Impianti Idraulici: Normativa Vigente in Italia

L'impianto idraulico è quel sistema di condotte e tubazioni che alimentano i servizi igienici del bagno (wc, lavabo, bidet, doccia), la lavatrice, il lavello della cucina e la lavastoviglie. Dalla rete pubblica, posta sotto la strada o il marciapiede e, attraverso una rete di tubazioni, valvole e pompe, l’acqua potabile arriva direttamente nella nostra abitazione - sia essa casa unifamiliare o appartamento in condominio - per soddisfare i nostri bisogni: da bere o per cucinare, lavare le stoviglie o i vestiti, per l’igiene personale.

Gli impianti domestici devono essere progettati a regola d’arte, nel rispetto del DM 37/08 ed in conformità alle norme tecniche armonizzate europee. Ricordiamo che gli impianti domestici devono essere progettati “a regola d’arte”, nel rispetto del DM 37/08 ed in conformità alle norme tecniche armonizzate europee.

La Norma UNI 9182: Un Supporto Normativo Essenziale

La norma UNI 9182:2014 indica i criteri e i parametri per:

  • il dimensionamento delle reti di distribuzione dell’acqua potabile;
  • il dimensionamento per gli impianti di produzione e ricircolo dell’acqua calda;
  • la messa in esercizio degli impianti e gli impieghi dell’acqua non destinata ad uso umano e le connesse limitazioni.

Si applica in concomitanza con le norme UNI EN 806 per gli impianti di nuova costruzione, a modifiche e riparazioni di impianti già esistenti. La UNI 9182 è un valido supporto normativo per i progettisti delle opere non trattate nelle norme tecniche europee UNI EN 806.

Acqua Potabile e Acqua Non Potabile: Le Differenze

La norma UNI 9182 distingue l’acqua potabile destinata per sue caratteristiche al consumo umano dall’acqua non potabile che, se pur rispondendo alle caratteristiche chimiche, fisiche e batteriologiche dell’acqua potabile, non contiene nulla di inquinante o pericoloso per tutte le persone che ne vengono a contatto. Tale distinzione compete a chi sottoscrive il contratto con l’Ente erogatore.

Utilizzo dell’Acqua Non Potabile

Come viene utilizzata l’acqua che non è destinata al consumo umano? Può essere impiegata per diversi scopi, come ad esempio:

  • alimentazione di orinatoi e vasi;
  • lavanderie industriali e lavaggi industriali;
  • impianti di innaffiamento;
  • alimentazione di fontane e similari;
  • circuiti di reintegro torri di raffreddamento,
  • impianti antincendio ad idranti sprinkler, diluvio e simili;
  • ecc.

Fonti di Alimentazione

Quali sono le fonti di alimentazione di acqua potabile? Una distribuzione di acqua destinata al consumo umano può essere alimentata attraverso una propria derivazione da una delle seguenti fonti:

  • da un acquedotto distributore di acqua destinata al consumo umano per uso pubblico;
  • da un sistema di captazione del quale l’acqua è riconosciuta idonea per il consumo;
  • da qualsiasi altra fonte della quale l’acqua è stata resa idonea per il consumo umano con adeguato trattamento.

L’acqua non potabile può essere alimentata da qualsiasi fonte, purché non contenga sostanze inquinanti o pericolose per l’uomo e risponda alle stesse caratteristiche chimico-fisiche e batteriologiche dell’acqua destinata al consumo umano.

UNI 9182/10: Le Reti di Distribuzione

Il punto 10 della norma UNI 9182 si riferisce alle reti di distribuzione. Le reti sono i sistemi attraverso cui si realizzano le distribuzioni dell’acqua. I componenti principali sono: le tubazioni, gli organi di intercettazione, i dispositivi di regolazione, i gruppi di erogazione.

Si possono individuare i collettori orizzontali, le colonne montanti o discendenti e le diramazioni delle utenze. In base al fluido che viene distribuito al loro interno, possiamo invece fare una distinzione tra:

  • reti di acqua fredda;
  • reti di acqua calda;
  • reti di ricircolo.

Dimensionamento Dettagliato UNI 9182

Il dimensionamento delle reti di acqua fredda e calda può essere eseguito secondo la norma UNI 806 (metodo semplificato) oppure secondo un metodo analitico dettagliato definito dalla UNI 9182.

Prima di procedere al dimensionamento, bisogna conoscere alcuni dati, quali:

  • la portata massima contemporanea per ogni tronco e per l’intera rete;
  • la pressione utilizzabile:
  • le massime velocità ammissibili.

Grazie al software progettazione impianti idraulici puoi calcolare facilmente la portata massima contemporanea e dimensionare il diametro delle tubazioni rispettato la UNI.

Calcolo Portata Massima Contemporanea e Dimensionamento del Diametro delle Tubazioni

Per poter calcolare le portate massime contemporanee bisogna utilizzare il metodo delle unità di carico. Ad ogni punto di erogazione corrisponde un valore di unità di carico. È stato definito il rapporto tra unità di carico e portate d’acqua in base alla funzione matematica: q= f (UC).

Calcolo Pressione Utilizzabile

Il calcolo della pressione utilizzabile deve essere eseguito attraverso la somma di:

  • pressione dinamica da garantire all’utenza nella condizione più sfavorevole;
  • differenza di quota tra il punto di alimentazione e l’utenza;
  • perdita di pressione nelle tubazioni in corrispondenza della portata massima contemporanea.

Il valore della pressione da utilizzare deve essere:

  • minore di 100 kPa alla pressione nominale dell’acquedotto quando la rete risulta alimentata direttamente;
  • uguale al valore più basso della pressione fornita dall’eventuale impianto di sopraelevazione;
  • uguale al valore della pressione che si determina in rete con l’acqua al livello minimo nei serbatoi di accumulo che la alimentano.

Dimensionamento Reti di Ricircolo

Il dimensionamento delle reti di ricircolo deve essere tale da mantenere l’erogazione dell’acqua calda ad ogni punto della temperatura di progetto, consentendo l’erogazione dell’acqua calda entro 30 secondi.

La procedura A, anche detta procedura “breve” può essere adottata solo se:

  • la lunghezza totale delle tubazioni di acqua calda (escluso il ricircolo) è minore di 30 metri;
  • il tratto più lungo del circuito di ricircolo è minore di 20 metri.

La procedura “B” prevede che le singole linee di ricircolo e dei tratti collettori possono essere realizzati con tubi aventi diametro interno pari ad almeno 10 mm con una pompa di ricircolo DN 15 con portata minima di 200 l/h a 10.000 Pa (100 mbar) di pressione.

Le dispersioni termiche delle tubazioni di acqua calda e il salto termico della stessa tra l’uscita dal bollitore e l’estremità opposta della rete di ricircolo sono parametri basilari per la determinazione delle portate in essere in tutti i tratti della rete di ricircolo. La differenza di temperatura può essere calcolata con la seguente formula:

ΔTw= 2K

La portata Vp della pompa di ricircolo è:

Vp: lw,K · qw,K + lw,S · qw,S / ρ · c · ΔTw

dove:

  • lw,K: è la lunghezza di tutte le tubazioni dell’acqua calda presenti in centrale termica;
  • lw,S: è la lunghezza di tutte le tubazioni dell’acqua calda presenti in cavedio;
  • ρ: è la massa volumica dell’acqua;
  • c: è la capacità termica specifica dell’acqua.

Per semplificare il dimensionamento è utile considerare le tubazioni in prossimità della pompa con velocità massime ammesse comprese tra 0,5 m/s e 1 m/s, mentre si può definire una velocità massima ammissibile tra 0,2 m/s e 0,3 m/s nel caso di tratti distanti dalla pompa. Una volta definite la velocità e la portata, si applica l’equazione di continuità per ottenere il diametro interno delle tubazioni (dimensione minima interna delle tubazioni pari a 10 mm).

Quando non deve essere realizzato il ricircolo?

Il ricircolo deve essere sempre realizzato tranne in 4 casi:

  • i consumi di acqua calda sono continui o con prevalenza di consumo continuo e interruzioni non maggiori di 15 min;
  • nel caso di impianti autonomi per uso residenziale o similare, con produzione istantanea mediante apparecchi con potenza termica complessiva minori di 35 kW, in assenza di serbatoio di accumulo;
  • nel caso di impianti autonomi per uso residenziale o similare con serbatoio di accumulo ≤ 100 l o comunque con serbatoio di accumulo dotati di sistema integrato di mantenimento ella temperatura di progetto nel serbatoio stesso;
  • nel tratto di distribuzione al piano di un impianto centralizzato con ricircolo qualora il volume complessivo di contenuto di acqua calda nelle tubazioni, dal punto di distacco dalla linea in cui è attivo il ricircolo sino ad ogni punto di prelievo, non sia maggiore di 3 l (+ 10%).

UNI 9182/14: Le Pompe

Il punto 14 della norma UNI 9182 si riferisce alle pompe. Esse devono essere selezionate in modo tale che il punto di funzionamento sia sempre all’interno delle curve caratteristiche di portata-pressione fornite dal fabbricante. Se le pompe non funzionano sotto battente o quando convogliano acqua a temperatura maggiore di 20°C, deve essere verificato il valore di carico totale assoluto all’aspirazione massimo ammesso (NPSH). I motori delle pompe devono essere di potenza uguale o maggiore a quella assorbita nelle condizioni di funzionamento a bocca premente libera. In ogni caso le pompe devono attenersi alla UNI EN ISO 9906.

Norma UNI 9182: Distanze Sanitarie

Gli apparecchi sanitari devono attenersi a spazi minimi di rispetto da tenere in considerazione durante la progettazione prima e l’installazione poi. Dividiamo i sanitari indicando tutte le distanze da rispettare:

Vaso (wc)

  • 55 cm dall’apertura della porta
  • 20 cm dal bidè
  • 10 cm dalla vasca (se vicina)
  • 55 cm dalla vasca (se di fronte)
  • 10 cm dal lavabo
  • 15 centimetri dal muro laterale

Bidè

  • 55 cm dall’apertura della porta
  • 20 cm dal vaso
  • 20 cm dalla vasca
  • 10 cm dal lavabo

Vasca/doccia

  • 55 cm dall’apertura della porta
  • 10 cm dal vaso se vicino, 55 cm se di fronte
  • 20 cm dal bidè
  • 5 cm dal lavabo

Lavabo

  • 55 cm dall’apertura della porta;
  • 10 cm da un secondo lavabo vicino;
  • 10 cm dal vaso;
  • 10 cm dal bidè;
  • 5 cm dalla vasca.

UNI 9182: Il Collaudo

Il collaudo è l’insieme delle prove e delle verifiche che vengono effettuate in corso d’opera e ad impianto ultimato. Se tali verifiche danno esito positivo, si determina l’accettabilità dell’impianto. Le prove in corso d’opera vengono effettuate su quei materiali e/o su quelle parti dell’impianto alle quali si può accedere a lavori ultimati solo distruggendo parte dell’impianto stesso. Le verifiche finali, invece, si effettuano sull’impianto già funzionante da un tempo predeterminato e servono ad accertare la conformità dell’insieme dell’opera alle prescrizioni del contratto in termini di consistenza, funzionalità, prestazioni.

Vengono fatte:

  • la prova di erogazione di acqua fredda;
  • la prova di erogazione di acqua calda.

La prova di erogazione dell’acqua fredda inizia trascorsi 10 minuti dall’apertura di tutte le bocche. Viene superata se nell’unità immobiliare si ottiene il valore di portata massima contemporanea di progetto relativo al tratto considerato, con tolleranza del 10%.

Per quanto riguarda, invece, le prove di erogazioni di acqua calda, si procede ad aprire progressivamente le bocche e dopo i primi 3 litri erogati per ogni bocca, si passa alla misurazione della temperatura con una tolleranza di 1°C. In funzione delle tipologie di rubinetti o miscelatori, le temperature alla bocca possono essere differenti, anche in funzione della destinazione d’uso dell’unità immobiliare.

La verifica della capacità di erogazione dell’acqua calda deve essere fatta tenendo in funzione simultaneamente tutte le bocche erogatrici di acqua calda previste dal calcolo. La verifica è positiva se l’acqua viene erogata con continuità per tutta la durata e comunque non minore di 2 ore alle condizioni di portata e temperatura previste.

Al termine l’impresa installatrice deve rilasciare la dichiarazione di conformità dell’impianto.

Normativa UNI EN 12056

La norma UNI EN 12056 del 2001, divisa in 5 parti, indica requisiti e prestazioni e fornisce indicazioni per la corretta progettazione e calcolo di impianti per acque reflue e sistemi per l’evacuazione delle acque meteoriche. La norma, divisa in 5 parti, indica requisiti e prestazioni e fornisce indicazioni per la corretta progettazione e calcolo di impianti per acque reflue e sistemi per l’evacuazione delle acque meteoriche.

Le acque reflue si definiscono domestiche se provenienti da insediamenti di tipo residenziale e derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e da attività domestiche (art.74, D.Lgs n. 152/06). Solitamente le acque bianche vengono convogliate separatamente dai reflui domestici e vanno direttamente nel terreno. Le reti di scarico devono consentire l’evacuazione, rapida e senza ristagni, delle acque di rifiuto verso il sistema di smaltimento esterno. A tal fine si devono realizzare le opportune pendenze e scegliere diametri adeguati per i tubi. Devono inoltre essere resistenti alle sollecitazioni meccaniche, termiche ed alle azioni corrosive dei liquami.

Numerosi sono i tipi di sistemi di scarico di acque reflue oggi in uso, ma in Europa e anche in Italia, si preferisce dimensionare le diramazioni di scarico - a cui sono connessi i sanitari - supponendo un grado di riempimento pari a 0,5 (50%) con relativa connessione ad un’unica colonna di scarico (Sistema 1 indicato nella UNI EN 12056-2). Il sifone, elemento di raccordo tra l’apparecchio sanitario e le tubazioni del sistema di scarico, ha la funzione di impedire la penetrazione dei cattivi odori nell’edificio.

Le reti di scarico sono soggette a fenomeni di pressioni e depressioni idrostatiche nelle condotte a causa della caduta dei liquami che per gravità spingono verso il basso comprimendo l’aria. Per permettere il regolare funzionamento del sistema ed evitare lo svuotamento dei sifoni degli apparecchi sanitari, occorre che le reti di scarico siano dotate di una ventilazione con l’esterno. La configurazione più semplice è un’unica colonna dove convergono gli scarichi di tutti gli apparecchi sanitari.

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