Videosorveglianza: Normativa e Limiti all'Uso di Telecamere Nascoste in Ambienti Sensibili

La videosorveglianza sul posto di lavoro solleva importanti questioni relative alla privacy e ai diritti dei lavoratori, regolate da specifiche normative. Si possono usare le telecamere per controllare i dipendenti? La risposta è complessa e richiede un'attenta valutazione delle leggi vigenti.

Videosorveglianza sui Luoghi di Lavoro: Cosa Dice la Normativa?

La normativa italiana in materia di videosorveglianza sui luoghi di lavoro è complessa e stratificata, comprendendo diverse fonti normative:

  • Art. 4 dello Statuto dei lavoratori (Legge n. 300/1970), riformulato dall’art. 23 del D.Lgs. n. 151/2015, attuativo del cosiddetto Jobs act (ovvero legge delega n. 183/2014) e integrato, in seguito, dal D.Lgs. n. 185/2016;
  • Accordi sindacali o richiesta di autorizzazione dell’Ispettorato nazionale del lavoro;
  • Regolamento Europeo 679/2016 (General Data Protection Regulation o GDPR (compreso art. 28 sul responsabile esterno);
  • Codice Privacy;
  • Linee guida 3/2019 del Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB) adottate lo scorso 29 gennaio;
  • Provvedimento 8 aprile 2010 del Garante per la Protezione dei dati personali (art. 2 del provvedimento: bisogna tener conto della utilità del controllo mediante sistemi di videosorveglianza e i risvolti quali protezione e incolumità degli individui, protezione della proprietà, rilevazione e controllo delle infrazioni, acquisizione di prove), aggiornato dal Regolamento 679/2016 laddove il provvedimento del 2010 conteneva prescrizioni in parte superate;
  • Corte di Cassazione con sentenza n.3255/21.

Statuto dei Lavoratori e Jobs Act

L’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, integrato col Jobs act, stabilisce che le telecamere negli ambienti di lavoro possono essere utilizzate solo per:

  • Particolari esigenze produttive o organizzative;
  • Assicurare la sicurezza sul lavoro dei dipendenti;
  • Tutelare il patrimonio ambientale (controlli difensivi).

La legge prevede che non possano essere inquadrate postazioni di lavoro fisse o aree dedicate all’attività lavorativa: le immagini non devono concentrarsi sui dipendenti, che possono essere ripresi con criteri di occasionalità. Le telecamere possono essere orientate anche su ingressi o zone di passaggio di pertinenza dell’azienda (per esempio, corridoi, parcheggi, eccetera).

Videosorveglianza e Regolamento Europeo 679/2016 (GDPR)

Il Regolamento 2016/679 (GDPR) ha aggiornato un provvedimento del Garante Privacy che risaliva al 2010 e che conteneva prescrizioni in parte superate. Inoltre, in tema di videosorveglianza, sono state adottate le linee guida (“Linee guida 3/2019 sul trattamento dei dati personali attraverso dispositivi video”) messe a punto dal Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB).

Le immagini oggetto di riprese attraverso i sistemi di videosorveglianza rientrano in ciò che l’art. 4 del GDPR definisce dati personali. Il Regolamento 2016/679 è permeato dal principio di accountability, che assegna al titolare del trattamento l’obbligo di adottare tutte le misure adeguate ed efficaci per rispettare i dettami di tutela dei dati, dimostrando sempre la conformità delle attività di trattamento con il regolamento.

Nella videosorveglianza, il Gdpr introduce i principi di privacy by design e by default.

Il Principio di Minimizzazione dei Dati e Limitazione della Conservazione

Inoltre, l’attività di videosorveglianza deve rispettare il cosiddetto “principio di minimizzazione dei dati riguardo alla scelta delle modalità di ripresa e dislocazione e alla gestione delle varie fasi del trattamento. I dati trattati devono comunque essere pertinenti e non eccedenti rispetto alle finalità perseguite”.

I principi di minimizzazione dei dati e limitazione della conservazione stabiliscono che “i dati personali dovrebbero essere - nella maggior parte dei casi (ad esempio se la videosorveglianza serve a rilevare atti vandalici in un piccolo esercizio commerciale) - cancellati dopo pochi giorni, preferibilmente tramite meccanismi automatici”.

Le immagini registrate non possono essere conservate più a lungo di quanto necessario per le finalità per le quali sono acquisite (art. 5, paragrafo 1, lett. c) ed e), del Regolamento).

Chi Può Controllare le Registrazioni delle Telecamere sul Posto di Lavoro

Le registrazioni delle telecamere e sistemi di videosorveglianza non possono essere visionate indiscriminatamente e con libero accesso, ma solo da parte personale designato e autorizzato, istruito con formazione almeno annuale. Il titolare del trattamento è infatti tenuto a nominare, per iscritto, l’incaricato all’accesso alle immagini.

Dopo essersi dotato di un regolamento di accesso alle immagini, il titolare deve formare opportunamente l’incaricato affinché rispetti gli obblighi relativi al trattamento. Misure organizzative e tecnologiche devono consentire il corretto accesso alle immagini, nell’ottemperanza di legittime condizioni. Infatti, se chi richiede l’accesso (compresi privati cittadini ed organi di pubblica sicurezza) non dimostra la necessità e la pertinenza della richiesta, il titolare deve rifiutare l’accesso.

Il GDPR Introduce la Figura del Data Protection Officer (Dpo)

Il Data protection officer (Dpo) è una figura introdotta dal Gdpr, il regolamento generale sulla protezione dei dati 2016/679. Il Dpo è un professionista, sia interno che esterno, che ricopre un ruolo aziendale con competenze giuridiche, informatiche, di risk management e di analisi dei processi. Ha il compito di osservare, valutare e organizzare la gestione del trattamento di dati personali (e dunque la loro protezione) all’interno di un’azienda (sia essa pubblica che privata), affinché questi siano trattati nel rispetto delle normative privacy europee e nazionali.

Quali Sono le Tecnologie di Videosorveglianza Utilizzabili

In base all’articolo 25 della GDPR, le tecnologie di videosorveglianza utilizzabili devono garantire la tutela della privacy by design e by default degli interessati mediante impostazioni predefinite. Solo l’utilizzo di strumenti che assicurino offrono la massima protezione possibile dei dati personali dal momento della progettazione. Nel caso in cui il titolare acquisti il sistema di videosorveglianza, dovrà scegliere un impianto che tuteli il rispetto di questi principi.

Le tecnologie di videosorveglianza utilizzabili devono essere privacy-friendly. Sono consigliati dalle Linee guida 3/2019, i sistemi che permettono di mascherare aree che non sono rilevanti per la sorveglianza o di oscurare i volti degli interessati quando si mostrino le riprese video a soggetti terzi.

Non sono consentite tecnologie con funzionalità eccessive: vietati il movimento delle telecamere a 360 gradi, capacità di zoom extra, analisi e registrazioni audio. Se queste opzioni sono presenti sul sistema di videosorveglianza, bisogna disattivarle.

Telecamere nei Bagni: Cosa Dice la Legge?

L’installazione di una telecamera per negozio è una pratica sempre più diffusa tra i commercianti che desiderano proteggere la propria attività da furti, rapine e atti vandalici. Ma che permessi servono per mettere una telecamera? La risposta è sì, ma con alcune limitazioni. Tuttavia, per legge non è possibile installare telecamere nascoste o finte.

Telecamere nei Bagni Pubblici: È Legale?

Le telecamere nei bagni pubblici sono legali? No, non lo sono, a meno che il loro “occhio” non sia puntato in modo tale da lasciare la giusta privacy agli utenti, ad esempio limitandosi a inquadrare solamente la parte della stanza dove c’è il lavandino.

Secondo la Corte di Cassazione, le telecamere in un bagno pubblico integrano il reato di molestie e non quello di interferenze illecite, in quanto la toilette pubblica non può essere equiparata a un luogo di privata dimora.

Telecamere nel Bagno di un Locale Aperto al Pubblico: È Reato?

Il gestore del bar o di altro locale aperto al pubblico (ristorante, pub, ecc.) non può mettere le telecamere nel bagno: anche in questa ipotesi, infatti, scatta il reato di interferenze illecite nella vita privata.

Telecamera nei Bagni: Conseguenze dell’Illecito

In assenza di tali requisiti, l’installazione di telecamere nei luoghi di lavoro è illegittima ed è sanzionata, in via amministrativa e penale, come violazione della normativa sulla privacy.

L’Autorità Garante per la protezione dei dati personali (comunemente conosciuta come «Garante privacy») si è espressa più volte e in modo radicale contro l’utilizzo delle telecamere in luoghi sensibili come i bagni e gli spogliatoi, salve eccezionali ragioni da provare di volta in volta a cura del datore di lavoro, e da ultimo, a stabilire la loro completa illiceità anche dal punto di vista penale, è intervenuta la Corte di Cassazione con la sentenza che abbiamo richiamato in apertura.

In particolare, i giudici di piazza Cavour hanno ravvisato la violazione dell’art. 615 bis del Codice penale, ossia del reato di «interferenze illecite nella vita privata» che, in questo caso, è innanzitutto quella dei dipendenti, ma potrebbe essere anche quella di chi, estraneo alla struttura produttiva, occasionalmente si trovi a frequentare i servizi igienici riservati al personale.

Videosorveglianza Privata: Cosa Bisogna Sapere?

Se prima era più facile trovare un impianto di videosorveglianza al di fuori di abitazioni private e isolate, oggi sono sempre più le persone che decidono di ricorrere a questi sistemi pur abitando all’interno di un condominio. Installare un sistema di telecamere di videosorveglianza esterno, però, potrebbe generare diverse problematiche con i condomini, soprattutto per quanto concerne il fattore conservazione dati e privacy.

Le Leggi da Rispettare se Si Abita in Condominio e Si Installa un Impianto di Videosorveglianza

A tal proposito, all’interno del Codice civile è stato inserito un preciso articolo che obbliga chi vuole ricorrere a sistemi di videosorveglianza casa a installare il cartello “area videosorvegliata”, che segnala la presenza di videocamere. La legge, inoltre, precisa come non sia legale inquadrare e registrare aree non a uso comune. Se vivi in un condominio, quindi, dovrai necessariamente richiedere il parere favorevole di almeno la metà dei millesimi, espresso attraverso una votazione. In caso di esito negativo in assemblea, potrai ugualmente dotare il tuo appartamento di videocamere. Naturalmente, sarai obbligato a esporre il cartello e l’area ripresa deve comprendere esclusivamente la tua porta di casa, evitando di includere il pianerottolo interno.

Per Quanto Tempo le Registrazioni Possono Restare in Memoria?

La normativa sulla videosorveglianza privata specifica che, dopo che una telecamera registra, il video può rimanere in memoria per un massimo di 48 ore. Per visionarle, però, devi fare richiesta di acquisizione dei dati a chi di dovere, quasi sempre le Forze dell’Ordine.

Dove È Permesso Installare un Sistema di Videosorveglianza?

Secondo l’attuale normativa in materia di videosorveglianza privata, le telecamere possono essere installate in aree di propria pertinenza. Quindi, non potrai riprendere aree comuni come, ad esempio, pianerottoli, cortili o parcheggi. Gli unici punti permessi sono le aree che interessano la tua abitazione, ovvero porta di ingresso di casa e finestre.

Quando Avviene il Rischio di Violare la Privacy Altrui

Il rischio più grande legato all’installazione di un sistema di videosorveglianza consiste nel violare la privacy di altri cittadini. Essendo poste all’esterno, può capitare di riprendere terzi. Questo accade, soprattutto, quando un’abitazione è posta a pianterreno. In questi casi, è quasi impossibile non includere nella ripresa aree comuni. Se sei in questa situazione, non rischierai nulla se le telecamere saranno puntate il più possibile verso la tua porta di ingresso. Nel caso ciò non accadesse, rischieresti di apportare dei danni alla privacy altrui e di incorrere in sanzioni.

Il Cartello di Videosorveglianza: Quando Va Installato?

Abbiamo accennato all’obbligo, in alcuni casi, di rendere visibile il cartello di area videosorvegliata per segnalare la presenza di telecamere. I cartelli di area videosorvegliata vanno affissi in prossimità della zona inclusa nel raggio di azione del sistema di sicurezza e devono specificare informazioni ben precise. Il garante della privacy ha stabilito che i cartelli devono segnalare, oltre la presenza dell’impianto di telecamere, anche chi lo ha installato e perché. Tali cartelli, poi, non possono rimanere nascosti ma devono essere ben visibili, qualsiasi sia la loro dimensione.

Quando un Impianto di Videosorveglianza Può Essere Definito Legittimo

Affinché l’impianto di videosorveglianza sia legittimo, devono essere rispettati i seguenti principi:

  • Principio di liceità rispetto della normativa italiana in vigore;
  • Principio di proporzionalità, ovvero scegliere di installare un impianto quando altre misure di sicurezza alternative si sono rivelate non sufficienti;
  • Principio di finalità, ossia quando esistono motivazioni reali e legittime per installare un impianto;
  • Principio di necessità se le riprese servono a registrare solamente ciò che è necessario al motivo indicato.

Cosa Cambia in Termini di GDPR e Videosorveglianza

Nella prima metà del 2018, l’Unione europea ha pubblicato il GDPR (General Data Protection Regulation), ovvero un regolamento che fissa dei precisi obblighi che riguardano la protezione della privacy e il trattamento dei dati sensibili e personali. Queste regole devono essere rispettate anche da chi possiede un impianto di videosorveglianza casa. Nel 2019, queste linee guida sono state aggiornate con alcune importanti modifiche. Per prima cosa, è stato sottolineato come non sia necessario ottenere una specifica autorizzazione da parte del Garante della Privacy per poter installare un impianto di videosorveglianza privato. Naturalmente, questo deve rispettare i principi che abbiamo precedentemente indicato. Altre novità, invece, riguardano i cartelloni utilizzati che si rifanno alle linee guida che il Garante europeo aveva già espresso. Ultimo, ma non per importanza, l’argomento relativo alla questione tempistica di conservazione dei dati. Il Garante, in tal senso, si è espresso dichiarando che le registrazioni video devono essere cancellati dopo pochi giorni. Se un privato cittadino o un’azienda mantiene in archivio questi dati per più tempo di quanto consentito, dovrà indicare il perché di questa decisione.

Cosa Fare per Installare un Sistema di Videosorveglianza

Solitamente, è possibile installare le telecamere o per controllare una zona esterna o, viceversa, per la tutela di ambienti interni. Le telecamere esterne devono essere posizionate solamente nel perimetro che rientra tra le tue proprietà e, quindi, facciata, garage, ingresso e così via. Virare la ripresa verso una zona di interesse pubblico ti farà rientrare in una condizione di violazione della privacy di terzi. Questo vale, come già accennato, anche nel caso di condominio e di ripresa dell’androne comune. Anche in questo caso si presenterebbe una problematica di lesione della privacy altrui. Le telecamere interne sono invece posizionate all’interno delle mura domestiche: la normativa specifica però che le immagini registrate non possono essere utilizzate in modi che non rientrino nella legge. Infatti, in casa capita spesso di ospitare persone anche non conosciute e non per questo malintenzionate. Ci riferiamo a professionisti che si occupano di pronto intervento come idraulici, elettricisti o fattorini e così via. Tali soggetti vanno avvisati della presenza di un impianto di sorveglianza interno e sono legittimati a chiedere spiegazioni in merito alla finalità di tale sistema e delle registrazioni effettuate.

L’Importanza di Rispettare il Principio di Minimizzazione dei Dati

Abbiamo parlato a lungo del rispetto della riservatezza dei dati personali, così come indicato in maniera chiara nel GDPR che riguarda anche gli impianti di videosorveglianza. A tal proposito esiste un preciso principio che potremmo definire di minimizzazione dei dati secondo il quale le immagini acquisite devono essere pertinenti allo scopo dell’installazione dell’impianto e non eccedere rispetto tali finalità, che sono la tutela della proprietà e la salvaguardia della sicurezza. Non è lecito, invece, utilizzare le telecamere di videosorveglianza come “occhio a distanza” che consenta di curiosare nella vita delle persone e dei vicini di casa, spiando le loro abitudini e i loro movimenti.

L’Importanza di Conoscere i Modi in Cui È Possibile Utilizzare le Registrazioni di un Sistema di Videosorveglianza

Adesso, invece, è importante sottolineare cosa non può essere fatto con le registrazioni ricavate da un impianto di videosorveglianza casa privato:

  • Tali immagini non possono essere oggetto di comunicazione a terzi o di diffusione. Questo vale sia in forma privata che per quanto riguarda la pubblicazione online tramite piattaforme social o streaming in Rete. In caso contrario, si rischierebbe di essere accusati di illecito civile che può portare alla richiesta di danni da parte dei soggetti coinvolti. Può costituire reato ancor più grave nel caso in cui le immagini registrate e diffuse vengano utilizzate su larga scala per ottenere profitto o arrecare un danno a terzi.
  • Poiché la videosorveglianza è una tipologia di trattamento di dati personali, le sue informazioni possono essere usate esclusivamente da chi ne è titolare e dagli incaricati autorizzati come, ad esempio, chi si occupa di manutenzione di tali impianti o i soggetti autorizzati secondo la legge in vigore, ovvero magistratura o forze dell’ordine che hanno bisogno delle informazioni per accertare un reato.
  • Dato che, come già specificato, la conservazione dei video ripresi dalle telecamere possono essere conservati per pochi giorni (a conclusione dei quali vanno distrutti), consigliamo di optare per un sistema di videosorveglianza con funzione di cancellazione automatica entro un tempo prestabilito.

Cosa Fare in Caso di Sistemi Smart Cam per Casa

Nel caso di installazione di sistemi di smart cam, per rafforzare la sicurezza personale e il controllo degli ambienti domestici, il trattamento dei dati personali rientra sempre all’interno di quelli esclusi dal Regolamento stabilito dal Garante della Privacy. Naturalmente, è stato specificato che eventuali dipendenti o collaboratori domestici (babysitter, colf, etc.) presenti all’interno di casa devono obbligatoriamente essere informati della presenza di un sistema di registrazione e monitoraggio interno degli ambienti. Occorre evitare di installare tali sistemi in zone che possano ledere la dignità delle persone come, ad esempio, i bagni. Inoltre, i dati acquisiti devono adeguatamente essere protetti tramite l’utilizzo di misure di sicurezza, soprattutto nel caso tu decida di connettere le videocamere smart alla Rete (per un monitoraggio anche a distanza).

L’Importanza di Abbinare un’Assicurazione Casa e Famiglia a un Sistema di Videosorveglianza

Oltre a munirti di un valido sistema di videosorveglianza per esterno o interno, per tutelare ancor di più la sicurezza della tua casa e della tua famiglia dovresti stipulare una polizza casa e famiglia di qualità, come l’assicurazione offerta da Verti. Si tratta della migliore soluzione se vuoi avere la certezza di essere protetto in caso di furti o rapine, ma anche da danni accidentali o guasti dovuti a malfunzionamenti di elettrodomestici o altro ancora, come infortuni domestici e l’assicurazione per animali domestici. Acquistare un’assicurazione casa e famiglia, dunque, è la migliore idea per poterti garantire la tranquillità di cui hai bisogno e la migliore protezione su misura per la tua casa.

Telecamere Nascoste sul Luogo di Lavoro: Cosa Dice la Cassazione?

La sentenza della Cassazione n.3255/21 ha stabilito che il datore di lavoro può istallare le telecamere, anche occulte, per sorvegliare i propri dipendenti solo nel caso in cui vi sia fondato sospetto di illecito, cioè che un lavoratore possa commettere azioni fraudolente a danno del datore di lavoro.

La telecamera-spia (con l’intento difensivo se non ci sono validi sospetti di reato da parte del dipendente) in funzione “preventiva”, ossia volta a saggiare la fedeltà del dipendente, è però illegale.

Le telecamere devono essere evidenziate con appositi cartelli e tutto il personale deve essere adeguatamente informato, attraverso accordi sindacali o coinvolgimento dell’ispettorato del lavoro. Gli interessati devono sempre sapere (ex art. 13 del Regolamento) che stanno per accedere in una zona videosorvegliata. Se queste regole non vengono rispettate, anche nel caso di eventuale illecito, le prove raccolte non sono utilizzabili in sede di giudiziaria.

Telecamere di Sorveglianza e Airbnb: Cosa È Permesso e Cosa È Vietato?

Airbnb ha una politica molto chiara riguardo alle telecamere di sorveglianza e ai dispositivi di registrazione negli alloggi. Ecco i punti principali:

  • Divieto di telecamere interne: Gli host non possono usare telecamere di sorveglianza o dispositivi di registrazione che monitorano gli spazi interni, neanche se tenuti spenti. Le telecamere nascoste sono sempre state vietate e continueranno a esserlo.
  • Definizione di telecamere di sorveglianza: Per telecamere di sorveglianza e dispositivi di registrazione si intende qualsiasi sistema in grado di registrare o trasmettere video, immagini o audio, come ad esempio un baby monitor o un videocitofono.
  • Telecamere esterne: Gli host possono installare telecamere di sorveglianza e dispositivi di registrazione all'aperto, ma sono tenuti a indicarne la posizione nella descrizione dell'alloggio (ad esempio, "C'è una telecamera nel cortile anteriore").
  • Obbligo di comunicazione: Gli host dovranno comunicare la presenza e la posizione delle telecamere di sorveglianza e dei dispositivi di registrazione esterni sotto il loro controllo, anche ad esempio se posizionati nell'atrio del condominio o nel cortile.

Tabella Riepilogativa: Normativa sulla Videosorveglianza

Ambito Permesso Vietato Note
Luoghi di lavoro Per esigenze organizzative, sicurezza del lavoro e tutela del patrimonio aziendale, con accordo sindacale o autorizzazione dell'Ispettorato del Lavoro. Controllare l'attività dei lavoratori in modo indiscriminato. Installare telecamere in bagni, spogliatoi o aree dedicate all'attività lavorativa. Necessario cartello informativo. Rispetto del GDPR.
Abitazioni private Installazione in aree di propria pertinenza (porta d'ingresso, finestre). Riprendere aree comuni (pianerottoli, cortili, parcheggi). Violare la privacy di terzi. Necessario cartello informativo. Conservazione dei dati limitata a 48 ore.
Bagni pubblici e locali aperti al pubblico Telecamere puntate solo sulla zona del lavandino (se strettamente necessario). Installare telecamere che riprendano le aree dedicate all'igiene personale. Rischio di reato di molestie o interferenze illecite nella vita privata.
Airbnb Telecamere esterne, con obbligo di indicarne la posizione nella descrizione dell'alloggio. Telecamere interne, anche se spente. Telecamere nascoste. Politica di Airbnb molto restrittiva per garantire la privacy degli ospiti.

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