Bagni di Chiatona: Storia e Informazioni

La spiaggia Marina di Chiatona è caratterizzata da soffice sabbia dorata, bagnata da un mare cangiante dall’azzurro al turchese, cristallino e limpido, con fondale sabbioso digradante verso il largo. È la porzione est del litorale del comune di Palagiano (Lido Chiatona), condiviso con la porzione ovest del litorale del comune di Massafra (Bagni Di Chiatona), che assumono diversi nomi a seconda della porzione di spiaggia in cui ci troviamo, delimitata ad est dalla foce del fiume Patemisco ed ad ovest dalla foce del fiume Lenne.

Tipo di spiaggia

  • Spiaggia

Superficie spiaggia

  • Sabbiosa

Gestione spiaggia

  • Gestita e Libera

Mood spiaggia

  • Beach Mood ed esperienza spiaggia Spiaggia Marina di ChiatonaPalagiano - Lido Chiatona, TA Tipo di spiaggia Spiaggia Superficie spiaggia Sabbiosa Gestione spiaggia Gestita e Libera Riserva naturale Stornara spiaggia Attrezzata, spiaggia in Area Naturale Protetta, spiaggia per Famiglia.

Servizi spiaggia

  • Servizi presenti in spiaggia o nelle vicinanze Spiaggia Marina di ChiatonaPalagiano - Lido Chiatona, TA Stabilimento Balneare.

Il mio Paese inventato è una striscia di terra delimitata dalla ferrovia, che ancora fende dune e macchia, perfette come in un manuale sugli ecosistemi. Oltre (e a volte quasi dentro) le rotaie c’è il bosco di pini. Il mio Paese inventato non l’ho inventato io, ma qualche ardito imprenditore che, a fronte di uno stabilimento balneare, per decenni l’unico, ha violentato un paradiso, erigendo casupole a 30 metri dal mare. Tra gli Aureliano e le Amaranta di Chiatona c’è la mia famiglia, ormai da quasi settant’anni, che malgrado le diaspore per l’Italia ancora inspiegabilmente si riconosce in questo non luogo assurdo.

La Vita a Chiatona

A Chiatona inedia e pigrizia convivono con sensazioni fisiche irresistibili, a tratti brutali. E mentre la Natura, ancora selvaggia nel Terzo Millennio, sfida l’Italsider e l’abusivismo, le petroliere e i “bombaroli” pescatori di frodo, facendo mostra del catalogo della Fauna marina costiera da un lato e di poiane, volpi, upupe e cinghiali dall’altro, ecco sopraggiungere l’altra Fauna, quella del primo entroterra.

Famiglie con esponenti di quattro o anche cinque generazioni, armati di frigoriferi si fa per dire portatili, barbecue, intere casse di birra (rigorosamente Raffo), cocomeri, ombrelloni, tende da campeggio in cubatura e quantità variabili; non algide mogli lanciano proclami ai baldi consorti in oscure favelle, per indicare il corretto posizionamento degli ammennicoli da campo:”Ne pot’ sté ‘ddà, mitt’ ‘ddà” [Non è possibile posizionarsi in cotal guisa, è preferibile modificare l’ubicazione].

Nel castrum da spiaggia trovano posto genitori incuranti di bambini che scompaiono nei flutti, catanonni con il respiratore e sulla sedia a rotelle, teen-agers promessi sposi e, per tutti, grammedd’ a portata di mano. Cos’è la grammedd’? E’ uno speciale coltellino atto ad aprire le valve del mollusco simbolo della Città dei due Mari, ovvero la cozza; grazie a questo strumento di precisione, il suddetto bivalve, ancora vivo, viene aperto e la parte molle raccolta e consumata seduta stante, nella concezione pugliese di fast-food.

In particolare due sono le circostanze in cui si osserva l’invasione più massiccia, ovvero le notti di Ferragosto (prima e dopo) e soprattutto la notte erroneamente considerata di San Lorenzo, cioè quella tra 10 e 11 agosto. Già un paio di decenni fa si usava recarsi a gruppetti in spiaggia ed accendere dei falò (rigorosamente fuori legge) per stare, come nella più classica immagine dell’estate, avvolti negli asciugamani dopo il bagno notturno, a cantare ed a guardare il cielo in cerca di stelle cadenti.

Memorabile una mia disavventura dell’epoca: attenta ad evitare le braci più in vista, atterrai invece sui carboni appena coperti dalla sabbia, con conseguenti ustioni e gasteme. Ecco, sarò una nostalgica che rievoca con il prefisso “ai miei tempi”, ma ora di falò non ce n’è quasi nessuno: non ce ne sarebbe lo spazio. La spiaggia è coperta a tappeto da tende così vicine tra loro, da rendere impossibile che tutti gli occupanti possano sdraiarsi supini a contemplare la volta stellata, sarà per questo che gli ipertecnologici prediligono osservarla attraverso qualche App del cellulare.

E, d’altra parte, di stelle se ne vedono ben poche, a causa dei fari alimentati dai gruppi elettrogeni, indispensabili per illuminare a giorno la spiaggia, onde consentire ai pargoli seienni di baloccarsi financo alle due di notte, dilettandosi nello sport locale, ovvero il lancio micidiale del pallone con tutta la forza del calcio, alla ‘ndò cojo, cojo. (Anche di quello sono stata vittima, ahimè).

A rafforzare la non modesta illuminazione casalinga, provvedono i fari delle discoteche avventizie animate da penosi DJ, eredi di già penosi colleghi storici, quali il celeberrimo Chewingum, un tizio poraccissimo, con l’aria da commercialista ed una misteriosa valigetta al seguito che, secondo la leggenda, conteneva un campionario inutilizzato di preservativi. Mentre i “discofori” incitano all’iperattività scomposta (leggasi danza), con accento terrificante e battute che indurrebbero al suicidio qualsiasi persona sobria, sull’arena si transita senza soluzione di continuità, da un lido all’altro, dalla disco più all’avanguardia a “Zitella”, perla della tradizione partenopea, che offusca il compianto Pinuccio e i 99 Posse.

E proprio lì, dove quest’anno erano allocate le lampade verdi in stile Commodore 64, che ritmicamente scandivano i versi leggendari del “Ballo del cavallo”, si trova il cuore del parcheggio gestito da quello che chiameremo Cosimo. Nato come posteggiatore abusivo, ma di antica stirpe, datosi che il padre era sua volta pastore abusivo (in che senso?), negli anni ha conquistato uno spiazzo e le autorizzazioni ad esercitare la nobile arte con dinamismo e grinta, incurante del sole e della polvere, intonando i grandi classici dell’italica tradizione, da “Felicità” a “Mamma Maria”.

Attaccato alla famiglia, come un uomo del Sud deve essere, il volitivo Cosimo sfoggia un look da Texas Ranger de noantri, con baffone e cappellone di paglia e non disdegna di approcciare il gentil sesso, come quando ad una leggiadra pulzella, ora rude marinaio, con delicato motto le si rivolse: “Sei una ragazza molto carina: andiamo dietro a quella frasca”. Tra un “auànd'” e un “trmìn”, Chiatona-Macondo è così: prendere o lasciare. Io prendo.

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