Bagno La Lanterna ("El Pedocin"): Storia e Servizi di un Lido Unico a Trieste
Esiste un fazzoletto di sabbia a Trieste (in Friuli Venezia Giulia) che è immune al passare del tempo ed è diventato ormai unico in Europa. Il lido chiamato da cittadini e cittadine "El Pedocin" (letteralmente "il pidocchietto"), ufficialmente sarebbe il Bagno La Lanterna, che sfida con ostinazione la logica contemporanea, il politicamente corretto, l'emancipazione di tutte e tutti: c'è un muro separa le donne dagli uomini.
La Storia del Pedocin: Un'Anomalia Affascinante
La storia del Pedocin comincia nei primi anni del Novecento, quando la separazione tra uomini e donne negli stabilimenti balneari era prassi diffusa in Italia. Ovunque, però, col tempo si è deciso che la sabbia poteva essere mista. Ovunque tranne che qui. A Trieste, il muro è rimasto. Anzi, mentre gli altri venivano abbattuti lui si è rinforzato da steccato a muratura, da mattoni a cemento armato.
Il nome “Pedocin”, ovvero piccolo pidocchio nella lingua triestina si deve probabilmente proprio all’ammassarsi dei bagnanti sul ristretto fazzoletto di terra. La nuova linea di costa, nata dall’interramento venne destinata ad uso pubblico, con l’apporto di sassi e ghiaia venne realizzata una riva, nasceva il popolare bagno “ALLA LANTERNA” la data di inaugurazione ufficiale risale al 1903, popolarmente sarà chiamato “Pedocin” o “Ciodin”.
Inizialmente la spiaggia era divisa da un semplice steccato, che fu poi sostituito da un muro di mattoni. Il muro fu abbattuto una sola volta nel 1959, per essere subito ricostruito qualche metro più in là: se all’inizio infatti la spiaggia era divisa precisamente a metà, dal 1959 in poi venne concesso più spazio alle donne, per la presenza dei bambini e perché erano loro le maggiori frequentatrici della Lanterna.
Uno stabilimento per bagni di mare destinato alla scuola di nuoto per i militari della Marina austriaca era attivo a Trieste fin dal 1830. Demolito il primo Bagno militare, esistente all’interno della Sacchetta, ai piedi della lanterna, venne costruito nel 1909 un secondo BAGNO MILITARE dalla parte esterna del Molo teresiano, su palafitte, interamente di legno, riservato ai dipendenti delle forze armate, con il rettangolo che delimita la zona di nuoto, l’alto trampolino e le tende da sole. Il nuovo stabilimento sorse su palafitte con una lunga ed alta sovrastruttura tutta in legno a doppio tetto. Il secondo Bagno militare aprì nell’estate del 1909 e rimase attivo sino al 1920, quando il Genio Militare di Trieste lo mise in vendita.
Accanto a questo fu inaugurato il 1° giugno 1934 un moderno bagno con tecniche e materiali di avanguardia, con strutture di calcestruzzo che per qualche tempo fece la concorrenza al vecchio stabilimento di legno. I due stabilimenti quindi si fusero in un unico corpo con la costruzione di un pontile di raccordo, assumendo quindi la conformazione attuale. Nei decenni successivi furono apportate diverse modifiche all’edificio, senza tuttavia alterarne l’identità strutturale e storica. Particolarmente rilevante fu l’opera di restauro ed ampliamento del 1954, resasi necessaria a causa dei danni provocati da una violentissima mareggiata.
La Struttura e le Caratteristiche del Bagno La Lanterna
Andando con ordine: esiste questo stabilimento balneare che possiede un surreale muro alto tre metri e lungo settantaquattro, che in pratica taglia la spiaggia in due in modo che da una parte stiano gli uomini, dall’altra le donne. E no, non è un’installazione artistica né una rievocazione storica per turisti/e in cerca d’autenticità o folklore. È vita reale, quotidiana, che impatta anche sui bambini e sulle bambine: i bambini biologicamente maschi, infatti, al raggiungimento dei dodici anni sono banditi dalla sponda delle femmine.
La divisione, vale la pena di specificarlo, si estende sul mare perché non basta non vedersi sulla sabbia, occorre restare separati gli uni dalle altre anche mentre si fa il bagno.
L'Amore dei Triestini per il Pedocin
Il punto è che i triestini e le triestine lo amano così. Chiedere loro di abbattere il muro significherebbe togliere un pezzo d’identità. Stando a quanto si legge sul quotidiano locale Triestenews, il Comune ha proposto varie volte l’abbattimento della barriera "ma la risposta, soprattutto da parte delle donne è sempre stata negativa".
Piuttosto che prenderla con ordinaria indignazione - “la segregazione, davvero???” - ci teniamo un po’ di legittimo stupore e analizziamo le anomalie di Trieste. È un microcosmo affettivo, un rito cittadino, un residuo vivo di quel pudore mitteleuropeo che convive con un’ironia tutta locale.
Servizi e Particolarità del Pedocin Oggi
Non più quindi una barriera che isola ed emargina, anzi. Al “Pedocin” si può girare in topless lontano dagli sguardi maliziosi maschili, prendere il sole in relax senza pensare ai chili di troppo o alla cellulite, intrattenersi con le amiche. E le donne di religione musulmana possono indossare il loro costume integrale burkini.
Il “Pedocin” resta aperto tutto l’anno, nei mesi invernali per l’elioterapia. In alta stagione infatti sono circa 2.500 gli ingressi giornalieri. L’ingresso a pagamento fu introdotto nel 1938: i prezzi sono variati negli anni ma sono sempre stati molto bassi, quel tanto che basta per mantenere una doppia spiaggia.
Quando la diga era un deposito di carbone, chi vi lavorava veniva trasportato con le barche delle ditte. Nel 1913 Bootshaus der “Eintracht” oggi “BAGNO ALLA DIGA”, era la sede operativa della società sportiva Turnverein Eintracht . Oggi ci sono due navette che portano da qui a là.
Considerazioni Finali
Proprio per questo sarebbe però ingenuo non problematizzare la cosa. Un muro che divide le attività delle persone e le persone stesse sulla base del loro sesso biologico è difficile da digerire senza almeno un po’ di fastidio. Le domande, infatti, fioccano a partire dalla prima, almeno per noi: e le persone non binarie? E le famiglie che vogliono stare insieme? Non ci andranno, presumibilmente. Le bambine d'altro canto cosa imparano? Ovviamente il problema non è il lido, che non pretende di essere un modello e non si pone come un manifesto ideologico. Una spiaggia per sole donne? O per soli uomini?
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