Esplorando i Mestieri Tradizionali Milanesi e il Dialetto: Un Viaggio nel Tempo

Il dialetto in generale è l’espressione di un popolo e rappresenta l’etichetta, le radici e la carta d’identità di chi lo parla. È come una spugna che assorbe fatti, episodi, luoghi e persone, restituendoli con un profilo e un’anima precisi. La sua forza espressiva scaturisce dalla vicinanza alla quotidianità della gente, dando nuova forma alle parole e riuscendo, con un solo termine, a esprimere idee difficili da tradurre in italiano con la stessa immediatezza.

Abituati alla Milano frenetica di oggi, è difficile immaginare come la vita fosse meno stressante fino a pochi decenni fa. Imperava l’arte di arrangiarsi, testimoniata da vecchie foto e documenti che ci fanno fatica a credere come la gente riusciva a sbarcare il lunario. Ma quali erano queste attività della Milano dell’Ottocento o del Novecento, oggi scomparse o trasformate?

Molti dei lavori scomparsi erano mestieri da ambulanti, persone che vivevano con poco e le cui attività abbracciavano vari aspetti della vita sociale. Alcuni vendevano prodotti alimentari provenienti dalle zone circostanti, mentre altri offrivano la loro collaborazione in lavori manuali. Spesso, questi lavoratori provenivano dalle regioni vicine.

Gli ambulanti richiamavano le massaie con espressioni curiose, girando a piedi di quartiere in quartiere con cesti a mano o spingendo carrettini con gli strumenti del mestiere. Era un modo di vivere diverso, più genuino e legato alle tradizioni. Molte di queste attività si sono trasformate, altre sono scomparse, lasciando spazio solo a foto d’epoca o ai racconti dei nonni.

Viste con gli occhi di oggi, le vecchie foto dei mestieri milanesi fanno sorridere, ma ci ricordano un mondo che esisteva fino a pochi anni fa. Ogni rione aveva le sue “macchiette”, persone che venivano dai comuni limitrofi e che, girando ovunque, finivano per essere conosciute per il loro modo folcloristico di annunciarsi urlando per strada.

Ecco una carrellata di mestieri espressi con il loro nome dialettale, un tentativo di capire l’origine di certi nomi e di scoprire aneddoti che ci portano indietro nel tempo.

Mestieri Milanesi di Ieri

Ecco alcuni esempi di mestieri che animavano la Milano di un tempo, ognuno con il suo nome dialettale e la sua storia:

  • El Cadreghée: Riparatore di sedie impagliate, proveniente dal Veneto e dal Friuli. Girava in bicicletta con gli attrezzi del mestiere e riparava le sedie usurate su richiesta. Questo mestiere non è del tutto scomparso, e si può ancora trovare qualche cadreghée nelle periferie.
  • El Cafettee del cafè del genoeucc: Venditore ambulante di caffè caldo, attivo tra l’Ottocento e il primo dopoguerra. Vendeva caffè ricavato dai fondi recuperati nei bar, scaldato in un recipiente di rame. Il nome deriva dal fatto che i clienti dovevano inginocchiarsi per spillare la bevanda o poggiare la tazzina sul ginocchio per gustarla.
  • El Cavallant: Indirizzava i cavalli lungo le Alzaie dei Navigli, assicurandosi che il trascinamento dei barconi avvenisse senza toccare le sponde. Spesso intratteneva i passeggeri a bordo organizzando spettacoli.
  • El Fironàtt o Firunàtt: Venditore di collane di castagne in autunno. Proveniente dal cuneese, essiccava le castagne su griglie e le infilava in lunghe collane. Si riconosceva facilmente perché girava in Piazza Duomo con le collane appese al collo, offrendo anche una lotteria per attirare i clienti.
  • El gamberee: Si annunciava al grido “L’e’ quell di gamber salad e boni “oppure “L’è quell di gamber pescaa in del Lamber.“. Andava a catturarli direttamente nel Lambro, e finché il fiume non era inquinato come oggi, ne raccoglieva in poco tempo, grandi quantità. Bastava infilare una mano in ogni cavità dell’argine per tirarne fuori alcuni esemplari. Poteva capitare però che all’interno, invece del gambero si trovasse qualche topo d’acqua, oppure peggio, delle bisce d’acqua, che rendevano sgradevolissima l’esplorazione e, per questo, era prerogativa solo dei più coraggiosi.
  • El Giazzee: Venditore di ghiaccio che, con un carretto pieno di pani di ghiaccio, faceva servizio a domicilio prima dell’avvento dei frigoriferi.
  • El Lattèe: Lattaio che consegnava il latte fresco alla porta del cliente, gridando “Lattèe! Lattèe! El lacc pènna mongiuu!”. Dopo aver munto le mucche, arrivava a Milano con contenitori di alluminio pieni di latte fresco.
  • El Magnàn: Stagnino che riparava le pentole di rame o di ferro con stagno. Girava per le strade gridando “donne gh’è chì el magnàn”, riparando le pentole che si tramandavano di madre in figlia.
  • El mena frecc: Spazzacamino che, nei mesi invernali, calava in città dalla Val d’Ossola, dalla Val d’Intragna e dalla Valtellina per pulire i camini.
  • El trumbèer: L'idraulico.

Il Dialetto Milanese Oggi

Il dialetto ci rimanda a un’epoca passata, sepolta, ma è la lingua di un mondo che è durato fino a 50 anni fa. Quando si sente parlare dialetto milanese parte un moto di nostalgia, anche per chi non l’ha mai vissuta. Paola Cavanna, attrice, poetessa e scrittrice dialettale, nata a Milano nel 1951, afferma di aver conservato i suoni del dialetto, nonostante il divieto di parlarlo in famiglia. Per lei, il dialetto è una lingua spiccia e immediata, con un sapore gustoso della disobbedienza.

Secondo Cavanna, il primo colpo al dialetto è stato dato dal fascismo, che non voleva che lo si parlasse. Poi, l’atteggiamento di molti genitori che speravano per i figli un futuro migliore grazie a un buon italiano. L’immigrazione ha avuto un ruolo, ma inizialmente il dialetto era la lingua più immediata per inserirsi e integrarsi. Infine, la televisione ha mirato a uniformare la lingua.

Cavanna sottolinea l’importanza di modernizzare il dialetto con neologismi, ma non tollera che lo si scriva secondo la fonetica. Per lei, il milanese è una lingua dialettale vera e propria perché ha una grammatica, dei vocabolari e tanta letteratura scritta.

Proverbi Milanesi

Alcuni proverbi milanesi legati al mese di Febbraio:

  • A la Madònna de la Serioeula de l’Invèrna sèmm foeura, ma se pioeuv o tira vent de l’Invèrna sèmm dent (Alla Madonna della Candelora siamo fuori dall’inverno, ma se piove o tira vento siamo ancora dentro).
  • El quattòrdes l’è san Valentin e gh’emm la primavera de visin (Il quattordici è San Valentino e abbiamo la primavera vicina).

Questi proverbi ci ricordano le tradizioni legate alla festa della Candelora e a San Valentino, aprendo anche ad una attesa: la primavera che s’avvicina.

Modi di Dire Milanesi

Un modo di dire milanese è “Faccion de tromba”, che si riferisce alla pompa a mano per l’acqua che si trovava nei cortili delle case. Ancora oggi a Milano l’idraulico viene detto trombee.

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