Bagno Etruria Calambrone: Storia e Servizi di uno Stabilimento Balneare Storico
Il Bagno Etruria si trova a nord di Livorno, in località Calambrone (PI), lungo la strada costiera che arriva a Marina di Pisa.
Storia del Territorio Circostante
Per comprendere appieno il contesto in cui si inserisce il Bagno Etruria, è utile esplorare la storia del territorio circostante, in particolare della zona di Quercianella.
Presenze Preistoriche e Romane
Di una presenza durante il neolitico si ha testimonianza grazie ad alcuni scarsi reperti di freccia in pietre silicee, dure e taglienti usate per strumenti di difesa, di caccia, di lavoro (coltelli e raschietti), delle quali si è fatto uso anche dopo l'inizio dell'età del bronzo e del ferro.
Affioramenti di queste rocce sono oggi ben visibili al Sassorosso, lungo la strada che porta al Castellaccio, lungo l'Aurelia tra il Romito e il ponte sul torrente Rogiolo, oltre che al Ponte del Diavolo nei pressi delle ex cave di steatite e di talco-steatite (Popogna).
In tutte queste località sono state trovate tracce di lavorazione del diaspro e manufatti usati per la caccia, come cuspidi di freccia, presenti presso il Museo di Storia Naturale del Mediterraneo, Livorno.
Di una presenza in epoca villanoviana ed etrusco-romana si ha testimonianza dal complesso di reperti raccolti nel 1851 sul terreno dei Gower.
Essi sono oggetto di una nota scritta da Pio Mantovani in "Il museo archeologico e numismatico di Livorno" 1892, e riportata in calce al libro di Ciompi con disegni dei reperti dello stesso Mantovani, dai "Sepolcri di Q." e la foto della testa maschile barbata del II sec. d.C.
Se fosse confermata la contestualità dello scavo e il riferimento dei reperti all'area del Gower, essi attesterebbero:
- un lungo periodo di continuo insediamento nello stesso luogo;
- un'esiguità di reperti e quindi di popolazione;
Ma anche un intervallo così lungo tra la datazione dei reperti etruschi con quella dei reperti d'epoca romana, soprattutto la Testa Barbata in marmo del secondo secolo d.C., da far presumere un radicale mutamento avvenuto nella tipologia anche sociale dell'insediamento, probabilmente riferibile ad una di quelle ville patrizie di villeggiatura marina che in quel periodo punteggiavano la costa.
Pochi reperti, dunque, limitati ad una ristretta area, ma già allora quella complessivamente a migliore vocazione insediativa.
Povertà di reperti premonitrice se ad essa segue poi un vuoto totale di documentazione, segno di un definitivo abbandono.
Non si capirebbero, infatti, le ragioni del totale silenzio delle fonti storico-letterarie e archeologiche a partire dal secondo secolo d.C.
Quercianella, come del resto Castiglioncello, non compare nei portolani medioevali che invece continuano a conoscere gli approdi alla foce del Fine e a Vada.
Sorte non diversa, del resto, ebbe il ben più importante abitato di Castiglioncello, che, nonostante abbia avuto il rinvenimento sepolcrale più importante a nord di Tarquinia, con 350 tombe del terzo secolo a.C., quasi all'improvviso scompare, come travolta dalle vicende del secolare scontro tra etruschi e romani.
Dell'insediamento civile di Castiglioncello, infatti, durato soltanto 100 anni circa, a partire dal secondo secolo a.C. Roma, infatti, per sostituirsi alla declinante influenza greca nel nord del Tirreno e per prevenire altre possibili invasioni dei Galli, dopo lo scampato pericolo della violazione capitolina, ancor prima delle guerre puniche, capisce l'importanza di inserire a nord del confine tra l'Etruria meridionale e quella settentrionale - ossia dopo il fiume Fine, che ancor oggi porta il nome della sua originaria funzione e a tal fine frequentissimo toponimo latino e medioevale - avamposti militari, di cui il Portus Pisanus, nei pressi dell'attuale Calambrone, era il principale centro marittimo dell'alto Tirreno; di spostare, cioè, verso nord l'intero fronte delle localizzazioni a scopo militare.
Nel 241 a.C., seguendo precedenti tracciati etruschi, su iniziativa del censore C. Aurelio Cotta, fu costruita la strada consolare Aurelia in funzione, dunque, di penetrazione e di controllo militare verso nord.
L'Aurelia, tuttavia, secondo la ricostruzione proposta da Marinella Pasquinucci da Quercianella non proseguiva sulla costa, ma dirigeva con tracciato rettilineo, dopo aver superato il rilievo di Monte Nero - cui la località di Quercianella da allora fino all'800 è sempre rimasta legata sul piano amministrativo, religioso, commerciale - e toccato Salviano, verso il Portus Pisanus.
Del resto, non c'era motivo che l'Aurelia passasse lungo la costa che, oltre ad essere impervia, era priva del più piccolo insediamento cui essere servente.
Come si evince dalla cartina la direttrice, più breve e sicura, da Quercianella verso il porto pisano rendeva obbligato il passaggio da Monte Nero e Salviano.
Il tracciato costiero, da Romito a Calafuria fino al forte di Antignano, resta come ipotesi di un tracciato secondario della stessa Aurelia, non solo per collegamenti a cavallo - ininterrotamente fino all'800 chiamata la via dei cavalleggeri - tra le torri di avvistamento, ma anche ad uso dei collegamenti interni tra le poche abitazioni isolate poste tra la costa e l'Aurelia stessa.
Tra il 115 e il 109, secondo un tracciato più razionale e rettilineo, fu costruita dal censore Aemilius Scaurus la strada interna per il collegamento commerciale col Portus Pisanus e con Vada Sabatia (Novi Ligure).
Da quel momento inizia l'abbandono dell'Aurelia per il tratto costiero a nord di Vada o del fiume Fine.
Aree, località e reperti archeologici sono rimasti, invece, più abbondanti e significativi nell'Etruria meridionale a partire da Vada Volaterrana, porto di Volterra, verso Cecina, dove visse Cecino Albino, nobile d'origine volterrana.
Località entrambe menzionate, ancora all'inizio del V secolo d. C., dal poeta latino Rutilio Namaziano in "De reditu suo", mentre navigava sulla rotta tirrenico-ligure, da Vada a Portus Pisanus.
Pericolosità della Costa in Epoca Classica
In epoca classica, finché durò la navigazione marittima, l'insenatura del Romito e il lido sottostante e quella limitrofa, alla foce del Rogiolo, apparentemente migliori per chi li vedeva da lontano, erano in realtà più insidiosi e malsicuri per quegli sventurati navigli che, lungo le rotte estive del commercio locale e di quello da Ostia, porto di Roma, verso la Liguria o la Gallia e viceversa, per quanto prudenti nel bordeggiare lungo le isole dell'arcipelago prima di affrontare, se diretti sulle coste galliche, il tratto aperto del mar Ligure, durante i fortunali finivano talvolta per naufragare sugli scogli affioranti.
Tracce dei tanti naufragi avvenuti lungo la costa ci sono anche nel tratto di Quercianella: uno dinanzi ai bagni Paolieri e l'altro antistante le scalette d'accesso alla baracchina del ristorante e a villa Jana.
Entrambi attestano la pericolosità di un possibile salvifico rifugio durante le tempeste.
Pance e frammenti di anfore cementati alla roccia degli scogli, sono ancora visibili in loco, utilizzate, durante tutta l'antichità per il trasporto di derrate alimentari: vino, olio, salsa di pesce in salamoia o garum.
Altri reperti archeologici rinvenuti in zona rimasti nella disponibilità della mano pubblica sono custoditi nel museo archeologico di Rosignano Marittimo, eccellente esempio di didattica museale, e insostituibile riferimento alla comprensione degli insediamenti d'epoca classica nel comprensorio, e soprattutto dei traffici marittimi e delle loro rotte.
Di altri, come l'àncora di piombo che si dice fosse rinvenuta negli anni '40, si è persa ogni traccia.
L'esiguità dell'insediamento di Quercianella in epoca classica, per quanto posto lungo la strada Aurelia, alla confluenza della viabilità locale diretta ai vicini insediamenti collinari, oltre ad essere comprovata dai pochissimi reperti rinvenuti, è confermata da una loro totale mancanza nell'alto e basso medioevo.
Prove, dirette ed indirette, dunque, che, per la consistenza quantitativa e qualitativa dei reperti, attestano la "marginalità" di Q., e, con loro, il carattere "limitante" dei fattori necessari ad un insediamento di tipo urbano già dall'antichità.
Fattori Limitanti lo Sviluppo
E' stata, dunque, la natura e la configurazione geologica ed orografica del terreno che, a dispetto del clima, fin dall'antichità si è presentato inadatto ad un significativo sviluppo non solo dell'agricoltura e della pesca, ma anche di una utilizzazione economica delle risorse forestali a fini "industriali", antiche e moderne, ad impedire il sorgere di un insediamento urbano.
Il manto di humus è sottile e il bosco non comprende essenze d'alto fusto idonee per qualità, salvo il leccio, e per quantità, idonee allo sfruttamento industriale degli antichi forni fusori.
Quercianella, infatti, priva di un bosco dalle adeguate potenzialità energetiche - come invece è quello sterminato che si estende senza soluzione di continuità dalla Val di Cecina verso Massa Marittima - ; lontana dai giacimenti minerari; e priva, come si è detto, di approdi per il trasposto marittimo del minerale, diversamente da quanto è stato per Populonia e Piombino relativamente al minerale ferroso dell'Elba; non è mai stata idonea ad un insediamento finalizzato allo sfruttamento energetico dei forni fusori, etruschi e romani, ed anche in epoca moderna fino alla fase preindustriale.
Bosco, comunque, che ancorché limitrofo ad alcuni centri urbani proprio grazie a questi ulteriori caratteri limitanti si è fortunatamente preservato.
Oggi fa parte del Parco Provinciale dei monti livornesi costituito con delibera del Consiglio Provinciale nel 1999 e, in quanto tale, meglio tutelabile.
Il primo rifornimento della popolazione di Quercianella è, infatti, avvenuto solo di recente, nel 1915.
Difficoltà di Comunicazione e Sviluppo
E' noto che la sorte dell'Aurelia, l'unica via che avrebbe consentito di mantenere i collegamenti con le città, costiere e non, fosse già compromessa, nonostante i continui restauri e rifacimenti, a partire dalle guerre gotico-bizantine nel VI sec. D.C., a causa:
- dell'impaludamento ed abbandono della grande proprietà latifondista;
- della mancanza di grossi e forti insediamenti urbani lungo l'intera costa tirrenica necessari ad una difendibilità militare dall'assalto della pirateria nordafricana e poi anche turca.
Per andare verso sud, infatti, si passava dalla strada consolare Aemilia Scauri, più lunga ma più sicura, ancorché malridotta.
Basti ricordare che per andare da Livorno a Grosseto fino a tutto il XVII secolo era più comodo passare da Empoli, Poggibonsi e Siena che non seguire la costa.
La difficoltà delle comunicazioni in strade impraticabili per i carri e difficili anche per i cavalli, era aggravata dal pericolo delle rovinose incursioni barbaresche; dalle generali condizioni di desolazione di una proprietà assenteista, rifeudalizzata e deserta; dalla presenza opprimente della malaria; animata solo d'inverno dai pastori e dalle greggi transumanti che scendevano dall'Appennino e in particolare dalla Lunigiana, dal Pistoiese, dal Mugello, dalla Valdisieve e dalla Romagna Toscana.
E' noto, infatti, che lo stesso monastero e santuario di Montenero per secoli ha rappresentato fino alla ristrutturazione complessiva del '700 un avamposto ultimo, di fronte all'impenetrabile, paurosa, "nera" macchia maremmana delle colline livornesi, ove nessuno per insicurezza osava avventurarsi, "rifugio di briganti e di bestie feroci".
Indirettamente lo confermano gli attuali insediamenti collinari tutti interni o limitrofi alla via consolare Aemilia, sul crinale collinare sia nel tratto livornese, da Gabbro, Nibbiaia, Castelnuovo della Misericordia a Rosignano Marittimo, sia in quello più meridionale da Montescudaio, Casale, Bibbona, Castagneto, fino a Massa Marittima, indicano, in modo chiaro e visibile, la logica del dominante modello di sviluppo storico, economico, urbanistico e militare della repubblica di Pisa.
Il disinteresse, mai casuale nella storia, anche della grande e potente Pisa, sia romana che Repubblica marinara, cui apparteneva l'intero territorio livornese, comprova l'estrema difficoltà insediativa non solo per lo sfruttamento e il controllo delle risorse economiche o la penetrazione commerciale, ma anche per l'utilizzo militare.
Servizi Offerti dal Bagno Etruria
Nello stabilimento, aperto tutto l’anno, si svolgono d’estate attività d’animazione per grandi e piccini.
Gli animatori, da giugno a settembre, due volte alla settimana organizzano passatempi per bambini in spiaggia e, dal palco interno allo stabilimento, coinvolgono i bagnanti in attività di fitness.
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