Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per gli Addetti ai Lavori di Sistemazione Idraulico-Forestale e Idraulico-Agraria

Il 2 agosto 2006, in Roma, è stato rinnovato il Contratto collettivo nazionale di lavoro per gli addetti ai lavori di sistemazione idraulico-forestale e idraulico-agraria 1 agosto 2002 con le modifiche e le integrazioni di seguito riportate.

Premessa

Il bosco costituisce una preziosa risorsa di riequilibrio ambientale e un fattore importante di sviluppo economico-sociale. É anzitutto necessaria una reale rivalutazione, anche culturale, delle molteplici funzioni del bosco (protettiva, produttiva, ricreativa) e degli aspetti sociali ed economici legati alle attività forestali ed idraulico-agrarie in grado di collocarle nel quadro delle politiche economiche e produttive.

Salvaguardia del territorio e dell’ambiente, uso plurimo e produttivo del patrimonio boschivo, stabilità dell’occupazione e valorizzazione della professionalità degli addetti devono rappresentare gli obiettivi fondamentali di una nuova politica forestale, che deve adottare la programmazione degli interventi e l’attivazione di tutte le sinergie possibili come vincoli determinanti per la produttività sociale ed economica del settore.

Gli operai forestali che operano prevalentemente in zone montane, anche se non concorrenziali sul piano numerico, sono fondamentali sul piano dell’equilibrio territoriale perché contribuiscono a custodire vaste zone che assicurano un ruolo vitale per la sicurezza delle città e delle campagne di pianura attraverso i complessi sistemi idrogeologici ed ecologici del nostro Paese.

Fondamentale, quindi, é l’impiego di tali maestranze nella sistemazione della difesa del suolo, come l’attività di prevenzione e presidio territoriale. Il ripristino delle condizioni di agibilità del territorio montano in dipendenza di particolari eventi meteorici od altre calamità naturali.

É in atto un sostanziale ripensamento di natura organizzativa che rivaluti i lavoratori al fine di favorire il controllo ed il mantenimento degli equilibri idrogeologici del territorio nella sua componente piu` fragile e delicata: quella montana, appunto.

In questo contesto non si può prescindere dall’esame delle politiche di settore, sia comunitarie che nazionali.

Il Regolamento CE n. 1698/05 del 20 settembre 2005 che determina i lineamenti operativi e le risorse finanziarie per il periodo 2007/2013 - prevede il sostegno a metodi di gestione del territorio incoraggiando i detentori di aree forestali ad adottare criteri di utilizzazione del suolo compatibili con le esigenze di salvaguardia dell’ambiente naturale, del paesaggio e di protezione delle risorse naturali.

In questa ottica le foreste offrono molteplici vantaggi che vanno dalla fornitura di materie prime (legname) rinnovabili ed eco-compatibili alla conservazione della biodiversità, al ciclo globale del carbonio, dall’equilibrio idrogeologico, alla difesa dell’erosione oltre a rendere un servizio sociale e ricreativo alla popolazione urbana.

Anche il D.L. 227/2001, riconoscendo le fondamentali necessitĂ  di legare la politica forestale da attuarsi in ambiti nazionali agli impegni sottoscritti a livello internazionale e riconducibili al principio della gestione forestale sostenibile, individua delle linee guida che hanno per riferimento i seguenti obiettivi:

  • Tutela dell’ambiente;
  • Rafforzamento delle competitivitĂ  delle filiere foresta-legno;
  • Miglioramento delle condizioni socio-economiche degli addetti;
  • Rafforzamento della ricerca scientifica.

Per questo le Parti firmatarie del CCNL lavoratori forestali ritengono necessaria la realizzazione di modifiche significative all’attuale sistema di presenza istituzionale, di intervento gestionale e di uso delle risorse finanziarie, che favorisca il superamento della disarticolazione e della frammentarietà della politica di settore.

Fermo restando il ruolo del Governo centrale, in raccordo con le politiche comunitarie, di coordinatore della programmazione di concerto con le regioni, tali modifiche dovrebbero riguardare:

  1. L’istituzione di un Osservatorio nazionale con compiti di monitoraggio e di indirizzo costituito da rappresentanti istituzionali, scientifici, imprenditoriali e sindacali;
  2. La competenza delle regioni alla elaborazione delle politiche forestali nel quadro degli indirizzi nazionali e comunitari, anche in riferimento alle misure ed interventi che hanno addentellati alla valorizzazione dell’ambiente e del territorio, riconoscendo altresì lo specifico ruolo delle comunità montane;
  3. L’individuazione dei bacini forestali quali unità di gestione e la costituzione di strutture operative, anche a partecipazione mista, previste dalla legislazione vigente (imprese forestali, consorzi, ecc.) vale a dire la vera impresa agro-ambientale che opera e vive anche nelle aree marginali e contribuisce alla creazione di ricchezza e opportunità economiche;
  4. Il consolidamento e lo sviluppo delle imprese esistenti e la promozione di nuova imprenditorialità anche associata capace di cogliere e valorizzare le opportunità produttive anche ai fini di un incremento dell’occupazione;
  5. La sollecitazione degli organi preposti regionali a ricomprendere, nell’ambito della revisione di medio termine dei POR (piani operativi regionali) e PRS (piani di sviluppo rurale) misure che sostengono le attività di particolare interesse per la gestione associata;
  6. La costituzione dei fondi forestali regionali, nei quali fare confluire tutte le risorse finanziarie disponibili, prevedendo tra l’altro forme di finanziamento finalizzato alla manutenzione del bosco ed aventi carattere di continuità.

Solo in tale quadro é possibile e attuabile una politica attiva del lavoro basata sulla stabilità e sulla valorizzazione della professionalità degli addetti. Professionalità sicuramente da migliorare attraverso percorsi formativi da promuovere e che non potranno che giovarsi dell’introduzione di tecnologie non piu` rinviabili per una moderna gestione delle aree boscate.

In questo contesto i percorsi formativi devono tendere anche a realizzare, in linea con le disposizioni comunitarie e gli obiettivi della programmazione PSR 2007/2013, interventi innovativi in tema di difesa del territorio e valorizzazione, economico-produttiva, delle risorse paesaggistiche e naturalistiche e quelle della produzione di biomasse forestali.

Il perseguimento della stabilizzazione occupazionale deve altresì legarsi ai processi di avanzamento e di crescita dell’intervento e strutturarsi in modo flessibile, conquistando un arco annuo lavorativo complessivo nel settore che utilizzi le diverse opportunità che si offrono.

Retribuzione

Di seguito sono riportati i livelli minimi di retribuzione per impiegati e operai, comprensivi di indennitĂ  di funzione e scatti di anzianitĂ :

Livello Minimo IndennitĂ  di funzione Totale Scatto anzianitĂ 
6 Q 1.906,06 103,00 2.009,06 33,05
6 1.906,06 1.906,06 33,05
5 1.660,95 1.660,95 29,44
4 1.527,57 1.527,57 26,86
3 1.435,80 1.435,80 24,79
2 1.353,46 1.353,46 23,76
1 1.251,66 1.251,66 22,21
Operai 5 1.542,22
Operai 4 1.451,98
Operai 3 1.389,33
Operai 2 1.356,16
Operai 1 1.251,66

Quota giornaliera della retribuzione: L'importo della retribuzione giornaliera si ottiene dividendo l'importo della retribuzione mensile per il divisore convenzionale 26.

Quota oraria della retribuzione: L'importo della retribuzione oraria si ottiene dividendo l'importo della retribuzione mensile per il divisore convenzionale 169.

Aumenti periodici di anzianitĂ : Per l'anzianitĂ  di servizio prestato presso la stessa azienda o gruppo aziendale, gli impiegati hanno diritto a maturare 12 aumenti biennali.

Tredicesima e quattordicesima mensilitĂ : I lavoratori hanno diritto alla corresponsione di 14 mensilitĂ . Le mensilitĂ  aggiuntive sono frazionabili in dodicesimi nell'ipotesi di inizio o di cessazione del rapporto nel corso dell'anno. In quest'ultimo caso, il calcolo dei dodicesimi delle anzidette mensilitĂ  aggiuntive deve essere fatto in base alla retribuzione del mese di cessazione del rapporto stesso.

Caporalato

É stata presentata una proposta di legge volta ad introdurre specifiche sanzioni di natura penale per contrastare il fenomeno del caporalato.

La Cia ritiene inoltre che la proposta di legge, rilanciata oggi dalla Cgil, di inserire nell’ordinamento giudiziario nazionale il reato di caporalato ”sia meritevole di considerazione e di approfondimento”. La Cia condivide inoltre l’esigenza, espressa dal segretario generale della Cgil Susanna Camusso, di una modifica dell’attuale legge sull’immigrazione.

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