Le Opere Idrauliche dei Sumeri: Caratteristiche e Innovazioni

Quando, nella storia dell'uomo, si può iniziare a parlare propriamente di idraulica? Poter irrigare i campi ed evitare che gli stessi venissero sommersi dalle inondazioni, gli uomini del neolitico si trovarono di fronte a problemi nuovi, risolti con tecniche che hanno lasciato una traccia e sono riconoscibili ancora oggi. Più avanti, il crescere delle comunità e delle loro esigenze, pose alle antiche popolazioni problematiche idrauliche sempre più complesse.

Le prime opere idrauliche sorsero nel III millennio a.C. nelle aree della Mesopotamia, bagnate dai fiumi Tigri ed Eufrate, così come nelle valli dell'Indo e dello Huang Ho. Queste regioni furono teatro dello sviluppo dell'agricoltura irrigua, una pratica che richiedeva un'organizzazione complessa e la mobilitazione di grandi energie.

L'Iniziativa Umana e l'Ambiente Originario

L'agricoltura irrigua, in Egitto, in Mesopotamia e nella valle dell'Indo, richiese un continuo sforzo per ricavare nuove terre coltivabili. La struttura produttiva, che spaziava dalla terra ai capi di bestiame, dagli utensili alle sementi, influenzò la divisione degli appezzamenti e le colture.

I Sumeri e il Controllo delle Acque

I Sumeri, come tutti sanno, svilupparono la loro civiltĂ  tra il corso dell'Eufrate e quello del Tigri. Del resto, nel territorio semiarido in cui vivevano, il controllo delle acque doveva essere per i sumeri un problema primario. Dal momento che l'Eufrate scorre ad un'altezza maggiore rispetto al Tigri, per collegarli furono costruiti tre canali navigabili. Tutti i cittadini, infatti, erano chiamati a svolgere lavori di manutenzione dei canali in determinati periodi dell'anno. In questo modo le merci potevano passare dall'Eufrate al Tigri e viceversa, nonostante gli oltre cento chilometri che li separavano. Molti erano navigabili e fungevano da vere e proprie strade. Altri, invece, avevano lo scopo di segnare i confini.

Alcuni studiosi pensano che fu proprio la necessita di tramettere con precisione le informazioni per il governo dei canali a stimolare l'invenzione della scrittura sumera.

Qanat: Antichi Acquedotti Sotterranei

Comunemente associamo la storia degli acquedotti alla civiltà greco-romana mentre la ricerca di soluzioni adeguate all’individuazione e al trasporto dell’acqua, risale ad epoche molto più remote. Forse le prime tecniche costruttive legate al trasporto dell’acqua sono nate in Mesopotamia: possiede “cunicoli” idraulici estesi 300 mila chilometri. Il problema dell’approvvigionamento idrico è stato affrontato dalle più antiche culture con sistemi empirici, con lo sviluppo di tecniche adeguate alle caratteristiche del territorio e dell’ambiente circostante.

Questa immagine documenta l’esplorazione di un “qanat” nei territori desertici della Tunisia, dove le popolazioni locali, circa tremila anni fa, concepirono tunnel chilometrici alti circa 170 cm e larghi poco meno di un metro. Cunicoli che avevano la funzione di captare dalle sorgenti e trasportare altrove l’acqua, facendola pervenire alle camere di decantazione e alle vasche limitrofe colture agricole, orti e abitazioni. Osservando le pareti rocciose dei “qanat” della Tunisia (vedi l’immagine a sin), notiamo le tracce di scavo lasciate dagli scalpellini nei territori rocciosi, mentre in quelli desertici, come ad esempio nel deserto del Sahara, i qanat corrono sotto la sabbia compatta e presentano pareti rivestite in muratura o smaltati secondo antiche tecniche lavorative dell’argilla.

Dai libri di storia, specie da quelli scolastici abbiamo appreso che la civiltà mesopotamica e quella sumera, erano solite costruire condotte sotterranee (o simili), per certi tratti realizzate in mattoni e coperte da volte, indispensabili per il drenaggio e per lo scolo del liquido vitale. Sono stati numerosi i ritrovamenti di quegli antichi acquedotti scavati nella roccia in Giudea, nella Samaria, nella Galilea ma non solo. Trattasi di opere che furono realizzate secondo regole ben precise, e sono riconducibili all’arte costruttiva dei Fenici.

Esperti di ingegneria idraulica sono convinti che furono loro, i Fenici (giunsero a Cagliari nell’VIII - IX secolo a.C., dopo aver lasciato la potente Tiro), ad assimilare e divulgare le prime cognizioni di “scienza” o di “ingegneria idraulica” adottate da ancor più antiche culture ittite. I Fenici sperimentarono tali tecniche nei loro territori, a Tiro ad esempio, ed in altre aree geografiche desertiche o pseudo tali, la creazione ed il funzionamento di acquedotti chilometrici, che hanno avuto sviluppo in varie parti dell’Africa e dell’Asia occidentale, superando condizioni climatiche ostili (di tipo arido o semiarido) che spinsero l’uomo a cercare soluzioni idrauliche atte ad evitare perdite d’acqua, anche a causa dell’evaporazione.

Ci riferiamo a opere importantissime, fondamentali per preservare le riserve idriche dalle tempeste di sabbia e dagli attacchi dei popoli invasori. Non solo. Sono cunicoli sotterranei lunghi chilometri, ingegnosi e atti a “inseguire le falde” per convogliarne l’acqua verso i punti desiderati, e rappresentano il primo esempio di acquedotto sorto nei più antichi e remoti territori iracheni.

Non a caso, i qanat dell’Iran, la cui invenzione risale al I millennio a. C., sono stati realizzati in maniera formidabile tant’è vero che ancor oggi forniscono i 3/4 del fabbisogno d’acqua del Paese. Pensate che formano una rete sotterranea estesa per 300 mila km.

La Struttura dei Qanat

Ma come sono fatti i “qanat”? Sono costituiti da un complesso sotterraneo di cunicoli verticali, molto simili ai pozzi, però collegati da un canale sotterraneo, molto stretto, scavato a misura d’uomo, generalmente basso, con una lieve pendenza sul fondo.

Tali opere cunicolari furono concepite - a detta degli esperti - nella Mesopotamia per attingere l’acqua da una falda acquifera in modo da trasportare efficientemente il liquido in superficie, senza necessità di pomparlo o aspirarlo. Infatti l’acqua fluiva per effetto della gravità perché la destinazione è più bassa rispetto al punto di origine che - spesso - è una cosiddetta falda acquifera. Inoltre i cunicoli che caratterizzano i “qanat” consentivano all’acqua di essere trasportata a grande distanza in quelle aree caratterizzate da un clima caldo e secco, senza perdere una grande quantità di liquido per via dell’evaporazione.

In definitiva i “qanat”, alcuni dei quali sono ancor oggi in funzione ad esempio in Tunisia, furono creati per fornire trasportare acqua da una fonte agli insediamenti umani o per l’irrigazione di suoli aridi e caldi. Ne sono presenti in Cina e in Libia.

Ma la tecnologia su cui sono basati i primissimi costruttori si sviluppò inizialmente nell’antica Persia, per poter essere assimilata da altre culture, diffondendosi in particolare lungo la via della seta, dunque verso est (Cina) e verso Ovest fino ad altri territori del mondo islamico: Marocco e Penisola iberica.

Sviluppo dell'Economia Idraulica

A partire dal V millennio a. C. nel periodo del Neolitico vi furono delle comunità di cacciatori, raccoglitori semi-nomadi e pescatori che avevano creato delle vere e proprie opere idrauliche che servivano per contenere in qualche modo il flusso proveniente dalle acque dei fiumi e per garantire lo sviluppo dell’attività agricola e anche per affermare il passaggio dall’essere nomadi alla sedentarietà.

L’economia idraulica ha delle particolarità come quelle di utilizzare come aree ideali per la produzione soprattutto i bacini artificiali, i canali e gli argini. Per cercare di preservare il terreno si iniziò a pensare di sottoporlo per una parte dell’anno alla semina e per l’altra parte dell’anno al riposo a maggese.

L'EreditĂ  Egiziana

Una grande civiltà idraulica fu senz’altro quella egiziana. Sotto la dinastia dei Tolomei, gli Egizi erano stati in grado di portare avanti delle grandi opere di ingegneria idraulica volte a cercare di contenere le piene del Nilo. Gli Egizi quindi erano già dai tempi antichi soggetti alle ondate di piena del Nilo che giungevano sino ai territori dell’Egitto inondandoli completamente nel corso della stagione estiva.

Ovviamente però non c’era costanza nelle piene del fiume Nilo, in quanto si alternavano anni di piena abbondanti ad anni meno produttivi.

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