Botero: Donna in Bagno e il Significato dell'Arte
L’arte di Botero è forse una delle più controverse della nostra pittura contemporanea. Tutti siamo venuti a contatto, volente o nolente, con le proporzioni gigantesche dei personaggi rappresentati da Botero. E forse una piccola risata ci è anche scappata guardando le figure grasse dell’artista contemporaneo.
Il Percorso Artistico di Botero
Nato in Colombia nel 1932, inizia a dipingere da giovanissimo, quando lascia la scuola per matador poiché vuole diventare un artista. Terminato il viaggio europeo torna in Colombia (rimarrà in realtà per poco tempo) e poi si trasferisce a New York dove conquista il pubblico americano con i suoi dipinti. Si impone sulla scena artistica internazionale a partire dal 1961, quando il Museum of Modern Art di New York decide di acquistare il suo Monna Lisa all’età di dodici anni (1959), fase nella quale inizia un tour di successo in giro per il mondo e la sua fama cresce in modo esponenziale. Oggi Botero è tra gli artisti viventi e ancora in attività più quotati al mondo.
Le Figure di Botero: Perché sono Grasse?
«Credo molto nel volume, in questa sensualità che nella pittura suscita piacere allo sguardo. L’intento dell’artista è quello di rappresentare il trionfo della vita attraverso una sensuale esagerazione delle forme.
Temi e Opere Iconiche
Ma non solo, poiché la mostra esplora anche la straordinaria relazione tra l’artista di Medellin e l’Italia. Un sentimento comune lega il periodare ridondante dello scrittore - traboccante di aggettivazioni che rendono straordinario anche l’avvenimento più banale trasportandolo nella dimensione epica di un inarrivabile assoluto - al linguaggio figurativo di cui Botero si serve per trasfigurare la realtà che lo circonda, attingendo alle radici più profonde delle proprie origini: “Si ritrova nella mia pittura un mondo che ho conosciuto quando ero molto giovane, nella mia terra.
Omaggio ai Maestri del Passato
Tutti i temi della poetica di Botero sono presenti nel museo, compreso il rapporto con le opere dei grandi maestri del passato. Nel 1952, con il premio vinto al Salone degli Artisti Colombiani tenutosi presso la Biblioteca Nazionale di Bogotà, Botero intraprende un viaggio a Madrid, dove al Museo del Prado incontra la scuola spagnola dei secoli d’oro: “L’arte che ammiravo nelle grandi stanze del Museo del Prado era per me impenetrabile, una vera scoperta, e la tecnica con cui quei capolavori erano realizzati mi affascinava“.
Fin dal primissimo viaggio in Europa nel 1952, ha realizzato numerosi omaggi a sommi esponenti della storia dell’arte universale, che influenzarono e arricchirono la sua vita artistica. Omaggi che si si sono tradotti in una serie di Versioni, in cui si è appropriato di temi creati da altri per trasformarli, con il proprio stile, in opere originali completamente diverse. E così, benché il tema di partenza fossero le opere di Leonardo, Velázquez o Piero della Francesca, il linguaggio è rimasto chiaramente quello di Botero. Sono versioni meravigliose perché danno vita a opere diverse, che sono proprio dello stile Botero.
Ecco alcuni esempi:
- La Menina (“La damigella d’onore”), che cita Diego Velázquez (1599-1660)
- El Diptico (“Il dittico”), ispirato a Piero della Francesca (ca. 1416-1492)
- El Matrimonio Arnolfini, (“Il matrimonio Arnolfini”), che riprende Jan van Eyck (ca. 1390-1441)
- Mademoiselle Rivière, ispirato a Jean-Auguste-Dominique Ingres (1780-1867)
- La Fornarina, citazione di Raffaello
- El retrato de los Burgueses, che riprende Rubens
Il Realismo Magico di Botero
“Ho sempre detto che non sono un surrealista. Quello che faccio potrebbe essere improbabile ma non è impossibile […] La mia è una pittura che tocca la realtà, che crea una realtà parallela, una realtà possibile“. Una definizione che pone Botero sulla linea di quel “realismo magico” caratteristico della letteratura latino-americana nell’ultima parte del Novecento e di cui Gabriel García Márquez è stato il massimo rappresentante.
La Mostra a Palazzo Bonaparte
Al Palazzo Bonaparte di Roma è stata inaugurata lo scorso 16 settembre “Fernando Botero. La grande mostra”. Un significativo omaggio al grande pittore colombiano ad un anno dalla sua scomparsa con una mostra, per qualità e quantità, mai allestita in Italia. Curatrici sono la figlia Lina Botero e Cristina Carrillo de Albornoz, grande esperta della sua opera. La mostra è di notevoli dimensioni qualitative e quantitative.
Più di 120 sono le opere in esposizione collocate al primo e secondo piano di Palazzo Bonaparte tutte significative per metter in evidenza i 60 anni di carriera artistica di Botero. La mostra è molto bene inserita negli splendidi spazi di Palazzo Bonaparte proponendo un percorso agevole nella fruizione grazie alla collocazione delle opere ed alla efficace illuminazione che riesce ad esaltare i vivi colori dei quadri di Botero. È suddivisa in 11 sezioni ognuna dei quali dedicata ai diversi momenti ispirativi dell’arte di Botero.
Ecco le sezioni principali:
- Versioni: opere ispirate a grandi capolavori
- La religione. Oltre le convenzioni: con il famoso ritratto del “Bagno del Vaticano”
- Il Circo e La Corrida: ambientazioni che stimolano la fantasia cromatica
- La violenza: elemento presente nella storia, rievocato con un drammatico disegno ispirato allo scandalo di Abu Ghraib
Il Legame con l'Italia
Ad avviso di Cristina Carrillo de Albornoz, «in Italia, a venti anni, quando si confrontò con i capolavori del Rinascimento italiano, in particolare Piero della Francesca, Paolo Uccello e Masaccio, con forme massicce e colori straordinari, avvenne la sua “metamorfosi”. Botero si è sempre interessato al volume, fin dai suoi inizi, in modo inconsapevole, ma ha capito la sua trascendenza nell’arte studiando i maestri del Quattrocento italiano».
Opere di Denuncia Sociale
Benché per il grande maestro l’arte dovesse produrre piacere, si allontanò brevemente da tale premessa per affrontare alcuni temi di denuncia in due serie: una dedicata alla violenza in Colombia e l’altra alle torture perpetrate ad Abu Ghraib, in Iraq.
Il Circo e la Corrida
Il circo è un tema universale ed estremamente plastico. Nulla di quello che uno fa risulta eccessivo perché è sempre tutto possibile: un uomo può avere due teste, oppure può avere il volto verde o essere completamente vestito di rosso dalla testa ai piedi. Il circo è tutto questo: un meraviglioso mondo a sé. Botero iniziò a confrontarsi con questo tema nel 2006, durante una delle visite annuali a Zihuatanejo, in Messico.
Le corride dei tori, una delle passioni della sua vita, sono state una tematica importante nel suo lavoro pittorico, che è ritornata in modo inteso agli inizi degli anni Ottanta e che ha coinciso con uno de periodi più prolifici della sua carriera di artista. Il tema è stato ripreso ripetutamente in dipinti a olio, disegni, acquerelli, carboncini, pastelli, sangui gne e un’infinità di bozzetti, in un’incontenibile ondata di energia e creatività.
L'Eredità di Botero
«Il problema - affermava Fernando Botero - è che l’arte e l’artista devono assicurarsi che le proprie radici continuino ad affondare nella propria terra e nella propria vita: e la mia vita è sempre stata in Colombia, la mia terra è sempre stata la Colombia. Lì la natura esuberante, l’amore, la musica, la politica, le classi del potere danno forma alla storia del paese. Nel dipingere cerco tutto questo tra i miei ricordi e lo reinvento nel mio studio, donandogli nuova vita, nuovi colori, forme esagerate. Tutto ciò che plasmo nei miei dipinti riflette un mondo conosciuto durante la mia gioventù. È una specie di nostalgia, di ossessione, che è diventato il tema centrale del mio lavoro (…) ho vissuto per cinque anni a New York e molto a lungo anche in Europa, ma nulla è riuscito a cambiare la mia prospettiva, la mia natura e il mio spirito latino-americano.
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