Lo Stabilimento Balneare Bagno Ferroviario: Una Storia Triestina
Compie 90 anni una delle realtà ricreative più conosciute sia in ambito nazionale che locale e che ogni triestino, almeno una volta nella sua vita, ha sicuramente frequentato: l’associazione Dopolavoro Ferroviario di Trieste.
Ma il DopoLavoro ferroviario a Trieste non ha bisogno di molte presentazioni vista la sua presenza diffusa e capillare sul territorio cittadino con varie strutture come lo stabilimento balneare Bagno Ferroviario, la mensa di via Filzi, il bar di piazza Vittorio Veneto, la Polisportiva e il campo di calcio a cinque di viale Miramare.
Lo stabilimento balneare “Bagno Ferroviario” risale al 1925, quando era colonia marina per i figli dei ferrovieri. Nasce nel 1925 come colonia marina. Lo stabilimento è una concessione demaniale dell’Autorità portuale di Trieste.
Lo stabilimento balneare è situato in Viale Miramare 30 ed ha la fermata degli autobus vicina all’entrata. “Lo stabilimento balneare è situato in viale Miramare n.30 ed ha la fermata degli autobus immediatamente all’entrata (all’altezza del semaforo).
Offre una piccola spiaggia di ghiaia per i bambini, una zona della piattaforma per tuffi nonché la spiaggia che, come in quasi tutti i bagni di Trieste, è costruita in cemento. Offre una piccola spiaggia di ghiaia per i bambini, una piattaforma per tuffi nonché la spiaggia che, come in quasi tutti i bagni di Trieste, è costruita in cemento.
Si possono affittare lettini con parasole e ombrelloni. Nello stabilimento vi sono spogliatoi e cabine per le varie esigenze, vi è una zona bar - ristorazione sempre aperta durante la stagione e dotata di una vasta tettoia che consente di stare comodamente all’ombra.
Va in pensione, dopo più di un secolo, la passerella in ferro, sospesa sui binari portuali di viale Miramare, che porta agli stabilimenti balneari del Dopolavoro ferroviario e del Cral dell’Autorità portuale. Da ieri è in funzione un passaggio in ghiaia, che attraversa a livello stradale la selva di binari diretti verso la Stazione centrale e il Porto vecchio.
Una svolta epocale per le abitudini di migliaia di triestini: a contarle, le generazioni che hanno utilizzato quell’esile struttura per raggiungere, festose, le acque del golfo, probabilmente non si finirebbe più. Il “bagno del Ferroviario”, come si è sempre definito a Trieste quel tratto mare, è meta tradizionale dei bagnanti da prima della prima Guerra mondiale.
Resteranno comunque soddisfatti anche i tanti appassionati di storia triestina: la passerella non sarà smontata. Sarà interdetta al passaggio, ma rimarrà al suo posto, per essere ammirata, fotografata, per ricordare il tempo che fu.
«Ma bisognava cambiare - ha ricordato il presidente del Dopolavoro portuale, Lorenzo Deferri, al momento del taglio del nastro, da parte della rappresentante dell'Autorità portuale, la dirigente Francesca Trampus - perché oggi le esigenze sono cresciute.
Un attraversamento al piano stradale - ha precisato - era indispensabile per permettere di trascorrere una giornata al mare anche a chi ha difficoltà a camminare, alle mamme con le carrozzine, agli anziani. Insomma a tutti coloro per i quali salire o scendere una scala rappresenta un problema».
Arrivare a questa conclusione, in ogni caso, non è stato semplice: «Abbiamo atteso anni - ha ricordato Deferri - perché nessuno dall’Autorità portuale sembrava volerci dare ascolto, nonostante le nostre richieste fossero frequenti.
Finalmente, con l’arrivo di Zeno D’Agostino alla guida del porto e in virtù dei buoni rapporti che oggi ci sono fra la stessa Autorità portuale e il Comune, siamo arrivati a questo risultato, per il quale sono stati peraltro sufficienti solo una trentina di giorni di lavoro».
Si è trattato in effetti di fare un getto di ghiaia e di alzare due tratti di rete divisoria.
Il responsabile del Dopolavoro ha approfittato della presenza di Roberto Cosolini, per chiedere la realizzazione di parcheggi attorno al nuovo passaggio in ghiaia. «Spero di potermene occupare in qualità di sindaco», ha risposto scherzando, ma non troppo, Cosolini. In ogni caso la richiesta sarà formulata ufficialmente dopo l’insediamento della nuova giunta.
Al taglio del nastro ha presenziato anche Claudio Vianello, presidente del Dopolavoro ferroviario, che ha espresso «grande soddisfazione per un intervento tanto semplice quanto utile».
Per festeggiare l’evento, la sede locale del Dlf organizza una giornata di porte aperte al Museo Ferroviario di Campo Marzio, ad ingresso libero, domani dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18. Per l’occasione, oltre ai plastici del Museo, saranno esposti anche quello Mittelberg di Lucio Chermaz, nonchè il nuovo impianto di vapore vivo, in scala 1, di Helmut Telefont.
Nel 1925 venne istituita l’Opera nazionale Dopolavoro (O.n.d.) - racconta Claudio Vianello, presidente del Dlf di Trieste - a cui, in breve, aderirono tutte le realtà lavorative del paese, creando però all’interno una loro propria corporazione.
Istituita con Regio Decreto n.1908 del 25 ottobre dello stesso anno quale struttura interna delle Ferrovie dello Stato, dipendente dall’Ufficio centrale del Dopolavoro Ferroviario, essa aveva lo scopo preciso di promuovere il sano e proficuo impiego degli agenti ferroviari nelle loro ore libere dal servizio.
L’idea originaria del dopolavoro appartiene all’ingegnere torinese Mario Giani, fondatore del “Dopolavoro Italiano”. Però nel corso degli anni il Flf subì vari mutamenti: nel 1992 nacque la S.p.a. Ferrovie dello Stato, cambiando la ragione sociale, e nel 1996 venne istituita ufficialmente l’Associazione nazionale Dlf, in continuità con il preesistente “Ufficio Centrale Dlf” che era stato soppresso.
L’attività si divide in gruppi culturali e in sezioni sportive, come la sezione “Bocce”, ma include anche altre attività come lo sci, il gruppo subacqueo, il canottaggio, la pesca sportiva, il tennis e il judo.
Accanto a queste discipline sportive l’associazione gestisce, tramite la Sat (Sezione appassionati trasporti costituita proprio nel 1975) il Museo Ferroviario di Campo Marzio, una realtà unica nel suo genere perché ospitata in un’ex stazione ferroviaria chiusa al regolare servizio passeggeri, importante soprattutto per la quantità di materiali raccolti ed esposti sia nella parte interna che in quella esterna.
Ma Vianello vuole sottolineare il fatto che l’associazione ha anche “regalato” numerosi atleti - ben 33 per l’esattezza - alla Nazionale italiana di pattinaggio e hockey, senza dimenticare i fratelli Fonda, campioni nazionali di canottaggio nel 1961, tanto che il sodalizio ha ricevuto importanti riconoscimenti come la Stella d’oro e d’argento al merito sportivo.
«Oltre allo sport - prosegue Vianello - per un periodo abbiamo potuto disporre di alcuni cinema e di ben due compagnie teatrali, la Filodrammatica e La Ferrata, conosciute anche a livello nazionale, dove hanno mosso i loro primi passi attori come Mario Valdemarin e Leopoldo Trieste».
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