Scarico Cucina e Bagno Insieme: Normativa e Soluzioni
Quando si parla di ristrutturazione o realizzazione di un nuovo bagno, una delle domande più frequenti riguarda la possibilità di collegare lo scarico della cucina e del bagno. In realtà, la questione è complessa e dipende da diversi fattori, tra cui la normativa vigente e le caratteristiche dell'edificio.
Normativa di Riferimento
La normativa nazionale non specifica una superficie minima o massima per la stanza da bagno, mentre ne fissa l’altezza minima prevista che è di 2 metri e 40 cm. Se invece vi interessa conoscere le misure che il vostro bagno deve avere per essere considerato a norma, dovrete consultare il Regolamento Edilizio del Comune in cui si trova la vostra abitazione.
La normativa nazionale stabilisce che almeno una stanza da bagno all’interno dell’abitazione deve contenere tutti i sanitari (vaso/wc, bidet, vasca da bagno o doccia e mobile bagno o lavabo). Le normative prevedono anche prescrizioni specifiche riguardanti la disposizione dei sanitari e la distanza che separa questi elementi. Le disposizioni prevedono che i sanitari siano disposti su due lati lasciando però un passaggio di minimo 55 centimetri tra i sanitari disposti sui due lati del bagno.
Anche per quanto riguarda le finestre esistono precise disposizioni da seguire: in un appartamento di piccole dimensioni (fino a circa 70 metri quadri) è possibile che il bagno non abbia finestre, in questo caso deve però essere munito di aerazione meccanica. Invece, in appartamento di dimensioni maggiori, il bagno deve avere tassativamente illuminazione e aerazione diretta. Per quanto riguarda la sicurezza contro i contatti elettrici (diretti e indiretti), i bagni e tutti i locali che contengono docce devono essere classificati come luoghi a rischio aumentato, e in base a questa classificazione andranno adottate misure particolari per tutelare le persone.
Secondo quanto stabilito come standard minimo (classificato al livello 1 dalla Variante V3 alla norma CEI 64-8) per il bagno devono essere previsti almeno 2 punti presa e 2 punti luce.
Acque Nere e Acque Grigie: La Divisione delle Reti
Le soluzioni più innovative per l’igiene domestica (secondo l’approccio della “sustainable sanitation”) sono quelle che prevedono la separazione all’interno dell’edificio tra le acque nere e le acque grigie. Queste soluzioni, oltre a permettere di riciclare l’acqua all’interno dell’abitazione riducendo drasticamente i consumi,permettono anche di ottimizzare i sistemi fognari e di depurazione. Una gestione sostenibile del ciclo delle acque si basa proprio sulla valorizzazione di acque meno nobili e sull’utilizzo dell’acqua di alta qualità esclusivamente laddove sono veramente richieste caratteristiche di qualità.
I principali interventi per attuare questo tipo di gestione sono effettivamente realizzabili semplicemente e con costi contenuti, e sono:
- separazione delle reti di scarico delle acque nere (contenenti gli scarichi dei WC) e delle acque grigie (tutte le altre acque di scarico);
- trattamento e riutilizzo delle acque nere e grigie per scopi non potabili, come ad esempio l’irrigazione di aree a verde e il riempimento delle cassette di risciacquo dei WC;
- recupero delle acque meteoriche, eventuale trattamento e riutilizzo per l’irrigazione o per altri scopi (cassette di risciacquo dei WC, lavaggio di piazzali, ecc).
Le acque grigie si depurano molto più velocemente delle acque nere: probabilmente la differenza più significativa consiste nella velocità di degradazione degli inquinanti nelle acque grigie. Le acque nere contengono infatti sostanze organiche che hanno subito uno dei processi degradativi più efficienti in natura, quello del tratto gastrointestinale umano. E’ quindi facilmente comprensibile che i residui di tale processo non si possano decomporre velocemente una volta inseriti in acqua, ambiente non consono alla popolazione batterica in essi contenuta.
Ad esempio, in cinque giorni di processo biologico degradativo della sostanza organica, nelle acque solo il 40% della mineralizzazione totale viene degradato, mentre nel caso delle acque grigie si raggiunge nello stesso periodo una rimozione del 90%. (Tullander, Ahl, e Olsen). Questo rapido decadimento della sostanza organica presente nelle acque grigie può essere spiegato con l’abbondanza di zuccheri, proteine e grassi, facilmente disponibili alla flora batterica, caratteristica di questa tipologia di reflui.
Le acque grigie contengono solo 1/10 dell’azoto totale e meno della metà del carico organico in comparazione con le acque nere: come si può osservare le composizioni chimiche delle acque grigie e nere differiscono principalmente per il carico organico, il contenuto in azoto, ammoniacale e nitrico, ed il carico microbico (patogeni). Inoltre, l’azoto totale presente nelle acque grigie è al 50% azoto organico che può quindi essere facilmente fissato ed utilizzato da piante.
In base alla caratterizzazione delle acque grigie, una scelta progettuale sostenibile per il loro trattamento ai fini del riutilizzo deve tenere conto dei seguenti fattori:
- adattabilità alle variazioni di carico idraulico e organico in ingresso;
- efficienza nella degradazione della sostanza organica;
- alto abbattimento della carica batterica presente ai fini del riutilizzo;
- semplicità ed economicità di gestione e manutenzione;
Sistemi di Depurazione delle Acque Grigie
Esistono diversi sistemi di depurazione particolarmente adatti alla depurazione delle acque grigie, sia estensivi (sistemi di fitodepurazione) sia caratterizzati da ingombri ridotti (generalmente si tratta di sistemi interrabili, ma esistono in commercio alcune soluzioni impiantistiche adatte anche all’installazione all’interno degli edifici, permettendo oltretutto di risparmiare per quanto riguarda tubazioni esterne agli edifici) come impianti SBR (Sequencing Batch Reactor) e MBR (Membrane Reactor).
Un impianto di trattamento delle acque grigie deve generalmente comprendere:
- degrassatore (per le cucine);
- trattamento primario;
- trattamento secondario;
- disinfezione.
Tecniche di Fitodepurazione
Le tecniche di fitodepurazione rappresentano una tipologia impiantistica che si adatta perfettamente al trattamento delle acque grigie: in particolare, a parità di carico idraulico trattato, la loro efficienza è maggiore nell’abbattimento del carico organico presente nelle acque grigie, rispetto al caso in cui abbiamo anche le nere. Essendo sistemi a biomassa adesa risentono in maniera molto minore rispetto ai tradizionali impianti a fanghi attivi delle variazioni di concentrazioni di inquinanti nel refluo. Inoltre hanno dimostrato un’elevata efficacia nell’abbattimento della carica batterica, comunque presente in quantitativi molto limitati all’interno delle acque grigie.
Sistemi a Flusso Sommerso (SFS-h)
Tra le varie tipologie di sistemi di fitodepurazione, quelle a flusso sommerso presentano spiccati vantaggi rispetto a quelli a flusso superficiale: il flusso subsuperficiale limita infatti fortemente il rischio di odori, lo sviluppo di insetti, e può consentire l’utilizzo della zona adibita all’impianto da parte del pubblico, permettendo così anche l’inserimento in sistemazioni a verde di complessi edilizi.
I sistemi SFS-h (flusso sommerso orizzontale) sono costituiti da vasche contenenti materiale inerte con granulometria prescelta al fine di assicurare una adeguata conducibilità idraulica (i mezzi di riempimento comunemente usati sono sabbia, ghiaia, pietrisco); tali materiali inerti costituiscono il supporto su cui si sviluppano le radici delle piante emergenti (sono comunemente utilizzate le cannuccie di palude o Phragmites australis ma possono essere utilizzate anche altre specie acquatiche come Juncus Effusus e Typha latifolia, altre in combinazione con esse per migliorarne l’inserimento, come ad esempio il giaggiolo acquatico o Iris Pseudacorus); il fondo delle vasche deve essere opportunamente impermeabilizzato facendo uso di uno strato di argilla, possibilmente reperibile in loco, in idonee condizioni idrogeologiche o come più comunemente accade, di membrane sintetiche (HDPE o LDPE 2 mm di spessore).
Il flusso idraulico dei liquami rimane costantemente al di sotto della superficie e scorre in senso orizzontale grazie ad una leggera pendenza del fondo del letto. La forma di una vasca a flusso sommerso orizzontale deve essere preferibilmete rettangolare; la pendenza del fondo del letto può variare dall’1 al 5%, compatibilmente con i calcoli di verifica sulla geometria della vasca. Il sistema di distribuzione del refluo in ingresso è generalmente costituito da una tubazione con elementi di distribuzione a T, collocata al di sotto della superficie del riempimento. I sistemi di uscita sono spesso realizzati con una tubazione drenante posta sul fondo, al piede della scarpata della vasca, per tutta la sua larghezza, e collegata con una tubazione ad un pozzetto, in cui è alloggiato un dispositivo che garantisce la regolazione del livello idrico all’interno del sistema; ciò permette di regolare il livello di refluo nella vasca secondo le esigenze funzionali del sistema stesso.
Sistemi a Flusso Verticale (VF)
Anche sistemi VF sono costituiti da vasche impermeabilizzate contenenti materiale inerte con granulometria prescelta. Il refluo da trattare scorre verticalmente nel medium di riempimento (percolazione) e viene immesso nelle vasche con carico alternato discontinuo. Questa metodologia con flusso intermittente (reattori batch) implica l’impiego di un numero minimo di due vasche in parallelo per ogni linea che funzionano a flusso alternato, in modo da poter regolare i tempi di riossigenazione del letto variando frequenza e quantità del carico idraulico in ingresso, mediante l’adozione di dispositivi a sifone autoadescante opportunamente dimensionati o di sistemi di pompaggio adeguati.
Il medium di riempimento è costituito da alcuni strati di ghiaie e sabbie di dimensioni variabili, partendo da uno strato di sabbia alla superficie per arrivare allo strato di pietrame posto sopra al sistema di drenaggio sul fondo. Questi sistemi hanno la prerogativa di consentire una notevole diffusione dell’ossigeno anche negli strati più profondi delle vasche (durante lo svuotamento periodico delle vasche), giacché la diffusione di questo elemento è circa 10.000 volte più veloce nell’aria che nell’acqua, e di alternare periodi di condizioni ossidanti a periodi di condizioni riducenti.
I tempi di ritenzione idraulici nei sistemi a flusso verticale sono abbastanza brevi; la sabbia superficiale diminuisce la velocità del flusso il che favorisce sia la denitrificazione sia l’adsorbimento del fosforo da parte della massa filtrante. Un ulteriore aspetto positivo dei sistemi VF consiste nella maggiore protezione termica dei liquami nella stagione invernale.
Il sistema di alimentazione delle vasche deve garantire una uniforme distribuzione del refluo sulla superficie; la conformazione geometrica di questo sistema dovrà avere un alto grado di simmetria e tutti i punti di uscita del refluo dovranno sottendere un’uguale area e coprire tutta la superficie. I sistemi comunemente utilizzati vengono realizzati tramite tubazioni per condotte di scarico in materiali plastici quali PE o PVC.
L’uscita del refluo può avvenire: attraverso apposite bocchette (realizzabili, ad esempio, con delle curve a 90°), oppure praticando dei forellini di 2-4 mm sulla parte inferiore delle tubazioni. Il drenaggio delle acque, che percolano nei filtri verticali, è realizzato nello stesso modo dei letti a flusso sommerso orizzontale, ponendo una tubazione microforata su un lato del letto e assicurando una pendenza minima (1-2%) del fondo del letto verso quel lato per favorire l’evacuazione del liquame.
Per maggiori dettagli tecnici si può consultare il manuale APAT/ARPAT/ISPRA “Linee Guida per la progettazione e la gestione di zone umide artificiali per la depurazione dei reflui civili”.
Sistemi SBR (Sequencing Batch Reactor)
Il trattamento delle acque grigie con un sistema SBR è adatto per utenze mono e multi-familiari All’interno del sistema SBR, il trattamento delle acque viene effettuato in diversi stadi temporalmente successivi che avvengono in maniera ciclica.
Preliminarmente si ha una filtrazione che elimina i materiali più grossolani (come ad esempio capelli o pezzi di tessuto); il filtro viene lavato periodicamente ed automaticamente tramite un’apposita pompa interna al sistema, ed i residui della pulizia del filtro vengono scaricati nella rete fognaria. Successivamente si ha il trattamento biologico vero e proprio, con il funzionamento “batch” tipico di questi sistemi: le fasi di ossidazione e sedimentazione avvengono all’interno del medesimo comparto ad intervalli automaticamente stabiliti tramite una centralina di controllo. I prodotti di scarto della fase di sedimentazione vengono automaticamente espulsi ad intervalli regolari e convogliati alla rete fognaria nera (terzo stadio) (fonte: Pontos).
Bioreattori a Membrana (MBR)
I bioreattori a membrana (MBR) nascono dall’abbinamento di un sistema biologico a fanghi attivi con un processo di filtrazione a membrana. Generalmente il sistema è costituito da un’unita di pretrattamento per la sedimentazione primaria (collegata con la fognatura), da un serbatoio di stoccaggio aerato e da un altro comparto aerato a fanghi attivi contente il modulo a membrana.
Vengono impiegati di solito moduli filtranti ad UF e MF, generalmente a fibre cave, immersi all’interno della vasca a fanghi attivi. Tali moduli, posti internamente in depressione, consentono il trattenimento della biomassa sospesa e la separazione dell’effluente depurato. In particolare, nel caso delle membrane di UF (con porosità dell’ordine di 0.1 micron) risulta garantito il trattenimento di tutti i tipi di microrganismi, compresi i virus.
Aspetti Tecnici e Soluzioni
Verifica degli Scarichi Esistenti
La prima cosa da verificare è se l’edificio è dotato di scarichi separati per acque "chiare" (provenienti dalla cucina e dagli elettrodomestici) e acque "nere" (provenienti dal WC). Se esiste questa differenziazione, nella colonna delle acque nere è possibile riversare anche gli scarichi della cucina, mentre non è possibile fare il contrario.
Diametro delle Colonne di Scarico
Inoltre, è importante verificare il diametro della colonna di scarico. Se la colonna è di dimensioni pari o superiori a 100mm, l'innesto è generalmente possibile. Se il diametro è inferiore (ad esempio, 80mm), l'innesto potrebbe essere precluso.
Autorizzazioni Condominiali
Le strutture portanti di un fabbricato appartengono al condominio, così come le colonne di scarico (fino alla "braga"). Qualunque modifica su di esse deve essere approvata dall'assemblea condominiale.
Pendenza e Distanza
Lo scarico funziona per gravità, quindi le acque reflue del lavandino devono raggiungere la colonna di scarico più vicina con una pendenza adeguata. La pendenza minima deve essere compresa tra l’1% e il 2%, quindi tra 1 centimetro e 2 centimetri ogni metro. Nei tratti di tubazione a muro realizzare la pendenza necessaria non è mai un problema, nei tratti a pavimento potrebbe esserlo.
Soluzioni Alternative: Pompe e Trituratori
Se la posizione del nuovo bagno è distante dalla colonna di scarico o se la pendenza non è sufficiente, si possono utilizzare delle pompe domestiche o dei trituratori. Un trituratore, come il Sanipack Pro UP di SFA, consente di ridurre le dimensioni del tubo di scarico e di superare dislivelli. Tuttavia, è importante fare attenzione a cosa si getta nel WC collegato al trituratore, per evitare blocchi.
Un'altra possibilità è la pompa domestica, un apparecchio elettrico per lo smaltimento delle acque chiare: compito della pompa è raccogliere le acque dello scarico per poi spingerle fino alla colonna più vicina. A mio avviso è una soluzione estrema, ma il grande punto a favore dell’apparecchio è che trasporta l’acqua dello scarico anche a decine di metri di distanza (orizzontalmente); in base al modello, alla pompa elettrica puoi collegare anche lavastoviglie e lavatrice. Lo svantaggio? Si tratta di una macchina che funziona grazie all’elettricità: se manca la corrente non puoi usare il lavabo.
Realizzare un Secondo Bagno: Considerazioni
Aggiungere un secondo bagno in casa significa togliere spazio a qualche altra stanza. Un bagno completo (lavabo, wc, bidet, doccia) compreso di muri occupa almeno 4mq di superficie. Questo significa una dimensione interna di circa 1,7m*1,7m (chiaramente ipotizzandolo quadrato…). Si può derogare un po’, si può cambiare forma, si può rinunciare a qualche sanitario (il bidet?).
Inoltre, modificando la dimensione delle stanze per fare posto al secondo bagno, si vanno a variare le condizioni igienico-sanitarie della casa. Per questo, è necessario presentare una CILA (comunicazione di inizio lavori asseverata) o una SCIA (segnalazione certificata di inizio attività) e ottenere la segnalazione certificata di agibilità.
Ricorda che la progettazione spetta a un tecnico abilitato: architetto, geometra o ingegnere.
Impianto Idraulico: Adduzione e Scarico
L’impianto idraulico è quel sistema di condotte e tubazioni che alimentano i servizi igienici del bagno (wc, lavabo, bidet, doccia), la lavatrice, il lavello della cucina e la lavastoviglie. Dalla rete pubblica, posta sotto la strada o il marciapiede e, attraverso una rete di tubazioni, valvole e pompe, l’acqua potabile arriva direttamente nella nostra abitazione sia essa casa unifamiliare o appartamento in condominio - per soddisfare i nostri bisogni: da bere o per cucinare, lavare le stoviglie o i vestiti, per l’igiene personale.
L'impianto idrico e l'impianto di scarico sono due sistemi separati. Il primo immette nell’edificio l’acqua potabile, mentre il secondo è dedicato alla fuoriuscita dei liquami di scarto. Gli impianti domestici devono essere progettati a regola d’arte, nel rispetto del DM 37/08 ed in conformità alle norme tecniche armonizzate europee.
La norma UNI 9182 del 2014, specifica i criteri tecnici ed i parametri da considerare per il dimensionamento delle reti di distribuzione dell’acqua destinata al consumo umano. La norma UNI EN 12056 del 2001, divisa in 5 parti, indica requisiti e prestazioni e fornisce indicazioni per la corretta progettazione e calcolo di impianti per acque reflue e sistemi per l’evacuazione delle acque meteoriche.
Materiali e Componenti
Non devono essere usati tubi o raccordi contenenti piombo. L’appendice A della norma UNI 9182 fornisce un elenco non esaustivo dei materiali accettabili, tra cui rame, materiali ferrosi (ghisa, acciaio zincato e inossidabile) e materiali plastici (PVC, PE-HD, PE-MD, PE-X, PP).
Dimensionamento delle Tubazioni di Scarico
Per il dimensionamento delle tubazioni di scarico, sia primarie (colonna principale), che secondarie (diramazioni degli apparecchi), occorre calcolare la quantità di liquido che può attraversare contemporaneamente il sistema nell’unità di tempo. Le reti di scarico sono soggette a fenomeni di pressioni e depressioni idrostatiche nelle condotte a causa della caduta dei liquami che per gravità spingono verso il basso comprimendo l’aria.
Per permettere il regolare funzionamento del sistema ed evitare lo svuotamento dei sifoni degli apparecchi sanitari, occorre che le reti di scarico siano dotate di una ventilazione con l’esterno. La configurazione più semplice è un’unica colonna dove convergono gli scarichi di tutti gli apparecchi sanitari. Il controllo della pressione nella colonna di scarico è garantito dal flusso d’aria nella colonna di scarico e dallo sfiato della colonna di scarico stessa.
I materiali che costituiscono le condotte e le cappe di ventilazione, devono resistere alla aggressività dei gas di fognatura ed agli agenti corrosivi in generale.
Pendenze e Diramazioni
Il deflusso dell’acqua nell’impianto deve avvenire per gravità atmosferica. Pertanto, tutte le diramazioni non verticali devono essere disposte con pendenza verso l’efflusso. La pendenza dei collettori deve essere la più uniforme possibile e compresa entro i valori di 1% - 5% (la pendenza consigliata è del 2%) in modo da favorire un’autopulizia delle condotte.
Una sezione sottodimensionata impedisce lo scarico, ma una sezione eccessiva favorisce la formazione di incrostazioni e sedimenti con progressiva riduzione di sezione e possibilità di intasamento.
Ventilazione delle Diramazioni
Se i limiti di applicazione non possono essere rispettati, le diramazioni di scarico devono essere ventilate, salvo nei casi in cui regolamenti e procedure di installazione nazionali e locali autorizzano l’uso di condotti con diametri maggiori o l’installazione di valvole di aerazione.
Prova di Pressione
L’installazione deve essere sottoposta alla prova di pressione e individuare eventuali perdite dalle giunzioni pressate, prima di essere murata definitivamente. La prova di pressione deve essere effettuata ad una pressione pari a 1,5 volte quella massima d’esercizio (consigliata 15 bar).
Considerazioni Finali
In conclusione, la possibilità di collegare lo scarico della cucina e del bagno dipende da una serie di fattori tecnici e normativi. È fondamentale consultare un tecnico abilitato per valutare la fattibilità dell'intervento e garantire il rispetto delle normative vigenti.
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