e di lato. Questo movimento è detto di “contrazione e distensione” ed è quello che accompagna l’evacuazione;
- Concentratevi sul rilassamento dell’ano
- Evitate di prolungare gli sforzi trattenendovi troppo a lungo in bagno - Il tempo giusto sarebbe per non più di 2 minuti, soprattutto se soffrite di emorroidi. Se l’evacuazione non riesce, provate a ripetere questo percorso tutti i giorni alla stessa ora.
Bagni Pubblici: Normative e Diritti
Diciamo la verità: i bagni pubblici fanno davvero schifo. Quando entriamo in un bar, in un locale, in un ristorante, per andare alla toilette, bisogna turarsi il naso per non respirare una nuvola di cattivi odori. Ovunque sporcizia, sprechi e impianti obsoleti.
Alle croniche responsabilità degli amministratori, che trascurano questo servizio, essenziale per tanti cittadini e anche per gli ospiti, come i turisti, si sommano le nostre cattive abitudini. Per andare alla toilette pubblica, cioè di tutti, è importante usarla in modo corretto e lasciare tutto in ordine, anche per rispetto a chi verrà dopo di noi.
Quando esiste un doppio dispositivo di scarico, che regola la quantità di acqua utilizzata per il ricambio, utilizziamo sempre il più piccolo. Regolate l’apertura del rubinetto al minimo per lavarvi le mani, ed evitate di tenerlo aperto inutilmente. Il fatto che siamo in un bagno pubblico, e non a casa nostra, non deve indurci all’indifferenza e allo spreco. Lascereste mai aperto il rubinetto del vostro bagno? Asciugatevi le mani con il rullo in tessuto lavabile, se esiste. Altrimenti potete usare la carta igienica, o un vostro fazzoletto.
Accesso ai bagni nei pubblici esercizi
A riguardo, va ricordato che i Pubblici Esercizi hanno l’obbligo di fornire l’accesso ai servizi igienici solamente ai propri clienti. Di converso, allo stato, non sussistono fonti normative di rango nazionale prescriventi l’obbligatorietà per i Pubblici Esercizi di mettere a disposizione dei non clienti i servizi igienici.
Sul punto si è espresso il Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana che, con sentenza n. 691 del 18/2/2010, risultato di un ricorso contro la Delibera del Consiglio Comunale di Firenze, n.69 del 24 luglio 2007, che all’art. 29, comma 3, imponeva ai locali pubblici di garantire l’uso a titolo gratuito del bagno “a chiunque ne facesse richiesta”.
La sentenza del TAR Toscana afferma che “l’eccessiva gravosità economica” dell’obbligo di fornire gratuitamente l’uso del bagno potrebbe comportare una limitazione della libertà di iniziativa economica, in violazione dell’art. 41 Cost. La prova di questa gravosità, indica la sentenza, “si coglie agevolmente nel fatto che l’erogazione dello stesso servizio da parte del Comune (tramite la predisposizione di bagni pubblici) è onerosa e non gratuita” e che quindi “il Comune di Firenze pretende di imporre ai privati di rendere a titolo gratuito una prestazione che, allorché venga resa dal Comune medesimo, è, invece, a titolo oneroso”.
Questo riguarda tutti gli esercizi con un’attività di somministrazione di alimenti e bevande che prevedono una sosta da parte di chi consuma, come bar, ristoranti, pizzerie, trattorie, tavole calde, self service, fast food, birrerie, pub, enoteche e simili.
Il fatto che i locali pubblici debbano avere un bagno, però, non significa che chiunque abbia diritto ad usufruirne. La normativa di riferimento è il Tulps, Testo Unico delle Leggi sulla Pubblica Sicurezza, che nell’art. Per essere considerati clienti paganti non esiste un importo minimo: anche acquistando il prodotto con il prezzo più basso, la persona diventa cliente pagante del locale e in quanto tale ha il diritto di usufruire del bagno.
Secondo il Tulps questo è possibile solo in caso ci sia un “giustificato motivo”. Chi possiede un esercizio di somministrazione e non ha un bagno a norma e funzionante è sanzionabile. Il consumatore o la consumatrice a cui è impedito l’uso del bagno perché non presente o perché inagibile può chiamare la polizia municipale per una verifica.
Tuttavia, salvo diversa indicazione del singolo regolamento comunale, i bagni dei locali pubblici sono riservati ai clienti.
Bathroom Etiquette: Usanze all'Estero
Usare i bagni pubblici è qualcosa che difficilmente possiamo evitare, specialmente quando siamo in viaggio. Aeroporti, stazioni, ristoranti, teatri, etc.: se la natura ‘chiama’ non possiamo che rispondere. Come lasciare la mancia o salutare con educazione, è importante conoscere alcune regole della - per dirla all’inglese - Bathroom Etiquette. I turisti sono sempre parzialmente giustificati, ma perché non provare ad adeguarsi ai costumi locali?
Consigli utili per i viaggiatori
- La prima cosa da apprendere all’estero è come si dice ‘bagno’. Le barriere linguistiche non devono osteggiare le vostre esigenze più immediate. Girando in Europa basta chiedere per la toilette o il water closet, negli Stati Uniti la parola più diffusa è restroom, in Australia cercate il dunny e il loo in Regno Unito. In Giappone?
- Altra regola da tenere a mente riguarda un gesto pressoché automatico che si compie prima di uscire dalla toilette, ovvero tirare lo sciacquone. Sembra assurdo ma in alcuni Paesi è fortemente sconsigliato. O meglio, si invitano le persone a buttare la carta igienica in appositi cestini invece che dentro al gabinetto.
- E sempre a proposito di carta igienica, se capitate in Cina o in Corea, o vi arrangiate con dei fazzolettini oppure avere un rotolo di carta igienica nella borsa può essere utile. Qui infatti, possedere il proprio necessaire è un’usanza comune quando si va in una toilette pubblica.
- Un’altra scomodità riguarda invece il bagno alla turca, tipico di molti Paesi asiatici. Benvenute siano una grande forza nelle gambe e l’abilità a fare gli squat.
- In Europa invece, molti bagni pubblici sono comodissimi e ben forniti ma a pagamento. Si tratta di cifre irrisorie (50 cent o 1 euro) da versare per accedere ai servizi o come mancia alla persona che si occupa della pulizia e della custodia.
- E infine, occorre spendere due parole per quella che per un italiano all’estero, equivale a una tragedia: non trovare il bidet. Non sono molti i Paesi dove questa buona norma igienica è diffusa. Negli Stati Uniti è rarissimo, se siete fortunati, potrebbe essere presente nel bagno di un hotel di lusso, altrimenti dimenticatevene.
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