Bagni di Nerone a Pisa: Storia e Informazioni

Molto spesso Pisa viene identificata con la sola Piazza dei Miracoli, o ancor più specificamente con la Torre pendente. Ma la città che si distende lungo le due sponde dell'Arno non ha da offrire all'occhio dei visitatori e dei cittadini esclusivamente le bellezze storiche lasciate in eredità dal passato della Repubblica Marinara, dal Rinascimento e dall'epoca moderna.

Uno degli angoli più particolari e più ricchi di storia della città sono i Bagni di Nerone a Pisa. Si tratta di uno dei monumenti meno conosciuti e celebrati, e che da tempo si chiede di valorizzare insieme alla zona che, tra via Carducci e via Maffi, collega da una parte all’asse commerciale centrale e dall’altra a Piazza dei Miracoli.

I Bagni di Nerone, in largo del Parlascio, racchiudono i misteri della Pisa romana e soprattutto dello stabilimento termale da cui prendono il nome.

Storia e Origini

Le terme di Porta a Lucca, tradizionalmente note come terme o bagni di Nerone, sorgono in quello che doveva essere il settore nord-occidentale dell’abitato in epoca romana, immediatamente all’interno delle mura medievali, fra l’abbazia di S. Zeno ed il Duomo.

Oggi, la lettura delle tecniche edilizie, delle caratteristiche strutturali e dei dati materiali, permette di datare l’edificio agli ultimi due decenni del I secolo d.C. e di metterlo in relazione con la famiglia dei Venuleii, protagonisti nel territorio pisano tra il I ed il II secolo d.C.

I Bagni di Nerone si trovano in largo del Parlascio, termine che per i Germani significava luogo di combattimento di orsi, in prossimità della Porta a Lucca, aperta nel 1546 e decorata da una doppia cornice in pietra arenaria. Le due piccole porte ai lati della principale furono aperte per il traffico pedonale quando attraverso la porta passava il sistema tranviario della città.

L’unica testimonianza ancora visibile della Pisa di età romana è proprio un complesso termale, denominato anche “Terme” o “Bagni di Nerone”. La datazione è ancora incerta; tuttavia, sulla base delle impostazioni planimetriche e strutturali dell’edificio, si potrebbe ipotizzare che esso sia riferibile al II secolo d.C.

Il rinvenimento di un’iscrizione all’interno del complesso tiene comunque traccia di un restauro avvenuto intorno alla metà del II secolo, finanziato da un membro della famiglia pisana dei Venuleii, Lucio Venuleio Apronio Ottavio Prisco, personaggio che fu legatus Augusti pro praetore (governatore di provincia imperiale di rango senatorio munito di imperium) nella Spagna citeriore, nonché console ordinario per la seconda volta nel 168 d.C.

Caratteristiche delle Terme

Le terme romane del I sec. d. C., o Bagni di Nerone, erano un complesso molto vasto di strutture, dove la popolazione si recava quasi tutti i giorni per motivi igienici. Le terme erano alimentate dall’acquedotto romano di Caldaccoli, del I sec. d.C., oggi visibile solo in parte nei pressi di San Giuliano Terme, da dove iniziava il suo percorso.

Dall’accesso posto a sud, a seguire di uno stretto corridoio, era presente un ambiente, l’apodyterium, una piccola sala riscaldata avente la funzione di spogliatoio, che si affacciava, a nord, verso la palestra, mentre sul lato occidentale era presente una prima sala riscaldata, il tepidarium. Si riconoscono, a seguire, ulteriori ambienti, come ad esempio il destrictarium, pavimentato con lastre di calcare ammonitico proveniente dai Monti Pisani, e il laconicum, l’unico ambiente conservato nella sua interezza. Il sistema di riscaldamento dell’impianto era, per la maggior parte del suo sviluppo, sotterraneo.

La struttura quadrata all’esterno e ottagonale all’interno, che ancora mantiene i 4 muri perimetrali in laterizio, è stata identificata come il laconicum, per i bagni di aria calda. Sono poi visibili i resti delle mura della palestra, dell’apodyterium (lo spogliatoio) e solo due pareti del tiepidarium.

Attualmente, le terme sono scarsamente conservate in elevato e percepibili sono in parte in estensione.

Nel 2014 l’area è stata ristudiata per l’elaborazione di una ricostruzione tridimensionale del sito, in particolar modo degli ambienti noti, in grado di far aumentare la comunicazione e la valorizzazione del complesso. In primo luogo è stato fondamentale recuperare le vecchie planimetrie realizzate durante i primi scavi archeologici. “Mappa” è il nome del progetto.

Leggende e Curiosità

Il coinvolgimento di Nerone nella costruzione delle terme non può essere avvenuto, perché il complesso termale è stato datato nell’ultimo ventennio del I secolo d.C., quindi quasi 20 anni dopo la morte dell’imperatore. Perciò l’origine del nome è da ricercarsi nella leggenda di San Torpé, martire pisano, decapitato nel 68 d.C..

Nel Medioevo si iniziò ad associare l’imponente rudere di Porta a Lucca alla storia di San Torpè, a cui dalla metà del XIII secolo è dedicata la chiesa costruita proprio accanto alle terme. La leggenda narra che il pisano Gaius Silvius Torpetius (Torpete) era un cortigiano di Nerone, che dopo essersi convertito al cristianesimo fu condannato al martirio. Dopo la decapitazione il corpo di Torpete fu messo sopra una barca alla foce dell’Arno, insieme a un gallo e a un cane. L’imbarcazione si sarebbe arenata in Provenza, vicino alla cittadina di Heraclea, ribattezzata in seguito Saint-Tropez in onore del santo.

Di fianco ai cosiddetti 'Bagni di Nerone' è situata la chiesa di San Torpé. L'edificio religioso è attestato a partire dal XIII secolo e appartiene ai frati Carmelitani Scalzi. La Chiesa, ampiamente restaurata nel XVIII secolo, dal 1260 conserva all’interno dell’altare maggiore, in un busto d’argento, la testa del santo, considerato uno dei Patroni della città.

Il Bastione del Parlascio

Nei pressi delle terme si trova il Bastione del Brunelleschi: durante la signoria di Cosimo il Vecchio de’Medici si avviarono alcuni progetti di fortificazione, tra cui la costruzione del Bastione del Parlascio che prende il nome dalla porta più antica, risalente al 1157 inglobata in esso. Si tratta di una porta monumentale, che ancora presenta delle decorazioni sulle mensole di sostegno al grande arco. Filippo Brunelleschi nel 1435 realizzò una controporta interna e ricostruì la torre trecentesca oggi scomparsa, ma l’intero baluardo fu completato solo nel 1543 dall’architetto Nanni Unghero, sotto il governo di Cosimo I. L’intera struttura fu poi convertita in ghiacciaia e così rimase fino agli inizi del XX secolo. Durante la guerra servì da rifugio antiaereo.

Riqualificazione e Valorizzazione

Il nuovo scavo amplierà l’area archeologica di largo del Parlascio che, nell’intento del Comune, sarà recuperata, restaurata e valorizzata. La zona delle ‘Terme di Nerone’ verrà così ad integrarsi perfettamente con i percorsi di visita della piazza del Duomo e della ‘Passeggiata sulle mura’: proprio dall’alto delle mura sarà possibile avere un punto di osservazione privilegiato sull’intera area e, quando lo scavo archeologico sarà terminato, un pannello consentirà a chiunque, attraverso un QCode, di ricevere sul proprio smartphone informazioni e immagini, anche ricostruttive, del complesso attraverso i secoli.

Accendere i riflettori sull’area archeologica dei Bagni di Nerone è il preludio di un’iniziativa che partirà a primavera per riscoprire e valorizzare questo angolo della città, legandolo ai progetti di restauro e rilancio, anche in chiave museale, del Bastione del Parlascio, intrapresi dal Comune con il sostegno economici della Fondazione Pisa.

Il progetto di riqualificazione, del valore di circa 1.2 milioni di euro, è parte integrante del progetto mura con il suo camminamento in quota.

Il complesso architettonico dopo il recupero permetterà un’accoglienza turistica al suo interno con l’utilizzo degli spazi per informazioni, sosta, mostre. Inoltre consentirà il suo attraversamento interno con un percorso pedonale pubblico che sarà aperto nelle ore diurne.

Ricerca Archeologica

Al via un’indagine archeologica tra i Bagni di Nerone e il Bastione del Parlascio, antica porta di accesso della città a nord, dove si trovava una strada romana. Servirà a capire l’estensione dell’antico complesso termale.

Le ‘Terme di Nerone’ costituiscono un case study ottimale per affrontare le problematiche topografiche e storiografiche relative al monumento stesso e, più in generale, alla conoscenza della città romana nel suo insieme. Innanzitutto sarà possibile indagare la successione delle fasi edilizie delle terme, fornendo per ciascuna di esse datazioni più circostanziate, e completarne la ricostruzione planimetrica d’insieme, fornendo interpretazioni più sicure delle funzioni degli ambienti, fino ad arrivare alla ricostruzione tridimensionale degli elevati e delle coperture.

Inoltre l’indagine consentirà da un lato di scendere in profondità (compatibilmente con la falda idrica), per studiare l’articolazione urbana di questo settore della città in epoca precedente all’edificazione del complesso, dall’altro di studiarne l’evoluzione in epoca tardo-antica e medievale recuperando, attraverso lo scavo di zone mai indagate finora, informazioni sulle fasi post-romane, medievali e moderne, brutalmente cancellate dagli scavi del secolo scorso.

"L'attività di ricerca storico-archeologica che prenderà il via il 12 giugno si inserisce nella solco tracciato dalla Conferenza di Faro (Portogallo) del 2005. Vogliamo far passare il messaggio che il patrimonio culturale deve essere fruito, vissuto, conosciuto - spiega la professoressa Maria Letizia Gualandi dell'Università di Pisa, direttrice scientifica degli scavi - il lavoro permetterà in primis ai cittadini di scoprire aspetti della storia della nostra città per lo più sconosciuti.

Dopo più di un secolo dagli ultimi scavi, il sito delle Terme di Nerone ospiterà quindi una squadra di lavoro formata da 50 studenti e docenti dei corsi di laurea triennale e magistrale in Scienze dei Beni Culturali e Archeologia, che si alterneranno negli scavi fino al 28 luglio prossimo.

Il cantiere si distinguerà infatti per il fatto di non presentare pannelli divisori e oscuranti. Il lavoro degli studenti e dei docenti dell'Università sarà osservabile da chiunque transiterà sul posto, per rendere ulteriormente partecipe sia la cittadinanza che la massa di turisti che quotidianamente frequenta quello snodo nevralgico della città, che la storia di Pisa non si ferma al periodo medievale. La campagna di scavi permetterà quindi di ampliare la conoscenza storica dell'insediamento urbano sottostante all'impianto medievale.

Didattica

Uno scavo effettuato nella città sede dell’Università, utilizzando tutti i più moderni strumenti messi a disposizione dalla tecnologia e sfruttando le più diverse competenze, anche scientifiche, che solo una sede universitaria può offrire, costituisce un’eccellente occasione per gli studenti dei corsi di Archeologia di completare la loro formazione con esperienze di lavoro sul campo e in laboratorio. Sarà inoltre possibile coinvolgere studenti universitari di altri corsi di studio e anche delle scuole primarie e secondarie di I° e II° grado, con visite e lezioni sul campo che consentano loro di avere una corretta percezione della complessità e delle diverse competenze che richiede oggi la ricerca archeologica e dunque di fare esperienze che potranno essere loro di aiuto nelle future scelte scolastiche e professionali.

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