La storia del Bagno degli Americani e il surf adattato

La storia del Bagno degli Americani è legata a doppio filo con l'impegno sociale e l'accessibilità, aprendo le sue porte a iniziative come Surf4all.

Le origini del Bagno degli Americani

Il Bagno degli Americani è un ampio tratto di spiaggia situato sul lungomare di Tirrenia, una frazione del comune di Pisa, a metà strada tra Livorno e Pisa. Con quasi diecimila metri quadri di superficie, era originariamente una zona militare dove si pagava solo in dollari e l’accesso era riservato agli americani.

Era l’unico bagno di proprietà dell’esercito statunitense in Europa e, durante l’estate, accoglieva militari provenienti da tutte le basi del continente. Gli italiani potevano solo passeggiare sul bagnasciuga, poiché di fatto era una zona extraterritoriale.

Il periodo d’oro della spiaggia coincise con l’attività cinematografica degli studi di Tirrenia, attirando grandi attori e star come Sophia Loren. Alla fine degli anni Sessanta, iniziò il ridimensionamento, con licenziamenti del personale italiano e tagli alle spese militari americane, fino alla dismissione della gestione del bagno sotto la presidenza di Obama.

La nuova gestione e l'impegno sociale

Davide Bani è uno dei fondatori della cooperativa che, oltre a gestire lo storico cineclub pisano l’Arsenale, ha ottenuto la gestione del Bagno degli Americani. La cooperativa ha portato sulla spiaggia il proprio modo di vedere il mondo e le proprie proposte culturali, realizzando proiezioni cinematografiche e promuovendo l’accessibilità.

«Tra di noi qualcuno ha ritenuto questa iniziativa una “pericolosa deviazione”. Abbiamo “fatto il salto” e abbiamo portato sulla spiaggia il nostro modo di vedere il mondo, le nostre proposte culturali. Quest’anno abbiamo fatto 42 proiezioni cinematografiche al centro della spiaggia su un maxischermo gonfiabile. Abbiamo montato un ledwall che consente di proiettare anche durante il giorno. L’altro elemento che distingue l’attività del Bagno degli americani è l’accessibilità.

Apertura e accessibilità sono per Bani sinonimi. «Dare la possibilità di fruire della spiaggia e il mare il disabile, la mamma con la carrozzina, chi si è fratturato la gamba, l’anziano… sono cose per noi essenziali. Sono tutte persone che hanno gli stessi problemi. Se fossero servizi da proporre solamente per i disabili sarebbero già fondamentali perché stiamo parlando di diritti, non di concessioni.

«Noi vorremmo tenere aperto 24 ore su 24. Non sempre è possibile, ma l’area del bagno è sorvegliata costantemente e ci sono delle situazioni come la vigilia di Ferragosto quando tanti ragazzi vogliono fare la spiaggiata. Quasi tutti i bagni chiudono perché temono problemi, noi invece teniamo aperto.

Surf4all: il surf senza barriere

Il Bagno degli Americani ha ospitato Surf4all, un progetto che offre i principi fondamentali del surf e gli strumenti per condurre, controllare e utilizzare al meglio la tavola da surf. Si tratta di un percorso di formazione all’adapting surfing, pensato per persone con disabilità.

«Noi li abbiamo ospitati» spiega Davide Bani, uno dei gestori del bagno. «Abbiamo dato loro uno spazio, quattro-cinque cabine a disposizione, abbiamo predisposto le passerelle, le sedie job, un altro tipo di sedie ancora… Per chi fatica a muoversi ci sono piccole cose che diventano dei grandi problemi. Ad esempio il momento dell’entrata in acqua dalla carrozzella, l’uscita. A volte queste persone ci riescono da sole, altre volte c’è bisogno di un aiuto e i bambini che frequentano il bagno si sono rivelati molto importanti nell’agevolare la soluzione di questi problemi.

Sono arrivati ragazzi e ragazze a cui mancavano gli arti, altri con problemi alla vista. Percepire la loro gioia e l’emozione di fare per la prima volta un bagno in mare è stato per noi davvero bello. Non nego che all’inizio ci fosse qualche dubbio, le persone normali a volte possono essere spietate, e invece questa si è rivelata un’esperienza importante per tutti. Quando in un ambiente ci sono persone allegre tutto diventa migliore.

Mattei spiega che «il progetto prevedeva delle lezioni teoriche, ma soprattutto delle sessioni dimostrative pratiche, l’organizzazione di eventi dedicati a chi voleva vivere senza barriere il mare e lo sport. Ma soprattutto per insegnare il surf tra le persone con disabilità per dare a tutti la possibilità di fruire dei vantaggi psicofisici che la pratica di questo sport regala ai suoi praticanti.

Mattei è molto orgoglioso quando sottolinea che quella è stata la prima attività didattica che ha fatto del surf un’attività inclusiva. Non stiamo parlando di grandi numeri (soprattutto negli ultimi due anni), ma di una presenza costante di poche decine di persone.

La storia di Massimiliano Mattei

Questa storia comincia a Manila, nelle Filippine. Massimiliano Mattei, livornese del 1976, dopo diversi viaggi si era trasferito a fare il cuoco dall’altra parte del mondo. «Ho cominciato a fare surf a 15 anni, nel mare di Livorno. Poi la fortuna e il lavoro mi hanno portato in giro per il mondo. Dai 20 ai 27 anni sono stato nelle Filippine e ho continuato a coltivare le mie passioni per lo sport. Ho fatto pugilato, basket, surf.

In una mattina del 2005, rientrando da un allenamento di boxe, a bordo della sua motocicletta, Mattei correva per rientrare quando perse il controllo e finì giù da un cavalcavia. «A parte gli attimi immediatamente successivi all’impatto con il terreno, sono stato cosciente tutto il tempo e ricordo ogni cosa» racconta Mattei, come se l’incidente fosse stato ieri. «Il primo mese l’ho passato in ospedale a Manila, poi dopo diversi voli sono arrivato a Firenze, all’Unità Spinale dell’Ospedale Careggi.

«La voglia era tanta, ma non posso negare che avevo paura di entrare in acqua nelle mie condizioni. Questa condizione psicologica mi tenne lontano dal mare per cinque anni. Tornai a fare surf in un contesto particolare: ero a Manila per recuperare un po’ delle cose che avevo lasciato là, dopo l’incidente. Alcuni miei amici avevano fondato un’accademia di surf nelle Filippine. Mi portarono in una piscina con onde artificiali. Fu quella l’occasione di tornare a planare su una piccola onda, in un contesto protetto.

Mattei non poteva resistere lontano dalle onde: «l’acqua è magia totale». Ha cercato di capire quali esperienze c’erano in giro per il mondo che gli potessero consentire di surfare nelle sue condizioni. «In America ci sono tanti militari che rientrano dai teatri di guerra con delle lesioni importanti ed è evidente che hanno più esperienze di qualsiasi altro paese del mondo».

Il passaggio dalla teoria alla pratica fu veloce. «Sono andato a comprare una tavola da Decathlon, ho applicato due idee che ho trovato su internet e così ho realizzato un primo prototipo di tavola da surf adattata alla mia tecnica e alle possibilità di movimento che avevo io dopo l’incidente. «Gli amici che vivevano la mia stessa condizione, il mare e il surf sono stati la mia vera clinica. L’ambiente che mi ha permesso di recuperare la forma fisica, la forza e soprattutto la fiducia in me stesso».

«Sembra uno sport povero, in fondo si può pensare che ci sia solo una tavola da legarsi ad un piede ed è tutto fatto» osserva Mattei. «Invece non è così. C’è da viaggiare molto. Quando arriviamo nei paesi dove ci sono le gare dobbiamo trovare delle strutture senza barriere architettoniche e adatte alle nostre esigenze, avere dei servizi di trasporto compatibili con le nostre difficoltà. Spesso tutti questi aspetti comportano dei costi elevati. Il mio obiettivo è diventare un atleta professionista delle Fiamme Oro.

Nei tre mondiali di Adaptive Surf a cui ha partecipato, Mattei ha ottenuto risultati sempre migliori, tanto che nel 2018 in California si è classificato terzo nella categoria AS4, vale a dire “prono non assistito”.

Oggi Massimiliano Mattei abita in Andalusia: anche se da quelle parti ci sono poche onde, lui continua a fare surf. «Non è un buon periodo. Non pensavo di farmi male anche alle braccia. Sono reduce da due infortuni ad entrambe.

Alla domanda su come si vede tra qualche anno Mattei risponde che si augura di essere ancora su un surf per diversi anni. «Mi piace la competizione per un confronto più con me stesso che con gli altri. In fondo Kelly Slater è ancora tra i primi surfisti normo del mondo. Ha 50 anni e arriva primo in competizioni dove ci sono ragazzi di 22 o 23 anni. Mi piacerebbe fare come lui.

«Abbracciare il mare», «l’acqua come magia» le immagini che evoca Mattei richiamano “tempi eroici” del surf e la sua origine tra gli indigeni della Polinesia.

Il Mercatino degli Americani a Livorno

Un altro aspetto legato alla presenza americana nella zona è il Mercatino degli Americani, che era centrale a Livorno e offriva prodotti di importazione. L’eskimo, ad esempio, ha fatto la sua prima comparsa in Italia proprio lì.

«Compravamo queste cose usate dall’esercito americano» ricorda Davide Bani. «Poi si trovavano le sigarette di contrabbando. Piero Salvini, per gli amici “Capello”, sembra un anziano surfista californiano. Oggi è il responsabile del Mercatino degli americani che da quattordici anni è stato trasferito ai bordi del porto di Livorno.

«Ho cominciato a lavorare al mercatino come commesso nel 1976, quando ho smesso di andare a scuola. Poi mio babbo l’anno dopo mi comprò il banco che gli costò 15 milioni di lire, un prezzo enorme, a quell’epoca un appartamento ne costava 25. Salvini ha passato dodici ore al giorno tutti i giorni accanto alla sua bancarella.

«Io la mia vita l’ho passata al mercatino. Capello sostiene che ancora oggi ci sono ancora dei prodotti di qualità che si trovano solo qui e che c’è ancora richiesta. Con molto orgoglio tiene nel cellulare il messaggio di Massimiliano Allegri che gli chiede dei capi di abbigliamento.

Anno Evento
Anni '50-'60 Periodo d'oro del Bagno degli Americani con la presenza di star del cinema.
Fine anni '60 Inizio del ridimensionamento del Bagno degli Americani.
2005 Incidente di Massimiliano Mattei nelle Filippine.
2018 Massimiliano Mattei si classifica terzo ai mondiali di Adaptive Surf in California.

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