Chiesa dei Bagni di Scafati: Storia e Architettura di un Santuario Barocco
Scafati, comune in provincia di Salerno, sorge alle pendici del Vesuvio e sulle rive del Sarno. Il suo nome stesso racchiude la sua storia, derivando dal termine "scafa" (battello fluviale), dal latino "scapha". Questi mezzi, simili alle gondole e chiamati "lontri", erano fondamentali per la navigazione del fiume Sarno.
Monumenti e Siti di Interesse a Scafati
L’area di Scafati è ricca di monumenti che testimoniano la sua storia e la sua importanza nel corso dei secoli. Tra i luoghi di maggiore interesse troviamo:
- Santuario della Madonna di Bagni: Un esempio di architettura barocca, sorto in prossimità di una fonte le cui acque, secondo leggenda, hanno effetti curativi sulle malattie cutanee.
- Abbazia della Real Valle: Una commistione di stili, dal romanico-gotico al barocco e moderno.
- Real Polverificio Borbonico: Realizzato su volere di Ferdinando II di Borbone, poi trasformato in Istituto Sperimentale del Tabacco.
- Chiesa di Santa Maria Maggiore: Risalente al X secolo, con stile architettonico romanico e importanti opere d'arte.
- Chiesa di San Francesco: Un esempio dell'architettura gotica, con affreschi e sculture di grande valore artistico.
- Palazzo Mayer: Edificio storico risalente al XVIII secolo.
Il Santuario della Madonna di Bagni: Storia e Devozione
Sull’antica consolare che conduce da Scafati ad Angri sorge il Santuario della Madonna di Bagni, così detta dal piccolo laghetto, contenente acque miracolose. Il santuario è sede di un culto secolare da parte dei contadini della zona e oggetto di una significativa festa (‘O Carrettone ‘e Vagne) che tramanda riti propiziatori pre-cristiani.
La devozione alla Madonna dei Bagni ha origini antiche, probabilmente risalenti al Medioevo. Mons. Ammirante nel 1877 parla di un culto già vivo nel 1500 e testimonianze cartografiche confermerebbero tale circostanza. La fede popolare attribuisce alle acque della fonte proprietà curative, attirando pellegrini in cerca di guarigione.
L'Architettura del Santuario
Il complesso è caratterizzato dall’ampia mole della bella e imponente facciata, risalente al primo Settecento, dalle linee sinuose tardo-barocche e affiancata dal campanile quadrato. L'attuale tempio è costruito in stile tardo barocco ed è andato a sostituire una più antica chiesa che ivi sorgeva.
L'ampio interno a tre navate, riccamente decorato con lesine e capitelli classicheggianti manifestano una ricerca del bello non comune ad altri luoghi di culto, sono presenti affreschi di straordinaria fattura che coprono l'interezza della volta centrale e del presbiterio, opera di artisti come Gaetano D'Agostino e Salvatore Postiglione. Il presbiterio di assoluta bellezza è interamente ricoperto in mosaici di marmo del settecento, così come l'altare maggiore di chiara fattura napoletana.
Al centro si staglia la pala d'altare datata 1639 che rappresenta la Madonna dei Bagni e il Miracolo della Fonte, mentre ai lati due tele di notevoli dimensioni raccontano la nascita della Vergine e la presentazione al tempio della Stessa, entrambe opera di Giovan Battista Lama del 1723.
La Fonte Miracolosa
Il culto trova la sua origine nella Fonte Miracolosa, il cosi detto “Fuoss ‘e Vagne”. L’Abate Pacichelli nel 1690 scriveva: “ …Nei Vespri dell’Ascensione del Signore nei quali con meraviglia nasce, e poi in poche ore si secca un’acqua giovevole a purgare le cuti da varie specie di mali…”
Oggi il fonte è stato coperto da una struttura in cemento e non è più possibile immergervisi dentro. Intorno vi sono dei rubinetti dai quali sgorga ancora l'acqua miracolosa.
La Festa della Madonna dei Bagni
La festa della Madonna dei Bagni di Scafati si celebra tutt’oggi a partire dal mercoledì precedente all’Ascensione (quindi varia a seconda del calendario liturgico). Durante la festa si svolge la sfilata dei carri abbelliti (moderne derivazioni dell’antico “Carrettone“), il “chirchio” (un cerchio di bicicletta adornato con fiori di carta, immagini sacre e penne di galline) spinto da un bastoncino, danze e canti folkloristici, il rito del “pennellamento” con il quale si intinge una penna di gallina nell’olio santo per benedire il popolo.
L'Abbazia della Real Valle
La conquista del regno da parte degli Angioini venne salutata con la fondazione di due abbazie cistercensi ad opera di re Carlo nel 1270 in Abruzzo e in Campania. Nel territorio scafatese, allora diocesi di Sarno, venne eretta l’abbazia dedicata a Santa Maria della Real Valle per la quale furono chiamate maestranze francesi. Il monastero venne affidato ai cistercensi, che ebbero anche il compito di bonificare il territorio boscoso alle pendici del Vesuvio attraversato dal fiume Sarno.
Dopo il medioevo, il convento subì un graduale tracollo e venne definitivamente alienato nel 1806. Oggi il complesso si presenta in una veste fondamentalmente settecentesca.
Il Real Polverificio Borbonico
Nei pressi dell’ Ager Pompeianus, fra il fiume Sarno e il canale Bottaro, a Scafati di Salerno, Ferdinando II di Borbone nel 1852 fece costruire un nuovo Polverificio, in sostituzione di quello esistente a Torre Annunziata del ‘600. Per la costruzione della Real Polveriera di Scafati fu rettificato e reso navigabile l’ultimo tratto del Sarno. La fabbrica rimase attiva per quarant’anni, avvicendandosi nel tempo anche con avvenimenti dannosi che ne hanno determinato nel 1894 la chiusura e la conversione in Istituto Sperimentale del Tabacco.
Un Volume Dedicato al Patrimonio Culturale della Valle del Sarno
È stata unimpresa notevole, realizzata grazie alla volontà della Patto dellAgro SpA, Agenzia locale di sviluppo della Valle del Sarno, che ha finanziato lopera ed alla Confraternita della SS. Concezione di Nocera che ne ha raccolto lindicazione. Il progetto di ricerca, invece, è stato curato dalla Soprintendenza ai BAPPSAE di Salerno, che ha impegnato i propri funzionari nella redazione di gran parte dei testi scritti insieme a contributi di studiosi della zona.
Il volume è stato finanziato dalla Patto dellAgro SpA con fondi a valere sul "Programma Aggiuntivo" del Patto Territoriale per lOccupazione dellAgro Nocerino Sarnese. Delibera Cipe n. 83 del 29 settembre 2002. Decreto Direttoriale n. 09/03.
Lopera, di ampio respiro, è composta da 512 pagine con circa 400 fotografie a colori e in bianco e nero ed è divisa in tre parti tematiche: il territorio, larchitettura e lurbanistica, il patrimonio artistico dal Medioevo al Neoclassicismo.
Il Territorio e l'Architettura
Nella prima sezione viene analizzato il territorio attraverso diverse stampe di vedute e di mappe che restituiscono un quadro, mai studiato, della configurazione del territorio in età moderna. Molto interessante sotto questo versante è linedita mappa datata 1772 del territorio dellantica Nocera dei Pagani.
Un ampio spazio, comera del resto naturale, è stato dedicato ai problemi dellarchitettura con unattenzione specifica alla evoluzione storica ed alla rete di collegamenti che caratterizzano la viabilità dal Medioevo a alletà moderna. Il punto di partenza riguarda le diverse fortificazioni (dalla cinta muraria di Sarno al castello di Nocera, alla fortezza di Castel S. Giorgio) che nel Medioevo hanno contribuito al controllo dellintera pianura.
Edifici Religiosi e Architettura Catalano-Aragonese
Fra gli edifici religiosi sicuramente al primo posto si colloca il Battistero di Nocera, uno dei più importanti monumenti paleocristiani dellintera Italia meridionale, realizzato a pianta centrale sul modello dei mausolei romani che non è sfuggito allattenzione degli specialisti. Ad esso segue unindagine sugli insediamenti monastici di età angioina dal complesso di Realvalle, a Scafati, ai conventi di S. Anna e S. Antonio a Nocera.
Nel contesto evolutivo della tipologia architettonica particolarmente interessante si rivela la parte dedicata allarchitettura catalano-aragonese, presente fra Angri e Pagani con una serie di portali e finestre. Quindi si analizza la presenza di costruzioni di età moderna dal Cinquecento al Settecento con particolare riferimento al rinnovamento della Controriforma ed al cambiamento della spazialità fra Sei e Settecento.
L'Archeologia Industriale
Completa la prima parte un inedito studio sullarcheologia industriale che tiene nel debito conto la vocazione manifatturiera della Valle con lo sviluppo industriale fra XIX e XX secolo, restituendo le tracce di una memoria ancora fresca nella popolazione e nella storia locale.
Il Patrimonio Artistico
La terza sezione è quella più strettamente artistica, con contributi sulla pittura e sulla scultura. Anche in questo caso la trattazione viene periodizzata con la prima parte dedicata alle opere della pittura medievale. Si inizia con il dipinto su tavola della Madonna di Materdomini nellomonimo santuario di Nocera superiore, nella quale si evince una caratterizzazione di riferimenti allarte bizantina del XIII secolo.
Un ampio capitolo è dedicato alla pittura del Cinquecento dalle prime fasi rinascimentali con la penetrazione della Maniera moderna operata da Andrea da Salerno con il polittico di San Valentino Torio del 1511 ed il trittico del convento di S. Antonio del 1519.
La Pittura del Seicento e Settecento
Unaltra ampia dissertazione, con due capitoli, riguarda la pittura del Seicento e del Settecento con la focalizzazione delle figure di Angelo e Francesco Solimena, la cui produzione viene analizzata non solo nello specifico ma anche nella definizione di un quadro figurativo di cultura barocca napoletana. Proprio la presenza stabile di Angelo Solimena a Nocera consente un arricchimento pittorico dellintero territorio a cominciare dalla cupola della confraternita del SS. Rosario a Nocera Inferiore al ciclo di Episcopio a Sarno.
Accanto ad essi risultano opere prestigiose come quelle di Paolo De Matteis, Giovan Battista Lama, Domenico Antonio Vaccaro.
La Scultura
Non meno impegnativo, e soprattutto inedito, è il capitolo dedicato alla scultura, che copre un arco di tempo dal Medioevo al Settecento con lindividuazione di numerose opere per la maggior parte camuffate da restauri e rifacimenti. Particolarmente significative sono alcune sculture come il busto marmoreo del ricordato Giovan Battista Castaldi, ovvero la statua lignea di San Sebastiano già attribuita a Giovanni da Nola, datata 1514, ovvero il busto di Mariano Abignente a Sarno, uno dei partecipanti alla disfida di Baeletta.
Si può dire, quindi, che con questo volume anche per la Valle del Sarno si definiscono le coordinate del patrimonio monumentale e storico-artistico sedimentatosi dal Medioevo alletà contemporanea.
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