Bagni La Romanina: Storia e Evoluzione di un'Antica Pratica
La definizione di “bagno” si è modificata nel tempo, passando dalla sfera pubblica a quella privata, da un ambito più specifico ad uno più allargato, sino a diventare con il tempo il “bagno” così come noi oggi lo intendiamo.
Il bagno ha avuto significati, scopi e metodi molto diversi a seconda delle epoche, dei luoghi e dei costumi di ogni cultura, attraverso i quali se ne è riletta la funzione.
Le Origini Antiche del Bagno
La vasca da bagno, in particolare, vede la sua comparsa già in tempi antichi. I materiali erano la pietra, lo zinco o la ghisa, mentre le prime vasche in legno risalgono al periodo medievale.
La prima vasca da bagno risale al 1700 a.C. e proviene dal palazzo di Cnosso (Isola di Creta), una delle più importanti costruzioni dell’antichità, dotata di un impianto idrico assolutamente all’avanguardia rispetto ai tempi.
Bagni Greci e Romani
Spesso menzionati anche nei poemi omerici, i bagni, usati sia per immersione che per doccia, si diffusero in Grecia solo successivamente, quando ne furono istituiti di pubblici, annessi ai ginnasi. Qui il bagno, rapido e freddo, era più che altro considerato un esercizio fisico, complemento dell'attività in palestra.
Fu proprio dal contatto con i Greci che nel III secolo a.C. i bagni pubblici nell'antica Roma, conosciuti come "latrine", erano spesso grandi stanze con panche in pietra o marmo, cioè materiali facilmente pulibili, perforate con fori rotondi per la seduta.
Una delle caratteristiche distintive era la presenza di canali d'acqua che scorrevano sotto i sedili fino alla cloaca più vicina, che venivano utilizzati per lavare via i rifiuti e gli escrementi. La pavimentazione era generalmente composta da lastre marmoree o mosaici di pietra, in quanto consentivano una pulizia efficace con l'uso di segatura o pomice e abbondante acqua. Infatti, anche se a inventare i bagni per tutti fu la civiltà greca, soltanto nella Roma imperiale i prototipi ellenici di publicae latrinae (dal latino lavatrina, "da lavare") spiccarono il volo.
Avanti, c'è posto. Nel 315 d.C. la Città Eterna poteva contare 4mila posti "a sedere" distribuiti in 144 punti. Alzandosi la veste, tutti gli utenti - uomini, donne e bambini - seduti gli uni accanto agli altri, potevano usare spugne legate ad aste per pulirsi il didietro senza sporcarsi le mani. Condividendo con naturalezza odori e rumori.
«Non esistevano tramezzi interni, e le latrine servivano anche da luogo d'incontro dove si chiacchierava con gli altri», prosegue lo storico. Così il poeta Marziale ironizzò sulle persone che passavano lì la giornata, tentando di scroccare un invito a cena: "Vacerra in tutte quante le latrine [...] consuma l'ore e siede tutto il giorno.
Ma ciò che realmente distingueva questi luoghi era l'attenzione al comfort e all'igiene personale: una sottile canaletta di acqua pulita scorreva davanti ai sedili delle latrine, permettendo agli utilizzatori di lavarsi come in un moderno bidet. Per facilitare l'igiene personale, erano fornite spugne montate su bastoncini, utilizzate per detergersi.
Ovviamente, anche gli antichi romani andavano nei bagni pubblici per sbrigare le loro faccende più intime, ma non solo: le loro publicae latrinae erano così ingegnose e, in un certo senso, accoglienti, che finivano per diventare anche un luogo per incontrarsi e fare conversazione.
Alternative alle Latrine Private
Dato che solo le domus patrizie avevano latrine private, a chi scappava restavano tre alternative: gettare gli scarti solidi del secchio domestico nei lasana, i tini per feci da lasciare sotto casa; usare i vespasiani, ovvero orinatoi su strada; rovesciare la pipì negli orci, i dolia.
Il fatto che cittadini romani fossero indisciplinati è dimostrato, però, dalle minacciose iscrizioni scoperte sui muri di alcune ville pompeiane: Sudicione, non abusare del marciapiede. Vai più in là!
L'Eredità Romana: Gli Hammam e i Bagni Turchi
Durante il declino dell'impero romano l'architettura degli antichi romani ispirò i bagni turchi, più piccoli e più modesti.
La pratica dell'Hammam iniziò a svilupparsi intorno al 600 D.C. quando il profeta Maometto iniziò ad apprezzare questo tipo di abluzioni. Il Profeta credeva che il calore dell'Hammam (in lingua araba significa "che spande il calore") aumentava la fertilità e facilitava cosi' la riproduzione dei credenti.
Prima di lui gli arabi scoprirono i bagni romani e greci durante le loro conquiste in Siria; i religiosi a quel punto adottarono immediatamente il bagno di vapore (probabilmente per compensare l'interdizione delle bevande alcooliche).
Quando gli arabi conquistarono la città di Alessandria nell'anno 642 attinsero, per alimentare e riscaldare i bagni pubblici, dalla favolosa biblioteca di Tolomeo dando alle fiamme papiri e arredamenti. Questo duro' 6 mesi e provoco' la distruzione di circa 700.000 opere.
Gli Hammam con gli arabi presero subito un significato religioso e divennero un tutt'uno con le moschee dove vennero utilizzati per adempiere alle abluzioni islamiche. Questi luoghi erano luoghi di pace e tranquillità interiore, in penombra, dove regnava un atmosfera di solitudine e di relax.
Sul piano architettonico, rispetto ai bagni greci e romani, ci fu una riduzione nell'altezza dei soffitti e i bagni si fecero più piccoli e raccolti. Mentre i romani preferirono costruire fuori dai centri urbani grandi terme pubbliche, gli arabi costruirono una moltitudine di piccoli hammam nelle medine.
Come nelle terme le persone passavano attraverso una serie di sale che differirono però nell'importanza. negli Hammam il tepidarium romano fu ridotto ad un semplice corridoio che conduceva alla "Harara" (camera calda) dove si poteva ricevere dei massaggi specializzati, diversamente dal calidarium romano. Una piccola stanza adiacente venne riservata ai bagni di vapore che sostituirono il laconicum.
I romani quando terminavano il loro Hammam avevano a disposizione una biblioteca o uno studio; nell'Hammam arabo ci si ritrovava nella sala dell' uscita o ci si sistemava su dei cuscini nell'area di riposo (in questo caso degli inservienti servivano bibite fresche e rinfrescavano i clienti con dei ventagli).
I primi Hammam furono costruiti fuori dalle medine praticamente in piena natura. Uno dei più antichi di questi, il Kusair'Aman, sorgeva su di una piana piatta e sterile nelle vicinanze del Mar Morto.
La pratica dell'Hammam segui' di pari passo l'espansione dell'Islam, come testimoniano i numerosi Hammam presenti oggi in Iran, in Turchia ed attraverso l'Africa del nord, dall'Egitto al Marocco.
L'Importanza Sociale degli Hammam
"La vostra città non sarà perfetta finché non possiederà dei bagni", disse Abu Sir, uno storico arabo. Alfine di promuovere gli Hammam locali i prezzi di ingresso erano "politici" e tutti potevano usufruire del servizio. Gli Hammam sono stati uno dei rari spazi nell'Islam ad essere accessibile a tutti, dal mattino alla sera tardi.
I barbieri erano un attrazione dei bagni. Rasavano barbe, tagliavano capelli e, come i Tellaks, praticavano massaggi e pulivano i corpi. Essendo in stretto contatto con gli altri durante i massaggi era loro proibito mangiare aglio.
Un lavoro importante incombeva sui barbieri ed era quello di eliminare le callosità dai piedi perché si credeva che un piede libero da questo problema era in grado di far sparire l'emicrania.
Se la gente andava nell' Hammam per il piacere del corpo e della conversazione molti vi si recavano (e si recano ancora oggi) per purificarsi sul piano spirituale. L'Hammam era parte integrante della vita sociale della medina e anche le persone benestanti lo frequentavano, anche se ne possedevano uno personale. Si recavano all' Hammam per dimostrare al popolo che era pulito e quindi frequentabile.
Quando un nuovo bagno apriva i battenti un messaggero annunciava alla popolazione che l'ingresso era gratuito per tre giorni. Ovviamente delle ferree regolamentazioni erano già attive come il controllo della pulizia e la verifica della qualità dell'acqua presente.
Gli Hammam non erano solo un momento di benessere ma anche di fortuna come recita un antico adagio: "Se ti rechi ai bagni per quaranta giorni consecutivi riuscirai in tutte le cose che intraprenderai". "I bagni guariscono dal vaiolo e da altre malatie infettive" scriveva il califfo Al'Qu'imim nel 1032.
I Bagni Pubblici a Roma: Una Sfida Moderna
A Trastevere, nella parte altomedievale, sotto l’Arco dei Tolomei, un piccolo sottopassaggio a libero transito, resta traccia di un orinatoio attivo fino agli anni 70. Una formula di servizio pubblico all’aperto, su strada, che da tempo non è più sostenibile, risalente alla città umbertina.
Eppure, l’ombra dell’arco è ancora tappa fissa per i bisogni di chi capita, alternativa rapida rispetto alla ricerca tortuosa e affollata di toilette private di bar, ristoranti e locali del rione, concesse con tono di favore, se non di ostilità. Meglio bussare ad alberghi e fast food, ma il problema resta.
“A Trastevere se non pisci per strada non sei nessuno” mi dice sconsolato un residente, e può valere anche per altri quartieri come l’Esquilino. C’è la quota romana che comprende anche ambulanti, senza fissa dimora, o quelli che hanno la dimora in condizioni abitative inaccettabili. Sempre più preponderante la quota di turisti, convinti che faccia parte della confidenza viscerale con Roma.
Gregory Peck non si era spinto a tanto. Ci ha messo il carico Sant’Ambrogio con il suo “‘When in Rome, do as the Romans do”, diventato slogan globale nelle guide turistiche. E quindi tana libera tutti?
Con il Giubileo ci sarà la fila sotto l’arco dei Tolomei? Possibile che il gabinetto sia ancora un tabù nella città devota ai sensi della gola e dallo stomaco largo, Roma città asporta, stimolata da uno smodato consumo di cibo e bevande?
Ovunque qui puoi trovare l’acqua di un nasone solitario, a me capitò ai margini degli sterminati campi della Cecchignola militare, ma non un bagno. Che fine ha fatto la logica idraulica? Esiste una offerta pubblica per l’urgenza fisiologica? Quanti sono i bagni pubblici di Roma, spazi indispensabili all’igiene della città, e dove?
Sul sito del Comune l’ultima lista aggiornata conta sedici bagni: 8 pubblici fissi + 8 segnalati dalla applicazione P.stop. Al Parco Schuster della Basilica di San Paolo. Piazza Adriana a Castel S.Angelo. Largo di Porta Cavalleggeri. Passeggiata di Ripetta. Piazza del Colosseo. Piazza Del Risorgimento. Piazzale Garibaldi sul Gianicolo. Alla salita del Pincio di Villa Borghese.
Dopo averla scaricata, P.Stop ne segnala tre in più: piazza di Spagna, via Zanardelli, piazza Sonnino, piazza dell’Esquilino, via XX Settembre, largo di villa Peretti, piazza Santa Maria Liberatrice, piazza della città leonina, piazza di Porta San Giovanni, via Carlo Felice. piazza di Porta maggiore. Trastevere, Roma
Roma Capitale e i Vespasiani
A giugno la giunta ha approvato il progetto “di ristrutturazione della gran parte delle 25 strutture (per un totale di 120 bagni pubblici) in gestione a Roma Capitale” nei punti strategici della città turistica, in chiave Giubileo.
Nel comunicato si menzionano anche Villa Pamphilj, Villa Ada, Circo Massimo, via Fortifiocca al Tuscolano, Villa Paganini sulla Nomentana. L’elenco comunale sembra quindi più lungo, quanti ne sono esattamente?
Intanto una certezza che vale per tutti: se la metro chiude alle 21 salvo due giorni alle 1,30, i bagni pubblici chiudono ancora prima. Da aprile a settembre dalle ore 10 alle 19, da ottobre a marzo dalle ore 9 alle 18. È la prima falla del sistema.
La Storia dei Vespasiani
Quella dei gabinetti pubblici nella Roma post-unitaria è una storia travagliata e moderna. Dal 1880 sono state costruite centinaia di latrine, orinatoi e quei vespasiani a due ingressi, con la protezione intorno, in chioschetti in ferro battuto liberty o anonime edicole in cemento, alcuni sopravvissuti fino all’estate 1992 quando vennero demoliti gli ultimi dieci dinosauri tra Prati e centro storico.
Ho fatto in tempo a vederli in funzione, parte integrante del paesaggio del lungotevere ma terra di nessuno. Lo scrittore Giorgio Manganelli, che abitava sul lungotevere, li definì “dispettosi e torvi lazzaretti cui non oserei abbandonare la mia orfana orina”.
Un elenco di 124 gabinetti pubblici lo si trova nella “Guida ai monumenti vespasiani”, baedeker anonimo di 63 pagine, edizioni Bookmaker, distribuito da Feltrinelli negli anni Sessanta. “Quanti meno bisogni avete, più siete liberi”, la frase di Cesare Cantù messa in esergo.
La guida teneva insieme i rioni storici con la nuova città composta da Trullo, Primavalle, Tiburtino, Collatino, etc. Per tutte le zone e vie elencate c’erano indicazioni utili sui mezzi pubblici per raggiungere i vespasiani, cosiddetti per estensione, perché la tassa sugli orinatoi inventata dall’imperatore Vespasiano a carico dei lavatori di panni che ne ricavavano ammoniaca, fece bene alle casse dell’erario, “soldi che non puzzavano”.
Da non confondere con i meno raffinati orinatoi, vaschetta porcellanata addossata ad una parete e impianto di acqua corrente. Entrambe le specie appartengono ormai al catasto di Roma Sparita.
La Qualità dei Vespasiani a Roma
Poi è stata la volta dei gabinetti al coperto, in muratura, interrati. Il numero è calato ma sono aumentate le esigenze, i flussi e i problemi. Nella “Guida ai piaceri di Roma” di Finaldi (Sugar, 1971) i gabinetti pubblici del centro vengono recensiti per la prima volta.
Promossi piazza dei Cinquecento, “nel sottosuolo dei giardini delle terme di Diocleziano”, e piazza San Silvestro, ”frequentatissimo, chiude alle 23”, entrambi custoditi e vigilati. “Impraticabile” e “angusto” quello nei pressi del Colosseo. Sconsigliabile, “possibilità di incontri fastidiosi”, quello di via Milano, “vasto e frequentatissimo, nel seminterrato del Palazzo delle Esposizioni”.
Non frequentabile è “l’invereconda latrina per degenerati” di Piazza di Spagna. “Inquietanti” sono quelli del Verano e dintorni. Piazza Vittorio e Porta Maggiore “solo in caso di emergenza”. È un bilancio di totale inadeguatezza.
La guida segnala pure l’ultima stagione degli alberghi diurni, istituzione privata in voga nei primi decenni del 900, strutture di cura dell’igiene personale, moderna soluzione al rapporto tra evacuazione umana, società di massa e rischio epidemie. I leggendari Cobianchi a via del Corso, “parrucchiere, manicure, pedicure, bagni con doccia e vasca, toilette”, o quello sociale della città operaia della Garbatella.
Le Polemiche sui Gabinetti Pubblici a Roma
I gabinetti pubblici sono stati oggetto di polemiche e inchieste. Nel 1985, con un flusso turistico annuale di 15 milioni di presenze, risultavano 71 bagni di cui 43 funzionanti e 28 inattivi.
Il Corriere scoprì che “funzionavano a stento una trentina”, “nella maggior parte in maniera pietosa”, “bagni chiusi con poche persone che si fanno la chiave e li usano come servizi personali”. Nel 1992 il numero scende a 55 “di cui 35 chiusi”.
L’esperimento dei bagni autopulenti fallisce per il sabotaggio di vandali e accattoni. Fortini impenetrabili, chi è mai riuscito a entrarci?
In vista del Giubileo l’ACoS pubblica nel 2023 un report apocalittico su 70 servizi igienici in zone ad alta vocazione turistica. 10 automatizzati ex AMA, 8 in muratura, 7 nei parchi pubblici, 11 P.STOP più la toilette del PIT ai Fori. 20 bagni di stazioni del trasporto pubblico su ferro, 13 di mercati rionali.
Riassumendo:
- “Il decoro dei servizi non è adeguato a normali standard di fruizione, vetustà delle strutture, poca manutenzione e scadente pulizia”
- “Il numero di bagni non è sufficiente”
- “La gestione è parcellizzata, manca una sezione dedicata sul sito e una mappa delle toilette”
- “Il 24% sono parsi abbandonati, nel 14% erano chiusi”
- “Quelli automatizzati ex Ama sono in stato di abbandono”
- “Non puliti il 50% dei bagni in muratura, il 46% dei mercati e il 40% delle stazioni”
E la chicca finale: “Lo scopino pulisci tazza è stato trovato solo nel 55% dei bagni”.
Il numero esatto di bagni pubblici di Roma resta insondabile.
il 19 novembre è il World Toilet Day, la giornata mondiale della toilette, per richiamare l’attenzione sulla grave situazione dei 2,5 miliardi di persone che non hanno accesso ai bagni.
L'Evoluzione della Vasca da Bagno
Nella prima metà dell’800 le vasche erano fabbricate in zinco, mentre dall’inizio del ventesimo secolo, diventano di zinco spesso, in rame galvanizzato, in ghisa smaltata e, più di rado, in arenaria o in marmo.
Il loro peso variava da 25 kg per quelle in zinco fino a 130 kg (secondo la loro dimensione) per quelle in ghisa smaltata.
La Vasca Idromassaggio
Nel 1968, l’americano Roy Jacuzzi inventa la vasca idromassaggio: si è trattato di un'invenzione casuale e nessuno pensava all'idea che avrebbe cambiato le sorti della famiglia Jacuzzi. Questa, originaria del Friuli, ma residente in California dal 1915, si occupò fino agli anni settanta di pompe, eliche e aereoplani.
Quando nel 1956 uno dei figli del signor Jacuzzi iniziò a soffrire di artrosi reumatoide, il padre progettò per lui un'apparecchiatura terapeutica che poteva dare sollievo ai problemi del ragazzo: si trattava di una vasca da bagno unita al meccanismo di una pompa che produceva bollicine massaggianti.
L'invenzione rimase in casa fino al 1968, quando Roy Jacuzzi ne intuì le potenzialità e iniziò a pensare che potesse essere prodotta in serie e avere un mercato.
La Vasca da Bagno di Design per Edoné
Edoné interpreta in modo moderno e contemporaneo un oggetto che ormai non assolve più solo a funzioni tecniche, ma anche estetiche: innovazione e design esclusivo caratterizzano infatti la vasca da bagno West realizzata in Stonematt, un particolare materiale "plasmabile", estremamente resistente e durevole.
La variante Book è circondata da una meravigliosa libreria in resina naturale.
Le vasche Edoné sono proposte in due materiali Stonematt e Stonelight.
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