Fernando Botero: Un Viaggio nell'Arte del Volume e della Sensualità
L’arte di Botero è forse una delle più controverse della nostra pittura contemporanea. Tutti siamo venuti a contatto, volente o nolente, con le proporzioni gigantesche dei personaggi rappresentati da Botero. E forse una piccola risata ci è anche scappata guardando le figure grasse dell’artista contemporaneo.
Oggi Botero è tra gli artisti viventi e ancora in attività più quotati al mondo.
Le Figure di Botero: Perché sono Grasse?
«Credo molto nel volume, in questa sensualità che nella pittura suscita piacere allo sguardo. L’intento dell’artista è quello di rappresentare il trionfo della vita attraverso una sensuale esagerazione delle forme.
Le forme monumentali dei suoi soggetti e le fisicità corpulente sono da sempre il suo segno distintivo, ciò che ha reso il suo stile unico e immediatamente risconoscibile. Infatti, sulle tele rappresenta l’opulenza esagerata delle forme, la pienezza dei volumi e la sensualità, tutti fattori esaltati dall’uso iperespressivo del colore. Un’abbondanza che è anche positività, ricchezza e vita.
Omaggio a Mantegna e l'Influenza Italiana
Affascinato dalla celebre Camera degli Sposi di Mantegna per il Palazzo Ducale di Mantova, Botero scelse l’affresco della parete Nord come soggetto per una nuova versione: un’opera in cui esaltò i colori e la monumentalità del maestro veneto, aggiudicandosi il primo premio al Salone Nazionale di Pittura della Colombia nel 1958.
È un’opera legata al Rinascimento italiano ad aprire l’itinerario di visita: il dipinto Omaggio a Mantegna (1958), esclusivo prestito da una collezione privata statunitense per la prima volta esposto al pubblico.
Ma non solo, poiché la mostra esplora anche la straordinaria relazione tra l’artista di Medellin e l’Italia. In particolare la sua ispirazione, il Mantegna.
Fu proprio in Italia, inoltre, che avvenne la “metamorfosi” di Botero, l’invenzione di quello stile così personale, “quando, a 20 anni, si confrontò con i capolavori del Rinascimento, in particolare Piero della Francesca, Paolo Uccello e Masaccio, con forme massicce e colori straordinari”, racconta la curatrice Carrillo de Albornoz: “Botero si era sempre interessato al volume in modo inconsapevole, ma ha capito la sua trascendenza nell’arte studiando i maestri del Quattrocento italiano”.
Ad avviso di Cristina Carrillo de Albornoz, «in Italia, a venti anni, quando si confrontò con i capolavori del Rinascimento italiano, in particolare Piero della Francesca, Paolo Uccello e Masaccio, con forme massicce e colori straordinari, avvenne la sua “metamorfosi”. Botero si è sempre interessato al volume, fin dai suoi inizi, in modo inconsapevole, ma ha capito la sua trascendenza nell’arte studiando i maestri del Quattrocento italiano».
Egli rimase sempre legato alla tradizione dei grandi maestri, e l’Italia, sua seconda patria, svolse un ruolo cruciale nel suo sviluppo artistico. Fu qui che, all’inizio degli anni Cinquanta, mentre studiava le immense forme e gli straordinari colori della pittura del Quattrocento, comprese il proprio interesse quasi innato per i volumi, e cominciò la sua trasformazione stilistica.
Botero e la Rivisitazione dei Classici
In mostra non mancheranno le testimonianze di questa storia, con versioni boteriane della Fornarina di Raffaello o del dittico dei Montefeltro di Piero della Francesca.
Ma l’arte italiana non è l’unica fonte di ispirazione per il maestro di Medellin. In mostra i riferimenti alle icone della pittura europea abbondano, dai dipinti di Rubens al Ritratto dei coniugi Arnolfini di Van Eyck, fino a Las Meninas di Velàsquez, che Botero studiò al Prado da ragazzo e rilesse più volte sulla tela.
E fu un omaggio a Leonardo da Vinci - Monna Lisa all’età di 12 anni - a lanciare Botero nel firmamento internazionale nel 1969, quando fu acquistato dal MoMa di New York. Ma quella di Botero è una Monna Lisa bambina in sovrappeso.
Anche lui decide di rifare la sua Gioconda, una grassa e pingue Gioconda.
Nel corso della sua vita realizzerà numerose versioni dell’opera, in particolare quella dell’Infanta Margarita d’Austria. Mantenendo la stessa aura di grandezza e maestosità, la Menina di Botero è più di una semplice versione, è un’opera nuova, un Botero autentico.
Fin dal primissimo viaggio in Europa nel 1952, ha realizzato numerosi omaggi a sommi esponenti della storia dell’arte universale, che influenzarono e arricchirono la sua vita artistica. Omaggi che si si sono tradotti in una serie di Versioni, in cui si è appropriato di temi creati da altri per trasformarli, con il proprio stile, in opere originali completamente diverse.
E così, benché il tema di partenza fossero le opere di Leonardo, Velázquez o Piero della Francesca, il linguaggio è rimasto chiaramente quello di Botero. Sono versioni meravigliose perché danno vita a opere diverse, che sono proprio dello stile Botero.
La Menina (“La damigella d’onore”), che cita Diego Velázquez (1599-1660), El Diptico (“Il dittico”), ispirato a Piero della Francesca (ca. 1416-1492), El Matrimonio Arnolfini, (“Il matrimonio Arnolfini”), che riprende Jan van Eyck (ca. 1390-1441), oppure Mademoiselle Rivière, ispirato a Jean-Auguste-Dominique Ingres (1780-1867), La Fornarina, citazione di Raffaello, o El retrato de los Burgueses, che riprende Rubens.
Inizialmente lo ha fatto presso il Museo del Prado di Madrid, durante l’apprendistato, dove è stato copista delle opere di Velázquez e Goya, poi studiando i grandi maestri del Rinascimento italiano in Toscana. Nel tempo, poi, ha sviluppato un interesse per le creazioni di Dürer, Van Eyck, Rubens, Ingres e Manet.
L’ammirazione per i maestri della pittura ha lasciato un segno indelebile in tutte le sue opere: era ben consapevole che la grandezza, nell’arte, ha sempre origine da una conoscenza profonda della tradizione.
Temi Ricorrenti nell'Opera di Botero
Immancabili le sue iconiche serie coi temi classici e a lui più cari come l’amata America Latina, il circo, la religione, la mitologia, la natura morta e la corrida, quest’ultima forse il tema più interessante perché interpretato attraverso il filtro della tradizione ispanica molto sentita nell’arte, da Goya a Picasso.
Alla fine del XX secolo non erano molti gli artisti che si cimentavano ancora sul tema delle nature morte, genere che invece ha esercitato un grande fascino su Botero, che quindi lo ha fatto diventare uno dei suoi temi ricorrenti.
Una cosa è certa: grazie all’uso inaspettato che vi ha fatto del colore, ci ha fatto capire perché affermasse che fossero proprio i colori a dominare nelle sue composizioni equilibrate.
Quando ha iniziato ad interessarsi alle nature morte come genere distintivo e specifico, le sue creazioni mostravano un chiaro riferimento alla tradizione pittorica olandese, e la manifestazione di uno stile che rifletteva l’esuberanza delle sue origini latino americane, tanto nel colore quanto nell’esaltazione completa dei volumi.
Con le nature morte l’artista rivendica qualcosa di fondamentale: più che il tema in sé, ciò che conta è soprattutto lo stile. «Il tema è talmente poco importante che praticamente scompare. Quello che conta e che va messo in risalto in una natura morta è lo stile specifico e individuale dell’artista.
Come è avvenuto per le altre tematiche, il maestro colombiano si è confrontato con la religione nel corso di tutta la sua carriera traendo ispirazione dalla tradizione dell’arte sacra del Quattrocento italiano e dai grandi maestri.
Il circo è un tema universale ed estremamente plastico. Nulla di quello che uno fa risulta eccessivo perché è sempre tutto possibile: un uomo può avere due teste, oppure può avere il volto verde o essere completamente vestito di rosso dalla testa ai piedi. Il circo è tutto questo: un meraviglioso mondo a sé.
Botero cominciò a realizzare raffigurazioni ad acquerello dei tori a quindici anni, copiando i manifesti delle corride, che vedeva in Plazas de Toros de la Macarena, dove suo zio l’aveva iscritto alla scuola di banderilla. Ben presto si rese conto che la professione di torero non faceva per lui ma in quell’universo colmo di colore, movimento ed emozioni scoprì la sua vocazione come pittore.
La Denuncia Sociale: Abu Ghraib
Benché per il grande maestro l’arte dovesse produrre piacere, si allontanò brevemente da tale premessa per affrontare alcuni temi di denuncia in due serie: una dedicata alla violenza in Colombia e l’altra alle torture perpetrate ad Abu Ghraib, in Iraq.
La serie delle opere realizzate nel 2005,incentrata sulle torture subite dai prigionieri iracheni nel carcere di Abu Ghraib dai militari statunitensi,rappresenta un unicum nell'opera di Botero,che improvvisamente sembra riscoprire la forza unica,immediata e profonda di denuncia della pittura.
Mostra a Palazzo Bonaparte
A un anno dalla scomparsa di Fernando Botero, Roma gli rende omaggio con la più grande mostra mai dedicata alla sua opera in Italia. Saranno oltre 120 i lavori dell’artista colombiano esposti a Palazzo Bonaparte da domani, 17 settembre, fino al prossimo 19 gennaio: tanti dipinti a olio, ma anche sculture, acquerelli, pastelli, disegni a matita, carboncini, sanguigne, che illustreranno la profondità e la varietà delle sue ricerche.
Curata da Lina Botero, figlia dell’artista, e da Cristina Carrillo de Albornoz, esperta della sua opera, la mostra abbraccia gli oltre 60 anni di carriera di Botero, che iniziò a dipingere da giovanissimo per continuare fino agli ultimi giorni di vita.
Con la prima e più completa mostra di pittura mai realizzata in Italia a un anno dalla sua scomparsa, Palazzo Bonaparte a Roma rende omaggio a uno degli artisti più amati dal grande pubblico internazionale. Nato in Colombia nel 1932, inizia a dipingere da giovanissimo, quando lascia la scuola per matador poiché vuole diventare un artista.
Si impone sulla scena artistica internazionale a partire dal 1961, quando il Museum of Modern Art di New York decide di acquistare il suo Monna Lisa all’età di dodici anni (1959), fase nella quale inizia un tour di successo in giro per il mondo e la sua fama cresce in modo esponenziale.
A Palazzo Bonaparte troveremo il Botero che tutti ci aspettiamo, inventore di un linguaggio unico e immediatamente riconoscibile, di quelle figure rotonde, opulente, maestose e vitali che imprimono un inconfondibile marchio di fabbrica a ciascuno dei suoi soggetti. Ma anche diversi inediti ed esperimenti capaci di sorprendere, come i grandi acquerelli su tela realizzati dal 2019: opere quasi diafane, sintesi del lavoro di una vita, frutto di un approccio nuovo e delicato ai temi familiari di sempre.
«Questa è una mostra eccezionale perché è la prima grande esposizione di pitture dedicata a Fernando Botero dopo la sua morte. È anche una visione diversa del suo lavoro, che mette in evidenza la maestria con cui Botero ha lavorato con tecniche diverse nel corso della sua carriera artistica», afferma la figlia Lina, concludendo: “È un’occasione straordinaria per celebrare il primo anniversario della morte di mio padre in Italia, un Paese che ha significato molto per lui e per il suo lavoro”.
La mostra attraversa oltre sessanta anni di passione artistica di Botero, essa è curata dalla figlia, Lina Botero e da Cristina Carrillo de Albornoz, esperta dell’opera dell’artista (intervenute entrambe nel corso della conferenza stampa di presentazione a Roma, registrazione audio insidertrend.it A659). Più di centoventi le opere in esposizione tra dipinti, acquerelli, sanguigne, carboncini, sculture, oltre ad alcuni straordinari inediti prestati eccezionalmente esclusivamente per questa mostra.
Nel circuito espositivo vi sono opere di grandi dimensioni che evidenziano la sontuosa rotondità dello stile di Botero, restituito con effetti tridimensionali e colori accesi e vibranti. Si tratta di un universo inventato e poetico completamente nuovo, che affonda le radici nella sua Colombia.
Infine, una sala è dedicata alla sua più recente sperimentazione, che dal 2019, dipinse con una nuova tecnica degli acquerelli su tela e in grandi formati. Realizzazioni quasi diafane, sintesi dell’opera di una vita, frutto di un approccio delicato ai temi familiari di sempre.
L'Umiltà di un Maestro
Quando, nel 2020, gli chiesero che cosa gli sarebbe piaciuto fare negli anni a venire, rispose con sorprendente umiltà: “Imparare a dipingere. L’aspetto meraviglioso della pittura è che nessuno può decidere di saper dipingere. La pittura, ogni singolo giorno, ti porta a percorrere nuove strade e a non smettere mai di fare pratica”.
Spese fino all’ultimo dei suoi giorni, come disse lui stesso, «ad apprendere la complessa tecnica della pittura».
Quando nel 2020, gli chiesero che cosa le piacerebbe fare?, con grande umiltà rispose: «Imparare a dipingere. L’aspetto meraviglioso della pittura è che nessuno può decidere di saper dipingere. La pittura, ogni singolo giorno, ti porta a percorrere nuove strade e a non smettere mai di fare pratica».
Botero, profondamente innamorato della pittura e portato per l’arte come pochi altri, si è guadagnato un posto nel pantheon delle eccellenze studiando le opere dei grandi maestri classici e confrontandosi con esse.
«La mia estrema passione per la forma mi ha portato alla necessità di trasformare i soggetti della mia pittura in veri e propri volumi tridimensionali e tattili», affermava Botero, che chiedeva sempre alle persone di toccare le sue sculture.
tag: #Bagno
